Visualizzazione post con etichetta Pazardjik. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Pazardjik. Mostra tutti i post

mercoledì 12 giugno 2019

I miei primi tredici anni a Pazardjik

Se penso che sono già trascorsi 13 anni mi viene la pelle d’oca, perché alla fine il tempo scorre veloce e ce ne accorgiamo soltanto se ci fermiamo un attimo a riflettere. I cambiamenti che prima avvenivano in un secolo oggi li vediamo dopo pochi anni, e Pazardjik, da allora, è cambiata molto. Ricordo di aver avuto l’impressione di essere arrivato in una città bombardata, quel terzo mondo che si descrive spesso sui giornali, ma che io mi apprestavo a vivere quotidianamente da quel 12 giugno 2006. 

Il nostro Console mi diceva un giorno che io ero il primo o il secondo pensionato sbarcato in Bulgaria, il primo di certo a Pazardjik. Si potrebbe pensare che al primo impatto sia rimasto male facendo il confronto Roma-Pazardjik, invece per me è stato amore a prima vista, sì proprio così, un amore che tuttora continua perché sono tredici anni che non ho più mal di testa, tredici anni che dal postino ricevo solo lettere o cartoline, tredici anni di vita serena. Ho dimenticato Roma? No, Roma è una città che tengo stretta in fondo al cuore, perché lì ho lasciato gli affetti più cari nella vita, i ricordi più belli e quelli più dolorosi. Roma è sempre Roma, ma quella meravigliosa dove sono cresciuto negli anni giovanili, non quella che ho vissuto fino al 2006 e ancor meno oggi. 

Quella Pazardjik di tredici anni fa è diventata oggi una città un po’ più rumorosa quanto basta, crescono nuovi edifici, si cerca di porre rimedio all’orribile architettura comunista, si rimettono a posto strade e strutture sanitarie, si continua a curare il verde, si cerca di entrare nel circuito europeo, ma rimangono sempre innumerevoli problemi che soltanto con gli anni si possono risolvere. Il costo della vita, pur con aumenti comunque fisiologici, è per noi più che accettabile. Resta sempre la cordialità della gente e il loro sorriso anche quando questo sorriso dovrebbe essere più che amaro. Cosa si può pretendere di più? 

Come ciliegina sulla torta, è diventata residenza stabile di molti pensionati italiani che, in massima parte, ho contribuito io a dirottare in questa piccola città, tutti ben felici di risiedervi perché qui possiamo ancora trascorrere una vecchiaia tranquilla. Come numero siamo una comunità abbastanza numerosa, tra città e dintorni, ma come succede in tutte le cose italiane, non siamo mai riusciti a organizzarci in associazione, perché anche qui si trasferiscono tutti i nostri pregi e i nostri difetti, con il risultato che tutto giace. I connazionali non me ne vogliano se anche in questa piccola Italia c’è qualche mela marcia, che generalmente si conosce dopo, ma in ogni caso marcisce da sola senza contaminare le altre. 

Grande soddisfazione è stata poi l’apertura, quattro anni fa, del Patronato Enasc, che è l’unico Patronato esistente in Bulgaria per i rapporti tra pensionati e Inps. Ma questa sede è diventata, inconsapevolmente, luogo di aggregazione e di incontro per i connazionali di Pazardjik e dintorni, e di conoscenza di tanti altri che vengono a trovarci per pratiche burocratiche da tutta la Bulgaria. E’ anche occasione di incontro e di fraternizzazione tra noi e tantissimi bulgari e bulgare che hanno lavorato in Italia e anche loro sono soggetti alla scure dell’Inps. 

Senza dimenticare che a Pazardjik ha sede Ecovita ed Ecoterra che rappresentano Rigoni di Asiago con le sue meravigliose confetture, Mares che è il tutto per i subacquei, Outlet che è il primo grande magazzino di vendita al dettaglio e all’ingrosso di prodotti alimentari e non, esclusivamente italiani, aperto da poco anche a Sofia. E poi, dopo tanti anni di tentativi mal riusciti, finalmente anche qui abbiamo un ristorante italiano, il Dea di Roma, che può farci gustare, quando ne abbiamo voglia, la vera cucina italiana, augurandoci che continui sempre così. 

Sto pensando al mio futuro… nel titolo dell’articolo ho detto “i miei primi 13 anni a Pazardjik”. Era solo una battuta, alla mia età difficilmente potrò vedere i miei secondi 13 anni, ma accetterò di buon grado quanto il Padreterno ancora mi vorrà concedere, ricordando con gratitudine gli anni di serenità (e anche di dolore, purtroppo, perché fa parte della vita) che la Bulgaria mi ha dato.

martedì 3 luglio 2018

Una vacanza a Pazardjik

Ci conoscevamo da 35 anni ma da 25 ci eravamo persi di vista. Succede nella vita di ognuno di noi di prendere un percorso dissimile da quello di un amico o di un’amica, ed è stato così che le nostre strade si sono divise e non ci siamo più incontrati. Poi un giorno, inaspettatamente, ci siamo ritrovati su un “social” e abbiamo ripercorso insieme quei 25 anni che mancavano alla nostra vecchia amicizia.
Quante cose possono accadere in un quarto di secolo! E noi, poco alla volta, ce le siamo ripassate tutte. Periodi e momenti felici della nostra vita e periodi e momenti tristi o addirittura tragici, decisioni che hanno cambiato il nostro quotidiano e hanno sballottato le nostre vite in esperienze impreviste e imprevedibili, partendo da Roma per poi attraversare varie città italiane, Stati Uniti e Bulgaria.
Venne spontaneo il mio invito a trascorrere una vacanza di un mese a Pazardjik, mia ospite in una casa che per me era diventata troppo grande e soprattutto troppo muta. In 30 giorni avremmo potuto fare qualche gita, per farle conoscere quel che di bello si trova anche in Bulgaria, con il tempo necessario al ripasso e alle novità che ci saremmo scambiati in quei venticinque anni di non frequentazione, quando ancora eravamo lei giovane e io quasi.
Il 4 maggio, giorno del suo compleanno, attendo a Sofia l’arrivo del suo aereo. Cerco di immaginare quanto fossimo cambiati dopo tanti anni, io passato dalla taglia 48 alla 56, capelli radi e molte rughe… ma lei? come sarà oggi? l’ho lasciata molto bella con una linea perfetta, speriamo bene! Poi dalla porta scorrevole, insieme ad altri passeggeri, la riconosco… affannata e bianca in viso, con un trolley e un valigione pesantissimo. Sta male, penso sia stato il viaggio. Dopo i convenevoli, si sale in macchina e si parte per Pazardjik. Durante il viaggio si riprende un po’ e tutto sembra passato, domani ritornerà in ottima forma… almeno, così pensavo…
Il mattino seguente busso alla sua camera e sento una vocina… entro, rannicchiata sotto tre coperte vedo solo i capelli, febbre a 39 e tanto tanto freddo. Il medico che la visita la fa ricoverare in ospedale per una bella polmonite, qui vi resterà per undici giorni, fin quando il peggio sarà passato e potrà continuare a curarsi, molto più confortevolmente, a casa. Ecco, in sintesi, la vacanza della mia amica a Pazardjik. I giorni successivi trascorsi a casa o quasi per recuperare le forze, il tempo per una gita-ringraziamento al monastero Hristova Gorà, dove viene conservato un pezzetto di legno della croce di Cristo, una gita fuggevole a Plovdiv sotto la pioggia e poi il 3 giugno partenza per Roma. Mentre ci salutiamo mi dà un foglio di carta, dicendomi: “Ho voluto scrivere l’esperienza vissuta in ospedale, se vuoi un giorno puoi pubblicarla sul tuo blog. In ogni caso ringrazio di cuore i medici che mi hanno avuto in cura, sono stati bravi”.
Oggi che tutto è finito nel migliore dei modi voglio accontentarla e  di seguito ne riporto il testo. Penso sia per lei un ricordo indelebile della sua vacanza a Pazardjik.

""""" Questa è la storia-favola del mio passaggio nel Grande Ospedale di Pazardzik.
Mi hanno appesa all'albero delle flebo e c'erano fate buone e fate nere come la pece, vestite di bianco per confondersi con quelle buone, ma si vedeva da lontano la loro oscura ombra...
Poi c'era anche qualche mago di passaggio con occhi scrutatori da uccello di preda, io ero nelle loro mani con tutta me stessa, fatta a pezzi da una grave malattia e loro, con le conoscenze che avevano, provavano a mettere i miei pezzi insieme e riportarmi nel mondo umano, come avrebbe fatto Orfeo con Euridice... dalla quasi morte alla vita!
Una notte di pioggia e fulmini e tuoni ho visto dalla finestra, respirando l'aria benefica della tempesta, lo Spirito del parco che circondava l'ospedale... mi sembrò un samurai gigante con armatura verde blu. Gli chiesi di darmi forza e speranza, di tenere il male lontano da me con la sua potenza, e pensai dentro di me che l'avrebbe fatto: era Il Signore del luogo e nessun altro!
Come Euridice, ero ancora nell'Ade e non sapevo quando avrei visto la luce. Dormivo molto e sognavo molto.
Sognai che nuotavo in una piscina piena d'acqua azzurra che mi arrivava fino al naso e davanti a me c'era una scatola con del fango nero e mi dicevo di non agitare l'acqua, altrimenti la roba nera mi avrebbe uccisa. Mi attraeva come il canto di una sirena, ma non mi sono avvicinata...
Il sogno mi diceva che ero, come Euridice, ancora nell'Ade, senza sapere quando avrei rivisto la luce, tra la vita e la morte e la morte mi attraeva, ma qualcosa dentro mi teneva a debita distanza per salvarmi.
Dormivo molto e sognavo molto.
Ho sognato decine di ragazzi biondi con gli occhi celesti, che animavano un drago di carta giallo oro con disegni geometrici in stile cinese, un drago di dimensioni colossali appiccicato nel cielo, che mi avrebbe donato il potere dalla forza dell'acqua di cui è simbolo. E decine di ragazze bionde con lunghe trecce che masticavano chicchi di grano simbolo di rinascita, di speranza e di futuro...
E io non sarei morta, non ero più Euridice, ero me stessa che uscivo con la forza del drago dorato e dei chicchi di grano dalla valle della non vita, adagio, con le braccia ancora attaccate all'albero delle flebo...
Un bel giorno, mi hanno staccato da quell'albero e mi hanno detto: vai nel parco, c'è un sole dolce e piacevole. Io andai e cercai lo Spirito del parco, quel gigante samurai con l'armatura verde blu, ma non c'era più, al suo posto c’era un platano con un tronco grosso circondato da platani giovani e ignoranti. Ho ringraziato lo Spirito del luogo, ho ringraziato il sole e tutto ciò si chiama vita!
Ero tornata!!!  """""  (D. C.)


martedì 29 dicembre 2015

Bulgaria: Bilancio 2015 e speranze 2016 a Pazardjik


Ogni fine anno qualsiasi famiglia cerca di fare un bilancio, anzi due: il primo consuntivo e il secondo preventivo, e quindi non posso sottrarmi a questa regola. Sono quasi tre mesi che non scrivo una riga su questo blog, che dovrebbe riportare pensieri e riflessioni sulla mia vita bulgara e in genere su tutto ciò che concerne la Bulgaria. So che tante persone lo leggono e quindi mi sento anche un po’ colpevole per non aver aggiornato il diario. Purtroppo, gli anni da una parte e dall’altra l’incarico di gestione del Patronato ENASC, hanno ridotto notevolmente il mio tempo libero, sacrificando la mia passione pennaiola, per contribuire anche fisicamente ad aiutare coloro che abbisognano di notizie, informazioni e supporto assistenziale di patronato, la quasi totalità pensionati che risiedono già qui o vogliono trasferirsi perché non sopportano più il peso economico della vita in Italia.

Qualcosa di certo non quadra, perché il nostro Presidente del Consiglio continua a dire che ormai stiamo fuori da quel famoso lungo tunnel, mentre io ricevo continue richieste di persone che, evidentemente, sono rimaste in panne senza poterne uscire. Non so che tipo di e-mail riceva Renzi, ma se ne ricevesse metà delle mie, probabilmente capirebbe che il secchio fa acqua da tutte le parti. Facciamo comunque tutto il possibile per cercare di dare una mano a ognuno, anche se non è proprio facile gestire un Patronato all’estero. Il 15 gennaio prossimo, poi, avremo anche il piacere e l’onore di vedere inaugurata la sede dal nostro Ambasciatore in Bulgaria, S.E. il dott. Marco Conticelli, e questo ci spronerà ancora di più nell’impegno verso i nostri connazionali, ma anche ad assistere i cittadini bulgari che hanno lavorato in Italia e hanno bisogno di dialogare con l’Inps.

Parlavo prima di bilancio consuntivo. Nel 2015, nella piccola realtà di Pazardjik, abbiamo avuto almeno una decina di nuovi arrivi, che -  a mio modesto giudizio – non sono pochi. Questo, per quel che si vede, perché talvolta si incontrano connazionali che non si conoscono e poi raccontano che vivono a Pazardjik o dintorni già da alcuni anni. Tanti altri sono arrivati per visite ricognitive che, probabilmente, tra qualche mese, potrebbero trasformarsi in trasferimenti definitivi. La comunità, quindi, si sta allargando e si sta creando un gruppo cittadino abbastanza numeroso e solidale, con le dovute eccezioni.

Naturalmente, come in qualsiasi condominio in Italia, ci sono sempre i bastiancontrari, né si può pretendere di essere tutti eguali caratterialmente. Ma generalmente questi soggetti si elidono da soli. Io, dal mio osservatorio privilegiato, devo constatare che molte volte la convivenza tra noi risulta difficile, perché espatriando ci portiamo comunque dietro la litigiosità che spesso ci contraddistingue coabitando nello stesso palazzo in Italia.

Noto, purtroppo, anche un’altra questione che prima non esisteva e oggi è diventata, se non primaria, preponderante. Portando l’esempio su me stesso, quando io sono arrivato in Bulgaria, la prima cosa che mi ha attirato è stato il costo della vita. Qui la mia pensione si era raddoppiata e quindi ho vissuto molti anni felice di questa situazione che mi permetteva di rendere dignitosa la mia condizione. Oggi, purtroppo, sta cambiando tutto. Quasi sempre, la prima domanda che mi fa chi mi contatta è: “E’ vero che si può fare la richiesta per avere la pensione lorda?”. Questa è una falsa partenza, perché la domanda principale dovrebbe essere se il costo della vita ci può permettere di vivere decorosamente anche con 800 euro al mese. Questa risposta è veramente quella che ci deve spingere a deciderci, a prescindere se si può o no prendere la pensione lorda.

E infine, a tutti coloro che mi chiedono come sono le donne bulgare o se li posso aiutare a trovarne qualcuna, vorrei gridare che non sono io che posso dare queste risposte o trovarne qualcuna, perché se non sono capaci di scoprirlo o di trovarsele da soli, possono continuare a fare quello che hanno sempre fatto: i segaioli. Le donne, di qualsiasi nazionalità siano, non sono oggetti, ma persone che bisogna prima conoscere, poi stimarle e, per ultimo, se si crea un’empatia, anche amarle. Ma il discorso potrebbe diventare troppo lungo.

Per ultimo rimane il bilancio preventivo, che non può prescindere, per me, dalla nuova realtà che si è venuta a creare: il Patronato ENASC. Come in molte altre nazioni europee, anche nella piccola Bulgaria, siamo riusciti a creare una istituzione che fino adesso ha lavorato quasi “sottovoce”, ma che si propone di operare sempre meglio e di più per i pensionati e non che la contattano, che hanno bisogno delle più svariate pratiche che si possono svolgere, telematicamente, anche stando seduti davanti a un computer. Abbiamo anche una pagina facebook titolata “Patronato ENASC Bulgaria” dove tutti possono trovare notizie e indirizzi.

Cercheremo, per il 2016, di implementare, oltre ai normali adempimenti che ci richiedono i residenti, altri progetti che ci stanno a cuore, come l’organizzazione di gite per visitare località bulgare famose o la progettazione di aiuti e assistenza, anche attraverso enti assistenziali cittadini, a persone bisognose o povere, con donazioni o pranzi sociali, ecc. Sarebbe il nostro ringraziamento alla città di Pazardjik che ci accoglie e ci considera amici della Bulgaria.

E’ un bilancio preventivo e ce la metteremo tutta. A fine anno vedremo se avremo realizzato qualcosa di buono. Adesso, invece, non mi rimane che augurare a tutti coloro che leggono questo blog un Buon 2016, all’insegna dell’amicizia italo-bulgara, colmo di benessere e salute.


martedì 9 giugno 2015

I miei primi nove anni in Bulgaria - 2

Questo non è un articolo ma un racconto... quello dei miei anni trascorsi finora in Bulgaria. La descrizione, forzatamente lunga, mi costringe a dividere il racconto in tre parti, per non costringere il povero lettore ad addormentarsi sulle mie righe.

Il blog
Nel 2008 decido di aprire un blog, tra innumerevoli difficoltà, data la mia ignoranza in informatica e computer. Trent'anni prima avevo lavorato, per sette anni, su computer dedicati alla fotocomposizione, ma quelli erano tutt'altra cosa e comunque sono trascorsi molti anni. Il blog è la mia valvola di scarico, lì posso convogliare tutti i miei pensieri e le mie impressioni sulla nuova vita che vado a scoprire giorno dopo giorno. Il blog è quello dove ho postato questo articolo e che ho chiamato Italia-Bulgaria solo andata proprio perché sapevo fin da allora che il mio sarebbe stato un viaggio senza ritorno.

Passano gli anni, lentamente, perché in Bulgaria tutto cammina più lentamente, è un po' l'indole dei bulgari che hanno vissuto quasi cinquant'anni di regime comunista, durante il quale lo stimolo al lavoro e all'impegno era rallentato da un'eguaglianza che appiattiva ogni velleità di emergere. Cambia, sempre lentamente, la Bulgaria che adesso si apre al mercato europeo e attinge ai fondi comunitari, aumentano anche i prezzi, per noi italiani sempre sostenibili. Con Renata, la mia compagna, continuiamo a vivere una vita tranquilla e a volte anche un po' annoiata, dovuta alle poche occasioni che abbiamo di incontrare altri connazionali con i quali scambiare qualche impressione e avvelenarci l'animo contro uno Stato che ci costringe ad un esilio forzato. Tanti italiani, leggendo il mio blog, mi chiedono notizie sulla mia nuova vita e come fare per venire a visitare la Bulgaria. Alcuni domandano persino dove si trova, mentre molti altri pensano di trovare - quando si trasferiscono – luoghi da terzo mondo, salvo a ricredersi già dopo qualche giorno.

Il libro
La vita in Bulgaria, le contraddizioni, i modi di dire, la cultura, il folklore, mi diedero la spinta per improvvisarmi scrittore. Volevo far sapere agli altri italiani come si vive qui. Avrei potuto fare un e-book, ma avrei tradito un lungo periodo della mia vita di linotypista; optai per il cartaceo, per cui uscì Scoprire la Bulgaria, un libro di 160 pagine che raccontava di “una terra straordinaria, vista e raccontata da un italiano che ci vive”. E' stato il primo e forse ultimo libro che abbia scritto, apprezzato – bontà loro – da tutti coloro che hanno avuto la voglia e il coraggio di acquistarlo. Rileggendolo anch'io criticamente, dopo qualche tempo, mi sono detto bravo, avevo scritto qualcosa di buono e utile. Anche questo è stato veicolo, per gli italiani, alla conoscenza di questa nazione.

Ci scoprono i networks, giornali e riviste
Nell'ottobre del 2012 il nostro lento andazzo quotidiano viene stravolto da un servizio di Rai1, riguardante l'esodo dei pensionati italiani in Bulgaria, che viene trasmesso nel programma domenicale di Massimo Giletti L'Arena. Sembra sia scoppiata una bomba. Centinaia di e-mail mi chiedono le notizie più disparate sulla Bulgaria, se è vero che il costo della vita sia così basso, com'è la sanità, se serve il passaporto, cosa bisogna fare per trasferirsi, ecc. Passano venti giorni e arriva una telefonata da Rai3 per un servizio su Ballarò, anche questo deflagrante, perché il flusso di pensionati italiani che vogliono sapere aumenta. La Bulgaria sembra diventato il paese di Bengodi, che è immaginario, mentre la Bulgaria è reale e anche povera, con un reddito pro-capite che non supera quello del nostro pensionato sociale. Ma è la nazione ideale per noi che con una pensione minima possiamo vivere dignitosamente, mentre in Italia annaspiamo per non affogare nella miseria.

Giornali cartacei e on line e riviste italiane e persino la televisione bulgara si precipitano a chiedere interviste sul fenomeno “Pensionati” che è stato appena scoperto in Europa, e precisamente in Bulgaria. Perché la notizia è proprio questa: il pensionato italiano che voleva una vita migliore, doveva partire per l'Africa, le Canarie, Cuba Messico o Brasile, mentre adesso si è scoperto che a due ore di aereo dall'Italia può vivere bene e arrivare a fine mese con tranquillità. Mi riferiva il mio amico console di Plovdiv che quasi certamente sono stato il primo o al massimo il secondo a trasferirmi in Bulgaria come pensionato. Nessun merito da parte mia, perché ho deciso così ascoltando gli amici bulgari che a Roma mi parlavano sempre della Bulgaria come luogo dove il costo della vita era molto basso. Per cui decisi di saltare il fosso e conoscere i Balcani. E sinceramente il salto è riuscito benissimo. Nel tempo molto è cambiato in meglio, la Pazardjik che ho trovato nel 2006 è un lontano ricordo, si stanno costruendo autostrade per collegare velocemente tutta la Bulgaria, anche se quest'ultima fa pariglia con l'Italia nella corruzione, c'è un risveglio, insomma, che fa ben sperare per gli anni a venire, augurandoci che questo sistema a conduzione europea non conduca questa nazione a un binario morto.

Dopo questo exploit mediatico arrivano i primi visitatori curiosi, potenziali futuri residenti in Bulgaria. E' un andirivieni continuo con connazionali che cercano risposte rassicuranti al loro desiderio di fuga dall'Italia. Alcuni arrivano addirittura per restare, affrontando l'incognita di una nazione mai vista dove regna sovrano anche il cirillico, che confonde ancor più le idee e rende perplessi i più timorosi. Il nostro tran tran quotidiano è reso iperdinamico dall'arrivo delle Jene di Mediaset, che con il sardonico Enrico Lucci ha fatto esplodere una atomica tra tutti coloro che volevano scappare dall'Italia. Sono stato subissato di e-mail, telefonate, messaggi su facebook e sul blog. Le domande più svariate, a volte anche ridicole, sulla vita in Bulgaria e cosa bisognava fare per trasferirsi, elenchi lunghi di domande, ai quali per carattere dovevo rispondere, per evitare di avere rimorsi. Non posso non rispondere a un connazionale che vuole consigli per poter vivere decorosamente, come me, la vecchiaia. Alcune lettere mi lasciano nello sconforto totale, perché sono casi umani e a nulla potrebbero essere utili le mie risposte o i miei consigli.


(continua...)


sabato 6 giugno 2015

I miei primi nove anni in Bulgaria - 1

Questo non è un articolo ma un racconto... quello dei miei anni trascorsi finora in Bulgaria. La descrizione, forzatamente lunga, mi costringe a dividere il racconto in tre parti, per non costringere il povero lettore ad addormentarsi sulle mie righe.

L'approccio
Tempus fugit dicevano i latini, in special modo se vissuto bene, perché quando si soffre i giorni e gli anni diventano lunghissimi. E a me, sinceramente, il tempo è fuggito. Non che questi anni siano stati proprio paradisiaci, ma tranquilli, sereni e rilassati sì, pur tra tanti imprevisti e incidenti di percorso che rendono ancora più interessante la vita.

Nell'era storica e tecnologica che attraversiamo, cinque anni del secolo scorso potrebbero equivalere al massimo a un anno di oggi e forse anche meno, ma questa evoluzione in Bulgaria trova conferme e smentite nello stesso tempo. E' una nazione, questa, che dal 2007, con l'ingresso nell'UE, sta facendo notevoli progressi per avvicinarsi agli standard minimi europei. Il compito che gli sta di fronte è immane, avendo ereditato dal vecchio regime solo macerie e corruzione, ma il costo della vita, la tassazione e il bisogno estremo di sviluppo stanno facendo presa sugli investitori mondiali, che in massa si stanno proponendo per la trasformazione della Bulgaria in una realtà moderna. 

Non mancano oggi strutture e luoghi che rendono ammirevoli gli sforzi compiuti, in specie nel settore turistico, così che il Mar Nero sembra accogliere notevoli nuovi flussi di turisti, attratti dalla bellezza dei luoghi, da strutture alberghiere modernissime e confortevoli e dai costi ancora contenuti. Accanto a queste realtà positive, però, resistono ancora sacche di povertà, miseria, abbandono di terre e luoghi dove sembra che il tempo si sia fermato. Questa è la Bulgaria odierna: terra di contraddizioni, dove convivono cristiani e musulmani, monasteri e casinò, grandi ricchezze e orride miserie, opere grandiose e mafia e corruzione. In Italia oggi è particolarmente sentito, a ragione, il problema della sicurezza e della microcriminalità, qui possiamo dire che la gente vive ancora tranquilla senza paura di tapparsi in casa appena fa buio.

Amore a prima vista
E i miei nove anni in Bulgaria? “Magnifici” potrebbe essere l'espressione che più si avvicina alla verità, ma temo di non esser creduto, per cui dico “piacevoli”, trascorsi all'insegna di una vita generalmente tranquilla e serena, in un ambiente accogliente, tra gente brava disposta ad aiutarti e venirti incontro in qualsiasi momento, lontano, anzi esente da nove anni da quell'emicrania che quotidianamente mi costringeva a ingurgitare Aulin e Novalgina.

Ricordo quel giugno del 2006 in cui vidi per la prima volta Pazardjik. Sembrava una città bombardata: muri di molti palazzi cadenti e scrostati, buche stradali che ossessionavano gli automobilisti, fili elettrici penzolanti a grappoli da un palazzo all'altro, autobus e filobus risalenti all'ultima guerra, carretti guidati da zingari che vagavano per tutta la città, sui marciapiedi di periferia capre che tornavano dal pascolo, latte di capra o mucca casareccio appena munto, in bottiglie della Coca Cola, agli angoli delle strade... e purtuttavia fu amore amore a prima vista. All'amico che si scusava come fosse lui colpevole del degrado e povertà della città, risposi sorridendo che non mi sarei più mosso da Pazardjik.

Si entra nell'Unione Europea
A gennaio 2007 l'ingresso nell'UE permette alla Bulgaria di accedere ai fondi di sviluppo europei e questo crea una svolta lenta ma costante nel cambiamento della nazione. I fondi arrivano anche a Pazardjik, dove nel frattempo è cambiato il Sindaco, che è tuttora in carica perché rieletto. Dal mio personalissimo osservatorio penso che l'amministrazione di questo primo cittadino, Todor Popov, abbia fatto e stia facendo molto per la città, perché in sette anni è stata messa sossopra in tutte le strutture: strade, marciapiedi, zona pedonale, palazzi, stazione pullman e ferroviaria, parco cittadino, rete fognaria, telefonica, gas, ristrutturazione degli ospedali e così via, che hanno trasformato gradualmente la città. Moltissime altre opere restano ancora da fare, ma il buongiorno si vede dal mattino. La città è cresciuta tutta, con nuove costruzioni, capannoni commerciali e industriali, supermercati internazionali, e con questi gli inevitabili arrivi di merci da tutta Europa e dall'Italia. 

Anche le regole sono diventate più rigide, proprio perché questa Europa vuole uniformare tutti gli Stati sotto un unico standard. Non so quando ci arriveremo, men che meno quando ci arriverà la Bulgaria. Spero il più tardi possibile, perché la prima cosa che ho trovato qui è stata la semplicità, l'umanità e la genuinità, mentre penso che la governance di questa Europa ci porterà a un rigido incolonnamento alla ricerca continua di bilanci che non quadreranno mai e continueranno a rendere ancora più infelice questo popolo.

La sanità
Dicevo prima della serenità di vita in questa mia Pazardjik. Quando io parlo della Bulgaria faccio sempre o quasi riferimento a questa città, perché qui ho sempre vissuto e qui ho fatto le mie esperienze bulgare. La vita sarebbe troppo monotona se non ci riservasse anche qualche sorpresa. E così nel 2010 ho dovuto conoscere la sanità bulgara, e non per un semplice raffreddore. La diagnosi fu traumatizzante: tumore alla vescica. 

Sarebbe stato terribile mentre stavo in Italia, ma sentire questa notizia in Bulgaria mi mise al tappeto. O mangi questa minestra o ti butti dalla finestra, mi dissi. Ormai risiedevo in Bulgaria e dovevo affrontare qui la bestia. Il giorno dopo, con il morale sotto le scarpe, andai al reparto Urologia del vecchio ospedale di Pazardjik dove mi accolse l'amica Darina, che fortunatamente era infermiera in quel reparto. Dopo dieci minuti arrivò un medico che prontamente mi visitò e confermò la diagnosi dicendomi: “Se non hai paura che ti piova in testa domani ti opero e stai tranquillo che guarirai”. Il “piova in testa” era riferito alla struttura quasi fatiscente con acqua che gocciava dal soffitto e una bacinella che l'accoglieva. Oggi è stato ristrutturato completamente. Guardai quel ragazzo rosso di capelli e mi fidai subito dello sguardo sorridente e persuasivo dei suoi occhi azzurri, aveva 36 anni e poteva essere mio figlio. La fiducia fu ben riposta perché in nessun luogo potevo essere curato in maniera migliore. Ho fatto la spola tra Pazardjik e Plovdiv per tre anni e mezzo, ma alla fine eccomi ancora qui completamente guarito, senza aver pagato nulla, tutto a carico del servizio sanitario nazionale. I bulgari, della loro sanità parlano molto male, e forse avranno le loro ragioni, ma se a me domandano come è la sanità bulgara rispondo che io non avrei potuto trovarmi meglio. Giudizio personalissimo, naturalmente, anche se so di parecchi altri italiani entusiasti come me che devono la vita a medici bulgari.

sabato 8 novembre 2014

Erasmus "Roed 3" sbarca a Pazardjik con l'IPSIA Galileo Galilei - Anton Giulio Bragaglia di Frosinone


Come negli anni passati, proseguono sempre più intensi gli scambi italo-bulgari tra le rispettive scuole. Quest’anno, nell’ambito dell’Erasmus “Roed 3”, sono arrivati a Pazardjik gli studenti dell’IPSIA Galileo Galilei – Anton Giulio Bragaglia di Frosinone. Lino Sacchetti, Luca Incocciati e Piergiorgio Cardarilli partecipano allo stage relativo all’Odontotecnica, mentre Davide Schettino e Daniele Marcoccio a quello di Elettronica. A Sofia, invece, ne sono stati accolti almeno altri 10.
E’ la mattina di ieri e su facebook ricevo un messaggio da Piergiorgio: “Ciao Antonio, domani andiamo via, vorremmo salutarti, va bene alle 15.30 al Dolce Vita?”. Ci ritroviamo così da Zani a bere qualcosa e scambiarci qualche impressione. Non so se sono impacciati per la timidezza dei loro 18 anni o perché hanno di fronte uno che potrebbe essere il loro nonno. L’ordinazione rompe un po’ la timidezza e ne approfitto per domandare:

Dopo aver visto la Bulgaria per la prima volta, che giudizio ne date?”.
“ Per quel poco che abbiamo potuto vedere è una bella nazione. Dovevamo vedere Sofia oggi, ma qualcosa è andato storto nell’organizzazione dall’Italia, perché avremmo dovuto andare soli in treno senza un tutor, e allora abbiamo rinunciato. Eravamo andati a Plovdiv dove abbiamo visitato la Fiera, ma non abbiamo visto altro perché pioveva a dirotto”.

Pazardjik vi è piaciuta? Cosa vi rimane impresso della città?”.
“Sì, Pazardjik è effettivamente una bella città, con strane contraddizioni. Di giorno è sempre un pullulare di gente, specialmente nella zona pedonale, ma appena chiudono i negozi la città resta quasi deserta. Poi ci sono molti zingari, ma qui lavorano e non disturbano, non chiedono l’elemosina e non sono invadenti come da noi. Ci sono anche locali di divertimento dove si può passare qualche serata, ma sono differenti dalle nostre discoteche o sale da ballo”:

Questo stage è stato utile per voi? Ne traete un’esperienza positiva?”.
“E’ stato senz’altro positivo, anche perché abbiamo potuto vedere da vicino i differenti metodi di lavoro e i materiali usati. Secondo noi i nostri metodi e materiali sono migliori o forse noi abbiamo fatto l’abitudine ai nostri e lavoriamo meglio. Comunque la diversificazione arricchisce il nostro bagaglio. Il viaggio nel nuovo pensiamo ci abbia migliorato nel rendimento”.

Cosa ne pensate delle ragazze bulgare? Come le trovate rispetto alle nostre in Italia?”.
“Pensiamo che sarebbe stato molto meglio se fossimo venuti a Pazardjik in estate… Sul come le troviamo, possiamo dire una cosa? Pensavamo fosse più facile, invece queste sono più difficili delle nostre, forse perché non conosciamo la lingua… E poi avevano sempre accanto dei marcantoni palestrati che, sinceramente, incutevano qualche timore…”.

I ragazzi hanno tante altre cose da sistemare, amici da salutare prima di partire alle 4 del mattino, per cui poco prima del commiato cerco le parole adatte ad incoraggiare questi giovani che dovrebbero essere il futuro dell’Italia. Sanno che attraversiamo un momento difficile, ma sono certo che abbiano capito che solo con il loro coraggio e la loro forza di volontà usciremo dal pantano in cui ci siamo cacciati. Li abbraccio uno per uno sapendo che forse non ci rivedremo più… nipoti acquisiti di un’Italia matrigna.


venerdì 19 settembre 2014

Un'estate a Pazardjik

Anche quest’anno sembra finita, sempre che non ci siano colpi di coda che allunghino l’agonia di una stagione, quella comunemente denominata estate, che non sappiamo più come chiamarla. Se sfogliamo qualche enciclopedia o andiamo su internet, leggeremo che il clima della Bulgaria è “continentale”. Una volta, probabilmente, doveva essere così. Ma da alcuni anni, e in particolare il 2014, abbiamo assistito – sia in Bulgaria che in quasi tutta l’Europa – a un cambiamento climatico preoccupante. Le piogge di una volta oggi sono diventati temporali, tempeste, bombe d’acqua, trombe d’aria, in un miscuglio di forze che al loro passaggio sconvolgono il territorio con un alto contributo anche in vite umane. Restiamo in attesa di cosa ci riserveranno ottobre e novembre, mesi che una volta ci portavano gradatamente ai freddi invernali.
I tre giorni di Plus Festival, tra piazza della Torta il giorno e il Parco Ostrova la sera, hanno chiuso le manifestazioni estive di intrattenimento e anche gli ultimi girovaghi curiosi si apprestano a rientrare in Italia. Quest’anno è stato un andirivieni continuo di connazionali che vogliono trasferirsi in Bulgaria. Difficile dire quanti sono partiti dall’Italia per abbinare il dilettevole e soprattutto l’utile, intendendo per utile la perlustrazione del territorio, la visita delle città, i posti più conformi alle proprie abitudini, le notizie e le informazioni per un cambiamento di vita meno traumatico possibile. Qui a Pazardjik ne sono approdati molti, cosa che per un verso o per l’altro, mi ha allontanato dalle vecchie occupazioni televisione e computer, tuffandomi – volente o nolente – in una vita dinamica dalla quale mi ero allontanato da tempo. Questo avrebbe dovuto farmi perdere qualcuno dei tanti chili in più accumulati nel tempo, ma il nostro costume primario è quello di risolvere e discutere i problemi con i piedi sotto il tavolo, per cui mi ritrovo ulteriormente appesantito, anche perché il minimo che si possa fare è far conoscere ai nuovi arrivati la cucina bulgara e i relativi prezzi. Bisogna peraltro dire che quasi tutti sono rimasti piacevolmente sorpresi per la cucina ma soprattutto per il conto finale. Prima che il tempo dia inizio alla stagione invernale ne arriveranno ancora altri, ma per quest’anno ormai l’affluenza va scemando.

Sono trascorsi ormai più di otto anni dal giorno in cui arrivai in questa città, che allora – sinceramente – lasciava molto a desiderare da tutti i punti di vista, ma che a me piacque subito perché immersa nel verde, tranquilla e quasi sonnolenta: era quello che cercavo e che mi riportò indietro agli anni sereni della gioventù. Oggi Pazardjik si è trasformata in una città con strutture e innovazioni che l’hanno resa moderna nell’aspetto esteriore, ma ancora tranquilla e vivibile nella realtà quotidiana. Molte volte ho parlato di sanità, sempre in modo positivo, dovendo doverosamente dire, però, che il riferimento è sempre stato soprattutto a Pazardjik, dove si possono fare delle analisi, delle visite o delle radiografie nella mattinata e avere le risposte nel pomeriggio, cosa che non può avvenire nelle grandi città, dove i tempi si allungano anche se non raggiungono mai quelli biblici dell’Italia.  Oggi siamo diventati una piccola comunità, sparsa anche nei dintorni della città, cosa impensabile per me quando sono arrivato qui. Ma il web e il tam tam dei servizi televisivi sulla Bulgaria è riuscito prima a incuriosire e poi a far esplodere l’interesse per questa Nazione che, a due passi dall’Italia, in piena Europa, ci dà la possibilità di vivere dignitosamente gli anni della nostra vecchiaia anche con una piccola pensione.














sabato 26 luglio 2014

Dimitar Kamenov e il suo amore per Pazardjik


A cento anni dalla nascita - il 23 luglio 1914 - si è svolta a Pazardjik la cerimonia commemorativa del pittore Dimitar Kamenov, indimenticato maestro che ha raffigurato e dipinto luoghi, angoli e momenti della città di Pazardjik in tutte le sue sfumature dagli anni 50 agli anni 80. L’evento si è svolto presso la Galleria d’Arte Stanislav Dospevski, con la mostra di 59 dipinti del maestro, facenti parte della collezione privata della figlia Antonia. La mostra resterà aperta fino al 23 agosto.

E’ stata una vera giornata di festa per la partecipazione molto numerosa di un pubblico commosso che ancora ricorda con affetto l’artista e le sue opere, e per la presenza di molti artisti che hanno voluto rendere omaggio a Kamenov. Ho conosciuto virtualmente su Fb, qualche anno fa, la figlia Antonia, che risiede da 27 anni in Italia e mi parlava del padre e delle sue opere, che io non conoscevo. Così ho acconsentito volentieri all’invito a visitare la mostra, fattomi dalla stessa quando ci siamo incontrati, finalmente, qualche giorno prima al caffè Dolce Vita.

Visitando la mostra e guardando i suoi dipinti, mi sono sentito molto vicino a quest’uomo, non per l’arte in sé ma per l’amore che ci accomuna a Pazardjik. Non c’è angolo della Pazardjik dei suoi tempi che Kamenov non abbia impresso sulla tela, pur non essendo nativo della città. Così è stata la mia impressione quando, otto anni or sono, ho visto per la prima volta Pazardjik. All’amico che, titubante, mi domandava se mi piacesse, risposi che non mi sarei più mosso da qui. Una città tranquilla, a misura d’uomo, immersa nel verde, traffico quanto basta, a 35 km da Plovdiv e 100 dalla capitale Sofia, dove l’inverno è sopportabile e l’estate ancora respirabile, cosa si può volere di più? E Dimitar Kamenov, già ai suoi tempi, forse l’aveva intuito eleggendola a proprio domicilio nella vita e nella pittura, lui che era nato a Stavertzi (Pleven), un piccolo paesino nel nord della Bulgaria.

Pur avendo poi, nel corso della vita, acquisito fama e notorietà, non volle mai allontanarsi da Pazardjik, dove insegnò pittura dal 1956 al 1970. Pur negli anni difficili della cortina di ferro, visita la Siria, Napoli e Istanbul, luoghi che immortalò anche nei suoi quadri. E’ stato un artista di una prolificità disarmante e ha tenuto moltissime mostre in esposizioni nazionali e private. E’ morto a Pazardjik il 26 novembre 1991, lasciando un ricchissimo patrimonio culturale, gestito dalla figlia Antonia Kamenova, che tiene sempre acceso e vivido il ricordo del grande padre e del suo amore per Pazardjik.

Di seguito una panoramica della mostra e delle opere:




















venerdì 13 giugno 2014

Bilancio di otto anni di Bulgaria seconda patria

Il 13 giugno è sempre stato, nella mia vita, un giorno particolare, una data che rimane impressa nel tempo. Mi chiamo Antonio e si potrebbe pensare al mio giorno onomastico, perché oggi si festeggia S. Antonio da Padova, ma non è così perché – pur accettando gli auguri di tanti amici – tengo sempre a precisare che io festeggio S. Antonio Abate, che cade il 17 gennaio, il santo protettore degli animali ma anche patrono di Burgio, la mia città natale (a dire il vero chiamare Burgio città è un po’ esagerato perché è solo un piccolo paesino della Sicilia, ma oggi sembra si debbano chiamare città anche i villaggi, per darsi più importanza). A parte questo piccolo inciso, il 13 giugno del 1956 è stato il primo giorno lavorativo della mia vita, quando – cacciato via dal collegio – mi ritrovai improvvisamente e provvidamente, a 15 anni ancora da compiere, a guadagnarmi da vivere, in una città chiamata Roma, con un orario fuori dagli schemi sindacali: 12 ore di notte, dalle 19 di sera alle 7 della mattina, ma viaggiando in autobus quotidianamente per andare a Nettuno, praticamente i miei dormitori per sei mesi, dove abitavano i miei parenti più prossimi. Per Nettuno, infatti, mi avevano fatto il biglietto i responsabili del collegio, dove avevo gli zii, che erano anche i parenti più prossimi. Poi decisi di trasferirmi a Roma.
Esattamente 50 anni dopo, il 13 giugno del 2006, lasciandomi dietro le storie di una vita fatta di lavoro, di amori e di affetti, di vittorie e sconfitte, di gioie e dolori, iniziava per me una vita nuova, vita da pensionato, che avrei vissuto in un Paese ancora sconosciuto, ma nel quale ero fermamente convinto di restare per il resto dei miei giorni. E così oggi sono già trascorsi otto anni, e come in ogni anniversario che si rispetti, mi ritrovo a fare un bilancio e un veloce ripasso di questo periodo che potrebbe sembrare breve quando si hanno venti o trent’anni ma che diventa lunghissimo quando l’età incalza e si vive nell’incerta sorte che il Padreterno giornalmente ci elargisce.
Ricordo i pensieri confusi che vorticavano nel mio cervello quando finalmente dall’Italia raggiungemmo Mokrishte, piccolo paesino confinante con Pazardjik. L’unico conforto l’accoglienza festosa dei genitori di Stoyan e i sorrisi dei vicini, curiosi di vedere un italiano trasferirsi armi e bagagli in uno sperduto villaggio della Bulgaria, loro abituati ad emigrare per poter sfamare la famiglia. Poi il giorno dopo conoscere Pazardjik, città provincia di circa 75.000 abitanti, tranquilla e quasi sonnolenta, città ideale per me che mi trascinavo lo stress di una vita romana diventata insopportabile, ma che si presentava al turista o al nuovo arrivato in una continua alternanza di vecchio e nuovo, come reduce da un bombardamento e relativa rapida ricostruzione. Ecco, così mi si è presentata la prima volta Pazardjik. Ma passati i primi giorni, legati ancora ai ricordi di una Roma difficile da dimenticare, ho cominciato ad apprezzare tutto quello che mi girava intorno, soprattutto la serenità e il sorriso di gente che possedeva solo quello. E l’alternarsi di caffè alla moda luccicanti di stigliature e morbide poltrone ove consumare lentamente un caffè, con carretti trainati da cavalli, condotti da zingari sporchi e scuri, seguiti da luccicanti Suv ed eleganti e costose automobili a far da contrappeso a una fila di capre che un vecchietto riportava a casa dal pascolo, mi dava la sensazione strana di tornare indietro nel tempo con improvvisi riverberi di realtà.
Il 2007 è stato l’anno della svolta per Pazardjik e per l’intera Bulgaria. L’ingresso nell’Unione Europea è stata la pietra miliare di un percorso che la Bulgaria si apprestava a percorrere insieme a me. Da quell’anno molte cose sono cambiate e gli aiuti europei hanno dato e stanno dando la spinta decisiva all’ingresso nel consumismo e una svolta anche nel modo di pensare e operare dei bulgari. Tutto questo non mi consola, perché dovrei imbattermi in tutto ciò che di negativo ho lasciato in Italia, ma penso che non ne avrò il tempo, perché quando succederà avrò lasciato il mio posto ad altri. Nel frattempo godo di quello che di buono in questi anni si è fatto e si continua a fare per migliorare la città e le condizioni di vita dei suoi abitanti. Mi accorgo che in otto anni la città è stata trasformata, grazie all’Europa e alla buona amministrazione del sindaco Popov, e in chiunque la visita lascia la piacevole sensazione di una città a misura d’uomo, vivibile e soprattutto luogo ideale per viverci. Stiamo cambiando anche noi italiani, perché da tanti piccoli segnali, mi accorgo che ci stiamo lentamente bulgarizzando, si fanno nuove conoscenze e nuove amicizie, la lingua, pur ostica, inizia a diventare più familiare, iniziamo a vedere intorno a noi dei concittadini e si allontana l’autoemarginazione che nasce dalla paura dell’ignoto.
Dall’ottobre del 2013, poi, alcuni servizi Rai e Mediaset sui pensionati italiani in Bulgaria, hanno fatto esplodere il fenomeno, per cui ci troviamo al centro dell’attenzione dei media, in Italia, per una esplorazione prima seguita da un possibile trasferimento subito dopo, di molti pensionati che in Italia vanno sempre più alla deriva. Per questo motivo è cambiata, inconsapevolmente, anche la mia vita, perché quelle che erano le mie giornate quasi languide, passate tra computer, televisione e qualche passeggiata, sono improvvisamente diventate iperattive, trovandomi costretto caratterialmente a rispondere a una valanga di e-mail di connazionali disperati che vorrebbero partire il giorno dopo, guidare e far da cicerone informatore per quelli che fisicamente si presentano e vogliono sapere, vedere, conoscere…com’è la sanità bulgara, quanto è il costo della vita, se la pensione la possiamo riscuotere qui, se si può cambiare la patente, se è vero che qui possiamo riscuotere la pensione lorda, se possiamo targare in Bulgaria l’automobile, se abbiamo un Patronato… mille domande alle quali spesso non si possono dare mille risposte, perché le informazioni che abbiamo le abbiamo apprese anche noi nel tempo nei vari forum su internet, perché le istituzioni invece di aiutarti, ricopiano anche qui quello che succede in Italia, e cioè ti mettono tanti paletti da farti fare il percorso ad ostacoli, rasentando talora il sadismo…
Oggi siamo molti di più di otto anni fa, quando mi sentivo veramente un esule, e tanti altri stanno arrivando, traendo beneficio dalle nostre esperienze… Se devo tirare le somme, posso dire che il bilancio è nettamente positivo, così che chiunque mi scrive e mostra l’intenzione di volersi trasferire qui, non posso che consigliarlo di osare il grande passo, penso ne valga la pena…

domenica 9 marzo 2014

Отворено писмо до Тодор Попов, кмет на община Пазарджик - Lettera aperta al Sindaco di Pazardjik, Todor Popov

(Това писмо е на български език, за да бъде разбираемо за господин кмета, а също така и на италиански, за да го разберат италианците, които ползват малко български език, тъй като това е много труден за нас език).
(Questa lettera è scritta in bulgaro perché sia comprensibile dal Sindaco, e in italiano perché possano comprenderla anche gli italiani che masticano poco il bulgaro, lingua molto ostica per noi).

Добър ден господин Попов,
Пише Ви италиански гражданин, дошъл в гр. Пазарджик през юни 2006 г… Може да не Ви се вярва, но моето идване в този град тогава ме върна назад във времето с около петдесет години и се почувствах отново дете в родната ми страна, в Сицилия, в обстановката на една полуразрушена Италия, сред бедни хора, които се опитваха отново да стъпят на крака след щетите от войната, но хора солидарни, щедри и дори ведри и усмихнати, въпреки мизерията на онзи момент. Пазарджик ми хареса от пръв поглед точно по тази причина - заради спокойния и изпълнен с надежда живот, въпреки лошото състояние на улиците,пълни с дупки, олющени сгради в стил „Либърти”, останали занемарени, стари и грозни многоетажни блокове, но пък и много други в процес на изграждане.
Впоследствие, шест месеца по-късно, влизането в Европейския съюз даде на България възможност за достъп до европейските икономически средства и постепенно преобразяване и на гр. Пазарджик, на който Вие междувременно станахте градоначалник, а после бяхте и преизбран за втори мандат, защото очевидно бяхте работил добре и аз също Ви подкрепях. Наблюдавах с удоволствие създаването на новите пешеходни зони в историческия център, ремонтирането на улиците и новото осветление, подмяната и полагането на нови подземни проводи и тръби, пълното преобразяване на прекрасния парк „Острова” - истински рай за децата, новите градски паркинги, озеленяването и разполагането на цветни композиции по главните улици, рекордната най-дълга пейка в света, която обикаля целия парк. В етап на ремонт и модернизиране е и старата ЖП гара, която след това ще предлага по-достойни условия за посрещане на многобройните пътници, които преминават през нея.
Докато изразявам своята и на толкова много граждани на Пазарджик благодарност за това, което дотук направихте за града, бих ли могъл и да Ви дам един съвет? Време е да помислите, господин градоначалник, и за второстепенните улици, тези, които прекосяват ежедневно обикновените граждани, за да се врънат вкъщи, тези, които досега останаха пожертвани, тъй като са скрити. Много от тези улици са пълни с дупки и неравности, които правят невъзможно преминаването в условията на дъжд, защото се превръщат в езера, а нямаме лодки. Аз дори не мога да плувам и нямам дарбата на Исус да вървя по водата. Ще ми кажете, че би трябвало да съм свикнал, защото идвам от дупките на Рим, но годините преживени тук, заличиха навиците ми на кросово придвижване.
Макар че съм италиански гражданин, аз се чувствам дълбоко гражданин на Пазарджик, в малката полгаема ми се част плащам данъци и давам своя принос за общите разходи и бих искал градът да бъде хубав, уютен и чист дори и в по-малко видимите му ъгли, както например по пътя, който минавам, за да се прибера вкъщи. Миналата година, моята обич към българите и България ме подтикна да напиша книгата „Scoprire la Bulgaria(„Да откриеш България”, б. пр.) разбира се на италиански език, за да разпростра това усещане и към много други италианци, които сериозно се замислят да се преселят тук, а на мен би харесало особено много те да дойдат в Пазарджик.
Живея на ул. „Г. Бенковски” и достъпът ми е от задната страна на № 122. За да вляза в жилищната сграда, господин кмете, трябва да разполагам с лодка и ботуши, пък и цялата нечистотия на Пазарджик се наслагва наоколо. Защо да нямаме аз, пък и другите жители на сградата, същите права като другите? Защо трябва да се срамувам всеки път, когато приятел ми дойде на гости? Знам… в същите условия, заедно с мен вероятно, са и много други, но не е моя задачата да оглеждам и по другите улици, докато моята се налага да я минавам всеки ден. Някоя и друга снимка може би ще онагледи още по-добре защо реших да се обърна към Вас.
Много искрено се надявам, че когато с идването на хубавия сезон започнат уличните  ремонтни дейности, ще си спомните, господин градоначалник, че и ние сме част от обществото на гр. Пазарджик.
 С цялото ми непроменено уважение към Вас и с искрена благодарност:

Антонио Тутино






Buongiorno, signor Sindaco,
chi Le scrive è un italiano arrivato a Pazardjik nel giugno del 2006… forse non ci crederà, ma il mio arrivo in questa città mi riportò, allora, indietro nel tempo di una cinquantina d’anni, mi sono ritrovato bambino nel mio paese in Sicilia, in un’Italia semidistrutta, tra gente povera, che cercava di rialzarsi dai danni della guerra, ma solidale, generosa e anche serena e sorridente, pur tra le miserie del momento. Pazardjik mi è piaciuta a prima vista per questo motivo, per il suo vivere sereno e nello stesso tempo speranzoso, pur con strade malmesse e piene di buche, edifici stile liberty scrostati e lasciati all’incuria, vecchi palazzoni orrendi, ma tanti altri in costruzione.
Poi, sei mesi dopo, l’ingresso nell’Ue diede alla Bulgaria la possibilità di accedere ai contributi economici europei e alla graduale trasformazione anche di Pazardijk, di cui lei, nel frattempo, era divenuto Sindaco, venendo rieletto anche per il secondo mandato, perché evidentemente aveva lavorato bene, e anch’io ho tifato per lei. Ho assistito con piacere alla nuova pedonalizzazione del centro storico, al rifacimento delle strade e alla nuova illuminazione, alla sostituzione e posa di nuovissimi cavi e tubazioni sotterranee, alla trasformazione completa del magnifico Parco Ostrova, paradiso dei bambini, ai nuovi parcheggi cittadini, alla posa di fiori e fioriere sparsi per le strade principali, al record della panchina più lunga del mondo che circonda il Parco. E’ in fase di ristrutturazione e modernizzazione la vecchia stazione ferroviaria, che darà un’accoglienza più decente ai numerosi viaggiatori che vi transitano.
Mentre la ringrazio, insieme a tanti cittadini di Pazardjik, per quello che finora ha fatto per la città, posso permettermi di darle un consiglio? Pensi adesso, signor Sindaco, anche alle strade secondarie, quelle percorse quotidianamente dai comuni cittadini per il ritorno a casa, quelle che finora sono rimaste sacrificate perché nascoste. Ci sono tante di queste strade che sono piene di buche e avvallamenti che ne rendono impossibile il transito quando piove, sembra di attraversare dei laghi, ma senza avere la barca. Tra l’altro io non so neanche nuotare e non possiedo il dono di Gesù Cristo che camminava sulle acque. Lei potrebbe rispondermi che io dovrei essere abituato poiché vengo dalle buche di Roma, ma gli anni di permanenza qui mi hanno fatto perdere l’abitudine alle gimkane.
Pur essendo italiano, mi sento profondamente cittadino di Pazardjik, nel mio piccolo pago le tasse e contribuisco alle spese comuni e vorrei che la città fosse bella, accogliente e pulita anche negli angoli meno visibili, come per esempio per andare a casa. L’anno scorso, l’affetto per i bulgari e per la Bulgaria, mi ha indotto a scrivere il libro Scoprire la Bulgaria, in italiano naturalmente, per estendere questo sentimento verso tanti altri italiani che stanno pensando seriamente di trasferirsi qui, e a me piacerebbe particolarmente venissero a Pazardjik. Io abito a Via Georgi Benkovski, e arrivo a casa dal retro del numero 122. Per entrare a casa mia, signor Sindaco, bisogna avere la barca e gli stivali, e tutta l’immondizia di Pazardjik è depositata tutta intorno. Perché non possiamo avere, sia io che gli altri abitanti del palazzo, gli stessi diritti degli altri? Perché debbo vergognarmi ogni volta che un amico viene a trovarmi? Lo so… nelle stesse condizioni, insieme a me, molto probabilmente, ci sono tanti altri, ma non è mio compito guardare nelle strade altrui, mentre la mia devo percorrerla ogni giorno. Qualche foto del posto forse le farà capire meglio perché ho voluto scriverle.
Spero molto che quando, con la buona stagione, ricominceranno le opere stradali, lei si ricordi, signor Sindaco, che anche noi facciamo parte della comunità di Pazardjik. Con immutata stima, un sincero grazie da Antonio Tutino.










domenica 23 febbraio 2014

"Le Iene" hanno aperto la strada: Cronistoria di un viaggio-lampo in Bulgaria di una giovane coppia

Quarantotto ore per visitare la Bulgaria. Visitare la Bulgaria? No, a loro è bastato visitare Pazardjik all’andata e Sofia al ritorno, il resto lo vedranno  negli anni, quando torneranno per viverci definitivamente. Le intenzioni di partenza sono queste, solo il tempo ci dirà se e quando cambieranno idea. Perché il servizio de “Le Iene” rumore in Italia ne ha fatto davvero tanto. E loro non sono i soliti pensionati che si trasferiscono per vivere qui la loro tranquilla vecchiaia, coperti dal reddito della pensione. No, questa è una coppia trentenne con bimba di due anni, che ha pianificato il proprio futuro dividendo la loro vita tra Italia e Bulgaria.
Noemi, piccola e minuta, cristallina e solare, una forza della natura,un peperino allegro e scanzonato cui è difficile star dietro, dolcissima ma ferma nelle sue decisioni; Emanuele, un ragazzo calmo e tranquillo, che concede tutto e si lascia trasportare dalla compagna. La bimba, in questo viaggio ricognitivo, l’hanno lasciata alla nonna materna. Quando mi hanno prospettato - chattando su Facebook -  il loro piano, sono rimasto allibito e pensavo che scherzassero. Anzi, parlo al singolare, perché ho sempre chattato con lei.
“Noi qui non ce la facciamo più, per una stanza dove non riusciamo a girarci paghiamo 500 euro al mese, più tutto il resto, stiamo sempre scannati e non ce la facciamo assolutamente, oltre tutto il nostro lavoro è prevalentemente stagionale e dopo non riusciamo a trovare altro. Per cui abbiamo deciso di risparmiare il più possibile nei quattro mesi che lavoriamo… diciamo almeno 8 mila euro, e gli altri otto mesi dell’anno li passiamo in Bulgaria, dove almeno possiamo avere un po’ di respiro. Tu mi dici veramente che 1000 euro al mese ci bastano per vivere in Bulgaria?”.
“Certo che vi bastano, e forse vi avanzano pure”.
“Allora vorremmo venire un paio di giorni a vedere. Io vorrei trovare un posto tranquillo, per me e la mia famiglia. Anche se siamo giovani non ci interessano i divertimenti, ci basta stare in un posto vivibile, purché non ci sia delinquenza. Tu dove abiti?”. “A Pazardjik, una piccola città di 80.000 abitanti, tranquilla e delinquenza quasi zero”. “Allora veniamo a trovarti, ti dispiace? Ci accompagni a vedere qualcosa? Non ti facciamo perdere molto tempo, solo mezza giornata. Domani guardo su WizzAir per prenotare l’aereo e poi prenoto anche l’albergo”.  “L’albergo non serve, i posti si trovano”.  “No no, non preoccuparti, non voglio disturbarti più del dovuto. Ne ho già visto uno molto bello”.

Qui finisce il mio articolo che stavo scrivendo sull’arrivo di questa simpaticissima coppia, perché dopo aver letto il post che Noemi ha pubblicato sulla sua bacheca di Facebook, ogni mia parola è superata dal reportage e dalla testimonianza, anch’essa mordi e fuggi, nonché dallo stile veloce e spontaneo, dal linguaggio diretto e a volte volutamente popolano, che questa stupenda ragazza ha voluto rendere al suo viaggio in Bulgaria.
Pur se lungo, ne raccomando la lettura fino in fondo. Non vi  annoierà e potrete leggere e vedere nelle sue parole uno spicchio, se pur piccolo, di Bulgaria.


“””Due giorni. Solo due giorni? Si.... solo due giorni. A ritmo serrato. Ma solo due giorni.
Perchè io, anzi noi, avevamo già un quadro abbastanza chiaro di cosa avremmo voluto vedere, date le giornate passate a studiare le varie alternative. E perchè di più non si poteva. Quindi sì, solo due giorni. Ma un milione di cose da raccontarvi. Ho parecchie premesse da fare. Così se stai leggendo questa nota perchè ti è balzata nel cervello l'idea che potresti trasferirti in Bulgaria, ti do già due dritte subito, almeno sai se proseguire nella lettura oppure no.....
Quello che sto per scrivere è il mio diario di viaggio, con le MIE impressioni e i miei punti di vista. A nulla servono se hai VERAMENTE intenzione di trasferirti in Bulgaria. Se davvero vuoi fare questo passo devi fare quello che ho fatto io: prendere un aereo e vedere con i tuoi occhi.
A mio avviso l'80 per cento degli italiani, sotto una certa soglia d'età, non sarebbe in grado di vivere in Bulgaria, perchè troppo attaccato all'estetica e ai pregiudizi piuttosto che alla sostanza.
Se ti aspetti di trovare il terzo mondo ti dico già che sei tu che hai il terzo mondo in testa....
La lingua non è semplice. Ma non è impossibile. Tutto dipende dalla tua elasticità e dalla tua reale voglia di impararla.
Noi avevamo dei contatti italiani a supportarci (e sopportarci) in Bulgaria. Vi consiglio di mettervi in contatto con qualche italiano per avere un minimo di aiuto giunti là. Ce ne sono in ogni città bulgara. E se avete il nostro culo avrete dei ciceroni spettacolari, e delle persone meravigliose accanto. In Bulgaria l'italiano si rilassa.... non è nevrotico come in Italia. Probabilmente per lui sarà un piacere darti le dritte che tu brami.
Fatte queste premesse posso iniziare a raccontarvi come ho vissuto io lo scorcio di Bulgaria che ho avuto l'onore di visitare.

Giovedì sera accompagno la mia stupenda bimba di due anni e qualche mese da mia mamma. Lei starà li. Perchè abbiamo troppe cose da fare, da vedere, da chiedere e dobbiamo essere "liberi" con la testa per poter assimilare più informazioni possibili. Così per la prima volta mi allontano da lei per più di una notte. Inutile dirvi che la amo così tanto che il solo pensiero mi metteva un po di ansia.... " e se le succede qualcosa e io sono in Bulgaria?" o "sentirà la mia mancanza?" e via discorrendo... chi è mamma sa. Inutile dirvi che con la nonna è stata meglio che con me.... (giretti sui cavalli, bagnetti, pranzi di natale, attenzione 24 ore su 24...) 
La partenza in aereo è per il mattino seguente, ma tale è la curiosità, la voglia di partire, la paura di perdere l'aereo, che dopo cena partiamo per raggiungere il parcheggio a Orio al Serio ancora prima di mezzanotte. Io ho una Citroen Xsara Picasso che ho attrezzato a mini camper abbassando tutti i sedili posteriori e portandomi dietro un piumone e due cuscini. Morale? letto matrimoniale e nanna serena per 5 ore.
Il mattino successivo alle 5 siamo svegli. Il parcheggio lo abbiamo prenotato on line, quindi ci basta entrare, consegnare i documenti, pagare 13 euro per i 3 giorni e farci accompagnare in aeroporto con la navetta.
Anche la prenotazione del volo l'abbiamo fatta on line, quindi niente sbattone per il chek-in avendo solo il bagaglio a mano. Subito al gate, aspettando la partenza. Quindi via. Si parte.
Giunti in Bulgaria e guardandola dallalto la prima cosa che osservi è una: il verde. Gli spazi verdi sono infiniti. Piccoli centri di case, strade, palazzi, ordinati, concentrici, uniformi. E poi nient'altro che verde, fino al piccolo cerchiolino successivo.
Atterriamo a Sofia e li troviamo subito Fabio, un italiano ormai da 5/6 anni in Bulgaria. Ci avviciniamo e scopriamo che non è solo italiano ma è romano... quindi sappiamo già che le risate sono assicurate. Fabio non si smentisce. Subito si instaura un rapporto che percepisco come vero, disinteressato, leale. 
A un’ora di macchina dallaeroporto di Sofia c'è la città di provincia che ha fatto scattare in noi la molla. Ed è là che stiamo andando. Il viaggio è piacevolissimo per noi. Non so quanto possa esserlo stato per Fabio visto che lo abbiamo sottoposto a un terzo grado con ogni sorta di domanda che ci balzava in mente. Ribadisco che arriviamo là preparati e informati quanto possibile. non "allo sbaraglio" (avrei detto alla cazzo di cane, ma volevo darmi un tono). Ovvio che comunque hai delle grosse lacune che solo chi ha già passato ciò che dovrai passare tu, può colmare. è così è. Ogni nostro minimo dubbio viene preso amorevolmente in considerazione. Le parole di Fabio non sono né pro né contro. Sono reali. La sua reale esperienza. Le reali possibilità.
Chiacchierando (e fumando) il tempo vola e arriviamo a Pazardjik.
La prima cosa che notiamo al primo semaforo è un contatore... un contatore di secondi che ti informa su quanto tempo manca al rosso piuttosto che al verde.... nel senso: non è come in Italia che il giallo scatta e non sai se il rosso arriverà immediatamente perchè sopra c'è una telecamera che deve ingrassare le casse di qualche comune oppure no. Lì ti avvisano e ti dicono "ehi...è verde! passa, ma guarda che tra 10 secondi sarà rosso"
Ignoranti bulgari.... non sanno proprio fare business...
Altra cosa che ti balza all'occhio sono le buche per strada o le strade fatte di sampietrini.... ottime per far fare la nanna ai bimbi in macchina, un po meno per sospensioni e nervi del guidatore. 
Inoltrandoci nella periferia penso: ok, il novanta per cento delle persone che conosco ... qui non ci abiterebbe. Non fraintendetemi. Non è che il posto fa cagare, ma nella periferia si trovano palazzoni scrostati, altri grigi e arrugginiti, ecc ecc. e io conoscendo l'italiano che piange miseria ma poi così male non sta... me lo immagino a storcere il naso arrivato lì. Noi no. Noi vogliamo andare oltre. E così sarà, visto che ci innamoreremo della piccola città di provincia.
Parcheggiamo la macchina e ci ritroviamo nell'androne del palazzo di qualcuno che parecchi di voi già hanno visto o sentito. Forse (sicuramente) la scintilla vi è scattata proprio da lì. Dal servizio delle Iene. Parlo di Antonio. Un pensionato italiano che vive in Bulgaria perchè non vuole sopravvivere in Italia. Vi ricordo che anche lui viene da Roma. Quindi vi faccio notare che lascia la più meravigliosa delle città italiane e penso che nemmeno per lui sia stata una passeggiata lasciarsi alle spalle 50 anni nella capitale, ma la vita è anche quello se hai i coglioni di viverla: andare avanti.
Il portone è da prendere a spallate, le scale sono scarne, non sai che aspettarti. Si apre la porta, un abbraccio ad Antonio e la sua fortissima compagna Renata e poi... un passo dentro casa. Fabio mi perdonerà se rubo una delle sue affermazioni... quindi...Sticazzi! La casa non è come da fuori te la puoi immaginare. è bellissima, ampia, accogliente, nuova. Perfetta. Il suo salone è grande come casa mia e il suo affitto è un quarto del mio.... Incredibile quanto ti facciano sentire a casa, benvenuta.... dopo pochi minuti mi sembra di conoscerli da una vita.... quindi sigarettina, chiaccherata, e poi lo stomaco inizia a lamentarsi per la fame. Si esce. Si va in centro… e mi innamorai...
Ma adesso devo scappare a prendere la mia bimba che non vedo da tre giorni, quindi continuerò più tardi... 
(Se sei arrivato fino a qui non vedrai l'ora di sapere... non è mia intenzione renderti nervoso. Abbi pazienza, scrivo questo diario di viaggio con piacere, continuerò a farlo non appena possibile).
Eccomi di ritorno. Mi sono goduta gli abbracci di mia figlia, ma adesso che si è messa morbida e soffice sotto le copertine con il suo papà a guardare i barbapapà, io riprendo a scrivere, finchè i ricordi sono ancora precisi e netti, e raccontandovi ciò che ho vissuto ancora sento le stesse emozioni. Vorrei non perdere nemmeno un dettaglio, per questo mi rimetto subito al lavoro.
Dove eravamo rimasti? Ah si.... Pazardjik centro....
Parcheggiamo....(e qui devo aprire una parentesi. Parcheggio in Bulgaria a pagamento: parcheggi, mandi un sms ad un certo numero con numero di targa e quell’sms vale 1 ora. 10 minuti prima che scada vieni avvisato sempre via sms. ti basterà mandarne un altro se hai bisogno di unora aggiuntiva. In Italia: parcheggi. Fai il biglietto al parchimetro che è a 2 km a piedi. Torni a mettere il biglietto. Vai a fare una commissione. Se per caso sei in qualche ufficio e il parcheggio sta per scaderti? Panico!! Corse, insomma stress. In Bulgaria saranno anche indietro sotto certi aspetti, ma nel semplificare la vita e usare un po' di testa sono più avanti di noi).
A due passi dal nostro parcheggio c'è un piccolo chioschetto che fa kebab e pizza..... beh.... non potete capire. 
Ho preso un trancio di pizza gigante con funghi e un kebab. In Bulgaria ci sono boschi, spazi incontaminati, animali liberi, insomma... quei funghi nella pizza sapevano davvero di fungo! Probabilmente porcino (erano soltanto champignons, n.d.r.). Il profumo era inebriante, il gusto unesplosione di saporl. Le mie papille gustative ballavano il cancan. Penso: "ok...mi sarà andata di culo" e provo il kebab non aspettandomi granchè.... e vabbè… ma allora cosa volete? che io venga qui e diventi obesa? Il kebab era delizioso. poco diverso da quello che mangiate qui...solo che là una piadina kebab costa 1.60 leva... cioè circa 80 centesimi di euro.....
Con la pancia piena e soddisfatta, riprendo il viaggio con i miei compagni. Tutto comincia da una meravigliosa piazza, rimessa a nuovo da poco tempo, gremita di mamme e bambini, giochi e vecchine che vendono libri. Purtoppo non erano accese le fontane, che attivano in primavera, ma lo spettacolo è comunque piacevole. Io, che sono una cagacazzo nata, noto che non ci sono barriere architettoniche e che le mamme con i passeggini non fanno alcuna fatica per muoversi da un posto ad un altro. Perchè per vivere bene sono i piccoli dettagli che fanno la differenza. Se cerchi l'estetica fine a se stessa.... vai altrove. Perchè la perfezione "architettonicamente parlando" la troverai solo nei centri città, nelle periferia troverai sempre blok o comunque casoni un po fatiscenti. Se cerchi uno stile di vita migliore, un senso di serenità, poco stress, tradizioni, beh, allora potresti essere nel posto giusto.
Comunque, tornando al discorso CENTRO: Io ho capito subito che quel posto mi piaceva, perchè mi sono immaginata. Mi sono immaginata con Vera a cercare di imparare con lei le parole mentre gioca con le bellissime bimbe bulgare, a vedere i negozi, a mescolarmi a quelle persone che senza nessuna fretta e senza scandal, riempono e colorano le strade della città. E mi piaceva quello che vedevo.
Siamo stati anche fortunati, perchè tutte le città in questo periodo sono animate da bancarelle rosse e bianche cariche di braccialetti, ornamenti, e piccoli oggetti.  Sono i Marteniza. Per uno che non sa sono semplici braccialettini di fili di lana o di perline, piuttosto che bambole di pezza o nappe.... invece c'è molto di più. Io ho trovato bellissima questa cosa. Mi sono sentita catapultata nella mia infanzia quando con mia nonna e mio nonno vivevo tradizioni e emozioni che poi, non so come, ho perso nel tempo... e voglio che mia figlia possa provare queste emozioni. Ecco spiegato come funzionano i Marteniza:
Quando l'inverno sta per finire mettono fuori queste bancarelle.
Le persone comprano un braccialetto o un ornamento qualsiasi da regalare alle persone che amano.
Il primo marzo, quando si riceve un braccialetto, lo si mette al braccio sinistro e si esprime un desiderio.
Lo si tiene lì fino a che non si vede il primo vero segno della primavera: una rondine, una cicogna, un albero fiorito.
A quel punto si leva e si appende ad un albero o si mette sotto ad una pietra.
Per due motivi amo questa cosa: inanzitutto perchè la trovo molto bella, e mi immagino gli alberi con quei piccoli nastrini colorati, carichi dei desideri altrui, dei loro sogni e delle loro speranze, Secondariamente perchè 10 braccialetti semplici costano un lev, 0.50 centesimi di euro
Scusate se faccio ancora una volta il paragone... ma penso a quando arriva Natale e la tradizione è fare un albero che mi costerà circa 50 euro... eh già. perchè se vuoi far provare ai tuoi bambini l'atmosfera del Natale devi pagare, se non te lo puoi permettere… amen, farai gli angioletti di pasta.
Proseguiamo passando in una specie di budello. zona pedonale, colorata e luminosa. Negozi nuovi, vetrine pulite e molto belle ma soprattutto...
Devo fermarmi e mettervi prima in condizione di ripondere a questa domanda: pensate di essere a spasso. di entrare in un negozio (adesso parlo di abbigliamento). e poi in un altro. E in un altro ancora... alla fine del giro, avete notato qualcosa? Ebbene si. la roba è sempre uguale. i cinesi hanno fatto il botto. e che il negozio sia cinese o che sia italiano, la storia non cambia. La  merce esposta è uguale dappertutto.
Invece là no. In ogni negozio trovi cose diverse. ancora i colori, puoi ancora scegliere di avere una personalità.
Le stoffe spesso provengono dalla Turchia e sono ottime. Vi basterà toccare un capo qualsiasi per notare la differenza. (inutile dire che ho acquistato una maglia turca, stupenda)
Comunque, andiamo avanti con la nostra passeggiata e ci ritroviamo al mercato ortofrutticolo. La scelta non è varia come da noi. Molte cose che troviamo normalmente qui, là ancora non ci sono. Ma i prodotti presenti su quelle bancarelle sono tutti di ottima qualità, a prezzi che, paragonati a quelli italiani, sono davvero ridicoli.
Il centro non è molto grande, quindi in poco tempo lo percorriamo avanti e indietro. Ci fermiamo a prendere un caffè a "La dolce vita" un bar di bulgari che hanno vissuto per anni in Italia (non vi sarà difficile trovare gente che parla italiano, o che è stata in Italia o ancora attività di italiani trasferiti in Bulgaria).
Lì scopriamo il culto del caffè per i bulgari: intanto devi chiedere un caffè corto, altrimenti ti ritrovi un caffè allamericana nella tazzina. in breve tempo capiamo perchè: non esiste nemmeno il caffè al banco, perchè il bulgaro si siede al tavolo e consuma il caffè tra le chiacchiere, facendo parole, passando il tempo. Insomma,in assoluto relax.
Decidiamo a questo punto di visitare il parco... beh... che dire... io potrei fare una nota solo per raccontarvi di questo parco... dinosauri, statue, giochi, attrezzatura per fare palestra allaperto, chioschetti, campo da calcio, da basket, da pallavolo, corsia per correre, laghetto con in estate la possibilità di percorrerlo all'interno di palle giganti, e soprattutto uno zoo. Un vero e proprio zoo allinterno del parco. Lama, cinghiali, pavoni, conigli, la tigre, l'aquila, le scimmiette... e infiniti altri. Visti tutti a pochi metri dalla mia faccia assolutamente gratis. Il parco tra laltro è in fase di lavori. Probabilmente stanno ampliando alcune delle gabbie per dare più spazio agli animali più grandi.
Sempre al parco vedo una cosa sconvolgente: gli zingari che lavorano. Si, perchè effettivamente nelle città di provincia gli zingari sono una realtà... ma a differenza dello zingaro strafottente e prepotente che trovi in italia, qui hanno il loro quartiere, fanno i loro lavoretti e non arrecano grossi disturbi. (anche se qualche italiano su fb è infastidito dai carretti trainati da cavalli che loro guidano per la città). Certo, non sono proprio il massimo, ma pensate a questo: tirato fuori il discorso in macchina durante il rientro verso casa, Fabio decide di portarci a vedere il loro quartiere. Lo abbiamo attraversato in macchina. Loro non ci hanno degnati di uno sguardo, Hanno continuato a fare ciò che stavano facendo prima del nostro arrivo. Pensate solo di entrare in un campo rom in Italia.... o pensate a quanti lavavetri ci sono nelle grandi città. A Milano ogni semaforo è uno zingaro. In Bulgaria ne abbiamo beccato uno solo a Sofia.
Torniamo a casa, ponendo ancora domande, ascoltando cose che solo chi vive la Bulgaria ogni giorno ti può raccontare e cercando di assimilare più cose possibili. Si fa così ora di cena. Partiamo, in 5, alla ricerca di un ristorante. Optiamo per uno di fascia medio alta, è bellissimo, curato, con musica in sottofondo e personale sorridente. Ci sediamo e ordiniamo.
Subito ci arriva la Rakjia con ofcharska. La rakjia è una profumatissima grappa che serve come "apripista". L’ofcharska è una tradionale insalata, funghi, uova sode, pomodori, olive arricchita con sirenè, che è simile alla feta greca. Mangiamo con calma, perchè li il tempo non è denaro. Nessuno pretende che molliamo in fretta il tavolo e quindi possiamo goderci con tranquillità le nostre portate. Finita l'insalata andiamo a fumarci una sigaretta e solo allora ordiniamo il resto. Prendiamo ancora due porzioni di patate fritte (patate vere, tagliate a rondelle, e fritte, non le surgelate che trovate ovunque qui), pollo con formaggio e panna, peperone gigante ripieno, e un pollo con verdure arrivato su una piastra... in ogni caso abbiamo cenato alla bulgara. E’ avanzata roba, abbiamo bevuto vino, abbiamo preso il caffè e Emanuele l'ammazzacaffè. In tutto abbiamo speso (per 5 persone) 116 lev,  58 euro Insomma, neanche 12 euro a persona.
Pieni come uova, e un po stanchi, arriviamo in albergo (sempre grazie a Fabio) e ci godiamo la meraviglia dell'hotel Shik e del negozio aperto 24 ore su 24 proprio li sotto, dove una birra da 2 litri costa 1 euro. Ci docciamo, e guardando Law & Order in bulgaro, ci addormentiamo. Il giorno dopo avremmo visitato Sofia....ma questa è unaltra storia.... per stasera vi lascio, perchè il mio cervello ancora saturo di tutte le cose che ho cercato di fargli assimilare, ha bisogno di un po di nanna nel mio letto.....
Spero che fino ad ora siate riusciti a capire con che occhi guardo io la Bulgaria. Quali aspettative e prospettive ho, cosa immagino.... se siete riusciti a capire questo vuol dire che almeno un po delle mie emozioni vi sono arrivate. e questo mi rende molto felice.
A domani, con il nostro viaggio a Sofia.”””

Il domani, in questa pagina, non ci sarà. Penso che ai lettori sia bastata la testimonianza di un giorno.