giovedì 31 dicembre 2020

COVID-19, VACCINI E PRIMATI ITALIANI

 Il tempo e l’età non mi consentono più di postare i tantissimi articoli che nel tempo hanno arricchito questo blog, tuttavia con questo articolo nel 2020 sono arrivato a 4, e tutti – guarda caso – trattano lo stesso argomento, il Covid-19. Questo mostro velenoso ha dato in pasto ai giornali e alle televisioni almeno il 60% delle loro pagine e palinsesti, e anch’io non sono da meno con il mio 100%. Ci sarebbe da parlare anche della Bulgaria, ma mi perdonino i bulgari, il mio cuore batte preoccupato soprattutto per l’Italia, perché lì ho lasciato gli affetti più cari.

Il mio, comunque, vuol essere un discorso a latere, per ricordare quanto eccelliamo, come popolo, sopra ogni altro. Nella enogastronomia, nella cultura, nell’arte, nelle bellezze naturali, e queste son poca cosa, perché il Covid ha dimostrato ancora una volta, che siamo primi senza ex aequo in Europa e quasi quasi nel mondo, almeno percentualmente. 

PRIMI in Europa ad importare il Covid-19, ma additati come esempio in tutta Europa; tutti parlavano dell’efficienza e della bontà del sistema Italia. 

Con 74.000 morti che continueranno ad aumentare, in Europa non può batterci nessuno. PRIMI

Con 209 miliardi di euro siamo i più premiati dall’Unione Europea. Una cifra così non l’avevamo mai sognata, ma il guaio sarà come spenderla. Forse ci aiuteranno 300 consulenti più ministri vari. PRIMI

Diventeremo PRIMI anche per come li avremo spesi male, ma questo dovrà ancora avvenire, anche se sarei felice di sbagliare la previsione. 

A comprare mascherine, guanti, siringhe, tamponi, ventilatori e via dicendo siamo stati ovunque quelli che li abbiamo comprati più cari in Europa. PRIMI. 

Abbiamo una task force che tutto il mondo ci invidia: il governo si è circondato di qualche migliaio di manager, virologi, consulenti con i quali dovremmo sconfiggere il virus e superare brillantemente il disastro economico che ci sta davanti. Persino Trump ne è rimasto colpito. PRIMI

Abbiamo parecchi commissari, ma uno li supera tutti. Per i compiti che gli hanno assegnato dovrebbe essere un alieno, ma i comuni cittadini lo chiamano Arcuri. Io penso veramente che possa essere un alieno, avrete più di una volta sentito la sua voce: metallica e robotica come si sente nei film di fantascienza, fateci caso anche voi. Anche il suo atteggiamento lo dimostra, in supponenza e tracotanza, quello che fa lui è inappellabile e sono cazzi se lo contesti. Penso sia un baluardo inamovibile per condurci fuori dalla pandemia, suppongo abbia già fatto questo in altri mondi. PRIMI

E poi siamo i PRIMISSIMI nei DPCM. Dovevo aspettare 80 anni per sentire per la prima volta questo acronimo (Decreto Presidente Consiglio Ministri). Con me nessun italiano li aveva sentiti prima. Mi ricordano gli anni del militare. Inizialmente ho pensato fossero le famose SRCM, anche esso un acronimo (Società Romana Costruzioni Meccaniche). Le SRCM erano bombe antiuomo e ho subito pensato che con quelle il Presidente Conte volesse bombardare il Covid, anche perché aveva parlato di una vera potenza di fuoco, ma evidentemente avevo capito male. 

PRIMI, sempre parlando di Conte, ad avere un Presidente del Consiglio eletto da NESSUNO, ma questo sarebbe passato in sott’ordine se avesse fatto le cose per benino, come suol dirsi. Quello che sta succedendo certamente non è cosa da poco, peggio di una guerrissima, e questo lo abbiamo capito tutti e si capisce anche che qualsiasi governo possa fare degli errori di valutazione, ma persistere negli errori e far poi pagare pegno ai cittadini è diabolico o da inetti. 

Questo avvocato professore, facendo da tramite e sensale tra due partiti che si odiano e con lo stato d’emergenza che avremo per chissà quanto tempo, sta provando ad arrogarsi un potere che nessun altro Presidente del Consiglio ha mai avuto, è diventato oltre che padrone della Rai, anche un uomo di spettacolo, quello che con un inglesismo si potrebbe definire uno showmen, ha fatto più spettacoli lui che Antonella Clerici. I sondaggi dicono che piace molto alle teenagers, probabilmente perché racconta molte favole. 

Solo un altro arrogante come lui potrebbe scalzarlo da Palazzo Chigi, ma questa è una favola che ancora non si sa come finirà. Una volta Stai sereno di renziana memoria e un’altra Ciao, sempre metodo renziano ricicciato. 

Potremmo pensare che essendo arrivati i vaccini tutto si risolverà presto. No sarà affatto così. Intanto devono arrivare e poi dovrebbero vaccinarci quei medici e infermiere che il governo sta cercando disperatamente, attraverso bandi emessi all’ultimo momento. Perché Arcuri non può pensare alla pandemia e ad altre mille cose, è solo un terralieno. Poi anche alcune centinaia di operatori sanitari hanno dichiarato che loro non si vaccineranno, e allora a me, piccolo ignorante uomo della strada, nasce un interrogativo e un dubbio: perché non vogliono vaccinarsi? Dovrebbero essere i primi perché in prima linea, per cui, dubbioso, penso debba esserci qualcosa di oscuro in questi vaccini. 

Certamente sono state bravissime le case farmaceutiche a sfornare tutti questi vaccini in circa 8 mesi quando generalmente servono anni per testarli. La quasi totalità del mondo scientifico, insieme ai governi, si sta sgolando per convincerci a farlo volontariamente (ma finirà per essere di fatto obbligatorio), ma questo stesso mondo scientifico è quello che per mesi e mesi ci ha detto tutto e il contrario di tutto. Chi mi dice che questa volta mi dicano la cosa giusta? Questo potrebbe pensare qualsiasi povero uomo della strada, anche ignorante in materia. Da come stanno andando le cose, mi sembra si debba seguire il pensiero unico: vaccinarsi, e chi non si vaccinerà sarà bandito dal consorzio umano. Democrazia moderna. 

Io, sinceramente, penso sia utile vaccinarsi anche se, in tutta la mia vita ho fatto solo a 5 anni quello contro il vaiolo. Poi mai più nessun vaccino e soprattutto nessuna influenza mai. Dovrei farlo adesso a 80 anni quando penso che evidentemente il mio organismo ha gli anticorpi naturali? Ma pur non facendolo, vedendo i danni mortali che sta provocando questo virus, dico a ognuno che incontro che bisogna farlo. Non sono un no-vax. Quanto a me, mi affido a Dio e al destino. 

Non parlo dei RISTORI perché questo governo non ha saputo neanche trovare la parola adatta, forse troppo intento a buttarci in faccia quelle parole inglesi che la maggior parte della gente non capisce ma che servono a intorbidare le acque. La lingua italiana dovete usare, per primi voi politici e governo. La lingua italiana è la più ricca di tutte e la più bella. In questo siamo primi ma non la usate. Il dizionario Treccani definisce la parola ristori: compenso, risarcimento. Quello che il governo ha dato non è né compenso né risarcimento, quello si chiama elemosina, che sarebbe già benefica se fosse volontaria ma questa è una elemosina imposta, ed è vergognosa. 

Ricordate 9 mesi fa quando si diceva Andrà tutto bene? Già allora mi ero permesso di aggiungere “per chi sopravviverà”. Tanti se ne sono andati e tanti altri ancora se ne andranno, abbiamo solo bilanci parziali, ma alla fine saranno tragici. E come al solito ci saranno le solite forbici: il ricco sempre più ricco e il povero sempre più povero. Ai balconi non si affacciano più famiglie a cantare e agitare le bandiere. 

Ce ne sarebbero tante altre considerazioni da fare, a cominciare da cash back e lockdown, ma mi fermo per carità di patria. Perdonate il mio sfogo. Qualcuno lo capirà, altri no; ma oggi mi sono liberato di un rospo che portavo dentro da tempo. 

E’ doveroso ringraziare per abnegazione e senso del dovere, tutto il corpo sanitario che ha avuto centinaia di vittime e le Forze Armate che stanno organizzando logisticamente le prossime vaccinazioni. 

Auguro a ogni italiano tutto il bene possibile per questo 2021 che arriva, sperando che scacci al più presto questo maledetto mostro che ci sta cambiando anche negli affetti. L’abbraccio e la stretta di mano sono diventate un pericolo mortale. Lo stesso augurio faccio ai bulgari, che probabilmente hanno anche più ragioni di noi per essere incacchiati. 

Benvenuto 2021 e Buon Anno a tutti!! 





giovedì 16 aprile 2020

COVID-19. FINE PRIMO TEMPO



Non scrivevo da quasi un anno e improvvisamente mi ritrovo a pubblicare un post a settimana, non so se è il risveglio dell’orso o il canto del cigno. Alla mia età propendo più per la seconda ipotesi. Anch’io, evidentemente, sto trovando il tempo per dedicarmi all’impegno preferito. Se continua così noi pensionati potremo contarci a vista d’occhio. In Bulgaria, fortunatamente, ancora si resiste, ma in Italia sta scomparendo la storia del secolo passato, perché la storia la fanno i vecchi. 

Ci dicono che sta per esaurirsi la fase 1 e si pensa già alla fase 2. Tanto ormai siamo diventati numeri, 1 2 poi verrà 3 e tra non molto ci accorgeremo che con la fase 4 forse avremo finito anche i nostri giorni. 

Molti penseranno ch’io sia ostinatamente pessimista; non è così perché sono un ottimista incallito, in special modo da quando soggiorno a Pazardjik, una città ancora lontana dalla tempesta epocale che sta affliggendo l’umanità. Ma questo non mi impedisce di guardare fuori dalla nostra fortunata oasi e vedere l’Italia e mezza Europa che cade a pezzi. Ci assicurano che tutto andrà bene, basta restare a casa. Intanto gli italiani hanno finito di cantare ai balconi l’inno nazionale o Vincerò o Azzurro e stanno iniziando a contare quanto rimane loro in tasca. Penso che quei canti resteranno un lontano ricordo. Da contare ci sono solo i nostri vecchi – e anche kolti giovani, purtroppo - che se ne sono andati, e sono tanti.


SI PASSA ALLA FASE 2 

Ci dicono che ai primi di maggio, gradatamente per settori, passeremo alla fase 2, quella cioè della ripresa del lavoro, del commercio, dell’artigianato, del turismo e dell’industria. L’agricoltura, anche zoppa, ha continuato a lavorare, per nostra fortuna, per farci mangiare. Tra la fase 1 e la fase 2, ci dovrebbe essere la fase 1 e mezzo che sarebbero gli aiuti che lo Stato ha profumatamente elargito ai cittadini che hanno avuto la fortuna di ricevere la cassa integrazione o i 600 euro; se poi rimangono alcuni milioni di altri disgraziati che non riceveranno nulla, pazienza… nella statistica finale anche loro faranno parte di quelli che hanno ricevuto mezzo pollo. 

Con l’inizio della fase 2 bisognerà far fronte al pagamento della luce, del gas, dell’acqua, all’affitto e agli altri mille balzelli e tasse che non sono stati condonati ma soltanto rimandati di uno o due mesi. Per cui, cari cittadini, iniziate a rimboccarvi le maniche perché l’Italia che produce sta per mettersi in moto, con la speranza che il posto di lavoro sia sempre aperto. Ma che dici, nessuno può essere licenziato, ma se il negozio è chiuso sarai un lavoratore a vuoto, perché nessuno ti potrà pagare lo stipendio. Ma io sono certo che questa Italia, tra mille impicci e mille casini, in qualche modo continuerà a sopravvivere, anche perché abbiamo alle spalle uno Stato-padre e un’Europa-madre che sicuramente non lasceranno che i loro figli sprofondino in un baratro senza fine. Chiamatemi pure Cassandra, ma posso assicurarvi che ne usciremo tutti con le ossa rotte e che avremo tanti anni difficili da mandar giù (come vedete, sono ottimista pure sugli anni che mi restano). L’unica consolazione sarà che chi adesso è ricco, domani sarà ancora più ricco e che i soliti furbetti, su questa disgrazia, avranno costruito le loro fortune. Ve lo posso assicurare con una firma anche su una cambiale. Vogliamo parlare degli aiuti alle imprese? Scusate, non aiuti, prestiti. Lasciamo perdere, per carità di patria. 200 miliardiiii, le parole ancora mi rimbombano nelle orecchie... lo ripeteremo alle tante imprese che chiuderanno.


PIO ALBERGO TRIVULZIO… FINE DELLA SECONDA REPUBBLICA? 

Siamo ancora al centro di una pandemia che sta sconvolgendo il pianeta, ed era impensabile che in Italia non intervenisse la Giustizia con la A maiuscola. Chissà perché siamo l’unica nazione al mondo dove immancabilmente, quando accade un disastro, la Giustizia e le Procure si mobilitano con dispiegamento di forze che meriterebbero ben altri impieghi. Per carità, non voglio assolutamente dire e non penso, che queste inchieste che si aprono non siano legittime, anche perché partono da denunce che tanti cittadini hanno presentato per la morte quanto meno sospetta dei loro padri, madri e parenti vari. Mi riferisco, naturalmente, ai tantissimi centri anziani, case di cura, le cosiddette RSA, che accolgono – dietro lauto canone - i nostri anziani in queste strutture protette, che dovrebbero pensare al loro benessere e accudirli decorosamente fin che il Padreterno non li chiami a sé. 

Sappiamo per esperienza, dalle cronache giornaliere, di molti di quest complessi nel quali questi anziani vengono vessati e picchiati invece di essere curati, e bene fa la magistratura a chiuderle e mandare in galera i responsabili. La cosa strana che oggi vedo, è che almeno trenta Procure stiano indagando su presunte responsabilità dei gestori e amministratori di questi istituti. Conoscendo i tempi biblici della magistratura italiana, in quale degli anni duemila vedremo i giudizi finali? E siccome, molte volte la storia si ripete, guarda caso tutto sta ricominciando dal famigerato Pio Albergo Trivulzio. Famigerato non perché tratti male i suoi assistiti, ma perché le famose mazzette che poi hanno fatto cadere la Prima Repubblica sono state scoperte lì per la prima volta. Fino allora l'Italia era totalmente vergine. Il risultato di quegli eventi è sotto gli occhi di tutti: la corruzione oggi è decuplicata, corrotti e corruttori continuano a proliferare, ma questo è permesso finché non cambierà veramente il Sistema Italia. 

I parenti hanno ragione a presentare queste denunce, ma devono essere fatte contro ignoti, così che tra gli ignoti, oltre a esserci i responsabili amministrativi e il corpo sanitario con i suoi addetti, possa esservi incluso anche lo Stato. A prescindere dalle singole inadempienze o colpe in mala fede, tutti questi operatori si sono trovati, per la prima volta, dinanzi a un mostro che alla prima mossa falsa inghiotte chiunque, mentre oggi sappiamo che bisogna affrontare la bestia con mascherine, guanti, tute da astronauta e non basta. Quanti di questi operatori sono contagiati o sono morti per cercare di salvare altre vite? Forse più degli stessi pazienti da curare. A tutt’oggi questi operatori sono ancora lasciati a soccorrere questi anziani a mani nude. I responsabili ne sapevano molto meno dei comitati scientifici che ancora non sono d’accordo su quali misure prendere, sia per non essere contagiati che per curare i contagiati. Tuttora mancano materiali e strumentazioni che dovrebbero essere a corredo di ognuna di queste strutture, ma non sono in dotazione perché sono stati sottratti miliardi alla Sanità. Lì bisognerebbe crcare eventuali colpevoli. Eppure paghiamo le tasse più alte d’Europa. 

La stessa Organizzazione Mondiale della Sanità ci diceva che non era ancora il caso di parlare di pandemia. Il governo, con il quale non voglio assolutamente polemizzare, ha fatto tanti errori, ma cerco di mettermi anche dalla parte di chi si trova nella savana con un leone davanti ed è disarmato. Quanti ordini e contrordini, quante circolari contraddittorie una dall’altra? Cosa fare? Qualcuno potrebbe obiettare che nessuno dovrebbe andare nella savana disarmato, ma oggi il convento ci passa questo e dobbiamo accontentarci, aspettando tempi migliori e uomini eletti, con una minor potenza di fuoco e più decisioni condivise, perché oggi questo serve all’Italia. Poi sarà la Storia a giudicare. 



mercoledì 8 aprile 2020

ANDRA' TUTTO BENE...




QUESTO E' IL MIO ANDRA' TUTTO BENE ORIGINALE


Ogni anno abbiamo un tormentone canoro estivo, Andrà tutto bene è il tormentone del Coronavirus… lo sogno la notte insieme agli avvisi televisivi su cosa dobbiamo o non dobbiamo fare per sopravvivere, ho imparato a memoria gli iban delle varie banche cui mandare il nostro contributo per aiutare la Protezione Civile. Ma andrà bene un cazzo!!! E lo strillo forte forte forte. L’unica cosa che sta andando meglio, spero, è la notizia che ci sono meno contagiati e probabilmente moriranno meno persone, meno medici e meno infermieri/e e meno addetti alla vigilanza. Per il resto non va e non andrà bene proprio niente, a cominciare dalla solita questua che ogni volta gli italiani sono invitati a partecipare per aiutare questo o quell’altro. 

Siamo un popolo generoso e altruista ma non si può appozzare sempre alla solita botte, specialmente quando la botte è quasi vuota, e posso capire che sia per un’opera umanitaria, e vorrei sapere quanti dei nostri soldi vanno effettivamente a buon fine. Ma non sopporto l’aiuto in denaro che la televisione ci invita a versare alla Protezione Civile, che è una istituzione governativa che fa capo al Presidente del Consiglio dei Ministri, guidata ora da un governo e ora da un altro. I soldi per la Protezione Civile sono inglobati nel bilancio statale e già li paghiamo. 

Non va bene con queste benedette mascherine. Passi il fatto che chissà per quanto tempo dobbiamo andare in giro mascherati da carnevale, ma almeno, se sono obbligatorie, fatele trovare e fatele pagare il giusto. Tutti i giorni in TV dicono di milioni e milioni di mascherine che arrivano da tutte le parti del mondo, mentre quelle prodotte dalle nostre fabbriche aspettano che gli organismi a ciò prefissati le omologhino. Mancano respiratori e ventilatori e mascherine che restano alle dogane per i soliti timbracci che servono per essere omologati, mentre a fine gennaio l’ineffabile narcisista Presidente del Consiglio enfaticamente dichiarava che eravamo pronti a qualsiasi emergenza, ogni caso dichiarata per sei mesi. Ha mai pensato di chiedere scusa ai parenti delle migliaia di vittime? Non per il contagio in sé, ma per le bugie dette. 

Ormai il Coronavirus è divenuto lo show televisivo del momento e abbiamo centinaia di esperti che ci dicono tutto e il contrario di tutto e la nostra testa è in confusione totale, ma dobbiamo stare a casa, zitti e mosca, e aspettare che il governo, dopo aver preso tutti i provvedimenti in ambito sanitario, inizi a prendere in esame quelli economici. 

Vero è che quello che sta succedendo è uno straziante evento planetario, ma noi ci saremmo trovati in difficoltà per molto ma molto meno, e dobbiamo alla professionalità, abnegazione e sacrificio del nostro personale sanitario se ancora resistiamo in trincea. 

Se fossi a tu per tu con il tuttofare Presidente del Consiglio lui mi risponderebbe che tutti i provvedimenti sono stati già presi. Noooo!! caro Presidente, sono solo parole vendute alla televisione, devono prima passare all’esame di due Camere, poi sulla Gazzetta Ufficiale e poi aspettare i decreti attuativi. Siamo pieni di leggi mai entrate in vigore per mancanza dei decreti attuativi. Quindi vedremo quando saranno pronti gli aiuti per le migliaia di imprese che stanno al collasso. 

Con la crisi ancora in atto c’è stata la chiusura di migliaia di aziende e il suicidio di centinaia di imprenditori. Se i tempi della burocrazia sono questi ce ne saranno altre migliaia, alle quali si aggiungeranno i milioni di disgraziati che aspettano o i sussidi o la cassa integrazione. La Germania in modo semplicissimo ha già dato sia ai cittadini che alle imprese somme che per noi sono proibitive, ma l’ha già fatto. Noi ci indebiteremo ulteriormente, ma se lo Stato per una volta diventa Padre, gli italiani che ne sono Figli sapranno rispondere con orgoglio per ritornare a galla. 

Dovete smetterla di prenderci per i fondelli, e mi riferisco a tutti i partiti politici. Questa burocrazia va eliminata perché sta strangolando l’Italia e nessun partito politico la vuole toccare, forse perché fa comodo a tutti. Bisogna smetterla di presentare chili di carta per tirar su un cacatoio. Burocrazia e corruzione stanno uccidendo gli italiani e affondando l’Italia. Bisogna cambiare il Sistema Italia con il Sistema Trasparenza. Tutti parlano di trasparenza mentre stiamo nel buio più assoluto. 

Oggi è crollato l’ultimo ponte. Quanti ponti, quante gallerie devono crollare, quanti anziani devono ancora morire in tante strutture sanitarie private (non tutte per fortuna) che pensano solo ad incassare rette senza dare nulla in cambio, per vedere i responsabili di questi crimini marcire in galera? Il ponte crollato oggi era stato revisionato qualche mese fa perché erano comparse delle crepe, oggi abbiamo visto che tipo di revisione era stata fatta. 

Quando penso di essere italiano mi reputo un fortunato. Essere cittadini di una Nazione che possiede un terzo dei beni artistici e culturali del mondo, che ha avuto nella scienza, nella letteratura, nell’arte, nella storia, nell’architettura quello che ogni popolo della terra ci invidia, ci obbliga ad avere governanti che siano all’altezza di tanta grandezza. Ecco perché continuo a sperare che ritorneremo grandi. Forse quando tutti capiremo che bisogna cambiare registro. 





giovedì 2 aprile 2020

Di Corona Virus si guarisce ma di burocrazia si muore

Dopo quasi dieci mesi, desolazione e rabbia mi spingono a scrivere questo post. Come tutti avranno notato il mio blog resta vuoto oggi di notizie che si possono trovare giornalmente su tutti i social, anche se rimane un sito, a mio modesto parere, sempre valido per tutti coloro che abbiano intenzione di scoprire come si possa vivere più decorosamente in Bulgaria. 

La tragedia che stiamo vivendo, questo maledetto Corona Virus, che interessa tutto il mondo, ma che sembra accanirsi particolarmente sull’Italia, mi spinge a considerazioni e pensieri che mai avrei pensato dovessero lambire la mente umana. Forse solo adesso ci rendiamo conto della nostra fragilità e del fatto che, malgrado tutte le pillole indorate, facciamo parte dei grandi numeri. Non siamo più persone ma numeri. Le persone che finiscono il ciclo terreno, lasciano questa terra con il conforto di persone care, con un figlio una madre un padre un parente qualsiasi a dar loro conforto nel trapasso. Oggi si muore, invece, soli da appestati, chiusi in fretta per non contagiare, cremati, senza funerali e riconsegnati in un’urna ai parenti quando sarà possibile. E’ andata a farsi fottere anche la pietà cristiana. Altro che cani! 

Non è mia intenzione qui fare polemiche sull’emergenza prevista anzitempo, sulle attrezzature, sui materiali, sulla tempistica, sulle strutture all’avanguardia e sulla prontezza e adeguatezza di mezzi dello Stato nel fronteggiare la catastrofe possibile che si sarebbe abbattuta su di noi, dichiarata dal nostro Presidente del Consiglio. Ce ne accorgiamo tutti i giorni. Ormai siamo in guerra e dobbiamo combattere con qualsiasi mezzo, tutti insieme, per uscirne vivi e vincitori (!!!!). 

Scusate le ultime due parole: vivi lo speriamo, ma vincitori non credo e cercherò di spiegarmi meglio dopo. 

Dobbiamo prima ringraziare tanti eroi che ogni giorno si stanno sacrificando per difenderci da questo contagio. (Io vivo in Bulgaria che mi auguro non debba trovarsi nella situazione italiana, ma quando dico “ci” lo intendo come italiano che ha lasciato figli parenti e affetti in Italia e che si sente italiano dalla testa ai piedi). Sono persone come noi, che tutti i giorni fanno il loro lavoro accanto e per i contagiati: medici e infermieri uomini e donne, che lavorano indefessamente fino all’esaurimento e alla morte. Loro non vogliono questo appellativo ma ognuno di loro dovrebbe ricevere una medaglia d’oro al valor civile e tanti di loro alla memoria, purtroppo. Molti di loro vengono dalle nazioni più disparate: Cina, Russia, Cuba, Albania, nazioni che non fanno parte dell’Europa, ma che amano l’Italia e il popolo italiano. Abbiamo anche ricevuto aiuti da Trump, anche lui mi sembra non faccia parte dell’Europa. 

Stiamo ancora aspettando gli aiuti dei nostri “fratelli” europei. Mi viene il vomito solo a pensare di poter essere imparentato oggi con un olandese o con un tedesco. Eppure i tedeschi hanno anche accolto alcuni dei nostri contagiati in eccesso nei loro ospedali. Ma in quanto a dare un aiuto economico per farci uscire da questo inferno, non se ne parla. Loro i soldi te li prestano ma con interessi da strozzini. Cravattari ne abbiamo già abbastanza a casa nostra e li combattiamo. Adesso, forse, stanno scendendo a più miti consigli, dopo aver visto incazzato – finalmente – anche il nostro Presidente della Repubblica. Bisogna far capire loro che non vogliamo regali, ma pagare nel tempo interessi non onerosi come quelli che ha subito la Grecia. Qual che sia il risultato di questa prossima trattativa, pur essendoci in questa UE molte cose buone, sono sempre di più quelle che non ci porteranno mai a poterci definire Stati Uniti d’Europa. Questa è solo commistione di denaro e banche. Mi fermo qui perché, come dicevo prima, non voglio alimentare polemiche. 

Vorrei tornare, come detto prima, sulla parola “vincitori”. Quali vincitori? Alla fine di questa pandemia ci saranno certamente pochi vincitori e saranno sempre i soliti, quegli immancabili sciacalli che si arricchiscono sulle disgrazie altrui e ci saranno sempre di più i soliti vinti, la gente comune, quella che si alza ogni mattina per andare al lavoro, i non raccomandati, quelli che nel lessico popolare sono i “numeri”. 

Sento tutti i giorni i provvedimenti economici che i nostri governanti si apprestano ad emanare per portare aiuto alla popolazione. E già da questo capisco (scusate il mio pessimismo) che questo Covid-19 ucciderà molte più persone dopo di quante non ne stia uccidendo adesso. 

L’Italia è una nazione che è impastoiata nella burocrazia alla ennesima potenza, e qualunque legge si faccia per sburocratizzarla non fa altro che incasinare le cose sempre di più. Siamo il popolo dei certificati, dei timbri, dei permessi, delle autocertificazioni che sono legali ma non valgono perché bisogna presentare la domanda su un modulo apposito, del progetto che deve passare l’avallo di dieci funzionari, e di mille altre cazzate che ci complicano la vita. E adesso vengo al dunque… 

Da più di un mese l’Italia si è fermata, migliaia di aziende ed esercizi commerciali sono chiusi, la gente è costretta a vivere in casa per non spargere ulteriormente il virus, scuole chiuse, linee aeree sospese, lavoratori e lavoratrici tutti a casa. Aperti solo supermercati, farmacie e attività di pubblica utilità. 

Adesso mi permetto umilmente di fare una piccola analisi, che non vuole essere la soluzione al problema, ma potrebbe aiutare la gente. Tra la popolazione italiana, tolti gli impiegati nella pubblica amministrazione, tolti i pensionati, tolti i minori da 0 a 18 anni, tolti coloro che hanno dovuto lavorare forzatamente per pubblica utilità, tolti coloro che usufruiscono del reddito di cittadinanza, tolti coloro che hanno avuto finora un reddito superiore ai 60 mila euro annui, rimangono a questo punto solo lavoratori e lavoratrici che attendono i soldi della cassa integrazione, i cococò, i partite Iva, gli autonomi, i disoccupati, i lavoratori in nero e gli indigenti cronici. Può darsi che qualche categoria l’abbia dimenticata, ma non importa, la potremo aggiungere subito dopo. 

Signor Presidente del Consiglio, signori ministri, signori parlamentari governativi e dell’opposizione, signor Presidente della Repubblica, 
quanti giorni di autonomia economica pensate che possano avere questi ultimi che ho citato? E’ da più di un mese che stanno a casa e non sanno ancora per quanto tempo dovranno restarci. Una parte di loro avrà senz’altro qualche risparmio che finirà presto, ma la maggior parte o ha finito i soldi o non li aveva già da prima, neanche per mangiare. E voi fate i conteggi adesso per far avere la disoccupazione o un sussidio ad ognuno chissà per quando? E bisogna, in ogni caso, compilare questi maledetti moduli e poi presentarli all’Inps o a un Patronato, che già sono intasati e aspettare se va bene la pratica? In mezzo a questi ce ne sono migliaia che non hanno mai visto un computer e non sanno dove andare e cosa fare, perché come al solito parlate un linguaggio lontano dalla gente. 

Ogni cittadino italiano ha un codice fiscale e lo hanno anche i lavoratori stranieri. Se siete governanti seri date disposizione alle banche, con garanzia dello Stato, di dare una somma che sarà stabilita dal governo, dietro presentazione del codice fiscale e firma per ricevuta della somma ricevuta. Avrete salvato migliaia e migliaia di vite. I conti con queste persone si faranno dopo, a pandemia archiviata. Vedrete che non avrete a pentirvene, sarebbe la prima volta in Italia che il cittadino non senta nemico lo Stato. La stessa cosa dovrebbe avvenire per il credito alle piccole e medie imprese che sono la parte preponderante della nostra Nazione e del Pil italiano. Sono loro che rimetteranno in moto l'economia. E sbloccate questi benedetti lavori di riassetto dell'Italia, ma subito, altrimenti non ci rialziamo più.

Ma io oggi sono pessimista. Questo voi non lo farete mai, perché la pancia piena non tiene conto di quella vuota. E voi avete la pancia fin troppo piena. In televisione ci stanno martellando tutti i giorni per fare un bonifico di solidarietà destinato alla Protezione Civile. Anch’essa sta zoppicando, ma la perdoniamo perché la situazione è veramente ingarbugliata. Mi sembra che solo il Movimento 5 Stelle nella persona del senatore Iunio Valerio Romano (il nome per me è già una garanzia) abbia proposto ai colleghi di dimezzarsi lo stipendio per versarlo alla Protezione Civile; non so di altri partiti, compreso il mio, che abbiano manifestato questa solidarietà, che non dovrebbe essere volontaria ma doverosa. 

Oggi stesso su Facebook, io personalmente e anche come incaricato di Patronato, inviterò tutti i pensionati residenti in Bulgaria che lo riterranno opportuno, di versare anche una piccola somma di solidarietà alla Protezione Civile. Sarà poca cosa ma tante piccole gocce d'acqua formano un oceano.

Scusate il disturbo. 





mercoledì 12 giugno 2019

I miei primi tredici anni a Pazardjik

Se penso che sono già trascorsi 13 anni mi viene la pelle d’oca, perché alla fine il tempo scorre veloce e ce ne accorgiamo soltanto se ci fermiamo un attimo a riflettere. I cambiamenti che prima avvenivano in un secolo oggi li vediamo dopo pochi anni, e Pazardjik, da allora, è cambiata molto. Ricordo di aver avuto l’impressione di essere arrivato in una città bombardata, quel terzo mondo che si descrive spesso sui giornali, ma che io mi apprestavo a vivere quotidianamente da quel 12 giugno 2006. 

Il nostro Console mi diceva un giorno che io ero il primo o il secondo pensionato sbarcato in Bulgaria, il primo di certo a Pazardjik. Si potrebbe pensare che al primo impatto sia rimasto male facendo il confronto Roma-Pazardjik, invece per me è stato amore a prima vista, sì proprio così, un amore che tuttora continua perché sono tredici anni che non ho più mal di testa, tredici anni che dal postino ricevo solo lettere o cartoline, tredici anni di vita serena. Ho dimenticato Roma? No, Roma è una città che tengo stretta in fondo al cuore, perché lì ho lasciato gli affetti più cari nella vita, i ricordi più belli e quelli più dolorosi. Roma è sempre Roma, ma quella meravigliosa dove sono cresciuto negli anni giovanili, non quella che ho vissuto fino al 2006 e ancor meno oggi. 

Quella Pazardjik di tredici anni fa è diventata oggi una città un po’ più rumorosa quanto basta, crescono nuovi edifici, si cerca di porre rimedio all’orribile architettura comunista, si rimettono a posto strade e strutture sanitarie, si continua a curare il verde, si cerca di entrare nel circuito europeo, ma rimangono sempre innumerevoli problemi che soltanto con gli anni si possono risolvere. Il costo della vita, pur con aumenti comunque fisiologici, è per noi più che accettabile. Resta sempre la cordialità della gente e il loro sorriso anche quando questo sorriso dovrebbe essere più che amaro. Cosa si può pretendere di più? 

Come ciliegina sulla torta, è diventata residenza stabile di molti pensionati italiani che, in massima parte, ho contribuito io a dirottare in questa piccola città, tutti ben felici di risiedervi perché qui possiamo ancora trascorrere una vecchiaia tranquilla. Come numero siamo una comunità abbastanza numerosa, tra città e dintorni, ma come succede in tutte le cose italiane, non siamo mai riusciti a organizzarci in associazione, perché anche qui si trasferiscono tutti i nostri pregi e i nostri difetti, con il risultato che tutto giace. I connazionali non me ne vogliano se anche in questa piccola Italia c’è qualche mela marcia, che generalmente si conosce dopo, ma in ogni caso marcisce da sola senza contaminare le altre. 

Grande soddisfazione è stata poi l’apertura, quattro anni fa, del Patronato Enasc, che è l’unico Patronato esistente in Bulgaria per i rapporti tra pensionati e Inps. Ma questa sede è diventata, inconsapevolmente, luogo di aggregazione e di incontro per i connazionali di Pazardjik e dintorni, e di conoscenza di tanti altri che vengono a trovarci per pratiche burocratiche da tutta la Bulgaria. E’ anche occasione di incontro e di fraternizzazione tra noi e tantissimi bulgari e bulgare che hanno lavorato in Italia e anche loro sono soggetti alla scure dell’Inps. 

Senza dimenticare che a Pazardjik ha sede Ecovita ed Ecoterra che rappresentano Rigoni di Asiago con le sue meravigliose confetture, Mares che è il tutto per i subacquei, Outlet che è il primo grande magazzino di vendita al dettaglio e all’ingrosso di prodotti alimentari e non, esclusivamente italiani, aperto da poco anche a Sofia. E poi, dopo tanti anni di tentativi mal riusciti, finalmente anche qui abbiamo un ristorante italiano, il Dea di Roma, che può farci gustare, quando ne abbiamo voglia, la vera cucina italiana, augurandoci che continui sempre così. 

Sto pensando al mio futuro… nel titolo dell’articolo ho detto “i miei primi 13 anni a Pazardjik”. Era solo una battuta, alla mia età difficilmente potrò vedere i miei secondi 13 anni, ma accetterò di buon grado quanto il Padreterno ancora mi vorrà concedere, ricordando con gratitudine gli anni di serenità (e anche di dolore, purtroppo, perché fa parte della vita) che la Bulgaria mi ha dato.

venerdì 31 maggio 2019

Bulgaria: da qui all'eternità



Sotto il titolo del mio blog Italia-Bulgaria solo andata, c’è un sottotitolo - nel giornalismo chiamato catenaccio - che dice “Pensieri e riflessioni in libertà sull’Italia che ho lasciato e sulla Bulgaria che mi ospita”. Oggi mi sono affiorati questi pensieri e riflessioni in libertà, a dire il vero non proprio piacevoli ma realistici, e ho deciso di esplicarli e rendervene partecipi perché, purtroppo, fanno anch’essi parte della nostra vita. Una signora bulgara, infatti, mi ha telefonato dicendomi che il marito, un pensionato italiano nostro assistito, è deceduto, per cui chiedeva lumi su cosa fare per richiedere la pensione di reversibilità. E’ la legge dei grandi numeri. Nel 2006 queste erano notizie rare, ma gradatamente negli anni sono divenute sempre più frequenti. 

Quando sono arrivato in Bulgaria, a 65 anni, ero gasato all’ennesima potenza, sia per le forze che allora mi sorreggevano che per la scoperta di quello che mi è sembrato un nuovo mondo, un mondo che per me – così come per tanti altri pensionati – è stato un’àncora di salvezza. Ma gli anni passano, e quando si è anziani sembra che trascorrano doppi, per cui sempre più spesso, nella nostra mente, si appalesa un futuro ansiogeno ed incerto. Incertezza non economica, perché fortunatamente in Bulgaria si è molto attenuata, ma incertezza della vita. 

Purtroppo, a questa nostra condizione non possiamo sottrarci, e anche se non lo diciamo apertamente, in cuor nostro pensiamo spesso a quando arriverà la nostra ora. E’ l’epilogo della commedia umana, tanto naturale quanto ineludibile: si nasce per morire, nulla è eterno. Le statistiche dicono che il ciclo della nostra vita si è allungato, ma noi siamo arrivati qui già in terza età o quasi. Quando dico noi mi riferisco, naturalmente, ai pensionati. Qualcuno di voi in questo momento avrà portato le mani tra le gambe, mentre la mia mano destra tira fuori indice e mignolo... 

E rifletto su quanto l’umanità faccia – durante questo viaggio terreno – per emergere, per arricchirsi, per migliorare, per sopravvivere o sopraffare e quanto altri debbano soffrire per colpa di quest’ultima, per poi ritrovarsi insieme, quando la vita ci lascia, sotto due metri di terra. Una volta passati nell’aldilà quanto contiamo ancora? Chi si ricorderà, dopo qualche anno – per non dire di meno – di noi? Voglio essere benevolo e dire i nostri figli, la nostra compagna, qualche altro parente o qualche amico, ma poi finisce lì. Oppure, talora, esce fuori un amico che dice: ti ricordi di…? Che tempi! 

Arriveranno gli anniversari a risvegliare il ricordo, sempre se chi resta se ne ricorderà. Esistono sempre le eccezioni, naturalmente, perché ci sono persone che per meriti scientifici, artistici, sociali, morali, culturali o criminali e via dicendo passeranno alla storia, ma il 99,9 per cento di noi finirà nel dimenticatoio. 

Alle ricorrenze ci vengono in aiuto, oggi, i social network, rammentando agli iscritti gli onomastici, i compleanni, gli eventi e tutto quanto concerne il nostro quotidiano. Per cui chi, per esempio, è su Facebook, ha la certezza che la sua persona sarà ricordata agli altri amici, reali e virtuali, in occasione del compleanno o di altri eventi particolari. Per completare il servizio bisognerebbe consigliare a Facebook di escogitare il modo per ricordare a questi ultimi la data dell’amico che ci ha lasciati. Così facendo automatizziamo la nascita, il corso della vita e la morte. La tecnologia, in un mondo che corre all’impazzata, forse per un attimo riuscirebbe a frenare le nostre corse aiutandoci a ricordare un amico, un parente, una persona cara che ci ha preceduto. 

Perdonate l’argomento abbastanza triste, ma quando, sempre più spesso, si ha notizia di connazionali che lasciano questa vita terrena, viene spontaneo pensare che noi siamo ancora dei fortunati. Amen. 













sabato 11 maggio 2019

Incentivo al non-voto per le Elezioni Europee


Stanno arrivando i certificati per le prossime elezioni dei membri del Parlamento Europeo. A me e ad altri connazionali a Pazardjik è arrivato ieri. Il volume della busta mi ha lasciato molto perplesso per la sua esiguità. In occasione di altre elezioni è sempre arrivato un bustone con la scheda e i candidati e l’altra busta già affrancata dove mettere la scheda e spedire alla nostra Ambasciata a Sofia. In questa occasione, invece, la lettera/certificato ci invita, per venerdì 24 e sabato 25 maggio, a recarci a Sofia presso la Cancelleria consolare per esprimere il nostro voto. E' la ripetizione esatta di quanto è già avvenuto nel 2014. Questa volta, però, non telefonerò per chiedere conferma.
Ripeto: posso essere perplesso? Le ragioni di questa mia perplessità sono molteplici, ma la prima che mi è venuta in mente è stata la solita: “Perché non vogliono farci votare?”. Perché solo per le elezioni europee ci costringono a non votare? Chi detta queste regole sul modo di votare per i residenti all’estero? Se vengono dai nostri governanti sono regole contorte e cervellotiche, se vengono dall’Europa e l’Italia le accetta è solo perché in quel consesso, evidentemente, contiamo quanto il due di coppe quando regna spade.
Non so le situazioni nelle varie nazioni dove risiedano italiani, né quale età abbiano, né se siano operatori commerciali o pensionati. Io guardo il mio piccolo orticello da pensionato, che in verità poi tanto piccolo non è, vedo le cose sotto questa veste, e credo sia molto difficile pensare che in Bulgaria si possa arrivare a una percentuale benché minima di votanti, rendendo anche penosa e umiliante l’apertura del Consolato e degli addetti per poter permettere la votazione a quattro gatti. Perché questa sarà la percentuale, raggiunta soprattutto grazie ai residenti nella capitale Sofia, che possono anche permettersi di andare a votare alla stregua di una passeggiata in centro.
Anche noi a Pazardjik, a dire il vero, andare a votare potremmo considerarla una gita estemporanea fuori porta, ma noi distiamo solo 100 km. di autostrada da Sofia. Pensate invece a chi dovrebbe (dico dovrebbe e non dovrà) sobbarcarsi un viaggio di 500 km. da Varna o 400 da Burgas o 150 da Plovdiv, per non dire di 300 o 280 e così via di altre città dove siamo residenti, che sono solo quelli di andata e poi ci sarebbe il ritorno, oppure – se un anziano minimo 70enne non se la sente – prenota in un albergo e riparte il giorno dopo. Questo viaggio, naturalmente, fatto in auto su strade bulgare (non me ne vogliano gli amici bulgari), oppure in treno o in pullman, come fosse una gita goliardica. E non voglio neanche parlare dei costi di viaggio, tutti a carico del ricco pensionato esiliatosi in Bulgaria, che vorrebbe cambiare questo nostro continente
Ve la immaginate una scena del genere? A me disgusta solo pensarlo. Ognuno, poi, trarrà le proprie conclusioni, ma di certo questa non è la premessa per creare quell’Europa solidale e unita che tutti i politici di qualsiasi colore sbandierano.
E’ rimasto qualcuno con un po’ di sale in zucca? Esca fuori e ci dica per quale motivo non vogliono farci partecipare alla costruzione di questa Europa che è anche nostra. Io intanto continuo a protestare, sperando che alla lunga questa mia protesta abbia un seguito e un risultato positivo. E continuo a gridare:
PERCHE' NON VOLETE FARCI VOTARE?

venerdì 15 febbraio 2019

A proposito di rientro agevolato al 7%

Abbiamo sentito tutti la proposta che il governo Di Maio-Salvini ha messo sul tavolo – rivolta ai pensionati italiani che sono fuggiti all’estero – per invogliarli al rientro in patria a condizioni molto vantaggiose, o almeno così pensa chi ha avuto questa idea. Per sintetizzare, tasse al 7% per 5 anni, a pensionati che risiedano all’estero da almeno 5 anni, confinati in meravigliose regioni del sud, in località o paesi che non abbiano più di 20.000 abitanti. Sinceramente, quando ho sentito i preliminari della proposta, ho pensato: “Meno male, qualcuno finalmente si è accorto anche di noi e se ne fa carico, offrendoci in cambio un’alternativa”. 

Quando ho letto tutto sono scoppiato in una irrefrenabile risata, e ridevo… ridevo… ridevo… Non c’era niente da ridere, tutt’altro, ma qualche volta succede… Passati 5 anni, poi, cosa succede? Rientriamo nel novero degli italiani nullatenenti? No, non c’è problema, pensano a largo Chigi, dopo i cinque anni è difficile sopravvivere, il problema si risolve da sé. Non ho niente contro questo governo, penso di essere diventato agnostico, anche se una speranza flebile ancora mi rimane e mi dico: ne abbiamo provati tanti che ci hanno portati al baratro, perché non provare anche questo? Peggio di così non potrebbe andare. E continuo a sperare. 

Però, una soddisfazione vorrei togliermela: invitare in Bulgaria il senatore Alberto Bagnai, che ha avuto questa idea, portandola poi nella legge di bilancio 2019. Ho sempre sostenuto, ogni volta che mi è stato chiesto, che tornerei a piedi in Italia, ma alle stesse condizioni nelle quali mi trovo in Bulgaria. Mi piacerebbe accompagnarlo per fargli conoscere approfonditamente i luoghi, le persone, la società nella quale viviamo, quanto come e in che cosa spendiamo, le bollette che paghiamo, quanta delinquenza incontriamo o percepiamo, vorremmo che ci chiedesse se viviamo tranquilli o abbiamo problemi, se la sanità funziona, se siamo felici o meno… insomma informarsi del perché di questo inarrestabile flusso migratorio dei pensionati. Potrebbe così capire che quella proposta è semplicemente ridicola e che i risultati porteranno zero pensionati in rientro. 

Figuriamoci. Tornare in Italia, per noi pensionati, sarebbe un sogno. Io, poi, sono nato in Sicilia, quindi ritornare nei luoghi natii sarebbe un meraviglioso ritorno alle origini. In Italia abbiamo lasciato figli, parenti, amici. Siamo tutti anziani, abbiamo sovente – purtroppo – bisogno o dell’ospedale o del medico di famiglia o delle medicine, quindi un piccolo, tranquillo, ridente paesino (come si diceva una volta) è la medicina adatta alla nostra età; poi nel sud non dobbiamo soffrire il freddo della Bulgaria (in verità, in quasi tredici anni ne ho sofferto molto poco), le spese per mangiare sono molto limitate, anche perché alla nostra età bisogna mangiare poco. Idealno, direbbero i bulgari. 

Purtroppo, disgraziatamente, mi capita di vedere giornalmente la televisione italiana e i gabbasisi mi cascano per terra. Negli ospedali (i pochi rimasti), soprattutto al sud, si muore al pronto soccorso aspettando che qualcuno ti visiti; se poi trovi questo qualcuno e hai dei forti dolori addominali, con una pasticca ti rimanda a casa e dopo otto ore ti riportano in ospedale, purtroppo morto prima dell’arrivo. Il ridente paesino di una volta è diventato un paese incazzato nero perché infestato da delinquenti, spacciatori e cosiddetti “migranti” che bighellonano tutto il giorno alle nostre spalle. Poi, sempre nel ridente paesino di una volta quando le stagioni si rispettavano, arriva una pioggia torrenziale che scassa le case e ammazza i paesani perché il fiume è esondato. Poi arriva la luce e l’acqua da pagare e ti si rizzano i pochi capelli rimasti… 20 euro di consumi e 25 di tasse (è solo un esempio, ma è così). Ma non finisce qui, perché resta da pagare la “monnezza” anche se nessuno pulisce, perché il Comune – giustamente – si regge sulle tasse applicate ai cittadini. Se vuoi fare una passeggiata devi guardarti bene in giro ché non ti diano una botta in testa quando va bene per toglierti anche 10 euro. E poi, e poi, e poi… i poi che ti fanno desistere sono tanti e passa la voglia di continuare. 

La ciliegina sulla torta la mette mio figlio. Gli telefono per sapere come stanno, lui la moglie e mio nipote. “A papà, lascia sta’… qui nun ce se fa più… se potessi scapperei di corsa. Qui hai il dovere solo di pagare pagare pagare, è San Paghino tutti i giorni, ma per incassare un lavoro che hai fatto bisogna andare ad elemosinarlo. Non è possibile, lasciamo sta’...”. 

Che dire? Piango per la condizione dei miei figli e mi vergogno un po’, perché io almeno ho avuto la fortuna, da pensionato, di poter scappare da un inferno che sembra non doversi spegnere mai, ma loro – e con loro tanti altri più giovani – dovranno ancora lavorare e soffrire, sempre che il lavoro riescano a trovarlo e riescano poi a prendere una pensione. 

All’Italia e agli italiani auguro tutto il bene possibile, perché sono la mia Patria e i miei connazionali, ma l’Italia potrà rialzarsi soltanto quando al bambino appena nato si insegnerà a pensare prima di ogni cosa al bene comune e poi a se stessi. Ma questa è utopia, ne sono convinto anch’io. Il nostro malessere è dovuto al 50% a noi italiani e all’Europa tecnocrate per l’altro 50%… non possiamo nascondere la testa sotto la sabbia. 

No, caro governo… non mi interessa la tua offerta, e penso non interessi ad alcuno di noi. Non sappiamo ancora quanti anni ci rimangono da vivere, ma almeno – pur lontani dall’Italia – fateceli vivere in santa pace. 

Io ho un’idea per farci tornare in Italia. E’ un progetto che si chiama “Retired City”. Lo dico in inglese perché oggi, impastati come siamo di parole straniere, che l’Europa economico-politichese ci propina per non farci capire niente, può darsi diventi un progetto che la stessa Europa potrebbe finanziare. In parole povere gli italiani la chiamerebbero “Città dei pensionati”. Venga a trovarmi, senatore Bagnai… io alla mia età viaggio poco. Le illustrerò il progetto e chissà che da una chiacchierata non si riescano a salvare capra e cavoli a costo quasi-zero per l’Italia. Se vuole può anche farlo suo chiamandolo “Progetto Bagnai”.