domenica 13 novembre 2016

Perché e a chi fa paura il populismo?



Populismo… una parola che, negli ultimi anni della nostra vita sociale, è scoppiata come una bomba che tutto potrebbe o vorrebbe distruggere, almeno così dicono coloro che temono la sua espansione. Eppure, analizzandone l’etimologia dovrebbe suonare musica agli occhi di tutti: sprone all’esaltazione del popolo, democrazia quindi, quella vera che viene dal consenso popolare.

In ordine di tempo l’ultimo populista, o almeno il più noto, è nientemeno che il prossimo Presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Prima di lui, dall’Europa, molti altri politici, nostrani e non: Grillo e Salvini in prima fila a casa nostra, poi il Regno Unito che si defila dall’UE, Le Pen padre e figlia in Francia, Orban in Ungheria e Kaczynski in Polonia, per non parlare di Germania, Olanda, Austria, Slovacchia, Lettonia, Finlandia… tutti movimenti populisti di destra, fatta eccezione per Grillo, che avanzano al galoppo, visti come razzisti, xenofobi e neo-nazisti dai governi istituzionali in carica. Anzi, alcuni di questi come Ungheria e Polonia e prossimamente forse Austria, già saldamente al governo, votati democraticamente da maggioranze elettorali “populiste”.

La domanda sorge spontanea, direbbe Antonio Lubrano: Cosa sta succedendo all’Occidente? Sta davvero tornando un’ondata di revanscismo? E se così fosse, come mai sono tanti popoli e tante nazioni con storie e culture diverse, a sollevarsi contemporaneamente?

Quello che oggi preoccupa di più le democrazie occidentali è l’elezione, contro ogni logica previsione, di questo ricco cafone americano che - pur non essendo un politico – è riuscito a trascinare dalla sua parte un popolo variegato che va dal ricco professionista al commerciante per finire all’ultimo afroamericano o emigrato ispanico.
 
Ricordiamo tutti cosa era l’Europa prima che si chiamasse Unione Europea: un continente per tante nazioni. Per mille motivi che erano anche giusti, alcuni illuminati statisti del dopoguerra hanno posato le basi per un’Europa che sognavano unita sotto un’unica bandiera, un unico governo, un’unica moneta, un unico esercito: gli Stati Uniti d’Europa. Cosa ne è stato di quel progetto? Sta sotto gli occhi di tutti. Non può essere questa l’Europa sognata. Un’accozzaglia di burocrati e politici rinchiusi nel palazzo, lontani dalla gente e dai loro reali bisogni, che tirano, ognuno, acqua al proprio mulino, con un cocchiere teutonico che vuol guidare la diligenza come fosse proprietà personale, da un fosso all’altro, perdendo per strada i passeggeri con i loro bagagli, con il rischio continuo di finire in un burrone.

Trump negli States e i sunnominati populisti in Europa, hanno saputo cogliere lo scontento generale causato da una globalizzazione e un’economia bancaria virtuale che ha svuotato le tasche della gente, impoverendo il ceto medio e portando alla miseria il già povero. Partendo da queste premesse è anche facile attecchire, con l’assicurazione di riportare tutto a dimensione umana, creando lavoro soprattutto e possibilità di vita almeno decorosa ai popoli.

Nonostante queste temute avvisaglie e il malcontento crescente, questa Unione Europea, diventata Europa delle banche, ancora si interroga sul perché di questo populismo crescente, lo combatte, lo infanga e lo addita al pubblico ludibrio, ma con armi sempre più spuntate. I suoi tecnoburocrati non hanno capito che i cittadini non condividono la loro politica economica, sociale ed estera, non sopportano la loro supponenza, vogliono lavoro e certezze, quelle – purtroppo – che questa Europa non sa dare. Mai erano stati anni così bui dal dopoguerra a oggi, mai tanta incertezza nel futuro. Non si accorgono che stanno fallendo in tutti i campi. Ma invece di recitare il mea culpa per la loro proterva inettitudine, tacciano di populismo quei Masaniello che arringano il popolo – sempre democraticamente - a cambiare governo, senza accorgersi che oltre questo populismo ci sono soltanto le barricate o la rivoluzione, ma con molto spargimento di sangue.

Trump, nel corso della sua campagna elettorale contro la Clinton, è stato tacciato di populismo. Una volta eletto presidente, un’ondata di proteste sta percorrendo tutto il Paese. Quelli che una settimana prima gridavano al populismo, una volta scesi nelle piazze sono accusati di essere populisti. Sono le varie sfaccettature del populismo, che - come il dottor Jekyll e mister Hyde - cambia volto a seconda di chi scende in piazza.

Per concludere, a chi fa paura il populismo? Ai poteri forti, alle banche d’affari, all’economia virtuale, alle borse, alle caste, alle multinazionali, ai burocrati, ai governi che non riescono a trovare condizioni sociali accettabili per il loro popolo. Non avendo la palla di vetro non so se questi trascinatori di popolo riusciranno a trovare il bandolo della matassa per noi pensionati, per i giovani in cerca di occupazione, per milioni di disoccupati, per le imprese che continuano a chiudere. Ma per i popoli in continua sofferenza sono l’ultima possibilità di salvezza, sperando che non sia mal riposta.





mercoledì 29 giugno 2016

Sogno di una notte di mezza estate


ULTIM’ORA. Mattarella chiama al Colle Antonio Conte per un colloquio riservato


E’ la notizia che sta correndo sui giornali di tutto il mondo, molto più allarmante della Brexit. Allarmante perché avvolta di mistero. Conte, infatti, è stato avvisato nottetempo e letteralmente prelevato dal “Courtyard by Marriott Hotel”, sede del ritiro degli azzurri a Montpellier, con un volo charter catapultato a Ciampino e da lì al Quirinale. Dopo due ore di colloquio è stato ricondotto, alle prime luci dell’alba, alla sede del ritiro.

I fatti sono stati raccontati da una gola profonda, che ha sviscerato alle maggiori testate giornalistiche, anche i dettagli più minuziosi fino all’arrivo in aeroporto. L’unico mistero è il perché di questa convocazione e i contenuti del colloquio che si sono protratti per un’ora e mezza. Gli interrogativi che i network e i media si pongono sono tanti e i più disparati.

Il Presidente avrà chiesto a Conte se la debacle dell’Inghilterra con l’Islanda sia stata una combine per far vedere che l’Inghilterra fuori dall’Europa non conta più niente?

Il Presidente avrà fatto i complimenti per la sonora vittoria sulla Spagna? E se così fosse non sarebbe bastata una telefonata? No, no, dietro ci deve essere qualcosa di molto più importante, ma che al momento deve restare in pectore.

Il Presidente avrà chiesto a Conte notizie su come affronteremo la Germania a fine settimana? Gli avrà forse consigliato di non osare più di tanto contro i panzer campioni del mondo? Una umiliazione alla Germania non passerebbe liscia come con la Spagna… loro, oltre a essere campioni del mondo sono diventati anche i padroni dell’Europa, e noi siamo poi, in fondo in fondo, sempre quell’italietta a cui si può sputare in testa dall’alto della grande potenza economica e finanziaria teutonica. Magari, se dovessimo proprio essere superiori, arrivare alla fine a un pareggio e giocarsi poi tutto ai rigori.

Molti i perché di ogni televisione e ogni giornale tira fuori le sue idee e cerca di dare un senso ai tanti misteri. “Il Giornale”, citando una attendibilissima fonte quirinalizia, arriva a citare una parte del discorso intercorso tra il c.t. azzurro e il Presidente, senza assumersene, però, la responsabilità.

“Caro Antonio, prima di ogni cosa ritieniti già Cavaliere per meriti sportivi, e poi vorrei dirti che, dopo aver visto come hai potuto costruire un bellissimo castello con una squadra di buoni operai e manovali, vedo in te l’ingegnere e l’architetto che può far risorgere dalle ceneri quest’araba fenice chiamata Italia. Ti do appuntamento al 14 luglio, così mentre i francesi festeggiano la presa della Bastiglia, noi potremo provare a prendere Palazzo Chigi”.

“Signor Presidente, ma cosa dice… io ho già un contratto con il Chelsea per tre anni a 5 milioni l’anno, ho già firmato e dato la mia parola… e poi quello sarebbe un colpo di Stato...”.

“Sì, sì, non preoccuparti, il contratto lo mandiamo all’aria così come l’Inghilterra ha mandato all’aria l’Unione Europea. Loro non fanno più parte dell’Europa e le vecchie clausole le potremo sempre contestare. Ho dei grandi progetti per te e per l’Italia. Per i soldi non preoccuparti, cosa vuoi che siano 5 milioni l’anno… da noi qualsiasi manager pubblico ne guadagna di più. Vedo, poi, che hai un’anima candida, i colpi di Stato da noi non esistono, basta far fluttuare per qualche giorno lo spread, il mio predecessore insegna… adesso che ricordo potremmo fare ‘Il ritorno del Cavaliere’, dopo l’onorificenza che ti darò”.

“Ma signor Presidente, noi già abbiamo chi governa l’Italia. Anzi, adesso che è uscita la Gran Bretagna, Renzi sarà rivalutato e potrà finalmente cominciare a ricostruire questo benedetto Paese. Adesso sembra che sia stato reinserito tra i personaggi europei che contano. Mi lasci fare il mio mestiere, signor Presidente, e poi per governare bisogna essere eletti”.

“Ma allora non hai capito niente, benedetto figliolo… Renzi è stato forse eletto? E’ arrivato serenamente, alla chetichella, dicendo che voleva rottamare tutto, invece ha rottamato solo la povera gente. Pensa, invece, se arrivi tu con la tua squadra, un team vincente in difesa, in attacco e a centrocampo… ogni giocatore, ogni medico, ogni dirigente, ogni magazziniere del team azzurro avrà l’opportunità di dimostrare che senza opportunismi, senza personalismi, senza ducetti, se nessuno ruba i palloni, facendo soltanto gioco di squadra, potremo ricostruire l’Italia come già l’abbiamo fatto nell’immediato dopoguerra. Qui non servono scienziati, professori, politici, economisti, ecc…. Servono solo persone oneste, volenterose e capaci”.

“La ringrazio, signor Presidente, però adesso mi lasci andare, siamo arrivati solo a metà strada e tutti stanno lì a volerci fare lo sgambetto. Devo tenere alto il morale del gruppo, continueremo con umiltà ma decisi. Ma non sappiamo dove possiamo arrivare, noi ce la metteremo tutta, ma se non dormo almeno al ritorno, salteremo l’allenamento. Grazie dell’opportunità che mi sta dando, ci penserò a fine torneo”.

“Vai, vai pure Antonio, ma io ti aspetto qualunque sia il risultato finale. Tu e la tua squadra siete il mio sogno nel cassetto”.

Questo il resoconto della fonte anonima citata da “Il Giornale”.

Sono quasi le sei del mattino, anche ieri sera ho preso il solito sonnifero che mi aiuta a non passare la notte in bianco. Apro lentamente gli occhi assonnati, giro la testa a destra e sinistra, poi sento la coda di Kitty, una bellissima scottish fold, che mi accarezza i capelli, metto le mie dita tra i suoi peli morbidissimi, riesco finalmente ad alzarmi e ricordo… sì, adesso ricordo… un sogno che non diventerà mai realtà.




lunedì 28 marzo 2016

Pensioni e pensionati: perché sempre noi in prima linea?



RITORNIAMO SULL’ESISTENZA IN VITA 

Il calvario continua. L’Inps, giustamente, richiede ai pensionati residenti all’estero, la prova che il soggetto che riceve la pensione sia vivo, per evitare le truffe che, purtroppo, si sono verificate nel passato. Per evitare questo, l’Istituto ha incaricato Citi Bank – l’ente che paga le pensioni per suo conto – di spedire ai pensionati, ogni anno, un certificato da compilare e far vidimare dall’Ambasciata o dal Consolato e poi rispedire a una casella postale in Inghilterra.

Da questo momento inizia il potenziale dramma nel quale il misero pensionato può incorrere. Dico così a ragion veduta, perché descrive esattamente ciò che sta succedendo a due pensionati a Varna e Plovdiv. Sono casi che sono stati sottoposti alla mia attenzione perché questi signori si sono rivolti alla ”Associazione Unsic Bulgaria”, dalla quale nasce il Patronato Enasc in Bulgaria. Ma potrebbero essersi verificati altri casi che non conosciamo perché non interpellati.

Tutto nasce da una lettera che dovrebbe arrivare e non arriva perché si è persa o perché al pensionato, che ha cambiato casa e lo ha regolarmente comunicato, hanno spedito il documento al vecchio indirizzo. Colpa del pensionato? No! Colpa degli eventi o di un impiegato distratto. E per questo evento la prima cosa che succede è che a febbraio questi pensionati non ricevono la pensione. A me e a un altro pensionato questo incidente è successo il 1° luglio dell’anno scorso 2015. Dopo i primi momenti di panico, finalmente ci siamo messi in contatto con Citi telefonicamente, abbiamo comunicato tutti i nostri dati di riconoscimento a un solerte impiegato che, assicuratosi che non eravamo affatto morti, ci ha mandato la pensione per il tramite di Western Union e dopo mezz’ora l’avevamo riscossa. Era il 6 luglio. Ritardo sopportabilissimo e risoluzione del problema nel modo migliore e rapido.

Adesso le cose sono cambiate. Se non arriva la pensione e il motivo è il mancato invio dell’esistenza in vita, si telefona a Citi e risponde un call center dove si spendono già un bel po’ di soldi, lamenti il tuo problema e dall’altro lato un/una telefonista ti dice il motivo della sospensione, prende nota dei tuoi dati identificativi e ti comunica che manderanno subito per e-mail un duplicato del certificato, che in effetti arriva dopo un mese e mezzo e tante altre telefonate. Passa in cavalleria anche la pensione di marzo e forse anche quella di aprile, perché – dicono a Citi – la pensione verrà erogata quando riceveranno la documentazione, cioè quella famosa dichiarazione di esistenza in vita, che intanto uccide moralmente ed economicamente il pensionato che non sa come tirare avanti. Inutili le telefonate e le proteste all’Inps (quando qualcuno risponde) e a Citi: si ventila anche la minaccia di ricostituzione della pensione e aspettare altri tempi biblici per riaverla. L’Inps è un Istituto di assistenza e previdenza come istituzione, ma in questo modo non solo non assiste il povero cristo cui capita questa disgrazia, ma lo butta sul lastrico o in mano a strozzini. 

Abbiamo allertato anche l’Ambasciata che, nell’ambito delle proprie disponibilità, si è anche interessata andando incontro con un sussidio a uno dei pensionati, ma non risolvendo, naturalmente, il problema. Perché il problema è burocratico. Nell’èra dell’informatica spinta anche all’esasperazione in ogni campo, ancora si pretende che arrivi prima una lettera a Citi in Inghilterra e solo dopo – e non si sa quanto tempo dopo – questa paga. Di e-mail, che arrivano dopo due minuti dall’invio, questi signori non hanno mai sentito parlare. Noi pensiamo che se arriva l’e-mail con la certificazione validata e Citi riattiva il pagamento, e dopo qualche giorno arriverà la lettera con il cartaceo originale, il problema è risolto. Un’ulteriore ipotesi potrebbe essere quella di far spedire la certificazione tramite il Patronato che invierebbe il documento vidimato da Ambasciata o Consolato, accompagnato da carta di identità e mandato di rappresentanza, con posta certificata a Citi. Quanti organismi e quante firme servono a Inps e Citi per dimostrare che un pensionato è ancora vivo?

Ci auguriamo che l’Ambasciata italiana a Sofia, che oltre all’obbligo morale ha dimostrato, e sta ancora dimostrando, anche sensibilità nel supportare una parte dei suoi connazionali più disgraziati e indifesi, faccia i passi necessari presso le competenti sedi, per risolvere e sburocratizzare una situazione che, invece di snellire e accelerare eventuali problemi che si presentano, li impantana ancora di più a detrimento di una categoria – i pensionati – che è perennemente sotto tiro.

Da queste vicende si può trarre solo una conclusione: se non è burocrazia è dolo. Ce ne dà conferma Giulio Andreotti coniando il detto “A pensar male degli altri si fa peccato, ma spesso si indovina”. Ma noi ci auguriamo sia solo burocrazia da estirpare.

domenica 13 marzo 2016

Bilancio 2015 dell'Associazione Unsic Bulgaria



Pubblico il bilancio 2015 dell'Associazione Unsic Bulgaria. Presumo non interessi ad alcuno, ma deve essere, per legge, pubblicato, quindi mi adeguo.







mercoledì 10 febbraio 2016

Sarò franco: la difesa dei nonni in fuga fatta da Franco Di Mare su "1 Mattina"



Giornata difficile da dimenticare per me quella del 9 febbraio. Mi sveglio la mattina presto e subito mi sintonizzo su Rai 1, poi Canale 5, quindi Rai 3 con Agorà per continuare, sempre con i servizi di approfondimento, alla sera, con Ballarò su Rai 3, Dalla vostra parte su Rete 4, e finire con Di martedì su La7. Scusate, dimenticavo il Festival della Canzone a Sanremo, che fa dimenticare all'Italia i problemi nei quali si dibatte da anni, per darci un po' di conforto presentandoci, tra una canzone e l'altra, il bel Gabriel sex symbol delle giovanissime e non e la signora Elton, mamma (o babbo?) felice di due bambini, venuta a portare tutto il suo appoggio e la sua solidarietà al parlamento italiano che sta votando la legge sulle unioni civili e in special modo l'articolo sulla stepchild adoption, chiamata volgarmente all'italiana, dicono i malpensanti, anche “utero in affitto”, ma in inglese fa più scena, come è ormai nella consuetudine dei politici dell’ultima ora, alla faccia di Dante, Manzoni e della nostra bellissima lingua.

E' doveroso per me, nell'arco di tutte queste trasmissioni e servizi, ringraziare Franco Di Mare, giornalista che ho sempre apprezzato per la sua obiettività su ogni argomento che tratta. Ieri su 1 Mattina, nella sua rubrica “Sarò franco”, nella quale giornalmente si interessa a un problema diverso, ha voluto dedicare cinque minuti ai Nonni in fuga, approfondendo il fenomeno dei pensionati che scappano all'estero. Grazie Franco, grazie ancora... te lo dice un nonno, uno dei tanti nonni che hanno lasciato l'Italia con la speranza di trascorrere la loro vecchiaia con un po' di serenità, senza dover pensare quale bolletta non pagare per fare la spesa negli ultimi giorni del mese.

Hai toccato un tasto dolente, che interessa milioni di persone che hanno lavorato una vita e che vorrebbero riposarsi e star tranquilli per quei pochi anni che rimangono loro. Vedi, caro Franco, neanche noi ce l'abbiamo con questo governo, perché prima di questo molti altri e per lunghissimi anni hanno avuto colpe gravissime, ma in ogni caso è inutile piangere sul latte versato, così che molti di noi, prima alla chetichella e poi sempre più affannosamente in fretta, stanno cercando di porre riparo a una vecchia e allegra governance che ci ha ridotto all'osso. Ma è questo governo ad avercela con noi, almeno questo sembra l'approccio. Perché – sopra ogni cosa – il problema sono i pensionati, soprattutto quelli che si sono trasferiti all'estero.

Continuano a circolare le voci che vogliono toglierci anche il diritto alla sanità gratuita italiana. Tu hai toccato anche questo tasto e hai risposto civilmente a una tale eventualità. Io che sono terra terra, come si dice, con il mio gergo grido che rosicano solo per il fatto che stiamo bene. Hai detto tre sacrosante parole, ieri... siamo diventati “materiale di scarto”. Prima si muore e minore è il costo per la collettività. Una volta gli anziani erano la ricchezza del popolo, a loro si chiedevano i consigli, erano i saggi a cui ci si rivolgeva nei momenti difficili, oggi siamo diventati limoni da spremere finché abbiamo succo, per poi essere buttati se dovessimo pesare.

Ma è colpa nostra se siamo la nazione più tassata d'Europa? E' colpa nostra se le nostre sono pensioni ridicole dopo quaranta e più anni di lavoro? Io parlo sempre della gente comune, della gente normale, di quella che ha sempre lavorato... perché a fronte di questa gente ci sono privilegiati che lavorano un giorno per prendere tremila euro al mese, ma io non voglio rinvangare alcunché altrimenti il fetore ci ammorberebbe. Vorrei solo dire al dottor Boeri: Lei ha il compito di difendere i pensionati, non trovare il modo di stritolarli, perché alla fine stritolati finiscono sempre i più deboli, i più poveri, quelli dei famosi mille euro... gli altri si salveranno sempre, e sono quelli che durante la loro vita lavorativa penso non abbiano faticato più di tanto. Lei per chi propende?

Da pensionato residente all'estero vorrei fare una proposta ai nostri governanti. Lo Stato possiede migliaia di ettari di terreno. Edifichi ed istituisca la “Regione Autonoma Pensionati” e ci mandi tutti i pensionati d'Italia, con un governo di pensionati eletto dai pensionati. I soldi delle pensioni (pagate al lordo) resterebbero in Italia, e sicuramente il bilancio consuntivo di fine anno contribuirebbe in modo sostanzioso a riempire le casse dello Stato centrale. I pensionati resterebbero nella loro patria, vicini ai figli, parenti e amici e lo Stato ci guadagnerebbe in moneta e in immagine. Utopia?






sabato 6 febbraio 2016

Noi residenti all'estero, atterriti dall'esistenza in vita



Trovarsi all'asciutto, o più precisamente senza un euro a fine mese, in special modo di questi tempi, ed essere anche pensionato, mette in crisi profonda il malcapitato, che in ogni caso può salvarsi, in Italia, coinvolgendo i parenti o gli amici; ma se la stessa disavventura capita al pensionato che ha deciso, per vivere più serenamente, di trasferirsi all'estero, la situazione comincia a diventare drammatica, perché non è facile trovare un benefattore disposto a supportarlo fino all'arrivo della pensione sospesa.

Mi riferisco alla regola, sacrosanta e giusta – per evitare che i collaterali dei pensionati morti continuino ad usufruire della pensione del “fu” - di dimostrare, ogni anno, di essere ancora vivi e vegeti. Per questo motivo Citi Bank, ente pagatore per conto dell'Inps, ogni anno spedisce a tutti i pensionati residenti all'estero, una lettera da far vidimare in ambasciata o al consolato, e poi spedirla alla stessa Citi, per dimostrare di essere ancora in vita. E fin qui tutto bene.

L'anno scorso a luglio non ho ricevuto la pensione, per cui il giorno 6 del mese suddetto ho telefonato direttamente a Citi Bank denunciando il mancato arrivo della pensione. Un solerte impiegato, dopo avermi chiesto numero e categoria della pensione, tutti i miei dati personali e il codice fiscale, andando sul mio sito notava che non avevo spedito il certificato di esistenza in vita, per cui avevano sospeso la pensione. Ho risposto che non potevo spedire ciò che non mi era mai arrivato, per cui chiedevo lumi su cosa dovessi fare. La buona disposizione e l'intelligenza dell'impiegato hanno posto fine al mio problema, perché mi ha dato il numero con il quale dopo mezz'ora potevo ritirare la pensione presso Western Union, portando alla normalità i miei battiti.

Diciamo che con questo sistema si rientrava quasi nella normalità. Ma per i pensionati residenti all'estero si vede che non esiste il “Lassù qualcuno mi ama”, perché evidentemente quaggiù qualcun altro ci vuole complicare l'esistenza. Perché adesso qualcosa è cambiato. Se non arriva per posta questo benedetto certificato di esistenza in vita (e spesso, purtroppo, non arriva perché va perso oppure perché, nonostante si sia iscritti all’Aire con il nuovo indirizzo bulgaro, la posta arriva ancora in Italia al vecchio indirizzo) la pensione viene subito sospesa. Quando il disgraziato (naturalmente il riferimento è al pensionato) riesce a capire perché non gli è arrivata la pensione, telefona a Citi, ma questa volta trova non un impiegato ma un Call Center che lo trasporta da un numero all’altro della tastierina del telefono e poi finalmente arriva un operatore che, dopo aver acquisito tutti i dati anagrafici e pensionistici, gli comunica che la pensione è stata sospesa perché non è arrivato il certificato di esistenza in vita. Dopo le solite rimostranze e giuramenti che al pensionato non è arrivato alcunché, il giovanotto del call center (anche lui solerte) gli comunica che gli spedirà per e-mail il certificato, che dovrà essere vidimato e poi rispedito a Citi Bank.

A parte il costo della lunghissima telefonata, al povero pensionato non resta che aspettare l’arrivo della e-mail, farla vidimare al consolato o in ambasciata e poi spedirla con la speranza che arrivi.

Viene spontanea la domanda: Ma la pensione? La pensione la prenderà soltanto quando tutto questo iter è finito e qualcuno di Citi Bank deciderà e capirà finalmente che quel pensionato non solo era vivo ma che nel frattempo è morto di fame.

Si può fare una domanda seria all’Inps o a Citi Bank? La domanda è: Non è possibile trovare un metodo meno macchinoso e nel frattempo rapido, perché il povero pensionato sappia quando deve mandare questo certificato o quando gli deve arrivare, e fare in modo che sia certo che tutti i mesi possa prendere tranquillamente la sua pensione, senza vivere con l’eterna incertezza che il mese prossimo non arrivi?