mercoledì 12 giugno 2019

I miei primi tredici anni a Pazardjik

Se penso che sono già trascorsi 13 anni mi viene la pelle d’oca, perché alla fine il tempo scorre veloce e ce ne accorgiamo soltanto se ci fermiamo un attimo a riflettere. I cambiamenti che prima avvenivano in un secolo oggi li vediamo dopo pochi anni, e Pazardjik, da allora, è cambiata molto. Ricordo di aver avuto l’impressione di essere arrivato in una città bombardata, quel terzo mondo che si descrive spesso sui giornali, ma che io mi apprestavo a vivere quotidianamente da quel 12 giugno 2006. 

Il nostro Console mi diceva un giorno che io ero il primo o il secondo pensionato sbarcato in Bulgaria, il primo di certo a Pazardjik. Si potrebbe pensare che al primo impatto sia rimasto male facendo il confronto Roma-Pazardjik, invece per me è stato amore a prima vista, sì proprio così, un amore che tuttora continua perché sono tredici anni che non ho più mal di testa, tredici anni che dal postino ricevo solo lettere o cartoline, tredici anni di vita serena. Ho dimenticato Roma? No, Roma è una città che tengo stretta in fondo al cuore, perché lì ho lasciato gli affetti più cari nella vita, i ricordi più belli e quelli più dolorosi. Roma è sempre Roma, ma quella meravigliosa dove sono cresciuto negli anni giovanili, non quella che ho vissuto fino al 2006 e ancor meno oggi. 

Quella Pazardjik di tredici anni fa è diventata oggi una città un po’ più rumorosa quanto basta, crescono nuovi edifici, si cerca di porre rimedio all’orribile architettura comunista, si rimettono a posto strade e strutture sanitarie, si continua a curare il verde, si cerca di entrare nel circuito europeo, ma rimangono sempre innumerevoli problemi che soltanto con gli anni si possono risolvere. Il costo della vita, pur con aumenti comunque fisiologici, è per noi più che accettabile. Resta sempre la cordialità della gente e il loro sorriso anche quando questo sorriso dovrebbe essere più che amaro. Cosa si può pretendere di più? 

Come ciliegina sulla torta, è diventata residenza stabile di molti pensionati italiani che, in massima parte, ho contribuito io a dirottare in questa piccola città, tutti ben felici di risiedervi perché qui possiamo ancora trascorrere una vecchiaia tranquilla. Come numero siamo una comunità abbastanza numerosa, tra città e dintorni, ma come succede in tutte le cose italiane, non siamo mai riusciti a organizzarci in associazione, perché anche qui si trasferiscono tutti i nostri pregi e i nostri difetti, con il risultato che tutto giace. I connazionali non me ne vogliano se anche in questa piccola Italia c’è qualche mela marcia, che generalmente si conosce dopo, ma in ogni caso marcisce da sola senza contaminare le altre. 

Grande soddisfazione è stata poi l’apertura, quattro anni fa, del Patronato Enasc, che è l’unico Patronato esistente in Bulgaria per i rapporti tra pensionati e Inps. Ma questa sede è diventata, inconsapevolmente, luogo di aggregazione e di incontro per i connazionali di Pazardjik e dintorni, e di conoscenza di tanti altri che vengono a trovarci per pratiche burocratiche da tutta la Bulgaria. E’ anche occasione di incontro e di fraternizzazione tra noi e tantissimi bulgari e bulgare che hanno lavorato in Italia e anche loro sono soggetti alla scure dell’Inps. 

Senza dimenticare che a Pazardjik ha sede Ecovita ed Ecoterra che rappresentano Rigoni di Asiago con le sue meravigliose confetture, Mares che è il tutto per i subacquei, Outlet che è il primo grande magazzino di vendita al dettaglio e all’ingrosso di prodotti alimentari e non, esclusivamente italiani, aperto da poco anche a Sofia. E poi, dopo tanti anni di tentativi mal riusciti, finalmente anche qui abbiamo un ristorante italiano, il Dea di Roma, che può farci gustare, quando ne abbiamo voglia, la vera cucina italiana, augurandoci che continui sempre così. 

Sto pensando al mio futuro… nel titolo dell’articolo ho detto “i miei primi 13 anni a Pazardjik”. Era solo una battuta, alla mia età difficilmente potrò vedere i miei secondi 13 anni, ma accetterò di buon grado quanto il Padreterno ancora mi vorrà concedere, ricordando con gratitudine gli anni di serenità (e anche di dolore, purtroppo, perché fa parte della vita) che la Bulgaria mi ha dato.

venerdì 31 maggio 2019

Bulgaria: da qui all'eternità



Sotto il titolo del mio blog Italia-Bulgaria solo andata, c’è un sottotitolo - nel giornalismo chiamato catenaccio - che dice “Pensieri e riflessioni in libertà sull’Italia che ho lasciato e sulla Bulgaria che mi ospita”. Oggi mi sono affiorati questi pensieri e riflessioni in libertà, a dire il vero non proprio piacevoli ma realistici, e ho deciso di esplicarli e rendervene partecipi perché, purtroppo, fanno anch’essi parte della nostra vita. Una signora bulgara, infatti, mi ha telefonato dicendomi che il marito, un pensionato italiano nostro assistito, è deceduto, per cui chiedeva lumi su cosa fare per richiedere la pensione di reversibilità. E’ la legge dei grandi numeri. Nel 2006 queste erano notizie rare, ma gradatamente negli anni sono divenute sempre più frequenti. 

Quando sono arrivato in Bulgaria, a 65 anni, ero gasato all’ennesima potenza, sia per le forze che allora mi sorreggevano che per la scoperta di quello che mi è sembrato un nuovo mondo, un mondo che per me – così come per tanti altri pensionati – è stato un’àncora di salvezza. Ma gli anni passano, e quando si è anziani sembra che trascorrano doppi, per cui sempre più spesso, nella nostra mente, si appalesa un futuro ansiogeno ed incerto. Incertezza non economica, perché fortunatamente in Bulgaria si è molto attenuata, ma incertezza della vita. 

Purtroppo, a questa nostra condizione non possiamo sottrarci, e anche se non lo diciamo apertamente, in cuor nostro pensiamo spesso a quando arriverà la nostra ora. E’ l’epilogo della commedia umana, tanto naturale quanto ineludibile: si nasce per morire, nulla è eterno. Le statistiche dicono che il ciclo della nostra vita si è allungato, ma noi siamo arrivati qui già in terza età o quasi. Quando dico noi mi riferisco, naturalmente, ai pensionati. Qualcuno di voi in questo momento avrà portato le mani tra le gambe, mentre la mia mano destra tira fuori indice e mignolo... 

E rifletto su quanto l’umanità faccia – durante questo viaggio terreno – per emergere, per arricchirsi, per migliorare, per sopravvivere o sopraffare e quanto altri debbano soffrire per colpa di quest’ultima, per poi ritrovarsi insieme, quando la vita ci lascia, sotto due metri di terra. Una volta passati nell’aldilà quanto contiamo ancora? Chi si ricorderà, dopo qualche anno – per non dire di meno – di noi? Voglio essere benevolo e dire i nostri figli, la nostra compagna, qualche altro parente o qualche amico, ma poi finisce lì. Oppure, talora, esce fuori un amico che dice: ti ricordi di…? Che tempi! 

Arriveranno gli anniversari a risvegliare il ricordo, sempre se chi resta se ne ricorderà. Esistono sempre le eccezioni, naturalmente, perché ci sono persone che per meriti scientifici, artistici, sociali, morali, culturali o criminali e via dicendo passeranno alla storia, ma il 99,9 per cento di noi finirà nel dimenticatoio. 

Alle ricorrenze ci vengono in aiuto, oggi, i social network, rammentando agli iscritti gli onomastici, i compleanni, gli eventi e tutto quanto concerne il nostro quotidiano. Per cui chi, per esempio, è su Facebook, ha la certezza che la sua persona sarà ricordata agli altri amici, reali e virtuali, in occasione del compleanno o di altri eventi particolari. Per completare il servizio bisognerebbe consigliare a Facebook di escogitare il modo per ricordare a questi ultimi la data dell’amico che ci ha lasciati. Così facendo automatizziamo la nascita, il corso della vita e la morte. La tecnologia, in un mondo che corre all’impazzata, forse per un attimo riuscirebbe a frenare le nostre corse aiutandoci a ricordare un amico, un parente, una persona cara che ci ha preceduto. 

Perdonate l’argomento abbastanza triste, ma quando, sempre più spesso, si ha notizia di connazionali che lasciano questa vita terrena, viene spontaneo pensare che noi siamo ancora dei fortunati. Amen. 













sabato 11 maggio 2019

Incentivo al non-voto per le Elezioni Europee


Stanno arrivando i certificati per le prossime elezioni dei membri del Parlamento Europeo. A me e ad altri connazionali a Pazardjik è arrivato ieri. Il volume della busta mi ha lasciato molto perplesso per la sua esiguità. In occasione di altre elezioni è sempre arrivato un bustone con la scheda e i candidati e l’altra busta già affrancata dove mettere la scheda e spedire alla nostra Ambasciata a Sofia. In questa occasione, invece, la lettera/certificato ci invita, per venerdì 24 e sabato 25 maggio, a recarci a Sofia presso la Cancelleria consolare per esprimere il nostro voto. E' la ripetizione esatta di quanto è già avvenuto nel 2014. Questa volta, però, non telefonerò per chiedere conferma.
Ripeto: posso essere perplesso? Le ragioni di questa mia perplessità sono molteplici, ma la prima che mi è venuta in mente è stata la solita: “Perché non vogliono farci votare?”. Perché solo per le elezioni europee ci costringono a non votare? Chi detta queste regole sul modo di votare per i residenti all’estero? Se vengono dai nostri governanti sono regole contorte e cervellotiche, se vengono dall’Europa e l’Italia le accetta è solo perché in quel consesso, evidentemente, contiamo quanto il due di coppe quando regna spade.
Non so le situazioni nelle varie nazioni dove risiedano italiani, né quale età abbiano, né se siano operatori commerciali o pensionati. Io guardo il mio piccolo orticello da pensionato, che in verità poi tanto piccolo non è, vedo le cose sotto questa veste, e credo sia molto difficile pensare che in Bulgaria si possa arrivare a una percentuale benché minima di votanti, rendendo anche penosa e umiliante l’apertura del Consolato e degli addetti per poter permettere la votazione a quattro gatti. Perché questa sarà la percentuale, raggiunta soprattutto grazie ai residenti nella capitale Sofia, che possono anche permettersi di andare a votare alla stregua di una passeggiata in centro.
Anche noi a Pazardjik, a dire il vero, andare a votare potremmo considerarla una gita estemporanea fuori porta, ma noi distiamo solo 100 km. di autostrada da Sofia. Pensate invece a chi dovrebbe (dico dovrebbe e non dovrà) sobbarcarsi un viaggio di 500 km. da Varna o 400 da Burgas o 150 da Plovdiv, per non dire di 300 o 280 e così via di altre città dove siamo residenti, che sono solo quelli di andata e poi ci sarebbe il ritorno, oppure – se un anziano minimo 70enne non se la sente – prenota in un albergo e riparte il giorno dopo. Questo viaggio, naturalmente, fatto in auto su strade bulgare (non me ne vogliano gli amici bulgari), oppure in treno o in pullman, come fosse una gita goliardica. E non voglio neanche parlare dei costi di viaggio, tutti a carico del ricco pensionato esiliatosi in Bulgaria, che vorrebbe cambiare questo nostro continente
Ve la immaginate una scena del genere? A me disgusta solo pensarlo. Ognuno, poi, trarrà le proprie conclusioni, ma di certo questa non è la premessa per creare quell’Europa solidale e unita che tutti i politici di qualsiasi colore sbandierano.
E’ rimasto qualcuno con un po’ di sale in zucca? Esca fuori e ci dica per quale motivo non vogliono farci partecipare alla costruzione di questa Europa che è anche nostra. Io intanto continuo a protestare, sperando che alla lunga questa mia protesta abbia un seguito e un risultato positivo. E continuo a gridare:
PERCHE' NON VOLETE FARCI VOTARE?

venerdì 15 febbraio 2019

A proposito di rientro agevolato al 7%

Abbiamo sentito tutti la proposta che il governo Di Maio-Salvini ha messo sul tavolo – rivolta ai pensionati italiani che sono fuggiti all’estero – per invogliarli al rientro in patria a condizioni molto vantaggiose, o almeno così pensa chi ha avuto questa idea. Per sintetizzare, tasse al 7% per 5 anni, a pensionati che risiedano all’estero da almeno 5 anni, confinati in meravigliose regioni del sud, in località o paesi che non abbiano più di 20.000 abitanti. Sinceramente, quando ho sentito i preliminari della proposta, ho pensato: “Meno male, qualcuno finalmente si è accorto anche di noi e se ne fa carico, offrendoci in cambio un’alternativa”. 

Quando ho letto tutto sono scoppiato in una irrefrenabile risata, e ridevo… ridevo… ridevo… Non c’era niente da ridere, tutt’altro, ma qualche volta succede… Passati 5 anni, poi, cosa succede? Rientriamo nel novero degli italiani nullatenenti? No, non c’è problema, pensano a largo Chigi, dopo i cinque anni è difficile sopravvivere, il problema si risolve da sé. Non ho niente contro questo governo, penso di essere diventato agnostico, anche se una speranza flebile ancora mi rimane e mi dico: ne abbiamo provati tanti che ci hanno portati al baratro, perché non provare anche questo? Peggio di così non potrebbe andare. E continuo a sperare. 

Però, una soddisfazione vorrei togliermela: invitare in Bulgaria il senatore Alberto Bagnai, che ha avuto questa idea, portandola poi nella legge di bilancio 2019. Ho sempre sostenuto, ogni volta che mi è stato chiesto, che tornerei a piedi in Italia, ma alle stesse condizioni nelle quali mi trovo in Bulgaria. Mi piacerebbe accompagnarlo per fargli conoscere approfonditamente i luoghi, le persone, la società nella quale viviamo, quanto come e in che cosa spendiamo, le bollette che paghiamo, quanta delinquenza incontriamo o percepiamo, vorremmo che ci chiedesse se viviamo tranquilli o abbiamo problemi, se la sanità funziona, se siamo felici o meno… insomma informarsi del perché di questo inarrestabile flusso migratorio dei pensionati. Potrebbe così capire che quella proposta è semplicemente ridicola e che i risultati porteranno zero pensionati in rientro. 

Figuriamoci. Tornare in Italia, per noi pensionati, sarebbe un sogno. Io, poi, sono nato in Sicilia, quindi ritornare nei luoghi natii sarebbe un meraviglioso ritorno alle origini. In Italia abbiamo lasciato figli, parenti, amici. Siamo tutti anziani, abbiamo sovente – purtroppo – bisogno o dell’ospedale o del medico di famiglia o delle medicine, quindi un piccolo, tranquillo, ridente paesino (come si diceva una volta) è la medicina adatta alla nostra età; poi nel sud non dobbiamo soffrire il freddo della Bulgaria (in verità, in quasi tredici anni ne ho sofferto molto poco), le spese per mangiare sono molto limitate, anche perché alla nostra età bisogna mangiare poco. Idealno, direbbero i bulgari. 

Purtroppo, disgraziatamente, mi capita di vedere giornalmente la televisione italiana e i gabbasisi mi cascano per terra. Negli ospedali (i pochi rimasti), soprattutto al sud, si muore al pronto soccorso aspettando che qualcuno ti visiti; se poi trovi questo qualcuno e hai dei forti dolori addominali, con una pasticca ti rimanda a casa e dopo otto ore ti riportano in ospedale, purtroppo morto prima dell’arrivo. Il ridente paesino di una volta è diventato un paese incazzato nero perché infestato da delinquenti, spacciatori e cosiddetti “migranti” che bighellonano tutto il giorno alle nostre spalle. Poi, sempre nel ridente paesino di una volta quando le stagioni si rispettavano, arriva una pioggia torrenziale che scassa le case e ammazza i paesani perché il fiume è esondato. Poi arriva la luce e l’acqua da pagare e ti si rizzano i pochi capelli rimasti… 20 euro di consumi e 25 di tasse (è solo un esempio, ma è così). Ma non finisce qui, perché resta da pagare la “monnezza” anche se nessuno pulisce, perché il Comune – giustamente – si regge sulle tasse applicate ai cittadini. Se vuoi fare una passeggiata devi guardarti bene in giro ché non ti diano una botta in testa quando va bene per toglierti anche 10 euro. E poi, e poi, e poi… i poi che ti fanno desistere sono tanti e passa la voglia di continuare. 

La ciliegina sulla torta la mette mio figlio. Gli telefono per sapere come stanno, lui la moglie e mio nipote. “A papà, lascia sta’… qui nun ce se fa più… se potessi scapperei di corsa. Qui hai il dovere solo di pagare pagare pagare, è San Paghino tutti i giorni, ma per incassare un lavoro che hai fatto bisogna andare ad elemosinarlo. Non è possibile, lasciamo sta’...”. 

Che dire? Piango per la condizione dei miei figli e mi vergogno un po’, perché io almeno ho avuto la fortuna, da pensionato, di poter scappare da un inferno che sembra non doversi spegnere mai, ma loro – e con loro tanti altri più giovani – dovranno ancora lavorare e soffrire, sempre che il lavoro riescano a trovarlo e riescano poi a prendere una pensione. 

All’Italia e agli italiani auguro tutto il bene possibile, perché sono la mia Patria e i miei connazionali, ma l’Italia potrà rialzarsi soltanto quando al bambino appena nato si insegnerà a pensare prima di ogni cosa al bene comune e poi a se stessi. Ma questa è utopia, ne sono convinto anch’io. Il nostro malessere è dovuto al 50% a noi italiani e all’Europa tecnocrate per l’altro 50%… non possiamo nascondere la testa sotto la sabbia. 

No, caro governo… non mi interessa la tua offerta, e penso non interessi ad alcuno di noi. Non sappiamo ancora quanti anni ci rimangono da vivere, ma almeno – pur lontani dall’Italia – fateceli vivere in santa pace. 

Io ho un’idea per farci tornare in Italia. E’ un progetto che si chiama “Retired City”. Lo dico in inglese perché oggi, impastati come siamo di parole straniere, che l’Europa economico-politichese ci propina per non farci capire niente, può darsi diventi un progetto che la stessa Europa potrebbe finanziare. In parole povere gli italiani la chiamerebbero “Città dei pensionati”. Venga a trovarmi, senatore Bagnai… io alla mia età viaggio poco. Le illustrerò il progetto e chissà che da una chiacchierata non si riescano a salvare capra e cavoli a costo quasi-zero per l’Italia. Se vuole può anche farlo suo chiamandolo “Progetto Bagnai”. 


venerdì 6 luglio 2018

Qualche informazione per chi vuole trasferirsi in Bulgaria

Parlo, naturalmente, dei pensionati che quotidianamente chiedono notizie in merito. Queste informazioni le avevo già date sulla pagina fb Italiani in Bulgaria Oggi, ma voglio ripubblicarle più analiticamente sul mio blog perché resti nel tempo. Per chi fosse interessato faccio un piccolo promemoria. 


La prima cosa da fare è trovare un appartamento in affitto. Anche qui in Bulgaria i proprietari tendono a non registrare il contratto. Bisogna richiedere la registrazione presso un notaio perché all’Ufficio Immigrazione chiederanno il contratto registrato (anche qui, a differenza di alcuni anni fa, bisogna allinearsi alle regole europee). Poi andare in banca e aprire un conto corrente versandovi la somma di 1.000 leva e facendosi rilasciare dalla banca il documento che attesta il versamento, che dovrà poi essere presentato all’Ufficio Immigrazione. Nello stesso tempo richiedere il documento Iban timbrato e firmato, che servirà successivamente. 

All’Ufficio Immigrazione, oltre a riempire alcuni moduli (operazione che, generalmente, viene fatta da un amico bulgaro o un traduttore), bisogna presentare il contratto di affitto, la dichiarazione della banca, la tessera sanitaria, fotocopia della carta di identità. Dopo alcuni giorni viene rilasciato un cartoncino bianco provvisorio o il permesso di soggiorno con foto e periodo di validità. Se viene rilasciato il cartoncino bianco, bisogna chiedere quando si può tornare per il permesso definitivo con foto. 

Una volta finita questa operazione chiedere il certificato che attesti che il pensionato è un soggetto fiscale bulgaro. Questo certificato potrebbe esserci richiesto in seguito, quando si farà domanda all’Agenzia delle Entrate Bulgara (NAP) della dichiarazione per l’esenzione dalle tasse sulla pensione in Italia. 

Quando si è in possesso del permesso di soggiorno, iscriversi subito all’Aire. Il formulario si può trovare sul sito dell’Ambasciata nella modulistica. Nel formulario sono elencati i documenti da allegare per l’iscrizione. 

Da questo momento siamo considerati residenti in Bulgaria, ma dovranno passare almeno 15 giorni prima di essere cancellati dall’anagrafe del proprio Comune di ultima residenza. Generalmente, ma non sempre, il Comune di residenza comunica al pensionato la cancellazione. 

Chi ha una automobile con targa italiana può andare al Kat (la nostra Motorizzazione), e con 500-600 leva pagare l’ecotassa, l’assicurazione, la revisione e avere la targa bulgara. 

Trascorso un mese circa bisogna attivarsi per richiedere la variazione dell’Ufficio Pagatore all’Inps, per poter riscuotere la pensione in Bulgaria presso la banca dove si è aperto il conto. 

Alla Asl di appartenenza in Italia, invece, bisognerà richiedere il modello S1 che permetterà di usufruire dell’assicurazione sanitaria in Bulgaria. Quando la Asl manderà l’S1 bisognerà portarlo alla locale Asl in Bulgaria (Sdravna Kasa), che dopo qualche giorno rilascerà un foglio con tutti i dati del pensionato (questo sarebbe il nostro libretto sanitario, da custodire gelosamente l’originale, facendo però delle fotocopie da consegnare ogni volta che ce lo chiederanno). Con questo foglio si sceglie il medico di famiglia che iscriverà il pensionato nel sistema sanitario bulgaro. Le medicine in Bulgaria si pagano, ma costano molto meno che in Italia. 

Trascorsi sei mesi di residenza in Bulgaria, si può richiedere all’Inps l’esenzione dalle tasse sulla pensione, sempre che sia una pensione in gestione privata, perché ai pensionati ex dipendenti della pubblica amministrazione, secondo la Convenzione tra Italia e Bulgaria, non viene riconosciuto questo diritto, almeno per il momento. Molti pensionati sono convinti che, una volta residenti in Bulgaria, da quel momento si riceve la pensione detassata. Non è assolutamente così. Bisogna prima maturare i famosi 183 giorni e anche qualcuno in più, poi bisogna richiedere all’Agenzia delle Entrate bulgara la dichiarazione di residenza fiscale da allegare, tradotta e apostillata, alla domanda che si inoltra all’ufficio provinciale Inps di appartenenza, poi bisognerà attendere i tempi che si prende l’Inps per espletare la pratica e accoglierla. Alcuni (mosche bianche!) sono molto efficienti e rapidi, la maggior parte si prende tempi lunghi e molte volte bisogna sollecitarli come fosse una benevola concessione, alcuni uffici provinciali fanno addirittura trascorrere l’anno facendo perdere al pensionato l’esenzione, dicendo poi di chiedere la detassazione per l’anno trascorso all’Agenzia delle Entrate di Pescara, competente per i residenti all’estero. Non conosco un pensionato che abbia usufruito di questo diritto, perché l’Agenzia delle Entrate lo nega a tutti, appellandosi alla Convenzione tra Italia e Bulgaria, per cui oltre che residenti, per averne diritto, dovremmo essere anche cittadini bulgari. Questa risposta arriva, in ogni caso, dopo tre anni circa. 

In tutte queste pratiche bisogna, forzatamente, affidarsi a persone che possano aiutare il pensionato nel loro disbrigo. Può essere, come detto prima, un amico bulgaro che conosca l’italiano o un amico italiano che capisca o parli il bulgaro (cosa molto rara), o un “consulente traduttore” che faccia questo a pagamento. L’importante è non imbattersi in ciarlatani, approfittatori o truffatori che, purtroppo, si trovano dappertutto. Ricordarsi di una cosa importante: dall’Italia arrivano non soltanto pensionati e gente per bene, ma anche tutto un mondo che, come da noi, cerca di trovare l’ingenuo di turno per fregargli qualche anno di risparmi. Attenti quindi! 

Per ultimo, vorrei ricordare che in Bulgaria opera il Patronato ENASC (unico Patronato in tutta la Bulgaria), che si trova a Pazardjik ma opera telematicamente su tutto il territorio, che assiste - nei rapporti con l’INPS - tutti i pensionati italiani residenti e anche i bulgari che hanno lavorato in Italia (pratiche di red est, cambio ufficio pagatore, Asl, reversibilità, detassazione, ecc.). Contattare e consultare il Patronato non costa nulla, ma può essere molto utile per sapere esattamente cosa fare e cosa non fare, avere consigli e soprattutto evitare di imbattersi in personaggi equivoci. Troverete indirizzo, e-mail e telefono nella pagina Facebook “Patronato Enasc Bulgaria”. 






martedì 3 luglio 2018

Una vacanza a Pazardjik

Ci conoscevamo da 35 anni ma da 25 ci eravamo persi di vista. Succede nella vita di ognuno di noi di prendere un percorso dissimile da quello di un amico o di un’amica, ed è stato così che le nostre strade si sono divise e non ci siamo più incontrati. Poi un giorno, inaspettatamente, ci siamo ritrovati su un “social” e abbiamo ripercorso insieme quei 25 anni che mancavano alla nostra vecchia amicizia.
Quante cose possono accadere in un quarto di secolo! E noi, poco alla volta, ce le siamo ripassate tutte. Periodi e momenti felici della nostra vita e periodi e momenti tristi o addirittura tragici, decisioni che hanno cambiato il nostro quotidiano e hanno sballottato le nostre vite in esperienze impreviste e imprevedibili, partendo da Roma per poi attraversare varie città italiane, Stati Uniti e Bulgaria.
Venne spontaneo il mio invito a trascorrere una vacanza di un mese a Pazardjik, mia ospite in una casa che per me era diventata troppo grande e soprattutto troppo muta. In 30 giorni avremmo potuto fare qualche gita, per farle conoscere quel che di bello si trova anche in Bulgaria, con il tempo necessario al ripasso e alle novità che ci saremmo scambiati in quei venticinque anni di non frequentazione, quando ancora eravamo lei giovane e io quasi.
Il 4 maggio, giorno del suo compleanno, attendo a Sofia l’arrivo del suo aereo. Cerco di immaginare quanto fossimo cambiati dopo tanti anni, io passato dalla taglia 48 alla 56, capelli radi e molte rughe… ma lei? come sarà oggi? l’ho lasciata molto bella con una linea perfetta, speriamo bene! Poi dalla porta scorrevole, insieme ad altri passeggeri, la riconosco… affannata e bianca in viso, con un trolley e un valigione pesantissimo. Sta male, penso sia stato il viaggio. Dopo i convenevoli, si sale in macchina e si parte per Pazardjik. Durante il viaggio si riprende un po’ e tutto sembra passato, domani ritornerà in ottima forma… almeno, così pensavo…
Il mattino seguente busso alla sua camera e sento una vocina… entro, rannicchiata sotto tre coperte vedo solo i capelli, febbre a 39 e tanto tanto freddo. Il medico che la visita la fa ricoverare in ospedale per una bella polmonite, qui vi resterà per undici giorni, fin quando il peggio sarà passato e potrà continuare a curarsi, molto più confortevolmente, a casa. Ecco, in sintesi, la vacanza della mia amica a Pazardjik. I giorni successivi trascorsi a casa o quasi per recuperare le forze, il tempo per una gita-ringraziamento al monastero Hristova Gorà, dove viene conservato un pezzetto di legno della croce di Cristo, una gita fuggevole a Plovdiv sotto la pioggia e poi il 3 giugno partenza per Roma. Mentre ci salutiamo mi dà un foglio di carta, dicendomi: “Ho voluto scrivere l’esperienza vissuta in ospedale, se vuoi un giorno puoi pubblicarla sul tuo blog. In ogni caso ringrazio di cuore i medici che mi hanno avuto in cura, sono stati bravi”.
Oggi che tutto è finito nel migliore dei modi voglio accontentarla e  di seguito ne riporto il testo. Penso sia per lei un ricordo indelebile della sua vacanza a Pazardjik.

""""" Questa è la storia-favola del mio passaggio nel Grande Ospedale di Pazardzik.
Mi hanno appesa all'albero delle flebo e c'erano fate buone e fate nere come la pece, vestite di bianco per confondersi con quelle buone, ma si vedeva da lontano la loro oscura ombra...
Poi c'era anche qualche mago di passaggio con occhi scrutatori da uccello di preda, io ero nelle loro mani con tutta me stessa, fatta a pezzi da una grave malattia e loro, con le conoscenze che avevano, provavano a mettere i miei pezzi insieme e riportarmi nel mondo umano, come avrebbe fatto Orfeo con Euridice... dalla quasi morte alla vita!
Una notte di pioggia e fulmini e tuoni ho visto dalla finestra, respirando l'aria benefica della tempesta, lo Spirito del parco che circondava l'ospedale... mi sembrò un samurai gigante con armatura verde blu. Gli chiesi di darmi forza e speranza, di tenere il male lontano da me con la sua potenza, e pensai dentro di me che l'avrebbe fatto: era Il Signore del luogo e nessun altro!
Come Euridice, ero ancora nell'Ade e non sapevo quando avrei visto la luce. Dormivo molto e sognavo molto.
Sognai che nuotavo in una piscina piena d'acqua azzurra che mi arrivava fino al naso e davanti a me c'era una scatola con del fango nero e mi dicevo di non agitare l'acqua, altrimenti la roba nera mi avrebbe uccisa. Mi attraeva come il canto di una sirena, ma non mi sono avvicinata...
Il sogno mi diceva che ero, come Euridice, ancora nell'Ade, senza sapere quando avrei rivisto la luce, tra la vita e la morte e la morte mi attraeva, ma qualcosa dentro mi teneva a debita distanza per salvarmi.
Dormivo molto e sognavo molto.
Ho sognato decine di ragazzi biondi con gli occhi celesti, che animavano un drago di carta giallo oro con disegni geometrici in stile cinese, un drago di dimensioni colossali appiccicato nel cielo, che mi avrebbe donato il potere dalla forza dell'acqua di cui è simbolo. E decine di ragazze bionde con lunghe trecce che masticavano chicchi di grano simbolo di rinascita, di speranza e di futuro...
E io non sarei morta, non ero più Euridice, ero me stessa che uscivo con la forza del drago dorato e dei chicchi di grano dalla valle della non vita, adagio, con le braccia ancora attaccate all'albero delle flebo...
Un bel giorno, mi hanno staccato da quell'albero e mi hanno detto: vai nel parco, c'è un sole dolce e piacevole. Io andai e cercai lo Spirito del parco, quel gigante samurai con l'armatura verde blu, ma non c'era più, al suo posto c’era un platano con un tronco grosso circondato da platani giovani e ignoranti. Ho ringraziato lo Spirito del luogo, ho ringraziato il sole e tutto ciò si chiama vita!
Ero tornata!!!  """""  (D. C.)


martedì 26 giugno 2018

Alfa e Omega Italia-Bulgaria

Non trovo più il tempo per scrivere come alcuni anni fa. Il Patronato, ormai, occupa quasi tutto il mio tempo libero, anche se per me è motivo di evasione, di nuove conoscenze e di solidarietà verso i connazionali e i bulgari che vivono di Inps. Eppure sarebbero tante le questioni e i problemi di cui occuparsi e da affrontare, ma i mezzi di comunicazione moderni ci aggiornano in tempo reale su quello che avviene nel mondo e soprattutto, per quello che a noi più interessa, su quello che succede in Italia. Tralasciando, quindi, questi argomenti, vorrei fare alcune considerazioni su uno, in particolare, che purtroppo diventa sempre più d’attualità tra la comunità italiana in Bulgaria. 

Sono trascorsi dodici anni da quando ho scoperto questa terra, per me benedetta, dove ho potuto ricominciare una vita alla quale, in Italia, mai avrei potuto aspirare, fatta di serenità, dignità e decoro cui ognuno di noi ha diritto quando si va in pensione. Ricordo quegli anni, io e pochi altri, vedendomi come nei vecchi film western americani, pionieri alla ricerca di nuove terre per migliorare il loro stato sociale. E così, effettivamente, ci sentivamo. Eravamo un corpo estraneo in un tessuto sociale che non era il nostro, costretti ad affrontare le novità che giornalmente si presentavano, soprattutto la lingua, ma intenzionati fermamente a restare sul territorio che avrebbe potuto ridarci quella tranquillità mentale ed economica che l’Italia non poteva più offrirci. 

Potevamo contarci sulle dita di una mano, ma improvvisamente - magia della comunicazione – un servizio di Rai1 sui pensionati che fuggivano dall’Italia, ha dato la stura a tanti altri servizi televisivi su tutte le reti Rai e Mediaset, ad articoli su quotidiani e riviste, su internet e su programmi Rai di approfondimento. Eravamo diventati un fenomeno mediatico che da allora non si è più arrestato: mail, skype, telefono hanno iniziato a tempestarci per avere notizie su questo Paese per tanti fino allora sconosciuto o quasi. Sono passati sei anni da allora e moltissimi dei nostri connazionali hanno deciso, anche loro, di rifarsi una vita in terra bulgara. Il numero di pensionati è aumentato in modo esponenziale, molti di questi con moglie italiana o bulgara al seguito, e anche soli o accompagnati. La nostra età, purtroppo, generalmente va dai sessanta in su, per cui il motore vecchio ha bisogno sempre più frequentemente del meccanico… purtroppo, qualche volta va in rottamazione perché fuso. 

Qui finisce il mio preambolo e iniziano le considerazioni. 

La prima è quella che oggi sentiamo sempre più spesso, purtroppo, di qualche connazionale passato a miglior vita. Il Padreterno non fa distinzioni, per cui a piangere sono sia vedovi che vedove che vivono qui, o figli o nipoti che vivono in Italia. Ormai siamo una folta comunità e molti di noi finiscono o finiranno in Bulgaria il loro percorso terreno, per cui ritengo doveroso e inderogabile che ognuno di noi, io per primo, decida e manifesti le proprie intenzioni quando ancora sta in salute. Lo dico con l’animo di un incallito ottimista, con il sorriso sulla bocca, perché è già tragico il momento del trapasso, non rendiamolo ancor peggiore per quelli che restano. 

La seconda considerazione è appendice della prima. Ci troviamo tutti in una terra che, anche se ci ha accolto a braccia aperte, non è la nostra, per cui abbiamo il dovere di esprimere la nostra volontà su cosa fare delle nostre spoglie se il Padreterno ci chiama a sé: essere seppelliti o cremati, se vogliamo restare in Bulgaria o essere portati in Italia. 

Terza considerazione, che è soprattutto un suggerimento. Con il connazionale, che nel tempo, forse, diventa pure un amico, abbiamo occasione di vederci anche giornalmente, forse mangiamo spesso insieme o sempre insieme facciamo la spesa o una gita, ma di lui capita che alla fine non sappiamo niente, come non ci conoscessimo, non sappiamo se ha dei figli o fratelli o sorelle. Se il soggetto vive solo e dovesse essere chiamato alla vita eterna, cosa facciamo? Siamo in grado di avvisare qualche parente o un amico in Italia per comunicargli la notizia? Come ci comportiamo per organizzare il funerale, chi pensa alle spese? A questo proposito, ognuno di noi ha un conto corrente in banca dove arriva la pensione, forse anche con dei risparmi per affrontare eventualità negative. Sapete che se ognuno di noi, giustamente, tiene segreto il suo pin di bancomat, quei soldi resteranno in banca forse anche per anni? Consiglierei, quindi, i connazionali, di fare in modo che qualcuno ne sia a conoscenza, quanto meno per poter affrontare le spese funerarie, che in verità – rispetto a quelle italiane – sono molto ma molto più modeste, per cui cinicamente mi viene da affermare che, nella tragedia, qualcosa di positivo resta: morire in Bulgaria conviene. 

Parlare di queste cose ci fa toccare i “gabbasisi”, ma è meglio decidere prima sull’argomento e non quando le cose, talvolta improvvisamente, accadono. Tanti di noi hanno una moglie o una compagna alla quale spetterà affrontare la situazione, ma tanti altri arrivano soli e soli affrontano il loro percorso di vita; mi rivolgo soprattutto a questi, perché diano a qualche altro connazionale un'informazione o un numero di telefono, se dovesse succedere l’irreparabile. E’ vero che l’Ambasciata, teoricamente, dovrebbe avere la possibilità di avvisare qualche parente in Italia, e questo già fa perdere molto tempo, ma se anche questa non fosse in grado di avvisare qualcuno, è come se quell’essere umano fosse stato destinato all’oblìo già da vivo. 

Chiedo venia a chi mi legge, per la delicata questione affrontata. Tutti noi ci auguriamo di vivere il più a lungo possibile, ma sappiamo anche che quando arriva l’ora siamo fragili e indifesi contro il corso della natura. Avendo avuto notizia dell’ennesimo decesso di un connazionale, mi sono deciso a pubblicare questo post, proprio per aprire una finestra sul tema. 

Estote parati, recita una frase del Vangelo: Siate pronti. Se lo saremo, eviteremo a chi resta, l’aggravio di problemi resi già tragici dall’evento. 

Lunga e Buona Vita a tutti. 





sabato 31 marzo 2018

BUONA PASQUA con il “Certificato di esistenza in vita”

Anche questa volta si ricade nello stesso incubo. In data 28 febbraio il Patronato Enasc ha contattato Citi per sapere quando sarebbe arrivato in Bulgaria il certificato di esistenza in vita sia per i residenti italiani pensionati dell’Inps, così come per i bulgari e bulgare che hanno lavorato in Italia e che riscuotono una pensione dall’Inps. Nello stesso giorno Citi ci risponde che l’Inps non ha ancora dato il via alla campagna 2018, consigliandoci di consultare giornalmente il sito www.inps.citi.com per avere notizia dell’inizio della campagna. 

Fino a questo momento, sul sito non c’è alcuna comunicazione che riguarda questo benedetto certificato. In cambio, però, solo nella giornata di ieri venerdì 30 marzo, sono arrivati in Patronato due pensionati, uno italiano e uno bulgaro, che hanno ricevuto il certificato, poi ne è arrivato un altro e un altro ancora ci ha telefonato comunicandoci che anche a lui era arrivato il certificato. 

E fin qui tutto bene, potremmo dire. I certificati arrivano, anche se sul sito ancora non c’è alcuna notizia al riguardo. Ma come al solito, giusto come una ciliegina sulla torta, anche quest’anno Citi non vuole smentirsi. Nel pomeriggio arriva il postino e ci consegna due lettere contenenti i certificati di esistenza in vita di due pensionati, uno italiano e l’altra bulgara, indirizzati alla nostra sede. Non sappiamo se ne arriveranno ancora, restiamo in attesa. 

Ci attanaglia un dubbio tremendo: o questi non hanno l’indirizzo dei pensionati in questione o sono degli idioti. E come al solito, il cetriolo tocca sempre al pensionato. Noi stiamo provvedendo ad avvisare i nostri due assistiti, nella speranza che non ci arrivino altre lettere da smistare ad altri pensionati, che ne attendono - preoccupatissimi – l’arrivo. Certamente, se il buongiorno si vede dal mattino, come al solito, anche questa volta dovrebbe piovere a dirotto. 

Non vogliamo dare alcuna colpa diretta all’Inps, naturalmente, perché questa mansione la deve svolgere Citi; possiamo però dire all’Istituto di rampognare la banca appaltatrice, perché questa ha il dovere di comunicare la notizia e quello, soprattutto, di spedire le lettere ai diretti interessati, perché se costoro non ricevono la posta e non certificano che sono ancora vivi, la pensione viene subito sospesa e per riprendere i propri soldi passeranno mesi. 

Buona Pasqua a tutti, pensionati e non, italiani e bulgari.