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lunedì 12 giugno 2017

11 anni in Bulgaria, ma ne è valsa la pena


Inizio a contarli uno ad uno, tutti gli anni. Sono quelli trascorsi qui a Pazardjik, la città dove vivo, piccola e raccolta, quella che undici anni fa – 12 giugno 2006 – mi si presentò come fosse una località reduce da un bombardamento, con le ferite ancora fresche lasciate da un regime comunista quasi cinquantenario. Oggi è cambiata radicalmente. Dal punto di vista estetico, l'ingresso nell'Unione Europea nel 2007, molto ha contribuito alla sua trasformazione, anche se sono ancora infinite le opere da fare o completare, ma noi – che siamo abituati alle opere italiane – non siamo i più adatti a giudicare.

E ogni volta mi ritorna in mente quel giorno… il giorno in cui la mia vita è cambiata radicalmente, il giorno in cui, salendo su quel traghetto che da Brindisi portava a Igoumenitsa, non sapevo quale sarebbe stato il mio futuro. Dal libro dei miei ricordi Scoprire la Bulgaria, leggo oggi un passo dei miei pensieri di allora.

…. “Lasciavo Roma con il pianto nel cuore. Durante il viaggio che ci portava a Brindisi guidavo quasi in trance, dentro si accumulavano ricordi, rimpianti, affetti, emozioni che passavano davanti agli occhi come in un film, vedendo - attraverso il cristallino opaco di due occhi lucidi - segnali stradali, paesaggio, automobili che sorpassavo e mi sorpassavano. Poi finalmente ecco Brindisi e la partenza, dopo qualche ora, per la Grecia, da dove saremmo passati per entrare in Bulgaria. La mattina seguente entravamo già nel porto di Igoumenitsa dove sarebbe iniziato il calvario stradale che ci avrebbe portato alla frontiera bulgara di Petrich. Oggi che l'autostrada è stata finalmente completata, è diventata davvero una lunga piacevole passeggiata.
“Arrivammo a Mokrishte alle otto di sera. Il sole si attardava ancora all'orizzonte e dopo le prime presentazioni e saluti con i genitori e la nonna di Stoyan, demmo inizio allo scarico della macchina. Tra un viaggio e l'altro salutavamo i vicini e i curiosi che ci circondavano, sia per salutare Stoyan che tornava e soprattutto per conoscere questi italiani che erano arrivati per stabilirsi in Bulgaria…
“Ahh!! Finalmente in Bulgaria… Mi guardavo intorno con curiosità per capire dove stavo. Ero parcheggiato sulla strada che attraversa tutto il paesino. Le abitazioni erano formate quasi tutte allo stesso modo: ingresso dalla strada, la casa generalmente pianterreno e primo piano, costruita molto in economia, orto nel retro della casa. Tutte in fila ordinatamente, quasi tutte uguali. Tutto il paese è costruito con lo stesso schema, ognuno con la sua piccola proprietà recintata e l'immancabile orto. Davanti al muretto di recinzione un’aiuola fiorita ad ornare l’ingresso. Improvvisamente tornavo indietro almeno di quarant’anni. Quello che mi circondava mi riportava al paesino in Sicilia dove ero nato. Per quanto strano possa sembrare ero elettrizzato. Avevo l’impressione che una macchina del tempo mi avesse riportato indietro agli anni della mia giovinezza, non perché fossero uguali le strutture intorno, ma per la serenità e tranquilla povertà che si viveva.
“Nei saluti distribuivo e ricevevo da tutti grandi sorrisi, ricevendone in cambio parole incomprensibili: zdravei, jivi i zdravi, vsichko hubavo, mentre davo il mio ciao a tutti. Anche loro conoscono il nostro ciao, ma lo usano soltanto nel commiato, mentre per noi è indifferente sia all’arrivo che alla partenza. Sistemati i bagagli, tutti a tavola… Si fa festa in nostro onore, naturalmente. I bulgari iniziano i loro pasti con una ricca insalata innaffiata dalla rakia, che tutti producono in proprio, in special modo nei paesi. La rakia è l’equivalente della nostra grappa, ottenuta con distillato di frutta o di vinacce. Da queste parti se ne consuma in quantità industriale in ogni famiglia ed è bevuta sia dagli uomini che dalle donne. Ogni volta che mi sono trovato, negli anni, ad aiutare qualche amico nella distillazione, ho potuto notare che ne distillano almeno 50 litri per una durata di alcuni mesi e quando sta per finire si corre subito ai ripari ridistillandone altra. Quasi ovunque si trovano questi casolari adibiti a distillerie casarecce, con l’omino incaricato alla bisogna, si porta la legna e la frutta macerata da distillare e con pochi leva di spesa si ritorna a casa dopo alcune ore con la rakia già pronta ad esser bevuta”. ….

Così scrivevo allora. Oggi le cose sono un po' cambiate perché è fisiologico che il tempo apporti un graduale rinnovamento nelle persone e nei luoghi che ci circondano. Nei bulgari rimane ancora immutato, comunque, il sorriso, l'accoglienza, la generosità che li contraddistingue, la simpatia e l'ammirazione verso gli italiani e l'Italia in genere. Gli italiani, siano essi pensionati o businessmens arrivano sempre copiosi, malgrado gli sforzi dei nostri governanti, che cercano di convincerci che tutte le tessere del mosaico Italia stiano tornando a posto. 

A proposito di pensionati, sono lontani i tempi dei pionieri. Quando sono arrivato in Bulgaria da pensionato, potevamo contarci sulla punta delle dita, eravamo ignari di cognizioni basilari e abbiamo dovuto sudare le famose sette camicie per sapere che avevamo diritto all'assicurazione sanitaria gratuita, così come all'esenzione dalla imposizione italiana sulla pensione, regalando anni di arretrati allo Stato, anche perché non c'erano informazioni sia da parte dell'Ambasciata che da enti di patronato. Oggi, vivaddio, se si va in Ambasciata, si trovano interlocutori che sanno indirizzare l'ignaro pensionato. E poi esiste un decennio di esperienza del web, che consiglia nel modo più appropriato la persona che vuole trasferirsi, anche se bisogna star sempre con le orecchie ben tese, perché – purtroppo – i famigerati “pacchi” e “paccotti” di napoletana memoria, si trovano anche qui, fatti da personaggi sia nostrani che bulgari.

In undici anni di vita bulgara – per una serie di circostanze che non sto qui a descrivere – ho avuto e ho tuttora, la possibilità di comunicare con migliaia di connazionali, per e-mail, skype, facebook, telefono. Sanno che sono un pensionato e quindi chiedono tutte quelle notizie inerenti la vita da pensionati qui in Bulgaria. Cerco di dare a ognuno, nell'ambito delle mie possibilità e della mia esperienza, quei consigli utili a chi vorrebbe fare il mio stesso percorso, per evitare le traversie che ogni pioniere prima o poi è costretto ad affrontare. Io oggi vivo in questa nazione la serenità e la tranquillità che ogni pensionato vorrebbe vivere come appagamento della sua vecchiaia, per cui cerco di trasmettere questa mia positività agli altri. 

Ognuno di noi, giustamente, ha le proprie esigenze e il proprio carattere, per cui potrei scrivere un librone sulle richieste e sulle esigenze individuali nonché sulle stranezze che mi arrivano. Ribadisco ancora una volta che se un connazionale vuole venire a vivere la sua vita qui, deve mettere da parte le proprie esigenze, prendere un aereo e venire in vacanza-perlustrazione almeno per una settimana, conoscere luoghi e persone, parlare con altri connazionali che già vivono qui e alla fine decidere cosa fare della sua vita futura. Non possiamo pretendere di lasciare l'Italia e trovare qui le stesse cose, lo stesso pensiero, abitudini, cultura. Siamo noi che dobbiamo adattarci ai bulgari e non i bulgari a noi. Un amico pensionato si è talmente integrato da far parte di un gruppo folcloristico bulgaro a Burgas, vestito con i loro abiti tradizionali e balla le loro danze. Bello, no? Nel tempo, poi, supereremo tutte queste difficoltà iniziali, specialmente la lingua, e più ci integreremo più staremo bene. E soprattutto, se possibile, che non mi si chieda, appena arrivati, se si trovano ragazze qui in Bulgaria o donne con le quali poter intrecciare una relazione. Le ragazze che si cercano in Bulgaria sono le stesse che stanno in Italia e in tutto il mondo, ma a Roma le chiamiamo “mignotte”, e per quelli che vorrebbero intrecciare una relazione dico loro, sempre, che se ne hanno le capacità, in seguito una donna possono sempre trovarla, ma di non chiedere a me perché non faccio il paraninfo.

Scusate, cari amici, se mi sono dilungato un po', ma non scrivevo più da febbraio e avrei voluto e potuto scrivere tante cose, ma il tempo – purtroppo – è tiranno. Il Patronato ENASC che è stato attivato in Bulgaria (l'unico Patronato), del quale mi occupo, mi lascia poco tempo a disposizione, ma occupa la mia noia, dandomi in cambio quelle soddisfazioni morali per cui vale la pena vivere.

Alla prossima, cari amici, sperando di trovare cinque minuti in zona cesarini...



martedì 21 gennaio 2014

Vivere da pensionato in Bulgaria

Per "Voglio vivere così" allego l'articolo in data odierna di Nicole Cascione, relativo a una mia intervista concessa alla giornalista sul tema dei pensionati che si trasferiscono all'estero.

Per vedere l'articolo clicca qui.

mercoledì 6 novembre 2013

Storie di bulgari in Italia e italiani in Bulgaria

Avevo deciso tempo fa di raccontare la storia di un amico, italiano in Bulgaria, che vive la sua vita tranquilla, e oserei dire felice, da quando vive su questa terra, che molti di noi hanno scelto per trascorrervi la vecchiaia, lontani dai problemi che dovremmo affrontare in patria.
Nel frattempo ho avuto la fortuna di conoscere un uomo, bulgaro in Italia dal 1996, che vive la stessa vita, operosa e molto dinamica, nella provincia pavese, costruendo lì quel futuro per sé e la famiglia, che in Bulgaria difficilmente avrebbe potuto avere.
Sono storie diverse ma parallele, perché portano entrambe, allo scopo che ognuno di noi si prefigge nella vita: la tranquillità, la serenità, il calore della famiglia e la buona sorte di figli bene avviati nel lavoro e nella società; lo scopo, insomma, che gli americani si prefiggono nella loro Dichiarazione d’Indipendenza: il raggiungimento della felicità.

Alvaro in Bulgaria
Con Alvaro, l’amico italiano, ci conosciamo da sei anni. Vecchio ristoratore toscano, 72 anni, anche lui ha lasciato l’Italia per poter sopravvivere, in Bulgaria, con i 750 euro mensili di pensione. Ogni volta che vado a trovarlo, nella sua casa di Ognianovo, provo la sana “invidia” di vedere un uomo tranquillo, che ha trovato in terra bulgara quella serenità e certezza del futuro cui ognuno di noi, alla fine di una vita lavorativa, aspira. Vita vissuta dinamicamente, perché il suo carattere lo porta a fare continuamente qualcosa, così che la vecchia casetta l’ha fatta diventare una bella casa a due piani di circa 120 mq, i mille metri di terra intorno sono diventati un giardino incantato recintato di ligustro, dove coltiva 3 tipi di vitigno, pomodori, cavolo nero, radicchio, carciofi, rosmarino, peperoni, melanzane, salvia, basilico, prezzemolo, aglio, cipolla,zucche e zucchine, piante, alloro, fragole, alberi e fiori bellissimi e quant’altro di buono si possa trovare in un orto intensivo, attrezzatura da falegname, fabbro,  muratore, e adesso anche produzione di miele. E quando un amico arriva, sospende il lavoro e con un sorriso largo e sincero lo accoglie facendolo subito sentire a casa sua, e guai a non fargli compagnia a pranzo, che non è un pranzo normale, perché le sue capacità culinarie fanno diventare prelibatezza una semplice insalata. Due mesi fa è convolato a nozze con quella dolcissima donna che in questi anni è stata la sua compagna di vita, coronando un progetto di vita al quale tutti aneliamo. Anche la Rai si è interessata a lui, ponendolo all’attenzione di quanti in Italia, con quella misera pensione, devono adeguarsi a una vita stentata e senza futuro. Mi auguro che il suo esempio convinca tanti altri pensionati a fare il grande salto. Cosa si può desiderare di più dalla vita, alla nostra età?






Mitko in Italia
L’ho conosciuto perché voleva due copie del mio libro Scoprire la Bulgaria. Quando ha saputo che vivevo a Pazardjik mi ha detto che sarebbe venuto a prenderli personalmente il sabato seguente, perché lui abitava a Septemvri, una cittadina distante 20 chilometri. Quando sono arrivati e hanno suonato il campanello, ho aperto invitandoli a entrare, lui Mitko e il figlio Trayko. Sono rimasti sulla porta perché non volevano disturbare, ma alle mie insistenze finalmente sono entrati. Tutti e due parlano un buon italiano. “Sono curioso di conoscervi. Mi scrivete, volete due copie del mio libro, parlate italiano… ditemi qualcosa di voi, vivete a Septemvri o in Italia? O forse avete lavorato in Italia…”. Così Mitko, il padre inizia a raccontare: “Vivo in Italia dal 1996, sono andato per un breve periodo e invece sono rimasto lì definitivamente. Ho fatto per anni il camionista a tempo pieno, ma con questa crisi il lavoro scarseggia, così adesso per sei mesi faccio il camionista, gli altri mesi li occupo con la vendemmia e con la raccolta del pomodoro, bisogna arrangiarsi a fare di tutto perché le spese corrono. Adesso viviamo tutti in Italia io mia moglie e i due figli. Con tanti sacrifici abbiamo comprato casa e gli impegni non mancano. Però abbiamo sempre casa a Septemvri, dove vive mia madre e appena possiamo facciamo sempre una scappatina in Bulgaria… c’è da raccogliere anche qui l’uva e fare il vino e anche la rakia”. Accanto a me questo ragazzone. “Tu cosa fai, aiuti tuo padre in Italia?”. “No, ho 25 anni e mi sono appena laureato, dentista. Adesso cercherò di prendere la specializzazione in Italia”. L’altra figlia, anch’essa laureata e sposata, dirige in un’azienda un reparto per la produzione di cosmetici. Mi invitano con insistenza ad andare a trovarli a casa loro a Septemvri prima che ripartano per l’Italia. Accetto volentieri e anche lì trovo la solita casa con annesso terreno, come ce ne sono migliaia in Bulgaria. Mitko sta finendo di distillare la rakia. Ci accolgono insieme alla madre, la dolce e sorridente signora Zabrinka. Mentre attendiamo che arrivino altri parenti la tavola si riempie di ogni cosa e siamo continuamente invitati a bere. Così è la gente di Bulgaria. Se vai a casa loro devi per forza mangiare e bere, che siano povere o ricche vivande, è tutto dato con il cuore e con il sorriso. I parenti che arrivano sono venuti anche loro in Italia, ingaggiati per un mese nella raccolta dell’uva. A fine serata saluti affettuosi con tutti e l’immancabile bottiglia di vino e l’altrettanto immancabile bottiglia di rakia (domashni  - fatti in casa) che il padrone di casa ci offre con il cuore.

Due vite, due storie di gente, italiani e bulgari, che sono e si sentono vicini, ma viaggiano in senso opposto: il pensionato italiano che arriva in Bulgaria e il giovane bulgaro che parte per l’Italia, ambedue con una speranza in comune, trovare un luogo che permetta loro di vivere dignitosamente.
E molte volte la speranza diventa realtà.