venerdì 6 luglio 2018

Qualche informazione per chi vuole trasferirsi in Bulgaria

Parlo, naturalmente, dei pensionati che quotidianamente chiedono notizie in merito. Queste informazioni le avevo già date sulla pagina fb Italiani in Bulgaria Oggi, ma voglio ripubblicarle più analiticamente sul mio blog perché resti nel tempo. Per chi fosse interessato faccio un piccolo promemoria. 


La prima cosa da fare è trovare un appartamento in affitto. Anche qui in Bulgaria i proprietari tendono a non registrare il contratto. Bisogna richiedere la registrazione presso un notaio perché all’Ufficio Immigrazione chiederanno il contratto registrato (anche qui, a differenza di alcuni anni fa, bisogna allinearsi alle regole europee). Poi andare in banca e aprire un conto corrente versandovi la somma di 1.000 leva e facendosi rilasciare dalla banca il documento che attesta il versamento, che dovrà poi essere presentato all’Ufficio Immigrazione. Nello stesso tempo richiedere il documento Iban timbrato e firmato, che servirà successivamente. 

All’Ufficio Immigrazione, oltre a riempire alcuni moduli (operazione che, generalmente, viene fatta da un amico bulgaro o un traduttore), bisogna presentare il contratto di affitto, la dichiarazione della banca, la tessera sanitaria, fotocopia della carta di identità. Dopo alcuni giorni viene rilasciato un cartoncino bianco provvisorio o il permesso di soggiorno con foto e periodo di validità. Se viene rilasciato il cartoncino bianco, bisogna chiedere quando si può tornare per il permesso definitivo con foto. 

Una volta finita questa operazione chiedere il certificato che attesti che il pensionato è un soggetto fiscale bulgaro. Questo certificato potrebbe esserci richiesto in seguito, quando si farà domanda all’Agenzia delle Entrate Bulgara (NAP) della dichiarazione per l’esenzione dalle tasse sulla pensione in Italia. 

Quando si è in possesso del permesso di soggiorno, iscriversi subito all’Aire. Il formulario si può trovare sul sito dell’Ambasciata nella modulistica. Nel formulario sono elencati i documenti da allegare per l’iscrizione. 

Da questo momento siamo considerati residenti in Bulgaria, ma dovranno passare almeno 15 giorni prima di essere cancellati dall’anagrafe del proprio Comune di ultima residenza. Generalmente, ma non sempre, il Comune di residenza comunica al pensionato la cancellazione. 

Chi ha una automobile con targa italiana può andare al Kat (la nostra Motorizzazione), e con 500-600 leva pagare l’ecotassa, l’assicurazione, la revisione e avere la targa bulgara. 

Trascorso un mese circa bisogna attivarsi per richiedere la variazione dell’Ufficio Pagatore all’Inps, per poter riscuotere la pensione in Bulgaria presso la banca dove si è aperto il conto. 

Alla Asl di appartenenza in Italia, invece, bisognerà richiedere il modello S1 che permetterà di usufruire dell’assicurazione sanitaria in Bulgaria. Quando la Asl manderà l’S1 bisognerà portarlo alla locale Asl in Bulgaria (Sdravna Kasa), che dopo qualche giorno rilascerà un foglio con tutti i dati del pensionato (questo sarebbe il nostro libretto sanitario, da custodire gelosamente l’originale, facendo però delle fotocopie da consegnare ogni volta che ce lo chiederanno). Con questo foglio si sceglie il medico di famiglia che iscriverà il pensionato nel sistema sanitario bulgaro. Le medicine in Bulgaria si pagano, ma costano molto meno che in Italia. 

Trascorsi sei mesi di residenza in Bulgaria, si può richiedere all’Inps l’esenzione dalle tasse sulla pensione, sempre che sia una pensione in gestione privata, perché ai pensionati ex dipendenti della pubblica amministrazione, secondo la Convenzione tra Italia e Bulgaria, non viene riconosciuto questo diritto, almeno per il momento. Molti pensionati sono convinti che, una volta residenti in Bulgaria, da quel momento si riceve la pensione detassata. Non è assolutamente così. Bisogna prima maturare i famosi 183 giorni e anche qualcuno in più, poi bisogna richiedere all’Agenzia delle Entrate bulgara la dichiarazione di residenza fiscale da allegare, tradotta e apostillata, alla domanda che si inoltra all’ufficio provinciale Inps di appartenenza, poi bisognerà attendere i tempi che si prende l’Inps per espletare la pratica e accoglierla. Alcuni (mosche bianche!) sono molto efficienti e rapidi, la maggior parte si prende tempi lunghi e molte volte bisogna sollecitarli come fosse una benevola concessione, alcuni uffici provinciali fanno addirittura trascorrere l’anno facendo perdere al pensionato l’esenzione, dicendo poi di chiedere la detassazione per l’anno trascorso all’Agenzia delle Entrate di Pescara, competente per i residenti all’estero. Non conosco un pensionato che abbia usufruito di questo diritto, perché l’Agenzia delle Entrate lo nega a tutti, appellandosi alla Convenzione tra Italia e Bulgaria, per cui oltre che residenti, per averne diritto, dovremmo essere anche cittadini bulgari. Questa risposta arriva, in ogni caso, dopo tre anni circa. 

In tutte queste pratiche bisogna, forzatamente, affidarsi a persone che possano aiutare il pensionato nel loro disbrigo. Può essere, come detto prima, un amico bulgaro che conosca l’italiano o un amico italiano che capisca o parli il bulgaro (cosa molto rara), o un “consulente traduttore” che faccia questo a pagamento. L’importante è non imbattersi in ciarlatani, approfittatori o truffatori che, purtroppo, si trovano dappertutto. Ricordarsi di una cosa importante: dall’Italia arrivano non soltanto pensionati e gente per bene, ma anche tutto un mondo che, come da noi, cerca di trovare l’ingenuo di turno per fregargli qualche anno di risparmi. Attenti quindi! 

Per ultimo, vorrei ricordare che in Bulgaria opera il Patronato ENASC (unico Patronato in tutta la Bulgaria), che si trova a Pazardjik ma opera telematicamente su tutto il territorio, che assiste - nei rapporti con l’INPS - tutti i pensionati italiani residenti e anche i bulgari che hanno lavorato in Italia (pratiche di red est, cambio ufficio pagatore, Asl, reversibilità, detassazione, ecc.). Contattare e consultare il Patronato non costa nulla, ma può essere molto utile per sapere esattamente cosa fare e cosa non fare, avere consigli e soprattutto evitare di imbattersi in personaggi equivoci. Troverete indirizzo, e-mail e telefono nella pagina Facebook “Patronato Enasc Bulgaria”. 






martedì 3 luglio 2018

Una vacanza a Pazardjik

Ci conoscevamo da 35 anni ma da 25 ci eravamo persi di vista. Succede nella vita di ognuno di noi di prendere un percorso dissimile da quello di un amico o di un’amica, ed è stato così che le nostre strade si sono divise e non ci siamo più incontrati. Poi un giorno, inaspettatamente, ci siamo ritrovati su un “social” e abbiamo ripercorso insieme quei 25 anni che mancavano alla nostra vecchia amicizia.
Quante cose possono accadere in un quarto di secolo! E noi, poco alla volta, ce le siamo ripassate tutte. Periodi e momenti felici della nostra vita e periodi e momenti tristi o addirittura tragici, decisioni che hanno cambiato il nostro quotidiano e hanno sballottato le nostre vite in esperienze impreviste e imprevedibili, partendo da Roma per poi attraversare varie città italiane, Stati Uniti e Bulgaria.
Venne spontaneo il mio invito a trascorrere una vacanza di un mese a Pazardjik, mia ospite in una casa che per me era diventata troppo grande e soprattutto troppo muta. In 30 giorni avremmo potuto fare qualche gita, per farle conoscere quel che di bello si trova anche in Bulgaria, con il tempo necessario al ripasso e alle novità che ci saremmo scambiati in quei venticinque anni di non frequentazione, quando ancora eravamo lei giovane e io quasi.
Il 4 maggio, giorno del suo compleanno, attendo a Sofia l’arrivo del suo aereo. Cerco di immaginare quanto fossimo cambiati dopo tanti anni, io passato dalla taglia 48 alla 56, capelli radi e molte rughe… ma lei? come sarà oggi? l’ho lasciata molto bella con una linea perfetta, speriamo bene! Poi dalla porta scorrevole, insieme ad altri passeggeri, la riconosco… affannata e bianca in viso, con un trolley e un valigione pesantissimo. Sta male, penso sia stato il viaggio. Dopo i convenevoli, si sale in macchina e si parte per Pazardjik. Durante il viaggio si riprende un po’ e tutto sembra passato, domani ritornerà in ottima forma… almeno, così pensavo…
Il mattino seguente busso alla sua camera e sento una vocina… entro, rannicchiata sotto tre coperte vedo solo i capelli, febbre a 39 e tanto tanto freddo. Il medico che la visita la fa ricoverare in ospedale per una bella polmonite, qui vi resterà per undici giorni, fin quando il peggio sarà passato e potrà continuare a curarsi, molto più confortevolmente, a casa. Ecco, in sintesi, la vacanza della mia amica a Pazardjik. I giorni successivi trascorsi a casa o quasi per recuperare le forze, il tempo per una gita-ringraziamento al monastero Hristova Gorà, dove viene conservato un pezzetto di legno della croce di Cristo, una gita fuggevole a Plovdiv sotto la pioggia e poi il 3 giugno partenza per Roma. Mentre ci salutiamo mi dà un foglio di carta, dicendomi: “Ho voluto scrivere l’esperienza vissuta in ospedale, se vuoi un giorno puoi pubblicarla sul tuo blog. In ogni caso ringrazio di cuore i medici che mi hanno avuto in cura, sono stati bravi”.
Oggi che tutto è finito nel migliore dei modi voglio accontentarla e  di seguito ne riporto il testo. Penso sia per lei un ricordo indelebile della sua vacanza a Pazardjik.

""""" Questa è la storia-favola del mio passaggio nel Grande Ospedale di Pazardzik.
Mi hanno appesa all'albero delle flebo e c'erano fate buone e fate nere come la pece, vestite di bianco per confondersi con quelle buone, ma si vedeva da lontano la loro oscura ombra...
Poi c'era anche qualche mago di passaggio con occhi scrutatori da uccello di preda, io ero nelle loro mani con tutta me stessa, fatta a pezzi da una grave malattia e loro, con le conoscenze che avevano, provavano a mettere i miei pezzi insieme e riportarmi nel mondo umano, come avrebbe fatto Orfeo con Euridice... dalla quasi morte alla vita!
Una notte di pioggia e fulmini e tuoni ho visto dalla finestra, respirando l'aria benefica della tempesta, lo Spirito del parco che circondava l'ospedale... mi sembrò un samurai gigante con armatura verde blu. Gli chiesi di darmi forza e speranza, di tenere il male lontano da me con la sua potenza, e pensai dentro di me che l'avrebbe fatto: era Il Signore del luogo e nessun altro!
Come Euridice, ero ancora nell'Ade e non sapevo quando avrei visto la luce. Dormivo molto e sognavo molto.
Sognai che nuotavo in una piscina piena d'acqua azzurra che mi arrivava fino al naso e davanti a me c'era una scatola con del fango nero e mi dicevo di non agitare l'acqua, altrimenti la roba nera mi avrebbe uccisa. Mi attraeva come il canto di una sirena, ma non mi sono avvicinata...
Il sogno mi diceva che ero, come Euridice, ancora nell'Ade, senza sapere quando avrei rivisto la luce, tra la vita e la morte e la morte mi attraeva, ma qualcosa dentro mi teneva a debita distanza per salvarmi.
Dormivo molto e sognavo molto.
Ho sognato decine di ragazzi biondi con gli occhi celesti, che animavano un drago di carta giallo oro con disegni geometrici in stile cinese, un drago di dimensioni colossali appiccicato nel cielo, che mi avrebbe donato il potere dalla forza dell'acqua di cui è simbolo. E decine di ragazze bionde con lunghe trecce che masticavano chicchi di grano simbolo di rinascita, di speranza e di futuro...
E io non sarei morta, non ero più Euridice, ero me stessa che uscivo con la forza del drago dorato e dei chicchi di grano dalla valle della non vita, adagio, con le braccia ancora attaccate all'albero delle flebo...
Un bel giorno, mi hanno staccato da quell'albero e mi hanno detto: vai nel parco, c'è un sole dolce e piacevole. Io andai e cercai lo Spirito del parco, quel gigante samurai con l'armatura verde blu, ma non c'era più, al suo posto c’era un platano con un tronco grosso circondato da platani giovani e ignoranti. Ho ringraziato lo Spirito del luogo, ho ringraziato il sole e tutto ciò si chiama vita!
Ero tornata!!!  """""  (D. C.)


martedì 26 giugno 2018

Alfa e Omega Italia-Bulgaria

Non trovo più il tempo per scrivere come alcuni anni fa. Il Patronato, ormai, occupa quasi tutto il mio tempo libero, anche se per me è motivo di evasione, di nuove conoscenze e di solidarietà verso i connazionali e i bulgari che vivono di Inps. Eppure sarebbero tante le questioni e i problemi di cui occuparsi e da affrontare, ma i mezzi di comunicazione moderni ci aggiornano in tempo reale su quello che avviene nel mondo e soprattutto, per quello che a noi più interessa, su quello che succede in Italia. Tralasciando, quindi, questi argomenti, vorrei fare alcune considerazioni su uno, in particolare, che purtroppo diventa sempre più d’attualità tra la comunità italiana in Bulgaria. 

Sono trascorsi dodici anni da quando ho scoperto questa terra, per me benedetta, dove ho potuto ricominciare una vita alla quale, in Italia, mai avrei potuto aspirare, fatta di serenità, dignità e decoro cui ognuno di noi ha diritto quando si va in pensione. Ricordo quegli anni, io e pochi altri, vedendomi come nei vecchi film western americani, pionieri alla ricerca di nuove terre per migliorare il loro stato sociale. E così, effettivamente, ci sentivamo. Eravamo un corpo estraneo in un tessuto sociale che non era il nostro, costretti ad affrontare le novità che giornalmente si presentavano, soprattutto la lingua, ma intenzionati fermamente a restare sul territorio che avrebbe potuto ridarci quella tranquillità mentale ed economica che l’Italia non poteva più offrirci. 

Potevamo contarci sulle dita di una mano, ma improvvisamente - magia della comunicazione – un servizio di Rai1 sui pensionati che fuggivano dall’Italia, ha dato la stura a tanti altri servizi televisivi su tutte le reti Rai e Mediaset, ad articoli su quotidiani e riviste, su internet e su programmi Rai di approfondimento. Eravamo diventati un fenomeno mediatico che da allora non si è più arrestato: mail, skype, telefono hanno iniziato a tempestarci per avere notizie su questo Paese per tanti fino allora sconosciuto o quasi. Sono passati sei anni da allora e moltissimi dei nostri connazionali hanno deciso, anche loro, di rifarsi una vita in terra bulgara. Il numero di pensionati è aumentato in modo esponenziale, molti di questi con moglie italiana o bulgara al seguito, e anche soli o accompagnati. La nostra età, purtroppo, generalmente va dai sessanta in su, per cui il motore vecchio ha bisogno sempre più frequentemente del meccanico… purtroppo, qualche volta va in rottamazione perché fuso. 

Qui finisce il mio preambolo e iniziano le considerazioni. 

La prima è quella che oggi sentiamo sempre più spesso, purtroppo, di qualche connazionale passato a miglior vita. Il Padreterno non fa distinzioni, per cui a piangere sono sia vedovi che vedove che vivono qui, o figli o nipoti che vivono in Italia. Ormai siamo una folta comunità e molti di noi finiscono o finiranno in Bulgaria il loro percorso terreno, per cui ritengo doveroso e inderogabile che ognuno di noi, io per primo, decida e manifesti le proprie intenzioni quando ancora sta in salute. Lo dico con l’animo di un incallito ottimista, con il sorriso sulla bocca, perché è già tragico il momento del trapasso, non rendiamolo ancor peggiore per quelli che restano. 

La seconda considerazione è appendice della prima. Ci troviamo tutti in una terra che, anche se ci ha accolto a braccia aperte, non è la nostra, per cui abbiamo il dovere di esprimere la nostra volontà su cosa fare delle nostre spoglie se il Padreterno ci chiama a sé: essere seppelliti o cremati, se vogliamo restare in Bulgaria o essere portati in Italia. 

Terza considerazione, che è soprattutto un suggerimento. Con il connazionale, che nel tempo, forse, diventa pure un amico, abbiamo occasione di vederci anche giornalmente, forse mangiamo spesso insieme o sempre insieme facciamo la spesa o una gita, ma di lui capita che alla fine non sappiamo niente, come non ci conoscessimo, non sappiamo se ha dei figli o fratelli o sorelle. Se il soggetto vive solo e dovesse essere chiamato alla vita eterna, cosa facciamo? Siamo in grado di avvisare qualche parente o un amico in Italia per comunicargli la notizia? Come ci comportiamo per organizzare il funerale, chi pensa alle spese? A questo proposito, ognuno di noi ha un conto corrente in banca dove arriva la pensione, forse anche con dei risparmi per affrontare eventualità negative. Sapete che se ognuno di noi, giustamente, tiene segreto il suo pin di bancomat, quei soldi resteranno in banca forse anche per anni? Consiglierei, quindi, i connazionali, di fare in modo che qualcuno ne sia a conoscenza, quanto meno per poter affrontare le spese funerarie, che in verità – rispetto a quelle italiane – sono molto ma molto più modeste, per cui cinicamente mi viene da affermare che, nella tragedia, qualcosa di positivo resta: morire in Bulgaria conviene. 

Parlare di queste cose ci fa toccare i “gabbasisi”, ma è meglio decidere prima sull’argomento e non quando le cose, talvolta improvvisamente, accadono. Tanti di noi hanno una moglie o una compagna alla quale spetterà affrontare la situazione, ma tanti altri arrivano soli e soli affrontano il loro percorso di vita; mi rivolgo soprattutto a questi, perché diano a qualche altro connazionale un'informazione o un numero di telefono, se dovesse succedere l’irreparabile. E’ vero che l’Ambasciata, teoricamente, dovrebbe avere la possibilità di avvisare qualche parente in Italia, e questo già fa perdere molto tempo, ma se anche questa non fosse in grado di avvisare qualcuno, è come se quell’essere umano fosse stato destinato all’oblìo già da vivo. 

Chiedo venia a chi mi legge, per la delicata questione affrontata. Tutti noi ci auguriamo di vivere il più a lungo possibile, ma sappiamo anche che quando arriva l’ora siamo fragili e indifesi contro il corso della natura. Avendo avuto notizia dell’ennesimo decesso di un connazionale, mi sono deciso a pubblicare questo post, proprio per aprire una finestra sul tema. 

Estote parati, recita una frase del Vangelo: Siate pronti. Se lo saremo, eviteremo a chi resta, l’aggravio di problemi resi già tragici dall’evento. 

Lunga e Buona Vita a tutti. 





sabato 31 marzo 2018

BUONA PASQUA con il “Certificato di esistenza in vita”

Anche questa volta si ricade nello stesso incubo. In data 28 febbraio il Patronato Enasc ha contattato Citi per sapere quando sarebbe arrivato in Bulgaria il certificato di esistenza in vita sia per i residenti italiani pensionati dell’Inps, così come per i bulgari e bulgare che hanno lavorato in Italia e che riscuotono una pensione dall’Inps. Nello stesso giorno Citi ci risponde che l’Inps non ha ancora dato il via alla campagna 2018, consigliandoci di consultare giornalmente il sito www.inps.citi.com per avere notizia dell’inizio della campagna. 

Fino a questo momento, sul sito non c’è alcuna comunicazione che riguarda questo benedetto certificato. In cambio, però, solo nella giornata di ieri venerdì 30 marzo, sono arrivati in Patronato due pensionati, uno italiano e uno bulgaro, che hanno ricevuto il certificato, poi ne è arrivato un altro e un altro ancora ci ha telefonato comunicandoci che anche a lui era arrivato il certificato. 

E fin qui tutto bene, potremmo dire. I certificati arrivano, anche se sul sito ancora non c’è alcuna notizia al riguardo. Ma come al solito, giusto come una ciliegina sulla torta, anche quest’anno Citi non vuole smentirsi. Nel pomeriggio arriva il postino e ci consegna due lettere contenenti i certificati di esistenza in vita di due pensionati, uno italiano e l’altra bulgara, indirizzati alla nostra sede. Non sappiamo se ne arriveranno ancora, restiamo in attesa. 

Ci attanaglia un dubbio tremendo: o questi non hanno l’indirizzo dei pensionati in questione o sono degli idioti. E come al solito, il cetriolo tocca sempre al pensionato. Noi stiamo provvedendo ad avvisare i nostri due assistiti, nella speranza che non ci arrivino altre lettere da smistare ad altri pensionati, che ne attendono - preoccupatissimi – l’arrivo. Certamente, se il buongiorno si vede dal mattino, come al solito, anche questa volta dovrebbe piovere a dirotto. 

Non vogliamo dare alcuna colpa diretta all’Inps, naturalmente, perché questa mansione la deve svolgere Citi; possiamo però dire all’Istituto di rampognare la banca appaltatrice, perché questa ha il dovere di comunicare la notizia e quello, soprattutto, di spedire le lettere ai diretti interessati, perché se costoro non ricevono la posta e non certificano che sono ancora vivi, la pensione viene subito sospesa e per riprendere i propri soldi passeranno mesi. 

Buona Pasqua a tutti, pensionati e non, italiani e bulgari.

venerdì 8 dicembre 2017

Lettera alla signora Ondina, ospite di “Dalla vostra parte” dell’8 dicembre 2017



Gentile (ma non tanto) signora Ondina,

mi creda, mi spiace moltissimo doverle rispondere che lei del problema dei pensionati che fuggono in Bulgaria, non ha capito assolutamente nulla. Mi dispiace, soprattutto, perché penso che, a lume di naso, abbiamo la stessa età. Non posso dirle “capra” perché quello è un epiteto che spetta a Sgarbi e non voglio copiarlo, ma posso dirle che quantomeno è disinformata, se non maleducata. Suppongo anche - ma è una mia opinione personale - che lei sia vedova e posso capirne il motivo. Lei è esacerbata per le vicissitudini che sta vivendo, che conosciamo bene poiché, per non averle volute più sopportare, abbiamo preferito espatriare piuttosto che continuare a subirle. L’età poi, e anche una buona dose di ignoranza o di idiosincrasia per gli uomini, la portano a dire spropositi che non hanno fondamento. Spero tanto che qualcuno che la conosce, possa leggerle questa mia lettera aperta, per farle capire che il problema dei pensionati che fuggono all’estero è molto più serio e drammatico. 

Tutta quella fila di pensionati che lei ha visto, rappresentanti di una piccola parte dei tantissimi che vivono un po’ ovunque in Bulgaria o in altre nazioni, sono persone anziane che vivono lì con le loro mogli, oppure sono vedovi o separati o divorziati, ma che hanno lasciato l’Italia per poter vivere serenamente la loro vecchiaia, negata purtroppo dai nostri governanti, di qualsiasi colore essi siano, perché nessuno vuole risolvere problemi incancreniti da decenni e decenni di allegro governo. 

Questi pensionati, che lei giudica stupidamente in cerca di donnacce, hanno lasciato in Italia tutti gli affetti che una persona normale ha nella vita, figli, fratelli, nipoti, sorelle, cugini, amici. Hanno praticamente lasciato il cuore in Italia, si sono spogliati di tutto e hanno affrontato le incognite di usi e costumi diversi, lingua diversa, religioni diverse, rischiando la solitudine. Lo hanno fatto con mogli al seguito o soli, ma per un motivo semplicissimo: in Italia non potevano più vivere con decoro e dignità, non arrivavano con la pensione a fine mese, mentre qui si possono permettere una vita normale e riescono ad aiutare, talora, anche i figli o fare qualche regalo ai nipoti, cosa che in Italia non avrebbero mai potuto fare. 

Quanto alle donnacce che lei cita, e per le quali – secondo lei – i pensionati fuggono all’estero, pensiamo a quelle di casa nostra invece di parlare di quelle che non si conoscono. Le sue donnacce, cara signora Ondina, sono dappertutto, ed è proprio quelle che noi dobbiamo cercare di evitare. Perché se un pensionato di 65-70 anni è solo e si trasferisce all’estero, non è per cercare le donnacce, ma nel caso una donna che possa fargli compagnia e prendersi cura di lui. Sarebbe difficile per lei, se venisse in Bulgaria, che qualcuno di questi pensionati le proponesse di vivere in compagnia, semplicemente perché è acida e sputa veleno, mentre noi, invece, abbiamo bisogno di affetto e tranquillità.

Con affetto, mi lasci la speranza di non più risentirla e rivederla.

Antonio Tutino, felicemente pensionato in Bulgaria.

lunedì 16 ottobre 2017

A Te Amore

626 giorni… tanti sono i giorni trascorsi da quel 14 novembre del 2015, quando finalmente – dopo 21 anni di convivenza – abbiamo coronato il nostro sogno, quel sogno che avevamo rincorso in tutti questi anni vissuti insieme, con il quale tu diventavi la Signora Mysak-Tutino e io tenevo fede a un giuramento.

Sono trascorsi 23 anni da quella domenica di settembre, quando sei entrata nel mio bar chiedendo un aperitivo e in quel momento ho sentito dentro quel qualcosa che si prova poche volte nella vita. Poi sei tornata nelle domeniche successive e ti ho chiesto il nome. Renata, mi hai risposto con un sorriso, anche se capivi molto poco la lingua italiana. Sei ritornata dopo circa sei mesi e ho sentito impazzire il mio cuore. La prima cosa che ti ho detto è stato: Ciao Renata. Ancora ti ricordi il mio nome?, mi rispondesti. Come potevo dimenticarti? Avevi occupato ogni angolo del mio cuore. Quanti giorni ho aspettato di vederti rientrare e finalmente il miracolo si era avverato.

Quante gioie e quanti dolori condivisi! Su di te si potrebbe scrivere un libro, raccontando le prove alle quali il Padreterno ti ha sottoposto. Le hai superate, anzi le abbiamo superate, pensavo, invece in te hanno lasciato dentro quello strazio e quell’atroce silenziosa sofferenza che mina anche i fisici più forti. Sei stata sempre forte e volitiva e testarda nel dolore, così come sei stata dolcissima e affettuosa nel nostro rapporto d’amore, perché il nostro è stato amore vero, quello che si sente fin nelle ossa, malgrado gli anni che ci dividevano. Quanti fantasmi abbiamo cacciato via insieme, quante prove abbiamo dovuto superare!

Mi hai seguito volentieri in Bulgaria, quando ho capito che in Italia non poteva più esserci posto per noi. Avresti potuto dirmi di andare in Polonia, la tua patria, dove avremmo potuto vivere insieme forse meglio, ma a te importava solo una vita accanto a me. Abbiamo vissuto in simbiosi, anche qui tra gioie e dolori, tutti i momenti che la vita ci riserva. La differenza negli anni mi ha portato, nel tempo, a vivere e operare pensando solo al tuo futuro, prevedendo l’ordine naturale della vita. Invece mi hai lasciato così... senza una parola, senza un lamento, nel pieno della vita e degli anni, tu che avresti dovuto essere di sostegno ai miei acciacchi e alla mia vecchiaia. Quando finiranno le mie lacrime? Come posso comprendere e accettare questa condizione? Aiutami tu, amore mio… fammi capire quale dovrà essere il mio percorso.

Ricordi come ti chiamavo? Kocia… gatta per i polacchi, perché eri talora graffiante, ma anche amorosa e carezzevole quando eri “fusaiola”. Oggi che sei partita per la tua terra, ringrazio Iddio per averci lasciato ancora due mesi nella nostra casa che amavi tanto. L'ultima rosa rossa che ti faceva compagnia appassirà nel tuo ricordo. Mi rimane solo Chicca, la nostra kotka bulgara, alla quale riserverò tutte le mie cure pensando a te, per averne in cambio quelle strusciate tipiche dei gatti, ed illudermi ancora che mi stai accarezzando e mi sei vicina.

A presto, Kocia, immenso amore della mia vita. Kocham cię.



venerdì 21 luglio 2017

Lettera al dottor Tito Boeri sulle nostre anomalie



Egregio dottor Boeri,
leggo, come tanti italiani, la sua relazione annuale presentata ai nostri rappresentanti in Parlamento. Lei è il presidente dell’Inps, e chi più di lei può analizzare l’andamento dei nostri conti rapportati con il lavoro degli italiani, in termini di contributi che entrano e di pensioni che escono? La sua relazione è stata lunga e particolareggiata, e come tutte le relazioni, hanno bisogno, poi, di essere analizzate e valutate. A me, che sono solo un pensionato neanche tanto ferrato in materia di pensioni, è rimasta impressa la parte relativa a quella che lei definisce una “anomalia” tutta italiana, relativa ai pensionati che fuggono all’estero. 

Le vorrei fare un altro appunto, dott. Boeri. Lei è il responsabile primo dell’Inps e a lei, quindi, compete illustrare il lavoro dell’Istituto e la sua gestione sotto il profilo economico. Ma chi l’autorizza a commentare, con i suoi pareri personali, quello che è compito del Parlamento o del governo? Indubbiamente, questi ultimi, non sono affatto esenti da colpe, anche gravi, che hanno accumulato da quando è nata la Repubblica, ma resta il fatto che i suoi commenti sono da politico e non da amministratore. A lei compete il compito di illustrare lo stato delle cose aggiornato. Se vuole candidarsi al Parlamento, si prepari perché tra non molto, finalmente, si voterà, e allora conosceremo meglio le sue attitudini a legiferare e a quale partito fa riferimento.

Nella sua analisi vi sono molti punti di ragionevole preoccupazione e altri dai quali mi permetto di dissentire, come tantissimi italiani che hanno letto le sue dichiarazioni.

Sono d’accordo con lei, per esempio, sulla anomalia tutta italiana, come lei dice, di 373.000 pensioni pagate all’estero. E’ vero, è una grandissima anomalia, perché un pensionato italiano che ha lavorato una vita, non deve essere costretto ad emigrare all’estero, per poter vivere gli ultimi anni della sua vita con la dignità e il decoro che dovrebbe essersi conquistato con tanti sacrifici. 
E’ una anomalia, per esempio, che a fronte di quanti espatriano per disperazione, vi siano pensionati che incassano, in un mese, quanto un normalissimo pensionato incasserà in più di quattro-cinque anni. 
E’ una anomalia che la nostra classe politica guadagni una barca di soldi mentre è in carica e ancora di più quando va a casa, tra vitalizi e pensione futura, dopo aver lavorato (si fa per dire) anche un solo giorno. 
E’ una anomalia il costo abnorme di tutta la classe politica e i benefit che li accompagnano, che qualunque pensionato o normale cittadino mai sogna di poter avere. 
E’ una anomalia dimenticarsi di 350.000 esodati, che restano senza pensione, salvo poi, negli anni, lentamente, rientrare con gravi perdite, nei loro diritti. 
E’ una anomalia vedere la maggior parte dei nostri ragazzi laureati, espatriare per trovare un lavoro all’estero, così come è una anomalia sentire dichiarare a un ministro del lavoro che alcuni di questi è meglio non averli tra i piedi. 
E’ una anomalia che manager e banchieri disonesti possano mettere sul lastrico migliaia di cittadini e far sborsare allo Stato miliardi di euro per salvare le banche che hanno affossato, e vedere che costoro continuano imperterriti a vivere una vita beata senza aver fatto un giorno di galera. 
E’ una anomalia vedere un clandestino accoltellare un poliziotto e dopo due giorni essere libero. 
E’ una anomalia avere più del 40% dei giovani disoccupati. 
E’ una anomalia avere la tassazione più alta d’Europa. 
E’ una anomalia essere secondi in Europa per la corruzione, che generalmente collude con la politica a danno della collettività, con un costo di miliardi di euro per le casse dello Stato. 
E’ una anomalia impiegare migliaia di agenti di scorta e mezzi dello Stato per la protezione di politici ed ex politici per tutta la loro vita. 
Sono una anomalia i lauti vitalizi che partono dallo Stato per arrivare alle regioni. 
Mi fermo perché le anomalie italiane sono infinite.

Condivido con lei, dottor Boeri, anche se anche qui ho le mie perplessità, che gli emigranti che lavorano nel nostro Paese sono una ricchezza. Ma certamente penso che lei si riferisca a un emigrante regolare, che ha un permesso di soggiorno, lavora e paga le tasse. Ma insieme a questi emigranti “regolari” circola una marea di disgraziati clandestini che lavorano in nero, soggetti dal caporalato a regime di quasi-schiavitù. 

La signora Boldrini, travisando una sua dichiarazione, afferma che gli emigranti sono il nostro futuro e una risorsa per il nostro Paese, ma lei si riferiva agli emigranti regolari, mentre questa signora si riferisce ai quasi 200.000 disperati che nei primi sei mesi di quest’anno sono sbarcati nei porti siciliani calabresi e pugliesi. Quelli sono una risorsa, davvero ingente, per tutti gli affaristi che girano intorno a questo business, comprese le ONG, della cui solidarietà umana non sono affatto convinto, perché hanno troppo interesse a raccoglierli perfino sulle coste libiche, fungendo da ancora di salvezza e richiamo per questi disgraziati, disposti a rischiare anche la vita per sbarcare da noi.

Mi scusi, dottor Boeri, se entro nella sua privacy, certamente in mala fede, ma penso sia una anomalia tutta italiana anche il suo stipendio, che sicuramente non raggiungerà quello del suo predecessore, che si permetteva altri 24 incarichi, oltre a quello di presidente dell’Inps. Mi perdoni, ma qualcosa mi rode dentro e mi sono fatto sfuggire questo sgarbo, che certamente lei non merita.

Nella sua relazione lei citava – per quanto riguarda i pensionati residenti all’estero – percentuali che si riferivano a lavoratori che sono andati in pensione con 1, 3 o 6 anni di contribuzione e che hanno un notevole costo per l’Istituto. Molti di questi, poi, sono anche i cosiddetti baby-pensionati, che sicuramente – sono d’accordo con lei – non meritano la pensione che prendono. Ma anche questi, dottor Boeri, non hanno rubato nulla, hanno soltanto usufruito delle leggi emanate dal Parlamento della nostra repubblica. 

Ma la maggioranza dei pensionati che fuggono dall’Italia, hanno un pedigree lavorativo che va dai 35 ai 40 anni e più e una pensione che non è consona agli anni che hanno lavorato. Personalmente ho lavorato 50 anni, con 40 di contribuzione, avendone perso 10 in nero, mio malgrado. Con questa cifra oggi, esentasse, arrivo a circa 1250 euro. Nelle stesse condizioni e anche peggio, oltre a me, ci sono milioni di persone. Pensa che abbiamo rubato qualcosa? 

Per poterci godere “serenamente e dignitosamente” la nostra vecchiaia, abbiamo abbandonato, oltre all’Italia anche figli, fratelli, sorelle, amici e anche genitori cui il Padreterno ha concesso una vita quasi centenaria. Tutto questo, ognuno di noi, penso, lo fa con il pianto nel cuore, perché per noi l’Italia rimane sempre dentro fino alla morte. Quella che cerchiamo di dimenticare è la nostra classe politica, quella classe politica, attuale e passata, che ha creato tutte queste anomalie. Per cui noi pensionati residenti all’estero, non furbetti ma vittime, la preghiamo caldamente di rivolgersi a quest’ultima, causa di tutte le nostre disgrazie e delle succitate anomalie.



martedì 18 luglio 2017

Pensieri in libertà



IUS SOLI
Finalmente è stato accantonato. I telegiornali propongono sempre interviste ai leaders dei vari partiti. Tra questi, come i cosiddetti cavoli a merenda, c’è un certo Fratoianni, portato sempre in primo piano. Mi piacerebbe sapere chi è, di che cosa è leader e quanti zero virgola rappresenta. Avranno ragione i giornalisti che lo intervistano e forse sono io troppo ignorante delle cose nostrane.

ENORME AFFLUSSO DI TURISTI STRANIERI
Mi rincuorano le notizie che arrivano sul fronte del turismo, relative al forte incremento di turisti stranieri in visita in Italia. E’ ossigeno puro per i nostri albergatori, commercianti e operatori turistici della penisola, le cui casse asfittiche stavano per esalare l’ultimo respiro. Ma improvvisamente mi attanaglia un dubbio più che amletico, diabolico: verranno a visitare le incomparabili bellezze del nostro Bel Paese o spinti dalla curiosità di come i nostri politici l’hanno ridotto?

CLANDESTINO ACCOLTELLA UN POLIZIOTTO
Non ho nulla contro le tante migliaia di poveracci che rischiano la vita per un sogno che mai si avvererà. Sono incazzato, invece, per il fatto che debbano sbarcare tutti in Italia e per questo andiamo a prenderli a casa loro, per arricchire gli affaristi delle cooperative che nascono come funghi, i burattinai delle Ong il cui ruolo rimane oscuro, incrementando un commercio di esseri umani, vittime domani di caporali senza scrupoli. Poi se uno di questi “migranti”, con precedenti per lesioni, colpito da ordine di espulsione, non solo resta in Italia ma accoltella un poliziotto, salvo solo perché riparato dal giubbotto antiproiettile, viene soltanto arrestato, allora io mi incazzo ancor di più. Perché tra pochi giorni, nell’Italia boldriniana dell’integrazione, quel potenziale assassino sarà di nuovo libero. In Francia lo avrebbero subito seccato e avanti un altro, in Italia non si usa, altrimenti sono guai per il malcapitato poliziotto.

A PROPOSITO DI FEMMINICIDI
Cresce sempre più il numero delle donne ammazzate, generalmente, da mariti, amanti, compagni e amici. Nel 90 per cento dei casi la causa è la gelosia. Il Parlamento pensava di aver trovato la soluzione al problema raddoppiando le pene. Il risultato è stato, addirittura, inverso: più pene = più delitti. Si troverà una soluzione all’ormai quasi noiosa notizia di una donna al giorno ammazzata? Forse saranno triplicate le pene? Qualcuno ha mai pensato di cominciare a cambiare la testa degli italiani? Sarà difficilissimo, perché ci portiamo dietro un retaggio maschilista millenario cui nessuno di noi, forse, è esente. Ma per cambiare questa testaccia marcia bisogna iniziare dalla scuola materna, altrimenti è inutile, perché per l’uomo la donna sarà sempre un giocattolo che non può appartenere ad altri.

IL BUGIARDINO
Non quello nelle scatole dei medicinali. Anche lui se ne è accorto, e adesso dice che bisogna mettere un freno agli sbarchi. Questo individuo è un bugiardo cronico con il naso sempre più lungo. Prima, per motivi elettorali, li ha portati tutti in Italia, adesso – sempre per gli stessi motivi – dice che bisogna aiutarli a casa loro. E intanto continuano ad arrivare navi cariche di poveri cristi, che il bugiardino si era impegnato a far approdare in Italia. E se lo dice la Bonino, io credo a lei. Ancora non si rende conto, questo arrogante sfrontato, che oltre ad aver rovinato il suo partito, ha messo in ginocchio l’Italia. Ma il tempo scade per tutti e la resa dei conti è vicina… lo dico serenamente.

IL NONNO
E per ultimo un pensiero per nonno Silvio. Caro amico, goditi quei pochi ultimi anni che il Padreterno ti concede (o hai intenzione di metterti d’accordo anche con lui, visto che è fallito quello con il figlio, meglio conosciuto come Patto del Nazareno?). Goditi i nipoti, i figli, goditi anche la visione di bellissime ragazze di cui ti puoi circondare (all’età tua e nelle tue condizioni puoi solo guardarle), goditi le bellezze della natura e dell’Italia. Te lo dice uno che ha qualche anno meno di te e gli acciacchi non gli mancano. Lascia stare la politica e il potere, passa la mano ai giovani. All’età nostra non possiamo fare niente di costruttivo per il nostro Paese (io ancora di meno perché sono in Bulgaria per vivere con un po’ di decoro). Potremmo dare ai giovani la nostra saggezza, frutto delle esperienze vissute, ma non l’accetterebbero mai, perché anche loro vogliono sbagliare da soli.