sabato 17 giugno 2017

Bilancio anno 2016 dell'Associazione Unsic Bulgaria

Pubblichiamo, per obbligo di legge, il bilancio 2016 dell'Associazione Unsic Bulgaria, cui fa capo il nostro Patronato ENASC.




lunedì 12 giugno 2017

11 anni in Bulgaria, ma ne è valsa la pena


Inizio a contarli uno ad uno, tutti gli anni. Sono quelli trascorsi qui a Pazardjik, la città dove vivo, piccola e raccolta, quella che undici anni fa – 12 giugno 2006 – mi si presentò come fosse una località reduce da un bombardamento, con le ferite ancora fresche lasciate da un regime comunista quasi cinquantenario. Oggi è cambiata radicalmente. Dal punto di vista estetico, l'ingresso nell'Unione Europea nel 2007, molto ha contribuito alla sua trasformazione, anche se sono ancora infinite le opere da fare o completare, ma noi – che siamo abituati alle opere italiane – non siamo i più adatti a giudicare.

E ogni volta mi ritorna in mente quel giorno… il giorno in cui la mia vita è cambiata radicalmente, il giorno in cui, salendo su quel traghetto che da Brindisi portava a Igoumenitsa, non sapevo quale sarebbe stato il mio futuro. Dal libro dei miei ricordi Scoprire la Bulgaria, leggo oggi un passo dei miei pensieri di allora.

…. “Lasciavo Roma con il pianto nel cuore. Durante il viaggio che ci portava a Brindisi guidavo quasi in trance, dentro si accumulavano ricordi, rimpianti, affetti, emozioni che passavano davanti agli occhi come in un film, vedendo - attraverso il cristallino opaco di due occhi lucidi - segnali stradali, paesaggio, automobili che sorpassavo e mi sorpassavano. Poi finalmente ecco Brindisi e la partenza, dopo qualche ora, per la Grecia, da dove saremmo passati per entrare in Bulgaria. La mattina seguente entravamo già nel porto di Igoumenitsa dove sarebbe iniziato il calvario stradale che ci avrebbe portato alla frontiera bulgara di Petrich. Oggi che l'autostrada è stata finalmente completata, è diventata davvero una lunga piacevole passeggiata.
“Arrivammo a Mokrishte alle otto di sera. Il sole si attardava ancora all'orizzonte e dopo le prime presentazioni e saluti con i genitori e la nonna di Stoyan, demmo inizio allo scarico della macchina. Tra un viaggio e l'altro salutavamo i vicini e i curiosi che ci circondavano, sia per salutare Stoyan che tornava e soprattutto per conoscere questi italiani che erano arrivati per stabilirsi in Bulgaria…
“Ahh!! Finalmente in Bulgaria… Mi guardavo intorno con curiosità per capire dove stavo. Ero parcheggiato sulla strada che attraversa tutto il paesino. Le abitazioni erano formate quasi tutte allo stesso modo: ingresso dalla strada, la casa generalmente pianterreno e primo piano, costruita molto in economia, orto nel retro della casa. Tutte in fila ordinatamente, quasi tutte uguali. Tutto il paese è costruito con lo stesso schema, ognuno con la sua piccola proprietà recintata e l'immancabile orto. Davanti al muretto di recinzione un’aiuola fiorita ad ornare l’ingresso. Improvvisamente tornavo indietro almeno di quarant’anni. Quello che mi circondava mi riportava al paesino in Sicilia dove ero nato. Per quanto strano possa sembrare ero elettrizzato. Avevo l’impressione che una macchina del tempo mi avesse riportato indietro agli anni della mia giovinezza, non perché fossero uguali le strutture intorno, ma per la serenità e tranquilla povertà che si viveva.
“Nei saluti distribuivo e ricevevo da tutti grandi sorrisi, ricevendone in cambio parole incomprensibili: zdravei, jivi i zdravi, vsichko hubavo, mentre davo il mio ciao a tutti. Anche loro conoscono il nostro ciao, ma lo usano soltanto nel commiato, mentre per noi è indifferente sia all’arrivo che alla partenza. Sistemati i bagagli, tutti a tavola… Si fa festa in nostro onore, naturalmente. I bulgari iniziano i loro pasti con una ricca insalata innaffiata dalla rakia, che tutti producono in proprio, in special modo nei paesi. La rakia è l’equivalente della nostra grappa, ottenuta con distillato di frutta o di vinacce. Da queste parti se ne consuma in quantità industriale in ogni famiglia ed è bevuta sia dagli uomini che dalle donne. Ogni volta che mi sono trovato, negli anni, ad aiutare qualche amico nella distillazione, ho potuto notare che ne distillano almeno 50 litri per una durata di alcuni mesi e quando sta per finire si corre subito ai ripari ridistillandone altra. Quasi ovunque si trovano questi casolari adibiti a distillerie casarecce, con l’omino incaricato alla bisogna, si porta la legna e la frutta macerata da distillare e con pochi leva di spesa si ritorna a casa dopo alcune ore con la rakia già pronta ad esser bevuta”. ….

Così scrivevo allora. Oggi le cose sono un po' cambiate perché è fisiologico che il tempo apporti un graduale rinnovamento nelle persone e nei luoghi che ci circondano. Nei bulgari rimane ancora immutato, comunque, il sorriso, l'accoglienza, la generosità che li contraddistingue, la simpatia e l'ammirazione verso gli italiani e l'Italia in genere. Gli italiani, siano essi pensionati o businessmens arrivano sempre copiosi, malgrado gli sforzi dei nostri governanti, che cercano di convincerci che tutte le tessere del mosaico Italia stiano tornando a posto. 

A proposito di pensionati, sono lontani i tempi dei pionieri. Quando sono arrivato in Bulgaria da pensionato, potevamo contarci sulla punta delle dita, eravamo ignari di cognizioni basilari e abbiamo dovuto sudare le famose sette camicie per sapere che avevamo diritto all'assicurazione sanitaria gratuita, così come all'esenzione dalla imposizione italiana sulla pensione, regalando anni di arretrati allo Stato, anche perché non c'erano informazioni sia da parte dell'Ambasciata che da enti di patronato. Oggi, vivaddio, se si va in Ambasciata, si trovano interlocutori che sanno indirizzare l'ignaro pensionato. E poi esiste un decennio di esperienza del web, che consiglia nel modo più appropriato la persona che vuole trasferirsi, anche se bisogna star sempre con le orecchie ben tese, perché – purtroppo – i famigerati “pacchi” e “paccotti” di napoletana memoria, si trovano anche qui, fatti da personaggi sia nostrani che bulgari.

In undici anni di vita bulgara – per una serie di circostanze che non sto qui a descrivere – ho avuto e ho tuttora, la possibilità di comunicare con migliaia di connazionali, per e-mail, skype, facebook, telefono. Sanno che sono un pensionato e quindi chiedono tutte quelle notizie inerenti la vita da pensionati qui in Bulgaria. Cerco di dare a ognuno, nell'ambito delle mie possibilità e della mia esperienza, quei consigli utili a chi vorrebbe fare il mio stesso percorso, per evitare le traversie che ogni pioniere prima o poi è costretto ad affrontare. Io oggi vivo in questa nazione la serenità e la tranquillità che ogni pensionato vorrebbe vivere come appagamento della sua vecchiaia, per cui cerco di trasmettere questa mia positività agli altri. 

Ognuno di noi, giustamente, ha le proprie esigenze e il proprio carattere, per cui potrei scrivere un librone sulle richieste e sulle esigenze individuali nonché sulle stranezze che mi arrivano. Ribadisco ancora una volta che se un connazionale vuole venire a vivere la sua vita qui, deve mettere da parte le proprie esigenze, prendere un aereo e venire in vacanza-perlustrazione almeno per una settimana, conoscere luoghi e persone, parlare con altri connazionali che già vivono qui e alla fine decidere cosa fare della sua vita futura. Non possiamo pretendere di lasciare l'Italia e trovare qui le stesse cose, lo stesso pensiero, abitudini, cultura. Siamo noi che dobbiamo adattarci ai bulgari e non i bulgari a noi. Un amico pensionato si è talmente integrato da far parte di un gruppo folcloristico bulgaro a Burgas, vestito con i loro abiti tradizionali e balla le loro danze. Bello, no? Nel tempo, poi, supereremo tutte queste difficoltà iniziali, specialmente la lingua, e più ci integreremo più staremo bene. E soprattutto, se possibile, che non mi si chieda, appena arrivati, se si trovano ragazze qui in Bulgaria o donne con le quali poter intrecciare una relazione. Le ragazze che si cercano in Bulgaria sono le stesse che stanno in Italia e in tutto il mondo, ma a Roma le chiamiamo “mignotte”, e per quelli che vorrebbero intrecciare una relazione dico loro, sempre, che se ne hanno le capacità, in seguito una donna possono sempre trovarla, ma di non chiedere a me perché non faccio il paraninfo.

Scusate, cari amici, se mi sono dilungato un po', ma non scrivevo più da febbraio e avrei voluto e potuto scrivere tante cose, ma il tempo – purtroppo – è tiranno. Il Patronato ENASC che è stato attivato in Bulgaria (l'unico Patronato), del quale mi occupo, mi lascia poco tempo a disposizione, ma occupa la mia noia, dandomi in cambio quelle soddisfazioni morali per cui vale la pena vivere.

Alla prossima, cari amici, sperando di trovare cinque minuti in zona cesarini...



sabato 25 febbraio 2017

Vogliamo chiamarla ancora pensione?



Non finiamo mai di stupirci. Certe cose è giusto che vengano a conoscenza anche degli altri pensionati. Il cedolino fotografato è la comunicazione mensile della pensione, per il mese di marzo, liquidata a un pensionato nostro iscritto.


La somma rimanente di pensione, su un lordo di 1.476,45 euro è di 73,57 euro.

Io penso, anzi sono sicuro perché non potrebbe essere altrimenti, che questi calcoli all'Inps vengano fatti automaticamente e che nessuno, alla fine, ne controlli i risultati o i contenuti, altrimenti non si spiegherebbero le famose cartelle pazze delle quali sentiamo parlare spesso.

I computer non hanno un cuore né un'anima, per cui anche le peggiori boiate che riescono a tirar fuori dal loro cervello elettronico, non possono esser loro contestate o addebitate. Ma noi pensionati, invece, un'anima e un cuore li abbiamo, e quando riceviamo questa comunicazione, che è esecutiva, il cuore inizia a battere forte, poi segue la famosa sudarella, cominciamo a sentire caldo anche se stiamo sotto zero, e rischiamo un infarto pensando a quello che sarà per noi il mese che verrà con 73 euro di pensione.

Qualcuno potrebbe obiettare che probabilmente il pensionato in questione, avrà anche qualacosa da parte, per far fronte alle “varie ed eventuali” che la vita ci riserva. Questo potrebbe anche essere, ma è molto più probabile che invece non sia, visto che non è una pensione da 90.000 euro al mese come quella del sig. Mauro Sentinelli. Niente contro il Sentinelli, naturalmente… era solo un esempio per dire che da 1.476 euro se ne togli mensilmente per balzelli vari 279, ne restano 1.197. E con questa somma credo non ci sia neanche la possibilità di mettere da parte gli spiccioli nel famoso “dindarolo” romano, che equivale al salvadanaio.

Ai miei tempi, direbbe qualcuno, anzi io per primo che comincio già a essere antico… ai miei tempi, ripeto, quando non c'era il cervello elettronico tuttofare, ma bisognava saper far di conto e a mano, la pensione veniva conteggiata da un ragioniere dell'Inps, fatto di carne ossa anima e cuore, e se avesse dovuto dare un totale di 73 euro su 1476 al pensionato, si sarebbe vergognato profondamente di stilare quel cedolino e avrebbe, suppongo, pensato di rateizzare quel debito al pensionato avvisandolo prima.

Perché qui non vogliamo contestare il “Debito Irpef da piat. fiscale” di 1.123 euro, che non comprendiamo e non sappiamo cosa sia, ma diamo per scontato che sia sacrosantamente dovuto. Vogliamo gridare soltanto la mancanza di sensibilità e i problemi che si addossano a un povero cristo soltanto perché quella tassa bisogna pagarla in una unica soluzione, quando c'è gente che non solo le paga ratealmente, ma ce n'è tantissima altra che non le paga affatto.

Così vanno le cose oggi, ma ci sarà speranza di poterle un giorno cambiare? Stiamo diventando tutti ebrei, anche noi aspettiamo il Messia che non arrivaa, e intanto passiamo la mano.

mercoledì 22 febbraio 2017

Esistenza in vita, spada di Damocle sulla testa dei pensionati residenti all'estero

Ci risiamo. Su questo blog sto collezionando post sul problema dei pensionati residenti all’estero cui non arriva il certificato di esistenza in vita. Per residenti all’estero mi riferisco, in particolare, a coloro che risiedono soprattutto in Bulgaria. Non credo che con questo articolo si risolva il problema, bisogna però continuare a parlarne perché molte volte anche una goccia d’acqua riesce a bucare una pietra.

Soluzioni ce ne potrebbero essere, e diverse, tutte migliori di quella adottata in Bulgaria e credo anche in tante altre nazioni. Il problema però, in Bulgaria, è che non c’è una buona distribuzione della posta, essendo molto difficile per un postino trovare le cassette postali nei palazzi, così che si possono trovare le lettere appoggiate su un gradino della scala oppure su un vaso di fiori fuori dal portone. La colpa di queste disfunzioni non possiamo addossarla a Citi che le spedisce, ma certamente, con un po’ di buona volontà, anche per la Bulgaria si può trovare una soluzione che impedisca a un povero pensionato di vivere sempre con la paura che a ogni inizio mese non gli venga accreditata la pensione. 

Se l’assegno non arriva inizia il vero dramma, perché prima che venga ripristinato il pagamento possono passare anche 4-5 mesi. Dico questo a ragion veduta, essendo cose già accadute. E siccome in questo periodo già tanti stanno subendo questa condizione, lascio immaginare al lettore il dramma che viviamo. Se poi succede ai pensionati bulgari, la disperazione è ancora più nera, perché si tratta di pensioni che vanno dai 50 ai 150 euro, che per il pensionato bulgaro sono vitali per la sopravvivenza.

Ce ne siamo lamentati presso l’Ambasciata e abbiamo ottenuto che quando si verificano i casi suddetti è l’Ambasciata stessa a spedire il certificato validato a Citi. Non valutando però un piccolo particolare, e cioè che il problema non sta nell’invio del certificato a Citi ma del non arrivo dello stesso al pensionato.

Si troverà una scappatoia? Continueremo a premere presso il consolato per trovare una via d’uscita, ma non nutriamo molte speranze, perché il consolato può fare solo da tramite per riportare in Italia le nostre lamentele. Il pensionato che vive in Italia è già tartassato in patria, figuriamoci poi se è residente all’estero. Per lo Stato italiano siamo solo un peso che potrà alleggerirsi solo quando saremo ricoperti da due metri di terra. Ecco perché teniamo sempre le mani tra le gambe per toccare quel poco ferro rimasto.

lunedì 20 febbraio 2017

SI SONO DIVISE TRA LORO LE MIE VESTI


Il lamento di una Nazione morente

“Si son divise tra loro le mie vesti e sulla mia tunica han gettato la sorte. E i soldati fecero proprio così” (Giovanni 19, 17-24).

Sono le parole che, nel Vangelo di Giovanni, Gesù Cristo pronuncia dalla croce. Non vorrei apparire blasfemo, ma penso che queste siano l'esempio più calzante per descrivere quello che accade oggi in Italia. Cambia la vittima, che non è più Gesù Cristo ma il popolo italiano, ma non cambiano i carnefici, gli aguzzini, i dominatori, i conquistatori che sono i discendenti dei soldati romani, perché proprio da Roma e dai suoi palazzi continuano a partire gli strali per abbattere un popolo portato per natura alla sopportazione e alla pazienza.

I più deboli, non sopportando la perdita della loro dignità, hanno preferito affidarsi a una corda o a una pallottola, altri chinano testa e orgoglio e continuano a sopportare, altri ancora volgono lo sguardo oltre i confini per cercare quella fortuna o meglio ancora serenità e decoro cui in patria non hanno diritto.

Siamo i detentori dei peggiori record: il parlamento più numeroso al mondo, il debito pubblico più alto che aumenta giornalmente, la disoccupazione giovanile altissima, la corruzione come sistema, gli stipendi dei politici più alti al mondo, la burocrazia più asfissiante, una tassazione diretta e indiretta insopportabile, le pensioni bassissime e quelle altissime che possono esistere solo in Italia, i servizi sociali più scadenti o inesistenti, le scuole cadenti, la classe politica più inetta, e mi fermo qui. A fronte di queste sciagure siamo il popolo più fantasioso e laborioso, abbiamo eccellenze nella scienza, nella moda, nella gastronomia, nell'enologia, nell'industria, nella protezione civile, abbiamo, in poche parole, quel made in Italy che tutto il mondo ci invidia e copia, ma che mai riuscirà a emergere perché trova ostacoli insuperabili sul suo cammino, ostacoli prodotti da chi è preposto a incrementarne lo sviluppo.

Per risolvere questi immani problemi, causati da decenni e decenni di malgoverno, cosa stanno facendo coloro che si autodefiniscono nostri rappresentanti? Parlano, parlano, parlano, manovrano dentro i loro partiti o movimenti, si scindono, si riaccoppiano, continuano a fondare altri partiti, creano fondazioni, aiutano banche in fallimento perché mal governate da manager licenziati con indennità milionarie. Tutti, a sinistra al centro e a destra, senza escludere i pentastellati multicolori.

Migliaia di imprese chiudono o scappano, migliaia di giovani emigrano per cercare lavoro (la cosa più buffa è che riescono a trovarlo anche in Bulgaria, considerata la nazione più povera dell'Unione), migliaia di pensionati disperati cercano una spiaggia amica dove approdare, purché fuori dall'Italia, e questi nostri cosiddetti rappresentanti cosa fanno? Pensano a come dividersi e moltiplicarsi, per continuare a scarnificare quelle poche cose buone ancora in vita. Il pensiero è rivolto solo a legge e campagna elettorale, congressi, gazebo e riforme mal riformate, mentre i terremotati aspettano ancora un rifugio o un aiuto per il bestiame perso.

In cambio, come dicevo, queste imprese che delocalizzano, questi giovani che cercano lavoro fuori dall'Italia, i pensionati che vanno a sopravvivere lontani dalla patria e dagli affetti più cari, sono visti come fumo negli occhi e considerati i vigliacchi che hanno preferito scappare, anche da chi dovrebbe domandarsi, come ministro del lavoro, perché se ne vanno e trovare una soluzione al problema.

Restando sempre a Roma, quella antica e mitica che aveva conquistato tutto, vorrei ricordare Cicerone che, rivolgendosi a Catilina, il cattivo di turno dell'epoca, così lo apostrofava in Senato: “Quousque tandem, Catilina, abutere patientia nostra?”, che tradotto oggi, non in Senato ma nelle piazze, suonerebbe così: “Fino a quando, senatori deputati e politici tutti onesti corrotti e inetti, abuserete della nostra pazienza?”. Noi siamo pazienti quanto Giobbe, ma anche lui infine perse la pazienza… e allora sarà pianto e stridore di denti.

domenica 13 novembre 2016

Perché e a chi fa paura il populismo?



Populismo… una parola che, negli ultimi anni della nostra vita sociale, è scoppiata come una bomba che tutto potrebbe o vorrebbe distruggere, almeno così dicono coloro che temono la sua espansione. Eppure, analizzandone l’etimologia dovrebbe suonare musica agli occhi di tutti: sprone all’esaltazione del popolo, democrazia quindi, quella vera che viene dal consenso popolare.

In ordine di tempo l’ultimo populista, o almeno il più noto, è nientemeno che il prossimo Presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Prima di lui, dall’Europa, molti altri politici, nostrani e non: Grillo e Salvini in prima fila a casa nostra, poi il Regno Unito che si defila dall’UE, Le Pen padre e figlia in Francia, Orban in Ungheria e Kaczynski in Polonia, per non parlare di Germania, Olanda, Austria, Slovacchia, Lettonia, Finlandia… tutti movimenti populisti di destra, fatta eccezione per Grillo, che avanzano al galoppo, visti come razzisti, xenofobi e neo-nazisti dai governi istituzionali in carica. Anzi, alcuni di questi come Ungheria e Polonia e prossimamente forse Austria, già saldamente al governo, votati democraticamente da maggioranze elettorali “populiste”.

La domanda sorge spontanea, direbbe Antonio Lubrano: Cosa sta succedendo all’Occidente? Sta davvero tornando un’ondata di revanscismo? E se così fosse, come mai sono tanti popoli e tante nazioni con storie e culture diverse, a sollevarsi contemporaneamente?

Quello che oggi preoccupa di più le democrazie occidentali è l’elezione, contro ogni logica previsione, di questo ricco cafone americano che - pur non essendo un politico – è riuscito a trascinare dalla sua parte un popolo variegato che va dal ricco professionista al commerciante per finire all’ultimo afroamericano o emigrato ispanico.
 
Ricordiamo tutti cosa era l’Europa prima che si chiamasse Unione Europea: un continente per tante nazioni. Per mille motivi che erano anche giusti, alcuni illuminati statisti del dopoguerra hanno posato le basi per un’Europa che sognavano unita sotto un’unica bandiera, un unico governo, un’unica moneta, un unico esercito: gli Stati Uniti d’Europa. Cosa ne è stato di quel progetto? Sta sotto gli occhi di tutti. Non può essere questa l’Europa sognata. Un’accozzaglia di burocrati e politici rinchiusi nel palazzo, lontani dalla gente e dai loro reali bisogni, che tirano, ognuno, acqua al proprio mulino, con un cocchiere teutonico che vuol guidare la diligenza come fosse proprietà personale, da un fosso all’altro, perdendo per strada i passeggeri con i loro bagagli, con il rischio continuo di finire in un burrone.

Trump negli States e i sunnominati populisti in Europa, hanno saputo cogliere lo scontento generale causato da una globalizzazione e un’economia bancaria virtuale che ha svuotato le tasche della gente, impoverendo il ceto medio e portando alla miseria il già povero. Partendo da queste premesse è anche facile attecchire, con l’assicurazione di riportare tutto a dimensione umana, creando lavoro soprattutto e possibilità di vita almeno decorosa ai popoli.

Nonostante queste temute avvisaglie e il malcontento crescente, questa Unione Europea, diventata Europa delle banche, ancora si interroga sul perché di questo populismo crescente, lo combatte, lo infanga e lo addita al pubblico ludibrio, ma con armi sempre più spuntate. I suoi tecnoburocrati non hanno capito che i cittadini non condividono la loro politica economica, sociale ed estera, non sopportano la loro supponenza, vogliono lavoro e certezze, quelle – purtroppo – che questa Europa non sa dare. Mai erano stati anni così bui dal dopoguerra a oggi, mai tanta incertezza nel futuro. Non si accorgono che stanno fallendo in tutti i campi. Ma invece di recitare il mea culpa per la loro proterva inettitudine, tacciano di populismo quei Masaniello che arringano il popolo – sempre democraticamente - a cambiare governo, senza accorgersi che oltre questo populismo ci sono soltanto le barricate o la rivoluzione, ma con molto spargimento di sangue.

Trump, nel corso della sua campagna elettorale contro la Clinton, è stato tacciato di populismo. Una volta eletto presidente, un’ondata di proteste sta percorrendo tutto il Paese. Quelli che una settimana prima gridavano al populismo, una volta scesi nelle piazze sono accusati di essere populisti. Sono le varie sfaccettature del populismo, che - come il dottor Jekyll e mister Hyde - cambia volto a seconda di chi scende in piazza.

Per concludere, a chi fa paura il populismo? Ai poteri forti, alle banche d’affari, all’economia virtuale, alle borse, alle caste, alle multinazionali, ai burocrati, ai governi che non riescono a trovare condizioni sociali accettabili per il loro popolo. Non avendo la palla di vetro non so se questi trascinatori di popolo riusciranno a trovare il bandolo della matassa per noi pensionati, per i giovani in cerca di occupazione, per milioni di disoccupati, per le imprese che continuano a chiudere. Ma per i popoli in continua sofferenza sono l’ultima possibilità di salvezza, sperando che non sia mal riposta.





mercoledì 29 giugno 2016

Sogno di una notte di mezza estate


ULTIM’ORA. Mattarella chiama al Colle Antonio Conte per un colloquio riservato


E’ la notizia che sta correndo sui giornali di tutto il mondo, molto più allarmante della Brexit. Allarmante perché avvolta di mistero. Conte, infatti, è stato avvisato nottetempo e letteralmente prelevato dal “Courtyard by Marriott Hotel”, sede del ritiro degli azzurri a Montpellier, con un volo charter catapultato a Ciampino e da lì al Quirinale. Dopo due ore di colloquio è stato ricondotto, alle prime luci dell’alba, alla sede del ritiro.

I fatti sono stati raccontati da una gola profonda, che ha sviscerato alle maggiori testate giornalistiche, anche i dettagli più minuziosi fino all’arrivo in aeroporto. L’unico mistero è il perché di questa convocazione e i contenuti del colloquio che si sono protratti per un’ora e mezza. Gli interrogativi che i network e i media si pongono sono tanti e i più disparati.

Il Presidente avrà chiesto a Conte se la debacle dell’Inghilterra con l’Islanda sia stata una combine per far vedere che l’Inghilterra fuori dall’Europa non conta più niente?

Il Presidente avrà fatto i complimenti per la sonora vittoria sulla Spagna? E se così fosse non sarebbe bastata una telefonata? No, no, dietro ci deve essere qualcosa di molto più importante, ma che al momento deve restare in pectore.

Il Presidente avrà chiesto a Conte notizie su come affronteremo la Germania a fine settimana? Gli avrà forse consigliato di non osare più di tanto contro i panzer campioni del mondo? Una umiliazione alla Germania non passerebbe liscia come con la Spagna… loro, oltre a essere campioni del mondo sono diventati anche i padroni dell’Europa, e noi siamo poi, in fondo in fondo, sempre quell’italietta a cui si può sputare in testa dall’alto della grande potenza economica e finanziaria teutonica. Magari, se dovessimo proprio essere superiori, arrivare alla fine a un pareggio e giocarsi poi tutto ai rigori.

Molti i perché di ogni televisione e ogni giornale tira fuori le sue idee e cerca di dare un senso ai tanti misteri. “Il Giornale”, citando una attendibilissima fonte quirinalizia, arriva a citare una parte del discorso intercorso tra il c.t. azzurro e il Presidente, senza assumersene, però, la responsabilità.

“Caro Antonio, prima di ogni cosa ritieniti già Cavaliere per meriti sportivi, e poi vorrei dirti che, dopo aver visto come hai potuto costruire un bellissimo castello con una squadra di buoni operai e manovali, vedo in te l’ingegnere e l’architetto che può far risorgere dalle ceneri quest’araba fenice chiamata Italia. Ti do appuntamento al 14 luglio, così mentre i francesi festeggiano la presa della Bastiglia, noi potremo provare a prendere Palazzo Chigi”.

“Signor Presidente, ma cosa dice… io ho già un contratto con il Chelsea per tre anni a 5 milioni l’anno, ho già firmato e dato la mia parola… e poi quello sarebbe un colpo di Stato...”.

“Sì, sì, non preoccuparti, il contratto lo mandiamo all’aria così come l’Inghilterra ha mandato all’aria l’Unione Europea. Loro non fanno più parte dell’Europa e le vecchie clausole le potremo sempre contestare. Ho dei grandi progetti per te e per l’Italia. Per i soldi non preoccuparti, cosa vuoi che siano 5 milioni l’anno… da noi qualsiasi manager pubblico ne guadagna di più. Vedo, poi, che hai un’anima candida, i colpi di Stato da noi non esistono, basta far fluttuare per qualche giorno lo spread, il mio predecessore insegna… adesso che ricordo potremmo fare ‘Il ritorno del Cavaliere’, dopo l’onorificenza che ti darò”.

“Ma signor Presidente, noi già abbiamo chi governa l’Italia. Anzi, adesso che è uscita la Gran Bretagna, Renzi sarà rivalutato e potrà finalmente cominciare a ricostruire questo benedetto Paese. Adesso sembra che sia stato reinserito tra i personaggi europei che contano. Mi lasci fare il mio mestiere, signor Presidente, e poi per governare bisogna essere eletti”.

“Ma allora non hai capito niente, benedetto figliolo… Renzi è stato forse eletto? E’ arrivato serenamente, alla chetichella, dicendo che voleva rottamare tutto, invece ha rottamato solo la povera gente. Pensa, invece, se arrivi tu con la tua squadra, un team vincente in difesa, in attacco e a centrocampo… ogni giocatore, ogni medico, ogni dirigente, ogni magazziniere del team azzurro avrà l’opportunità di dimostrare che senza opportunismi, senza personalismi, senza ducetti, se nessuno ruba i palloni, facendo soltanto gioco di squadra, potremo ricostruire l’Italia come già l’abbiamo fatto nell’immediato dopoguerra. Qui non servono scienziati, professori, politici, economisti, ecc…. Servono solo persone oneste, volenterose e capaci”.

“La ringrazio, signor Presidente, però adesso mi lasci andare, siamo arrivati solo a metà strada e tutti stanno lì a volerci fare lo sgambetto. Devo tenere alto il morale del gruppo, continueremo con umiltà ma decisi. Ma non sappiamo dove possiamo arrivare, noi ce la metteremo tutta, ma se non dormo almeno al ritorno, salteremo l’allenamento. Grazie dell’opportunità che mi sta dando, ci penserò a fine torneo”.

“Vai, vai pure Antonio, ma io ti aspetto qualunque sia il risultato finale. Tu e la tua squadra siete il mio sogno nel cassetto”.

Questo il resoconto della fonte anonima citata da “Il Giornale”.

Sono quasi le sei del mattino, anche ieri sera ho preso il solito sonnifero che mi aiuta a non passare la notte in bianco. Apro lentamente gli occhi assonnati, giro la testa a destra e sinistra, poi sento la coda di Kitty, una bellissima scottish fold, che mi accarezza i capelli, metto le mie dita tra i suoi peli morbidissimi, riesco finalmente ad alzarmi e ricordo… sì, adesso ricordo… un sogno che non diventerà mai realtà.




lunedì 28 marzo 2016

Pensioni e pensionati: perché sempre noi in prima linea?



RITORNIAMO SULL’ESISTENZA IN VITA 

Il calvario continua. L’Inps, giustamente, richiede ai pensionati residenti all’estero, la prova che il soggetto che riceve la pensione sia vivo, per evitare le truffe che, purtroppo, si sono verificate nel passato. Per evitare questo, l’Istituto ha incaricato Citi Bank – l’ente che paga le pensioni per suo conto – di spedire ai pensionati, ogni anno, un certificato da compilare e far vidimare dall’Ambasciata o dal Consolato e poi rispedire a una casella postale in Inghilterra.

Da questo momento inizia il potenziale dramma nel quale il misero pensionato può incorrere. Dico così a ragion veduta, perché descrive esattamente ciò che sta succedendo a due pensionati a Varna e Plovdiv. Sono casi che sono stati sottoposti alla mia attenzione perché questi signori si sono rivolti alla ”Associazione Unsic Bulgaria”, dalla quale nasce il Patronato Enasc in Bulgaria. Ma potrebbero essersi verificati altri casi che non conosciamo perché non interpellati.

Tutto nasce da una lettera che dovrebbe arrivare e non arriva perché si è persa o perché al pensionato, che ha cambiato casa e lo ha regolarmente comunicato, hanno spedito il documento al vecchio indirizzo. Colpa del pensionato? No! Colpa degli eventi o di un impiegato distratto. E per questo evento la prima cosa che succede è che a febbraio questi pensionati non ricevono la pensione. A me e a un altro pensionato questo incidente è successo il 1° luglio dell’anno scorso 2015. Dopo i primi momenti di panico, finalmente ci siamo messi in contatto con Citi telefonicamente, abbiamo comunicato tutti i nostri dati di riconoscimento a un solerte impiegato che, assicuratosi che non eravamo affatto morti, ci ha mandato la pensione per il tramite di Western Union e dopo mezz’ora l’avevamo riscossa. Era il 6 luglio. Ritardo sopportabilissimo e risoluzione del problema nel modo migliore e rapido.

Adesso le cose sono cambiate. Se non arriva la pensione e il motivo è il mancato invio dell’esistenza in vita, si telefona a Citi e risponde un call center dove si spendono già un bel po’ di soldi, lamenti il tuo problema e dall’altro lato un/una telefonista ti dice il motivo della sospensione, prende nota dei tuoi dati identificativi e ti comunica che manderanno subito per e-mail un duplicato del certificato, che in effetti arriva dopo un mese e mezzo e tante altre telefonate. Passa in cavalleria anche la pensione di marzo e forse anche quella di aprile, perché – dicono a Citi – la pensione verrà erogata quando riceveranno la documentazione, cioè quella famosa dichiarazione di esistenza in vita, che intanto uccide moralmente ed economicamente il pensionato che non sa come tirare avanti. Inutili le telefonate e le proteste all’Inps (quando qualcuno risponde) e a Citi: si ventila anche la minaccia di ricostituzione della pensione e aspettare altri tempi biblici per riaverla. L’Inps è un Istituto di assistenza e previdenza come istituzione, ma in questo modo non solo non assiste il povero cristo cui capita questa disgrazia, ma lo butta sul lastrico o in mano a strozzini. 

Abbiamo allertato anche l’Ambasciata che, nell’ambito delle proprie disponibilità, si è anche interessata andando incontro con un sussidio a uno dei pensionati, ma non risolvendo, naturalmente, il problema. Perché il problema è burocratico. Nell’èra dell’informatica spinta anche all’esasperazione in ogni campo, ancora si pretende che arrivi prima una lettera a Citi in Inghilterra e solo dopo – e non si sa quanto tempo dopo – questa paga. Di e-mail, che arrivano dopo due minuti dall’invio, questi signori non hanno mai sentito parlare. Noi pensiamo che se arriva l’e-mail con la certificazione validata e Citi riattiva il pagamento, e dopo qualche giorno arriverà la lettera con il cartaceo originale, il problema è risolto. Un’ulteriore ipotesi potrebbe essere quella di far spedire la certificazione tramite il Patronato che invierebbe il documento vidimato da Ambasciata o Consolato, accompagnato da carta di identità e mandato di rappresentanza, con posta certificata a Citi. Quanti organismi e quante firme servono a Inps e Citi per dimostrare che un pensionato è ancora vivo?

Ci auguriamo che l’Ambasciata italiana a Sofia, che oltre all’obbligo morale ha dimostrato, e sta ancora dimostrando, anche sensibilità nel supportare una parte dei suoi connazionali più disgraziati e indifesi, faccia i passi necessari presso le competenti sedi, per risolvere e sburocratizzare una situazione che, invece di snellire e accelerare eventuali problemi che si presentano, li impantana ancora di più a detrimento di una categoria – i pensionati – che è perennemente sotto tiro.

Da queste vicende si può trarre solo una conclusione: se non è burocrazia è dolo. Ce ne dà conferma Giulio Andreotti coniando il detto “A pensar male degli altri si fa peccato, ma spesso si indovina”. Ma noi ci auguriamo sia solo burocrazia da estirpare.