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martedì 26 febbraio 2013

Bersani, la paura della vittoria



Ho assistito in televisione alla conferenza stampa di Pierluigi Bersani a ventiquattro ore dalle elezioni che sanciscono la vittoria del centrosinistra, preposto istituzionalmente a governare l’Italia per il prossimo quinquennio. E’ arrivato sul palco un uomo sconfitto, un uomo impaurito di dover governare un parlamento ingovernabile nei numeri. Quando nei primi sedici minuti un segretario di partito che parla alla stampa si toglie e si rimette gli occhiali ventotto volte, non sapendo cosa farne,  è sintomo di grande nervosismo; se poi, per rispondere a una decina di domande, ha bisogno di mandar giù a sorsi due bicchieri d’acqua, probabilmente ha mangiato salatissimo o, quasi sicuramente, la paura gli ha seccato la bocca.
Non è il modo migliore per affrontare i media e discutere di problemi che l’Italia ha bisogno di risolvere e anche con molta fretta. Ho visto un uomo che non vedeva l’ora di chiudere la conferenza, rinunciando alla fine a rispondere all’ultima domanda che gli faceva una giornalista estera. Mi auguro che avesse fretta solo per problemi di stomaco, altrimenti sarei preoccupato per lui, ma più ancora per un’Italia che attende il Messia ormai da troppo tempo. A onor del vero il professor Monti, nell’esercizio provvisorio di Presidente del Consiglio, si era anche autoproclamato Salvatore della Patria, ma è stata più una battuta estemporanea di un canuto cattedratico che l’effettivo salvataggio di un’Italia che continua ad affondare.
Partendo dalla certezza che bisognerà tornare al voto al più presto, poiché siamo entrati in un vicolo cieco, mi auguro che l’uomo che ho visto oggi riceva lumi dallo Spirito Santo e sappia scegliere, tra grillo e giaguaro, chi dei due può aiutarlo meglio a farci uscire dal pantano e andare al tavolo europeo a rinegoziare la nostra dignità di popolo e di nazione cofondatrice di un’Europa che non sentiamo nostra.
La prima mossa del Bersani vendoliano sembra essere un’apertura a Grillo, naturalmente più che legittima, apertura fatta in politichese, poiché sarebbe un’onta gravissima alla sua dignità se fosse respinta. Il vecchio vizio di parlare per formule i nostri politici non lo perdono mai; ecco perché Grillo è diventato il primo partito italiano, lui dice chiaro le cose come stanno, grida quello che pensa e quello che vuole, ma questi continuano con le alchimie del dico ma non dico, apro ma richiudo, hai pensato ciò che non ho detto, una partita a poker tra sordi, insomma; e mentre loro proseguono a trattare alla orientale, Grillo continua a raccogliere consensi e l’Italia ad affondare.
La faccia che ho visto oggi non è quella di un leader che ha vinto le elezioni, ma di un soldato che torna da una guerra persa, e questo mi riporta alla mente la fragilità umana e alle dimissioni del Papa. Non tutti resistono al peso delle responsabilità. Bersani ha detto in conferenza che lui non lascia la nave e questo gli fa onore, ma anche Schettino comandava una nave, eppure l’ha abbandonata.
C’è qualcuno nel nostro Paese in grado di prendere per mano l’Italia e portarla fuori dal tunnel? Forse sarà la domanda che la signora Merkel farà a Napolitano in occasione della sua imminente visita in Germania.

domenica 22 luglio 2012

Meglio dell'Euro perverso la Lira povera


Tre quarti dell’Italia è ormai ridotta all’osso tra tasse, disoccupazione, esodazione, cassa integrazione, spread, fiscal compact e tutte le altre diavolerie inglesi, che nascondono tra le parole il fallimento. I tecnici, con l’approvazione dei nostri beneamati politici – che per l’occasione sono stati capaci di fare una maggioranza  trasversale – stanno svendendo la nostra sovranità alle agenzie di rating, alle banche e alla Germania. Tra un paio d’anni al massimo, se non avremo il coraggio di reagire, i tedeschi avranno conquistato tutta l’Europa, questa volta senza l’uso dei carri armati.
Gli ebrei stanno ancora aspettando il Messia, ma nel frattempo si sono dati da fare e in qualsiasi posto si trovino godono di benessere e di buona salute, eccetto quando dei bastardi terroristi non decidano, vigliaccamente, di mettere bombe sui pullman turistici, come è successo la settimana scorsa a Burgas, in Bulgaria.
Noi, invece, il Messia lo abbiamo già, ma non riesce a fare miracoli. Forse è un falso Messia. Ce lo ha mandato, senza neanche chiederci il permesso, l’Uomo del Colle. Per fargli posto è stato defenestrato il tiranno, a causa del quale si sono abbattute su di noi le disgrazie che stiamo vivendo. Televisioni e giornali, quasi tutti conniventi, hanno osannato e steso un tappeto rosso all’uomo che avrebbe miracolosamente tratto in salvo l’Italia dal baratro nel quale stava precipitando. Erano anni che si ventilava la sua venuta e finalmente Bersani, Casini e Napolitano ce lo hanno servito senza colpo ferire.
Vorrei avere davanti, per sputarlo in faccia, quell’ebete di Enrico Letta che assicurava gli italiani che questo maledetto spread sarebbe sceso di duecento punti non appena Berlusconi, la causa di tutti i nostri mali, si fosse dimesso, il resto lo avrebbe fatto Monti. Siamo arrivati a 500 e più punti e questo povero professore, il Messia, ancora ci racconta frottole dopo averci svuotato le tasche. Per povero intendo di idee e di capacità perché il conto bancario è stracolmo.
Professori, tecnici, cattedratici, non votati e non voluti, che non sanno da dove iniziare e quando agiscono devono prima compromettersi coi loro referenti politici, finanziari e sindacali. L’UE, la BCE e la Germania saranno i carnefici che ridurranno l’Italia al ruolo di colonia del terzo mondo, dopo averci depredato del made in Italy.
Questa UE agli italiani non interessa, e se il Messia Mario Monti, che si dice sia ben ammanicato in Europa, non va dai suoi amici a Bruxelles a sbattere la scarpa sul banco per far capire che non ci stiamo, allora non serve neanche lui e bisognerà far parlare le urne o scendere in piazza. Se abbiamo dei debiti è giusto che li paghiamo, ma se il nostro “fratello” europeo continua a stringerci il nodo intorno al collo, quello non è un fratello ma un caino, e di questi ne abbiamo già abbastanza a casa nostra.
Parole sinistrorse, grilline, dipietriste o vendoliane?... no! Parole di un emigrato italiano (e anche di destra) che non ne può più di tasse, di questa Europa nazionalista, di questa crisi, di questa casta politica, di questa in-giustizia, di questa burocrazia, di queste auto blu, di questi privilegi e privilegiati, di vitalizi e buonuscite milionarie, di questa corruzione e ladroneria dilagante e impunita.


martedì 22 maggio 2012

Trema anche la Bulgaria


Alle 3,05 del mattino sono svegliato di soprassalto da Kocia. Concitata e con voce stridula e tremante mi strilla: “Kocio, alzatiiii!! C’è il terremoto!... vestiti, usciaaamooooo…”. Mi ero addormentato leggendo l’interessantissimo libro di Assen Marcevski Segreti italo-bulgari, prestatomi dall’amica Kalina. Se dopo mezz’ora di sonno sei svegliato in questo modo, difficilmente riesci a capire cosa ti stia succedendo intorno… Non sapevo cosa fare, la guardo mezzo rincoglionito, poi finalmente inizio a calzare le scarpe accorgendomi subito dopo che sto in mutande… tolgo le scarpe, infilo i pantaloni, rimetto le scarpe senza allacciarle… “Kocio, andiamo… io vado giù…”.
Finalmente inizio a ragionare… se non è successo niente adesso, difficilmente crollerà qualcosa dopo… Prendo camicia, giacchetto e la fotocamera che avevo lasciato sul tavolo, sperando di non dover fare uno scoop… spengo televisore e luci e saluto la micia che mi guarda… tanto lei non uscirebbe mai da casa, chiudo la porta e finalmente sono anch’io in strada.
Ringrazio Iddio perché, alla mia età, non ho avuto finora occasione di vivere alcun terremoto attivamente. I vari eventi che si sono succeduti nella vita, mi hanno trovato a dormire o, in ogni caso – avendo sempre abitato piani bassi -  a non dover subire o provare quegli attimi di terrore e morte di cui tanta gente, purtroppo, è testimone o vittima.
Ne sanno qualcosa, in questi giorni in Italia, gli abitanti dell’Emilia-Romagna, che da una settimana si trovano attendati in strutture della Protezione Civile, pagando anche un contributo in vite umane alla vendicatrice Dea Terra, torturata e annichilita dall’uomo. Fortunatamente, sembra che il Presidente del Consiglio Mario Monti, non si sia recato sul posto per dar loro il colpo di grazia, ma per confermare che per adesso non pagheranno l’Imu su una casa o azienda che non hanno più, in seguito si vedrà… In Bulgaria, per fortuna, ci sono stati solo danni materiali limitati senza vittime.
La paura di Kocia è condivisa soltanto da altre due famiglie, perché in strada ci troviamo in sette, tutti gli altri o non hanno sentito o sono più coraggiosi. Anche mio padre tanti anni fa, in analoga occasione, mentre eravamo tutti in istrada, restò testardamente a casa, dicendo che se doveva morire voleva almeno morire in casa. Alcuni giovanotti rientrano rumorosi dalla festa che si è appena conclusa a Pazardjik, in occasione della ricorrenza dei santi Costantino e Elena, patroni della città. Loro probabilmente neanche si sono accorti del terremoto. Dal balcone qualcuno parla con il nostro vicino di casa che sta in strada, poi Kocia, avendo sentito il dialogo, scoppia in una fragorosa risata. “Scendi giù, hai sentito che scossa?”, e quell’altro, pacifico: “Se hai una birra scendo, altrimenti da casa non mi muovo”.
Telefono a Fabio a Sofia. Sveglio e scosso (dentro e fuori) anche lui e Kalina. All’ottavo piano il dondolio ti fa credere ubriaco. Mi dà notizie di Adalberto e Milena  a Plovdiv. Stanno parlando su Skype. Anche loro scossi ed eccitati. “Ma voi state a casa?”. “E dove vado? Se scendo in strada e dovesse crollare tutto, rimango sotto le macerie, forse a casa ci salviamo”. Dopo mezz’ora, un po’ rassicurati, rientriamo e andiamo a dormire. Sono già le quattro del mattino.
Per la cronaca, quando noi a Pazardjik andavamo a dormire, Fabio a Sofia – per le ripetute insistenze di Kalina – si preparava a passare la prima alba fuori. Altre scosse di assestamento lo avevano convinto che l’aria fresca di un prato sarebbe stata più salutare. Ma alle otto del mattino rientro in casa e… inesorabilmente a letto! Oggi non si lavora, troppo stressati…
Se queste mie parole dovessero sembrare dissacranti o provocatorie, in eventi così tragici, per l’ironia che talora trapela tra le righe, chiarisco che vogliono, invece, essere un invito a sanare le ferite al più presto, per guardare con speranza e ottimismo al futuro.

lunedì 30 aprile 2012

1° Maggio: Festa di chi?... Festa di che?...



Gianni, Luisa e Giuseppe mi scrivono per sapere il motivo per cui si fanno sempre più rari i miei interventi sul blog. Di primo acchito vorrei rispondere che non ho intenzione di inflazionare la mia penna con articoli frequenti, ma non vorrei essere preso seriamente e alla lettera ed esser considerato nouveau parvenu nell’olimpo dei pennivendoli.
In effetti ho perso più tempo di quanto avessi previsto nella elaborazione del libro Scoprire la Bulgaria, che sta andando in stampa proprio in questi giorni. Mi sono accorto che le limature, le correzioni, i ripensamenti, le aggiunte assorbono più tempo della originaria creazione. Alla mia età, poi, i riflessi sono diventati diesel e la lontananza dal “parlato” giornaliero in Italia mi fa dimenticare, talvolta, parole o espressioni di uso comune.
L’altro motivo è dovuto alle notizie che la televisione, purtroppo, ci propina quotidianamente. Se spengo televisore e computer sono fuori dal mondo, se ascolto o leggo le notizie devo per forza incazzarmi, e allora preferisco mettere in sciopero penna e cervello e tacere. Mi basta e avanza dover sopportare le lamentele e imprecazioni di Kocia, lei polacca!, che mal digerisce l’attuale situazione politica ed economica italiana.
Sinceramente sono molto confuso. Possibile che dopo settanta anni non abbia ancora capito niente dell’Italia e degli italiani? Forse neanche di me stesso. Abbiamo una classe politica che abdica al proprio compito e ai propri doveri per delegare – lei che è delegata – i poteri a un governo di professori, banchieri, manager e burocrati pubblici e privati, che dovrebbero fare il lavoro sporco che i politici non hanno voluto fare per non perdere consensi tra gli elettori. Il lavoro sporco sarebbe quello di rimettere in piedi un’Italia che loro hanno messo in ginocchio.
Abbiamo una classe politica che ha costruito per se stessa, per il partito, per gli amici del partito e per gli amici degli amici, che ruba impunemente e che impudentemente si scarica a vicenda le responsabilità di un disastro economico che parte da lontano e che solo l’attuale crisi mondiale ha portato alla luce.
Per cinquanta anni ho votato partiti e persone che mi ispiravano fiducia e in cui credevo, che sventolavano ideali da libro Cuore e che invece, anno dopo anno, rubavano e annullavano le nostre speranze in un futuro migliore. Quando a un popolo si ruba la speranza gli si ruba la vita. E quanta gente deve ancora suicidarsi, prof. Monti e onorevoli parlamentari, in nome di questa speranza rubata?
Il mio stato confusionale, però, non finisce qui, perché la ragione mi porta anche alle responsabilità nostre, del popolo, della gente comune, che si è fatta abbindolare dall’ingannevole sirena del boom economico, che invece di annullarlo, ingrossava sempre di più il debito pubblico. I sindacati chiedevano e le imprese concedevano, perché erano poi sovvenzionate e foraggiate dallo Stato al minimo accenno di crisi; gli evasori evadevano ed erano considerati furbi ma mai parassiti che vivevano sulla pelle degli altri; per i nostri figli – considerato il nostro benessere – non era dignitoso e giusto che facessero certi lavori e certi mestieri, e così abbiamo delegato questi lavori  - con i quali l’Italia era veramente cresciuta – agli extracomunitari, che vivono a casa nostra e continuano a mandare i nostri soldi alle loro famiglie, con tanto di ringraziamento a questa gente onesta, bisognosa e laboriosa che mi ricorda i nostri padri e nonni che andavano a lavorare e anche a morire in Belgio e Germania per sostenere la famiglia in Italia.
Se questi lavori li facessero oggi i nostri figli o fratelli o padri, non avremmo quell’esercito di disoccupati e giovani dequalificati che ha oggi l’Italia, i nostri ammortizzatori (leggasi miliardi di euro) potrebbero essere impiegati per altri compiti sociali, e forse – ma non ne sono certo – avremmo meno movide.
Siamo, unici al mondo, depositari di un articolo che sposa per la vita lavoratore e impresa e che scoraggia le imprese straniere ad investire in Italia. Abbiamo una burocrazia elefantiaca che distrugge ogni più ottimistica previsione.  
Ecco perché tardo a scrivere… mi piacerebbe scrivere anche qualche bella notizia tipo spread sceso a 100, e invece sono costretto a dire che abbiamo la tassazione più alta del mondo ma sperperi di denaro pubblico e ruberie inimmaginabili, che siamo un popolo di furbetti evasori, che abbiamo un parco auto circolante di 37 milioni di vetture, che per possesso di telefonini non siamo secondi a nessuno, che per numero di parlamentari e politici di ogni genere non siamo secondi a nessuno, che per spese istituzionali e politiche non siamo secondi a nessuno, che per spese di intercettazioni non siamo secondi a nessuno, che per numero di processi in giacenza e durata non siamo secondi a nessuno, che per vacanzieri e pontisti non siamo secondi a nessuno, e infine per numero di suicidi per fallimento, tra poco non saremo secondi neanche alla Grecia…
Mi reputo fortunato, e scusate il mio egoismo, cari amici, di aver scelto di continuare la mia esistenza in Bulgaria, perché qui si riesce ancora a sopravvivere, ma il mio obolo all’Italia mi viene, in ogni caso, sottratto mensilmente dalla pensione con il pagamento dell’Irpef e anche… udite udite… con l’addizionale regionale e comunale… ma di quale regione e di quale comune, se risiedo in Bulgaria? Misteri italiani, come quelli dell’Iva sulle tasse…
E per ultimo, oggi 1° Maggio, celebreremo la festa del lavoro e dei lavoratori… Mi chiedo quando potremo celebrare una messa di requiem per le imprese fallite, gli imprenditori suicidi e i disoccupati…

lunedì 28 novembre 2011

Italiani?... No, folli!...

A settant'anni suonati mi accorgo che il motore della vita, qualche volta, tarda a partire e talvolta ho bisogno anche di buoni meccanici. Faccio il conto degli anni  del nostro Presidente della Repubblica, che essendo nato nel 1925, si trova sulle spalle 86 primavere. Ecco, proprio primavere, perché evidentemente non li sente affatto, al massimo gli servirà un tecnico che lo aiuti a bilanciare le energie. Mettersi a fare la lepre a questa età è veramente notevole e non v'è pericolo che molli.
Sedici giorni fa, per la prima volta nella storia della Repubblica, c'è stato il golpe bianco del governo tecnico, insediatosi – senza una goccia di sangue – al posto di un governo democraticamente eletto. A tirare la volata all'attuale governo, il nostro venerando Presidente è partito pure qualche mese prima, per cui dobbiamo pensare che ha ancora parecchia benzina in serbo.
Qualcuno potrebbe avere dubbi che abbia sconfinato anche dal suo incarico istituzionale, ma se così fosse chi avrebbe il potere o il coraggio di fermarlo? Alla fin fine è lui attualmente la più alta carica dello Stato. Sì, è vero, però se questo incarico “esonda” chi glie lo può rinfacciare? Certamente non la magistratura, della quale è capo. Non certo i partiti d'opposizione, che hanno benedetto ed esortato la nascita di questo sospirato governo Monti. Non il Pdl che probabilmente ha colto la palla al volo per scrollarsi di dosso una piazza che l'opposizione aveva abilmente orchestrato, le responsabilità della crisi di cui non è responsabile, e ricucire la trama di un partito che si sta pericolosamente sfilacciando. Non la Lega che si è limitata a protestare, fare opposizione e aspettare gli eventi. Ed ecco che la frittata è pronta. Anzi, proprio pronta non direi, perché se fino a ieri si parlava di diluvio universale se non si fosse fatto in fretta, oggi sembra che mari fiumi fulmini e tempeste si siano improvvisamente placati e possiamo dormire sonni quasi tranquilli.
Il bambino che ruba la marmellata alla mamma si aspetta poi che arrivi la sculacciata o il rimprovero, ma se la sculacciata o il rimprovero della mamma non arriva, cosa fa? Ci riprova. Ed ecco che il Nostro venerando, una mattina si alza e inizia a bacchettare i politici perché non hanno ancora dato la cittadinanza ai figli degli extracomunitari nati in Italia. Non solo li bacchetta ma li ammonisce che è folle il non farlo.
Il comune cittadino, come me, pensa: “Ma con tutti i problemi che ci stanno sul tavolo in questo momento, il disastro economico alle porte, il mare di debiti che ci sta sommergendo, i disoccupati che aumentano, la crescita che non cresce, le alluvioni che stanno franando l'Italia, è questo il momento di pensare alla cittadinanza ai figli degli extracomunitari? E poi perché ognuno di noi dovrebbe essere folle? Forse al Presidente gli ha dato di volta il cervello?”. Con tutto il rispetto per il Venerando, mi sorge il dubbio che a una certa età, avanzino al galoppo i problemi degenerativi propri della vecchiaia, e che nel nostro beneamato Presidente si sia innescato uno spirito di onnipotenza che travalica il Parlamento e i politici, che lo hanno eletto e che sono stati appena elusi. Vuol forse fare un decreto presidenziale ad hoc o interessare della questione il governo tecnico appena insediato? Potrebbe sembrare, quella del nostro caro Presidente, una uscita estemporanea e strampalata, ma a parer mio non è così. Secondo il mio modestissimo parere, tutto è stato studiato meticolosamente a tavolino: ha iniziato a tirare la seconda volata per i vecchi amici che alle prossime elezioni porteranno in dote, ai figli degli extracomunitari, la cittadinanza italiana generoso omaggio della sinistra nostrana, a prescindere che si siano integrati, che la meritino, che ne rispettino obblighi e doveri. Essere italiani non deve essere una condizione ma un onore e ascoltare l'Inno di Mameli crea dentro ognuno di noi emozioni che solo l'amore per la nostra terra fa sentire. Se il figlio dell'extracomunitario, nato in Italia, sentirà anche lui queste emozioni, solo allora avrà diritto a essere italiano.
Non so quanto ve ne siate accorti, ma la Costituzione sta cambiando senza che alcuno l'abbia ancora riscritta.  

domenica 20 novembre 2011

Governo Monti: fiducia bulgara


Non so quanto sia conosciuta in Italia la Bulgaria. Cinque anni fa è entrata a far parte dell'Unione Europea, ma penso che alla maggior parte degli italiani è quasi sconosciuta, anche per una buona dose di nostra ignoranza. Conosciamo i bulgari che vengono (anzi venivano) a lavorare in Italia; sappiamo di tante aziende italiane che vengono a operare in Bulgaria perché riducono costi di manodopera e pagano meno tasse; forse abbiamo sentito nominare il lactobacillus bulgaricus, il bacillo che fermenta lo yogurt; conosciamo l'editto bulgaro, la famosa intervista a Berlusconi in visita a Sofia nel 2002. Ma il motivo principale della notorietà della Bulgaria in Italia è senz'altro il detto, che viene enfatizzato ogni volta che in una qualsiasi votazione si raggiungano consensi altissimi: “maggioranza bulgara”.
La Bulgaria comunista della “cortina di ferro” guidata da Todor Zhivkov, detto “zio Tosko”, in effetti è conosciuta in Italia per i “lavori sporchi” che le erano sempre affidati nel mondo e per i consensi elettorali unanimi che Zhivkov ha ottenuto in 33 anni di potere. Consensi ottenuti in assenza di una qualsiasi opposizione. In pratica tutti comunisti al 100%. Ma questo succedeva, in definitiva, in tutti i paesi satelliti (fratelli) dell'Unione Sovietica.
Oggi la Bulgaria - dove vivo da cinque anni e mezzo – fortunatamente è una nazione libera e democratica e fa parte del consesso europeo. Ci sono state il 23 ottobre le elezioni amministrative e per il Presidente della Repubblica. Forse non si è raggiunta ancora una democrazia completa, perché anche qui si parla sempre di voti comprati e magheggi simili che esistono anche in Italia, noto tuttavia che le percentuali di preferenze si distribuiscono in misura democratica.
Molti dubbi, invece, arrivano dall'Italia, dove il nostro voto è stato sovvertito dagli interessi pseudo-europei di Germania e Francia, i nuovi dittatori d'Europa, in grado di cambiare – se non sei allineato – il volere popolare degli Stati. Grecia, Spagna, Italia. I prossimi chi saranno?
I veri poteri forti – non Berlusconi, che ne è capro espiatorio – hanno portato l'Italia in un spread senza fine. Sono mesi che, prima sussurrando, poi sottovoce e infine gridando, tirano la volata a Mario Monti, un tecnico delle banche, quelle stesse per cui ci troviamo nella cacca. C'è l'avallo del Capo dello Stato e del suo ex partito, il Pd. Quel Pd e quell'Udc, insieme agli altri accoliti, che fino a ieri hanno votato contro il piano del governo Berlusconi presentato all'Europa, oggi si accingono a votare le stesse misure ancor più inasprite che presenterà il governo Monti. Governo che ha ottenuto la fiducia alla Camera con 556 voti a favore e 61 contrari. Mai successo un consenso così vasto a un governo nella storia della Repubblica. Questi signori dovrebbero essere i salvatori della Patria, almeno secondo le stime dei nostri politici da un soldo e mezzo: il famoso spread, che si sarebbe abbassato di duecento punti se Berlusconi si fosse dimesso, dove è arrivato? Ieri 19 novembre è arrivato a 540. O la nostra opposizione è composta di ciarlatani dementi o di figli di puttana, a seconda che sia in buona o in mala fede. Sono curioso di vedere il comportamento del Pdl in questo governo. A mio modesto parere Berlusconi ha lasciato il timone per passare la patata bollente agli avversari.
Politici e politica che non ha e non sente un briciolo di vergogna per quello che ha fatto e continuerà a fare per il resto della legislatura: essere guidati come somari da lacchè che nessuno ha mai chiamato a governare, ma dietro i quali si nascondono i veri padroni. Enrico Letta, ex democristiano e attuale vice segretario del Pd, purtroppo per lui, è stato scoperto ai primi inciuci con i nuovi padroni. Ma quelli come lui hanno la faccia di bronzo e non diventano rossi per la vergogna, perché rossi lo sono dentro.
Un amico bulgaro che, avendo vissuto in Italia, si interessa anche alla nostra politica, incontrandomi mi fa un sorrisetto ironico e poi mi dice: “Voi in Italia parlate di maggioranza bulgara, noi qui la chiamavamo maggioranza comunista, anzi da adesso si può chiamare anche maggioranza italiana”. Hai ragione, caro amico, quella italiana infatti è una maggioranza comunista. Si travestono, cambiano nome, indossano la cravatta e hanno lo yacht... il lupo perde il pelo ma non il vizio, ecco come arrivano al governo senza averne diritto... Stanno festeggiando i 150 anni dell'Unità d'Italia, con la benedizione quirinalizia.    

domenica 13 novembre 2011

L'Uomo della Provvidenza

Ah... finalmente! Non se ne poteva più! La tirannìa è stata sconfitta e il tiranno è caduto. Milioni di disperati e oppressi hanno festeggiato ieri sera la libertà ritrovata, con manifestazioni nelle strade e nelle piazze del potere, musica, bandiere rosse, bellaciao, concerti, grida, abbracci fraterni, risate, cori di “buffone”, il masaniello di Montenero di Bisaccia, sulla piazza antistante il Quirinale, a ricevere complimenti e ringraziamenti degli ormai ex disperati... serata, insomma, da 25 aprile... peccato sia mancato al completamento della festa, l'impiccagione a testa in giù del despota che per quasi vent'anni ha sottomesso l'Italia, c'era anche il forcaiolo giustizialista di cui sopra a due passi!
Adesso l'Italia è finalmente libera, ai giornalisti televisivi e della carta stampata è stato tolto il bavaglio, le fabbriche lunedì riapriranno richiamando dalla cassa integrazione i disoccupati, le carceri sono state aperte, lo "spread" - questo strano ascensore che ci portava sempre più sù – sta ritornando ai piani bassi; le agenzie di rating – anche queste, strane e ambigue commissioni d'esame e commistioni d'affari, che promuovono e bocciano – adesso ci riporteranno in serie A, e inizieranno a fare un pensierino sulla Francia. L'importante era che non si ri-arrivasse al famigerato ventennio fasci-berlusconista. Poverino, Silvio... non ha neanche potuto usufruire del proverbio “al nemico che fugge ponti d'oro”, per lui solo fischi e parolacce (non mi pare d'aver sentito pernacchie).

Dal napoletano neo-presidenzialismo alla francese...
Abbiamo venerato finora i nostri padri costituenti al pari dei papi che parlano ex-cathedra. Abbiamo preservato la nostra Costituzione da svariati tentativi di aggiornamento o modifica, che i tempi e la storia impongono a qualsiasi Carta, che sarà stata perfetta nel momento in cui è stata stilata, ma che il tempo rende obsoleta ai bisogni odierni. Niente... intoccabile più che un dogma.
In Italia molto si è parlato del semi-presidenzialismo alla francese, ma sono sempre risultate proposte senza seguito. Le funzioni dei nostri Presidenti della Repubblica sono sempre state di garanti della Costituzione, capi della magistratura e alte figure di rappresentanza dell'Italia nel mondo, ma in effetti con minimi poteri esecutivi nella vita della nazione. Ma così come cambia il mondo si possono cambiare le funzioni, pur se non scritte, in specie se si trova un parlamento assente o connivente. Potrò sbagliarmi, ma ho la sensazione che in questi giorni stia succedendo proprio questo.

Nel caos generale creatosi in Italia dall'attacco di forti poteri esterni, che possiamo chiamare mercati o con qualsiasi altro nome - del quale hanno grandi colpe primi gli Stati Uniti, poi l'Unione Europea (unione che è solo sulla carta), quindi Sarkozy e la Merkel che vorrebbero diventare in effetti i governanti di questa cosiddetta Europa, e infine la debolezza di Berlusconi a difendere il nostro prestigio (ricordiamoci che l'UE è nata a Roma) e l'immobilismo per queste riforme che ancora non arrivano – il Presidente Napolitano, col silenzio assenso di tutti, ha preso in mano le redini che spetterebbero a un capo di governo. Ha ricevuto il beneplacito di Obama che gli ha telefonato incoraggiandolo a proseguire nell'azione e anche papà Sarkozy si è addirittura offerto per una sua mediazione tra i partiti. (Il tra parentesi è un mio sfogo personale: Ma come ti permetti, mezzo nanerottolo che altro non sei, a interferire negli affari della nostra nazione? Bada al tuo “spread” che tra poco supera il nostro... Pensi di fare il napoleone nella repubblica cisalpina? Della grandeur francese ti sono rimasti solo i dieci centimetri con cui ti sovrasta Carlà e la risatina cretina con cui ammiccavi alla Merkel).
Non vuol essere un'accusa, è solo la realtà. Napolitano ha tracciato il primo solco per un rinnovamento della nostra Costituzione.

… al golpe a colpi di “spread”
All'armi!!! all'armi!!!... è arrivato lo “spread” che più sale e più fa male. Dobbiamo tutti imparare l'inglese obbligatoriamente, per avere la soddisfazione di sapere di che cosa siamo morti... Ieri non sapevamo cosa fosse, oggi sappiamo che lo “spread” alto equivale all'ipertensione e quindi dobbiamo prendere la pasticca per farlo scendere e non fallire. Lo vedi come si fa oggi un colpo di stato? A colpi di “spread”! Un governo democraticamente e legittimamente eletto va a casa perché lo “spread” uccide (dovrò informarmi anche sul rating, non foss'altro per sapere se è un'ingiuria). E per non farci morire Napolitano ha pensato, giustamente, che solo l'Uomo della Provvidenza, il prof. oggi sen. Mario Monti, possa fornire all'Italia quell'antidoto per farla uscire dalla pressione troppo alta. Per poter curare questa malattia (e personalmente glie lo auguro) il prof. sen. Monti dovrà usare la bacchetta magica delle riforme che ci costeranno lacrime e sangue e farle approvare anche da quei buontemponi che con il governo Berlusconi le hanno ferocemente contestate. Erano tutti felici, ieri sera, a denigrare e offendere questo governo. Aspetto a vederli quando dovranno far digerire ai propri elettori quelle amare pasticche e quelle supposte che saranno necessarie per uscire fuori dal tunnel! E se questi provvedimenti saranno approvati, non era meglio approvarli insieme prima per non arrivare all'ultimo respiro? Il futuro ci dirà chi è in mala fede. Ma ormai il golpe è riuscito...


P.S. - Pur nel difficile momento che stiamo vivendo sorrido pensando alle persone che entreranno in crisi: Bersani, Bindi, Franceschini, Santoro, Travaglio, Lerner, Bianca Berlinguer, Di Pietro, Benigni, Crozza, Floris, ecc. ecc. ... ma questa gente dalla settimana prossima di che cosa parlerà?