sabato 18 aprile 2009

Al contadino non far sapere...

Un vecchio detto nostrano dice: “al contadino non far sapere quanto e’ buono il cacio con le pere”. Ogni nazione si identifica e si riconosce nelle sue tradizioni, nella sua cultura, negli uomini che hanno fatto la sua storia, poeti, scrittori, economisti, eroi, rivoluzionari, statisti, musicisti, ecc. ecc. ecc. Nella cultura e nei costumi, valore particolare spetta alla tradizione culinaria. Vorrei raccontare quel che mi e’ successo alcuni giorni fa, che sicuramente interessera’ il mio amico Manuel, attento osservatore del costume e delle usanze dei nostri amici bulgari.
Ho sempre apprezzato e mi piace molto la cucina bulgara; tuttavia – e questo e’ forse un difetto di noi italiani – prima o poi veniamo trascinati dal desiderio di assaggiare o cucinare qualche piatto italiano particolare (non parlo della pasta, che e’ parte integrante di ogni italiano). Sono quasi due anni che cerco, invano, sia la coda di manzo o vitello che le cotiche di maiale, due ingredienti particolari della cucina romana: coda alla vaccinara e fagioli con le cotiche.
La settimana scorsa, parlando con l’amico Attila, che produce alimenti per cani e gatti, mi lamentavo del fatto che qui in Bulgaria non si trovino le code di manzo (telechko), e lui mi risponde che me le potra’ procurare quando andra’ al mattatoio dove ha molti amici. I bulgari le buttano o le usano lavorandole per gli animali. Cosi’ due giorni fa mi ha portato quattro belle code di manzo: una si cucina oggi e le altre tre le ho messe nel congelatore. Prepara il soffritto e il sugo Renata, la polaccaccia mia compagna nella vita, che ha imparato la cucina italiana meglio di tante altre italiane. Ma la sorpresa non e’ finita, perche’ andando al supermercato Billa per cercare il sedano per la coda, nel reparto carni trovo quattro sacchetti di plastica con dentro ossa e cotiche di maiale. E’ la prima volta che vedo in vendita le cotiche. Un po’ sospettoso, le guardo e riguardo bene e poi mi convinco che quelle sono veramente cotiche. Ottengo anche il beneplacito di Renata. Prendo un sacchetto piu’ piccolo con un osso solo, le altre sono tutte cotiche. Bisognera’ lavorarle un po’ perche’ c’e’ troppo grasso attaccato alla cotenna, ma per il resto penso siano eccezionali.
Mi viene da ridere pensando anche al costo. Le code non sono state pagate, perche’ Attila me le ha regalate. Forse, se le ha pagate, gli saranno costate due leva. I 3,200 kg. di cotiche, invece, sono costati 79 stotinki (40 centesimi di euro). E finalmente potro’ riassaggiare due piatti della cucina romana che fanno venire l’acquolina in bocca. Avevo anche invitato due amici bulgari che hanno vissuto in Italia, ma hanno declinato l’invito, perche’ a loro questa roba non piace. Mangero’ sottovoce. Mi spiace per loro perche’ non sanno quello che perdono, ma intimamente sono contento, perche’ penso al proverbio “Al contadino non far sapere...”. E se un domani dovesse piacere anche ai bulgari? il prezzo sicuramente non sarebbe questo...
Sicuramente si rifaranno domani. Per il calendario giuliano ricorre infatti – con una settimana di differenza con quella cattolica - la Pasqua ortodossa, anch'essa ricca di tradizioni e una bellissima liturgia. Avranno modo, quindi, di mangiare l’abbacchio o il capretto che cucinano in un modo completamente differente dal nostro, anche se non conoscono l’abbacchio a scottadito o le cotolette d’abbacchio all’italiana. Ma questo e’ un altro discorso...
A tutti i bulgari Честит Великден!!!

mercoledì 1 aprile 2009

Paese che vai clandestini che trovi

Quanto durera’ ancora questa carneficina? E’ di due giorni fa la notizia dell’ultima tragedia del mare, consumatasi al largo delle coste libiche. Centinaia di disperati in cerca di una vita migliore, ammassati peggio che bestie su barconi fatiscenti, sono annegati travolti dalle onde agitate che avrebbero dovuto portarli sulle coste di Lampedusa. E’ l’ultimo di una lunga serie di affondamenti di barche stracariche di disgraziati che vorrebbero dalla vita condizioni piu’ umane, rei soltanto di essere nati in Africa invece che in Europa. I morti arrivano a molte migliaia. Mi viene da pensare che lo stesso Dio che li ha fatti nascere, mosso – forse - da compassione o rimorso, voglia porre fine alla loro miserabile esistenza, accogliendoli anzitempo nei giardini celesti, per ripagarli subito delle estreme sofferenze vissute. E se questi giardini celesti non esistessero?
Questi poveri disgraziati partono in qualsiasi condizione, pur di fuggire da una non vita; il miraggio del benessere li spinge a rischiare la vita pur di raggiungere l'Europa e l'Italia in particolare, non sapendo che quel benessere e' diventato nel frattempo un malessere generalizzato. Centinaia sono stati trovati morti o agonizzanti dentro container o tir provenienti dall’est o dalla Turchia. La settimana scorsa ho assistito personalmente a uno di questi eventi. Percorrendo l’autostrada che, in Grecia, porta da Igoumenitsa a Ioanina, alla fine di una curva, improvvisamente ci siamo trovati davanti – io e l’amico che stava con me - tre ragazzi, di carnagione scura, che attraversavano di corsa la strada per portarsi sul lato opposto. Ho dovuto frenare bruscamente per non falciarli, inveendo contro questi maledetti zingari che trovi dappertutto. Poi, sul rettilineo, a circa duecento metri, vediamo due camion fermi sul bordo della strada, dal quale erano appena discesi una decina di altri ragazzi (sembravano tutti giovani), che cercavano di raggiungere, anche loro, il lato opposto; uno di questi, che evidentemente stava male, si appoggiava ad altri due compagni che faticosamente lo trascinavano.
In quel momento capimmo tutto. Erano clandestini portati chissa’ da dove (i camion mi sembra fossero turchi) e poi fatti scendere in tutta fretta. Evidentemente non erano stati controllati allo sbarco a Igoumenitsa (altrimenti ci vorrebbero ore per scendere dalla nave), e poi, approfittando dello scarso traffico e mancanza di polizia, si sono fermati per sbarazzarsi dell’ingombrante carico. Fino a sera sono stato male con lo stomaco, per la rabbia che avevo dentro. Non per quei poveri disgraziati, ma per quei farabutti che in quel viaggio avranno guadagnato almeno ventimila euro. Eravamo impotenti a fare qualcosa perche’ il cellulare non ci funzionava, polizia non se ne vedeva e anche se avessimo potuto telefonare non avremmo saputo come esprimerci per farci capire. Avrei tanto voluto che fossero arrestati quei bastardi camionisti che li avevano scaricati. Ok, finisce qui.
Ma se non si sgominano queste organizzazioni criminali che trasportano questi poveracci, sara’ difficile uscirne fuori. Vada per i camion che possono eludere piu’ facilmente la sorveglianza, ma i barconi, le navi o le mezze navi, dovranno partire da qualche porto. E con tutta quella gente a bordo nessuno se ne accorge o si pensa che vadano in gita turistica? Se non si combattono le connivenze, anche a livello istituzionale, nelle regioni di partenza, il problema sara’ sempre piu’ attuale, specialmente adesso con la stagione estiva.
E’ mai possibile che l’Europa, artefice principale di tutte le miserie africane, non voglia trovare una soluzione all’immane problema della sopravvivenza di questo continente? Credo, a mio modesto avviso, che la soluzione del problema sia nel creare sul posto, in Africa, le condizioni perche’ si arresti l’esodo di queste masse. E questo puo’ avvenire costruendo scuole e alfabetizzando le popolazioni, costruendo strade, incrementando l’agricoltura, costruendo ospedali e formando medici, insegnanti, operai qualificati, artigiani, ingegneri che rimangano nelle loro terre a sfruttare a loro volta le immense risorse umane e naturali di questo continente. L’Europa, quasi tutta, ha sfruttato e colonizzato per centinaia di anni questo immenso e ricco territorio, traendone enormi ricchezze e benefici. Dopo averlo spolpato fino all’osso lo ha abbandonato o e’ stata costretta ad abbandonarlo, lasciandolo a suicidarsi nelle lotte fratricide di faide tribali locali o di governi fantocci autoritari e antidemocratici.
L’Europa, oggi, e’ chiamata ad un gesto di solidarieta’ verso l’Africa. E’ una solidarieta’ non fine a se stessa, ma interessata. L’Europa ha tutto da guadagnare in questo progetto di sviluppo, con aiuti concreti e mirati, non concedendo crediti ai vari governi, che quasi sicuramente li spenderebbero in armi, ma inviando aziende, strutture, manager e personale qualificato a operare sul posto, usufruendo di manodopera locale e creando centri di formazione professionale per le popolazioni indigene. Questo e’ il primo passo per frenare l’esodo africano verso l’Europa. Restituiremo, a questo continente, la millesima parte di cio’ di cui e’ stato depredato, ed eviteremo che a breve non sia africanizzata l’Europa. E questo non per razzismo, ma soltanto perche’ ogni individuo di qualsiasi parte del globo, ama e resta attaccato alla terra in cui e’ nato, e se in quella terra ci puo’ vivere degnamente la preferisce a ogni altra.
Si potrebbero scrivere migliaia di pagine e fare centinaia di progetti, ma non sono un politico ne’ un economista, esprimo soltanto il pensiero semplice di qualsiasi uomo comune e di buon senso, ma le pastoie della politica e gli enormi interessi sotterranei rendono difficile, se non impossibile la realizzazione di questo progetto. Speriamo non sia troppo tardi.

venerdì 20 marzo 2009

Si chiude una porta e si apre un portone

Siamo all’epilogo. Domani il Congresso di Alleanza Nazionale sancira’ l’ingresso della stessa nel Popolo della Liberta’. E’ il naturale coronamento di un sogno che Gianfranco Fini ha cullato per moltissimi anni, guidando Alleanza Nazionale da vero e impareggiabile capitano. Il cammino e’ stato lungo e talvolta irto dei mille ostacoli frapposti anche dai compagni di percorso, nostalgici di ideologie superate dalla storia. Fini ha rinnegato un passato che non appartiene piu’ agli interessi e agli ideali di un’Italia proiettata a pieno titolo verso l’Europa.
La fusione di Forza Italia e Alleanza Nazionale nel Pdl, sara’ la carta vincente di un giovane e forte partito di centro, alleato con un partito storico, che rappresenta oggi i valori della destra moderna e democratica. Il popolo italiano, nelle elezioni di un anno fa, ha dato fiducia a questo progetto di fusione e al programma di governo. Questa operazione fara’ si’ che avremo un unico grande, forte, partito unico che governera’ l’Italia ancora per molti anni, dimostrando agli italiani che le parole volano ma i fatti e le opere restano.
I soliti imbecilli denigratori sinistrorsi hanno sbandierato, malevolmente, che questa operazione si puo’ definire una annessione. Cercano – ma saranno sbugiardati – di mettere zizzania tra i componenti dei due partiti, come saranno ripartite le cariche, chi deterra’ il vero comando e chi dovra’ obbedire, a chi toccheranno le poltrone e a chi le sedie, ecc. ecc.
Non hanno capito niente. Analizzano gli avvenimenti, in casa d’altri, come fossero i loro, usando lo stesso metodo e lo stesso metro, questi sono gli eredi del vecchio centralismo democratico comunista, quando il centralismo democratico, sulla carta, non corrispondeva mai alla vera realta’ democratica.
Questi due partiti, uniti nel Pdl, porteranno ognuno, in modo paritario, le proprie esperienze, valori sociali, valori etici, valori di liberta’, principi economici, ideali che vieppiu’ li accomuneranno ancor che dividerli. Berlusconi e Fini, con il loro carisma, saranno il collante valido ad unire tutti, per risolvere i problemi che, insieme al mondo intero, affliggono questa povera nostra Italia, e onoreranno il mandato che ha dato loro l’Italia, sicuramente molto meglio della sinistra di Prodi con quell’accozzaglia di partiti e partitini che le elezioni hanno spazzato via, ma che la Rai continua ancora a propinarci, con le loro verita’, in rappresentanza di nessuno.

giovedì 19 marzo 2009

Lettera a mio padre

Ciao papa’,
buon onomastico e buon compleanno! Purtroppo per me, oggi li festeggi in cielo, ma sei in ottima compagnia, con mamma che – anche lei – festeggia S. Giuseppe, e gli angeli intorno ad aiutarvi a spegnere le candeline. Oggi sarebbero stati cento anni e avremmo festeggiato insieme anche il tuo onomastico, ti avremmo fatto una bella festa, ma tu – testone come sempre – non hai voluto aspettare andando a raggiungere la compagna di una lunga vita, mamma, che ti ha preceduto di quattro anni.
Sono passati quindici mesi ma per me e’ come fosse ieri. Tante cose ce le siamo dette, ma tante altre avrei voluto dirtene. Avrei voluto spiegarti le cose che non riuscivi a capire, i motivi della mia partenza. Oggi mi rimane il rammarico del silenzio. Ma custodisco gelosamente e ascolto le tue parole e gli aneddoti della tua vita, che registravo di nascosto mentre tu raccontavi.
Adesso, da lassu’, per voi non esistono piu’ segreti; insieme a mamma, certamente sapete quanto vi ho amati e quanto mi mancate. E se talvolta ho mancato nei vostri riguardi, di sicuro il vostro amore mi avra’ gia’ perdonato.
Oggi e’ anche la festa del papa’. Ma per me, che non sono stato un buon padre, c’e’ oggi dolore e lacrime. Lascio a te da lassu’, caro nonno, il compito di guardare e proteggere i tuoi amati nipoti pregandoti di mandare un particolare celeste-augurio anche a Pino.

mercoledì 4 marzo 2009

Davide ammazza Golia

Vi sara’ accaduto molte volte, vedendo un film, di dovervi schierare dalla parte del buono o dalla parte del cattivo. Qualsiasi persona “normale” generalmente tifa sempre dalla parte del buono, che – guarda il caso – e’ sempre il piu’ debole, il piu’ simpatico, quello che si vorrebbe vivo alla fine del film, dopo aver castigato il cattivo di turno, il potente, l’arrogante. Ebbene, tra ieri e oggi, mi sembra di aver assistito a due film del genere.
Ieri sera in Lazio-Juventus, dopo aver visto, nel primo tempo, una Lazio che ha dovuto subire un gol e il gioco della Juve, nel secondo tempo ha ritrovato la propria dignita’ mettendo alle corde la Juve – certamente con un organico molto piu’ forte – segnando due gol che le hanno permesso di vincere l’incontro di andata di Coppa Italia. Per il ritorno la partita sara’ tutta da giocare.
Questa sera in Sampdoria-Inter abbiamo visto un altro film dello stesso genere, dove, pero’, la sceneggiatura e’ completamente cambiata. Questa volta il gigante cattivo e’ stato subito buttato nella polvere (sarebbe meglio dire nell’acqua!). La tracotanza di Mourinho e di questa Inter che, dopo le dichiarazioni quantomeno improprie del suo allenatore, ancora continua a difenderlo, facendo capire a tutti che sono della stessa pasta, sono state umiliate da una normalissima squadra (ancorche’ tra le sue file abbia un Cassano oggi super), che si e’ presentata con l’orgoglio e la dignita’ di vender cara la pelle.
Nel primo tempo un secco 3-0 ha ancora una volta messo in luce le immense qualita’ di Cassano, un giocatore che ho sempre criticato perche’ (per me) senza cervello. Invece, finalmente (spero per lui), ha rimesso tutti i pezzi al loro posto e sta esplodendo. Nel secondo tempo, in dieci e anche per la grande bravura di Castellazzi e l’impegno di tutti i giocatori, la Samp e’ riuscita a contenere la valanga che si abbatteva su di lei.
Sono proprio contento, si’, sono proprio contento. Non sono tifoso della Samp, ma questa sera la sua vittoria eclatante, mi ha tirato su il morale. In un mondo fatto di tanti Golia che giornalmente abbattono tantissimi Davide, se qualche volta succede il contrario, penso sia lecito esserne felici.
E stasera sono proprio felice!! Lo so, mi accontento di poco, ma mi basta.

domenica 1 marzo 2009

Dalla Bulgaria con amore...

Trentadue mesi di residenza in Bulgaria. Passeggio per Pazardzhik e mentre cammino percorro con il pensiero tutti i giorni trascorsi qui. La giornata oggi, domenica 1 marzo, e’ primaverile, con una temperatura di 15 gradi e un sole che mi riscalda e mi accarezza mentre i passi, pigramente, mi portano verso il centro. In giro tanta gente che approfitta del giorno festivo per godere del primo tepore dopo tanti giorni di temperature rigide. Oggi in Bulgaria e’ una giornata particolare: ricorre Baba Marta, una festa a meta’ tra l’inverno che va via e la primavera che sta per arrivare.
Si usa regalare agli amici, ai parenti e in genere alle persone cui si vuole bene una marteniza, simbolo augurale di pace, salute, amore e benessere. Due fili di lana, uno bianco e uno rosso, intrecciati e legati da un unico filo biancorosso. La fantasia poi li abbellisce e li impreziosisce facendone anche dei pupazzetti. La tradizione vuole che si debbano portare al polso sinistro fin quando non si vede la prima cicogna, solo allora si toglie e si lega a un ramo di albero. Naturalmente qui abbiamo ancora la fortuna di vedere le cicogne e vederle anche nidificare.
Continuo a fare, mentre cammino, un bilancio mentale di questa mia permanenza e debbo confessare, sinceramente, che e’ molto positivo. Qui, per quanti sforzi facciano gli amministratori locali, ci vorra’ molto tempo perche’ questa citta’ diventi invivibile. Non presumo, con cio’, dire che vogliano deliberatamente renderla invivibile, ma sara’ la naturale conseguenza dei barlumi di occidentalizzazione che si intravvedono, laddove occidentalizzazione, progresso, capitalismo e consumismo non corrispondono per forza a miglior qualita’ della vita.
Tra un carretto trainato da un cavallo (esclusiva quasi precipua degli zingari) e un’automobile che passa lasciando una striscia di fumo nero, preferisco ancora la puzza di cacca del cavallo e dello zingaro.
Di sicuro in Bulgaria sono avanti all’Italia nella gestione dei semafori, sia per l’efficienza che per l’onesta’. E’ ancora viva in Italia la protesta per i semafori “intelligenti” che molti Comuni hanno installato, piu’ per truffare il cittadino che per aiutarlo nello snellimento del traffico. In Bulgaria, quasi tutti i semafori sono installati con il display, che indica quanto tempo dura il verde o il rosso e minuto per minuto scende fino a dare via libera. L’automobilista non deve far altro che rispettare il tempo di partenza senza problemi particolari. Non e’ che qui gli amministratori siano piu’ stupidi dei nostri, forse sono un po’ piu’ onesti. Speriamo che l’esempio dell’Italia non valga, tra qualche anno, anche per i sindaci bulgari! L’occasione (e la tecnologia) fa l’uomo ladro.
Qualcosa, invece, di cui sento la mancanza, e’ la carta. Per carita’, la citta’ e’ piena di chioschi che vendono giornali e carta ce n’e’ tanta. Intendo la carta per gli alimenti. Qui stanno indietro anni luce. Il solo involucro in uso, dappertutto, e’ la busta di plastica, e di questa ti riempiono fino all’inverosimile; qualsiasi cosa compri ti vogliono dare una busta. Io moltissime volte le rifiuto per non riempire casa. In qualsiasi negozio di alimentari o di carne se chiedi tre etti di formaggio a taglio o compri quattro bistecche, tutto va a finire dentro la busta di plastica, una per ogni tipo di alimento. La cosa positiva e’ che non si pagano, ma non parliamo di igiene, per carita’! E poi tutta questa plastica in quanto tempo si smaltira’? Speriamo che almeno su queste problematiche, l’Europa possa essere d’aiuto al cittadino bulgaro. (Per inciso, il bustone con la pubblicita’ nei supermercati si paga e anche caro, a dimostrazione che le multinazionali seguono tutte lo stesso metro di valutazione. Ma perche’ nessuno organizza uno sciopero nei supermercati? Non compreremo i vostri prodotti finche’ non ci rimborsate per la pubblicita’ che vi facciamo andando in giro con le vostre buste!!! Ma questa e’ pura utopia).
Una cosa, invece, mi fa sorridere e mi fa rabbia nello stesso tempo. Qui il proprietario o la proprietaria di un locale (in special modo caffe’ e ristoranti) difficilmente la si puo’ trovare a fare il caffe’ o servire i clienti. Ritengono la cosa indecorosa e umiliante. E allora tutti cercano cameriere o camerieri per questo servizio, con aggravio di costi molte volte inutile. Tengono soprattutto al rango, dopo che per una vita intera hanno dovuto piegare la testa e dire sempre si’. Poverini! Quando capiranno che l’interesse primario del proprietario e’ di soddisfare il cliente che porta i soldini, solo allora entreranno nell’ottica vera del commercio. Molti, tuttora, non conoscono il nostro vecchio proverbio che “l’occhio del padrone ingrassa il cavallo”.
E comunque, a parte le migliaia di problemi da risolvere, mentre continuo la mia passeggiata, un piccolo sorriso m’increspa il viso. Fino ad oggi si riesce a vivere a dimensione d’uomo e mi auguro che duri ancora un po’ di tempo, perche’ non appena arriva il “grande progresso”, la globalizzazione e tutte le diavolerie collegate, anche gli amici bulgari dovranno correre.

venerdì 27 febbraio 2009

Del come si puo' finire in galera per un maiale

Sono le ore 16 del 25 febbraio. Io sto guardando la televisione e Renata gioca al computer. Squilla il mio cellulare. E’ Agostino.
“Pronto, ciao Ago”.
“Ciao, Anto’. Senti un attimo, che cos’e’ questa storia dei 200 leva date alle signore del kai’?”.
“Che storia, Ago! Che cosa sarebbe, non capisco cosa vuoi dire”.
“Sono venute quelle due ispettrici del kai’ che erano venute a fare il controllo dieci giorni fa e hanno rimproverato Seva e sono rimaste offese perche’ dicono che Todor voleva dare loro 200 leva per ringraziarle”.
“Ago, io di questa storia non so assolutamente niente. Ma perche’ Todor voleva dar loro questi soldi? Chi glie li ha dati?”.
“Loro dicono che a Todor glie li abbiamo dati noi. Almeno cosi’ dice Todor. Noi non glie li abbiamo dati, forse glie li hai dati tu?”.


A questo punto, per capire il senso della telefonata, devo spiegare tutto dall’inizio.
Seva e Agostino, lei bulgara lui romano, sono due amici insieme ai quali, io e Renata, abbiamo girato per qualche mese per cercare un locale dove aprire un ristorante con cucina italiana. Agostino, infatti, e’ cuoco. A Pazardzhik non ce ne sono e c’e’ la possibilita’ di poter lavorare proficuamente, sempre che i bulgari apprezzino la nostra cucina. Nel mese di gennaio, finalmente, abbiamo trovato un locale chiuso da poco nel quale c’era gia’ l’arredamento, una vecchia cucina e soprattutto la licenza. Cominciamo a fare tutte le pratiche per la riapertura, la ristrutturazione dell’impianto elettrico e idraulico, la licenza sanitaria, la messa a punto – insomma – per una rapida apertura. Facciamo tutti i giri che, in questi casi, sono d’obbligo, per fare apporre i timbri previsti, al Comune, alla Asl locale, polizia, vigili del fuoco, ecc. In un’agenda, giorno per giorno, appuntiamo tutte le spese e il motivo.
Qualche giorno prima dell’apertura - per inciso – io e Renata, per motivi che esulano da questo racconto, ci siamo tirati indietro dal progetto, lasciando soli Agostino e Seva, ma rimanendo, in ogni caso, accanto a loro continuando ad aiutarli fino all’inaugurazione del locale e stando loro vicini anche fisicamente per ogni bisogno.


“Ma io a Todor non gli ho dato niente, e non mi sarei permesso mai di farlo, se non dopo essermi consultato con te e con Seva. E poi se avessi dato 200 leva a Todor avrei dovuto appuntarli nelle spese. Perche’ non telefoni a Todor? Vuoi che venga li’ e cosi’ chiariamo meglio le cose?”.
“No, no, non c’e’bisogno. Io ero gia’ sicuro che tu non c’entravi niente, volevo averne la certezza. Appena passa Todor Seva si fa dare la spiegazione”.
“Ok, fammi sapere”, e attacco. Renata, che aveva sentito tutto e che aveva capito quasi ogni cosa, mi chiede ulteriori ragguagli. Quando le racconto tutto, lei mi risponde: “I 200 leva che l’altro giorno tu hai dato a Todor erano i soldi per il maiale”.


Devo fare un altro inciso per raccontare la storia del maiale. In uno dei miei post precedenti ce n’era uno intitolato L’ammazzatina. In poche parole a Natale ho comprato, insieme all’amico Todor, un maiale che poi Todor ha scannato a casa. Piu’ di una volta ho chiesto a Todor quanto dovevo dargli per la mia parte, e mi rispondeva che ancora non lo sapeva perche’ doveva farselo dire dall’amico dal quale avevamo comprato il maiale. Poi, finalmente, alla fine di gennaio, alla mia ulteriore richiesta mi ha detto che la parte mia era di 180 leva. In quel momento non avevo soldi con me e gli ho detto che glie li avrei dati non appena ci saremmo rivisti. Nessun problema. Todor e’ impiegato in una ditta che si occupa di disinfestazione e rilascia ricevuta dell’avvenuta disinfestazione. Lo abbiamo chiamato anche noi per fare la disinfestazione del ristorante.

La mattina del 4 febbraio Todor arriva al ristorante portando con se’ due ispettrici del kai’ (la nostra Asl) per far controllare l’agibilita’ del locale. Queste due ispettrici erano gia’venute al ristorante per il primo controllo, sarebbero passate dopo dieci giorni per vedere se tutti i lavori erano stati fatti e dare il permesso di apertura. Mentre le ispettrici controllavano il locale io facevo compagnia a Todor, poi – improvvisamente - mi sono ricordato dei 180 leva che gli dovevo, ho preso dalla tasca 200 leva e glie li ho dati. Aspettavo che mi desse il resto, ma lui sorridendo li mise in tasca. Mi sono vergognato a chiedergli i 20 leva di resto che mi doveva, pensando che in fondo tutto il lavoro per il maiale l’aveva fatto lui, e cosi’ non gli dissi piu’ niente. In ogni caso avevo saldato il debito. Le ispettrici, finito il controllo, danno il permesso di apertura, salutano e vanno via accompagnate da Todor.
Quando Renata mi ricorda i 200 leva che avevo dato a Todor, si accende la lampadina e capisco tutto. Telefono subito ad Agostino e gli spiego quello che effettivamente era successo, ma che Todor, equivocando sui 200 leva che gli avevo dato, aveva creduto – con il pensiero ereditato dal vecchio regime – fossero un regalo per le ispettrici per facilitarci l’apertura. Purtroppo, le due signore erano gia’ andate via. Preoccupatissimo, mi vesto e dopo 15 minuti arrivo al ristorante. Qui trovo Todor con la moglie che, casualmente, erano venuti a prendere un caffe’. Erano arrivati poco dopo che le due ispettrici andassero via.
Naturalmente, con il mio bulgaro, non ci saremmo mai capiti. Spiego ancora un volta a Seva, che parla e capisce l’italiano (si fa per dire!) tutto l’equivoco e chiedo a Todor che cazzo ha combinato. Lui mi risponde con una risatina e tutto finisce li’, ripromettendoci pero’ di andare a spiegare a quelle due brave signore che non hanno accettato il denaro che e’ stato tutto un equivoco dovuto a un maiale, e scusarci. Ripensandoci, dopo qualche ora, mi sento la schiena percorsa da un brivido: se queste due signore avessero denunciato il fatto, in che modo avremmo potuto spiegare l’equivoco? Qui non penso proprio ci siano le garanzie e supergaranzie, che in Italia fanno in modo che, prima che uno straniero vada in prigione, abbia il tempo di poter fare altri 10 reati e poi fuggire.
Prometto a me stesso che il prossimo anno il maiale, o si paga anticipato o non si compra. E’ un rischio troppo grosso!!!