lunedì 22 aprile 2013

Doveroso ringraziamento


Grazie,
signor Presidente,
di essere tornato alla guida dell'Italia!

Il tuo discorso e le tue bacchettate forse ci faranno uscire dal tunnel senza fine in cui siamo entrati. Oggi ci hai ridato la speranza. La tua commozione è stata la mia commozione e quella di tutti gli italiani.

Abbiti il mio caloroso applauso anche dalla Bulgaria.

sabato 20 aprile 2013

Suicidio in diretta di Bersani alle Camere?



Apprendiamo alle ore 13 del 20 aprile, mentre a Montecitorio si continua a votare l’improbabile futuro Presidente della Repubblica, che Bersani - “accompagnato” a vista da Berlusconi e dai governatori delle Regioni – sta tornando al Colle per riferire al Padre tutto il casino che ha combinato dopo 60 giorni di tira e molla a danno dell’Italia. E’ riuscito ad affondare il suo partito e si è definitivamente autoeliminato dalla scena politica. Adesso, piangente e pietoso, ritorna dal Padre per implorarlo di restare, anche solo per un anno, alla guida di un’Italia che è caduta nel ridicolo davanti al mondo intero. Non so cosa deciderà Napolitano e come evolveranno le cose nelle prossime ore.

Gli italiani onesti, che non ne possono più di sopportare ancora queste farse, si aspettano che alla fine dell’incontro, qualunque sia l’esito, Bersani ritorni alle Camere e faccia harachiri davanti a tutta l’Italia, come facevano i samurai, per lavare col sangue l’onore e la credibilità perduti. Riceverebbe subito la pietà e la solidarietà pelosa di tutti i colleghi del Parlamento e renderebbe giustizia soprattutto a tutti quei disperati che in questi 60 giorni persi hanno chiuso le aziende e si sono suicidati per la disperazione.

mercoledì 17 aprile 2013

Siamo veramente alla frutta?


“Buongiorno, signor Antonio,
mi chiamo …., sono italiano, 40 anni, residente a … (Lombardia, nota mia).
Sono in cerca di lavoro, e data l’impossibilita’ di trovare in Italia, sto cercando anche all’estero, sono disposto a trasferirmi ovunque, perche’ ho bisogno di lavorare.
Ho gia' lavorato 5 anni in Russia presso filiali di aziende italiane (settore costruzioni) in ambito amministrativo e direzionale. Sono laureato in Scienze Politiche indirizzo internazionale con 105/110. Parlo russo e inglese in modo fluente. Ho vissuto 4 anni in Danimarca e 5 anni a Mosca. Attualmente sono in possesso del visto per la Russia, scadenza novembre 2013. Non sono sposato, non ho figli, sono disponibile a trasferimenti all'estero anche per sempre. Sono disposto a svolgere qualunque mansione anche se mi sento piu’ portato per posizioni afferenti il controllo di gestione, o amministrazione, o di corrispondente commerciale. Ho diploma di ragioniere programmatore, quindi posso anche svolgere mansioni in campo contabile e informatico. Non ho pretese particolari, non mi interessano aspetti burocratici e contrattuali, non ho bisogno di contratto expat mi va bene essere trattato come lavoratore “locale” alle condizioni locali, ho semplicemente molto bisogno di lavorare (putroppo, pur essendo cittadino italiano, non godo in Italia di alcun tipo di “welfare” di sostegno). Cerco serieta' e offro in cambio serieta'. 
Sperando che lei possa darmi qualche indicazione, invio cordiali saluti. 
X X……… ……….. +39 3400000000”.
CURRICULUM VITAE
Esperienze di studio:
- Dal 1980 al 1984 ho frequentato la Copenhagen International School vivendo in Danimarca.
- Nel 1990 ho effettuato un periodo di studio negli Stati Uniti come exchange-student.
- Diploma di perito commerciale e ragioniere programmatore informatico, 1992.
- Laurea in Scienze Politiche con specializzazione in relazioni internazionali, nel 1998 presso la Facoltà “C.Alfieri” di Firenze; la tesi, riguardante la politica della Gran Bretagna in Medio Oriente negli anni ‘50, ha comportato attività di ricerca presso gli archivi del governo britannico a Londra. Votazione finale: 105/110.
Lingue conosciute:
Inglese - conoscenza fluente, sia orale che scritta;
Russo – conoscenza fluente, orale e scritta;
Francese – conoscenza a livello scolastico.
Tedesco – comprensione a livello scolastico;
Conoscenze informatiche:
Come programmatore informatico ho appreso i linguaggi Cobol, Pascal, Db3, il sistema operativo DOS, Windows, i sistemi AS/400 e SAP/3 per la gestione aziendale. Ho una conoscenza di base del sistema CAD.
Ho ricoperto la funzione di webmaster presso il Gruppo XX.
Esperienze lavorative:
- 2009-12:  vice-direttore di filiale a Mosca (Russia) per societa’ cantieristica italiana. Il mio ruolo prevede responsabilita’ riguardante: logistica, trasporti, gestione del personale, buste paghe, contabilita’, supervisione degli acquisti, ricerca fornitori, gestione alloggi del personale, contratti di fornitura, organizzazione trasferte e documenti (visti, registrazioni, ecc.), reportistica per la sede in Italia. 
- 2006-08: impiegato amministrativo e webmaster presso il Gruppo XX, consorzio di rivenditori di materiali per l’edilizia, con sede in Reggio Emilia. Mansioni principali: raccolta e elaborazione dati di vendita del Gruppo; gestione delle comunicazioni all’interno del Gruppo composto da oltre 60 aziende associate.
- 2005-06:  impiegato a Mosca (Russia), presso il Gruppo XX (settore impianti e costruzioni). Ivi ho ricoperto funzioni amministrative di control management; analisi dei costi per i vari cantieri, reporting alla casa madre in Italia, implementazione della contabilità, registrazione di documenti contabili russi sul sistema contabile italiano.
- 2000-04:  addetto alla programmazione della produzione presso XX Spa, stabilimento di Volta Mantovana. Programmazione tramite utilizzo dei sistemi AS/400 e SAP/3; monitoraggio e analisi dei dati di produzione giornaliera, reportistica alla Direzione aziendale; raccordo con Ufficio commerciale.
-1997-2000:  Impiegato tecnico di magazzino, presso XX spa di Gonzaga (Mn), azienda di verniciature industriali.

Dopo aver letto per anni, dall’esilio bulgaro, le e-mail di tanti nostri connazionali in cerca di notizie sulla Bulgaria e delle attività che sarebbe possibile intraprendere qui, pur di uscire dal tunnel senza fine che ha oscurato l’Italia; dopo quello che televisioni e giornali raccontano tutti i giorni sul fallimento di imprese, sulla disoccupazione sempre crescente,  sulla corruzione in seno all’amministrazione pubblica, sulle tasse, sugli sprechi, sulla casta dei politici e i loro vitalizi da sceicchi, sulla ingovernabilità conseguente alle recenti elezioni e sui pregiudizi nella formazione di un governo che potrebbe portare danni al proprio partito, senza guardare al grande problema dell’Italia ormai alla canna del gas… ebbene!... ricevere ieri l’altro questa e-mail con accluso CV, spedita a me che non sono un ufficio di collocamento ma un semplice pensionato, mi ha sconvolto ancor più, facendomi mancare il respiro.
Questa è la richiesta di un giovane che non è alle prime armi, ha già avuto esperienze lavorative interessanti, con conoscenza di più lingue e laurea, eppure oggi è disoccupato, come milioni di altre persone che dall’oggi al domani si trovano davanti a un baratro. Gente che non chiede aiuti o assistenza ma soltanto un LAVORO per poter continuare a vivere, accontentandosi magari di essere sfruttati e sottopagati, gente che dignitosamente vorrebbe mettersi al servizio della società e del Paese per crescere insieme.
E i politici, pentastellati compresi, cosa aspettano a caricarsi degli oneri per i quali sono stati eletti e fermare la carneficina di suicidi di imprenditori, pensionati e cittadini che dopo aver perso la speranza, stanno perdendo anche la dignità umana?
Vi prego di condividere e far girare questo post…  Mi auguro che qualche anima buona possa leggerlo e sia in grado di ridare, con un lavoro, dignità a questo giovane quarantenne che dovrebbe avere solo certezze e al quale invece è stata tolta anche la speranza. In privato potrò fornire le generalità complete a chi possa essere interessato. Grazie. 


sabato 13 aprile 2013

Governo Bersasconi? No, grazie! I Migliori siamo noi


Non hanno capito niente. E hanno anche la sfacciataggine di pensare di essere i migliori. E in effetti lo sono: figli di quel “Migliore”, nomignolo attribuito a Palmiro Togliatti; questi piddini sono ancora i resti di quel partito, che giustamente Matteo Renzi vorrebbe rottamare. Al suo interno convivono molte anime, anche di estrazione cattolica, ma il comando è ancora in mano agli ultimi resti del comunismo nostrano camuffatosi negli anni nelle più disparate sigle. La gente continua a suicidarsi, le imprese chiudono una dopo l’altra, la disoccupazione aumenta, miracolosamente sindacati e imprese si alleano per restare a galla a salvare il salvabile, e quest’ultimo figlio della falce e martello si arroga il diritto di considerare impresentabili 10 milioni di elettori, così quanti sono quelli della coalizione di sinistra. In nome del cambiamento, dice. Quale cambiamento? Siamo nello stallo più completo e organizza anche manifestazioni contro la povertà. Se continua così siamo nella miseria, altro che povertà.
Ormai tutti hanno capito che con Grillo non si può non soltanto andare a braccetto ma neanche rivolgergli la parola… e allora cosa aspetta a mettersi seriamente al tavolo della concorrenza più immediata? Ha paura di perdere voti più di quanti ne abbia perso finora? Per questo veramente piccolo uomo conta solo il potere e il partito, che tra l’altro sta già sgretolandosi, avendo capito molti che dei problemi dell’Italia non gli importa niente. Questa è la gente che bisogna rottamare e mal glie ne incoglie a Renzi che vorrebbe un partito dinamico, trasparente e moderno. Il primo a sbagliare è stato lui a entrarci in questo partito, che ha come primo obiettivo l’occupazione di tutte le leve del potere e con un terzo dei voti comandare su tutto. Dopo Camera e Senato, adesso l’obiettivo è il Quirinale, che Napolitano, memore dei suoi trascorsi – anche se talvolta ha fatto il pentito – vorrebbe facilitare in tutti i modi. Questa è l’Italia e noi italiani ce la meritiamo tutta, perché la valanga grillina che purtroppo è solo distruttiva, non ci aiuterà a uscir fuori dal pantano.
E’ ora veramente di affidarsi agli uomini di buona volontà che tanto declama Papa Francesco, ma sembra che in terra italiana non ne siano rimasti o forse gli italiani non li abbiano votati. Se dovessimo andare di nuovo alle elezioni, e penso sia anche presto, ricordiamoci di inserire tra i candidati, anche part time, Francesco Vescovo di Roma. Già soltanto con il suo sorriso darebbe un po’ di speranza a quest’Italia e a questi italiani ormai allo stremo.

Sono trascorsi 48 giorni dalle elezioni e ancora non abbiamo un governo. In Bulgaria sono state indette nuove elezioni per il 12 maggio. Qualcuno vuole scommettere una cena che quando la Bulgaria avrà un nuovo governo, in Italia saremo ancora in alto mare? Speriamo non annegati.

giovedì 28 marzo 2013

Tra incubi e speranza, il lento percorso dell'Italia



A Cipro si prega nelle chiese, il patriarca ha persino messo a disposizione i beni della Chiesa ortodossa, non si sa ancora cosa succederà e quando riapriranno le banche; in Grecia si piange non meno che a Cipro e le piazze sono sempre in fermento; Spagna e Portogallo sono ridotte all’osso e anche lì si piange miseria nera; in Bulgaria il governo è stato costretto alle dimissioni dalle proteste popolari che sembra non abbiano mai fine: qui la miseria c’era già ma invece che uscirne si è aggravata; in Italia è stato sfiduciato un governo tecnico che a sua volta aveva preso il testimone di un altro governo dimissionato, piazze che protestano e rumoreggiano, crisi sempre più profonda, aziende che chiudono, disoccupazione da oscar, nuove elezioni e finalmente… finalmente un cazzo! Stavamo nella merda e ci stiamo sprofondando sempre più.
Sì, perché è già passato un mese dalle elezioni e ancora non abbiamo un governo. Bersani, questo piccolo uomo, che pensa di essere il capo di un partito del cambiamento e nello stesso tempo difende a spada tratta lo scandaloso rimborso elettorale, questo piccolo uomo che per venti anni ha convissuto con Berlusconi e improvvisamente tira fuori il conflitto di interessi e l’ineleggibilità per lo stesso, e invece di stringere per fare -  almeno per una volta - qualcosa di buono per l’Italia insieme al Pdl, va a fare le serenate a un Grillo che lo sta trattando da giullare, è arrivato al capolinea. Ha fatto harachiri da solo, si è bruciato con Napolitano e nel partito: questo è un uomo finito, un leader di provincia, persosi nei corridoi di Montecitorio.
Una speranza avrebbe potuto averla quando ha convocato le cosiddette parti sociali. In quell’incontro ha parlato anche con Don Ciotti. Se avesse avuto un po’ di senso pratico avrebbe potuto incontrarsi con Francesco, il Papa che non vuol chiamarsi Papa. Sicuramente Francesco, nella sua umiltà e tenerezza, avrebbe acconsentito ad incontrarlo e a dare i giusti consigli a questo piccolo uomo presuntuoso, che pensa di portare in tasca la verità, la giustizia e il cambiamento. Francesco gli avrebbe detto che la pecorella che vuole riportare all’ovile non è altro che una mucca impazzita, frutto di quella malapolitica di cui anche lui fa parte, e come…
A due passi da noi, nella stessa Roma, è arrivato un omo venuto dall’altro capo del mondo. Quest’uomo, Francesco, pur non essendo né politico, né economista, né cattedratico, ma solo pastore di anime, sta dando agli italiani e al mondo uno spiraglio di speranza e di conforto alle miserie umane, coraggio ai giovani e alle famiglie. Seguendo il suo esempio e le sue parole, forse tra le pieghe del discorso che rivolge a coloro che lo ascoltano, si possono trovare quelle soluzioni umane e terrene utili a che l’Italia possa rialzare la testa e tornare ad essere quella nazione che ha sempre primeggiato in tutti i continenti.
Basterebbe essere uomini di buona volontà e non avere la presunzione di essere i migliori. Mi auguro che stasera o domani il Presidente Napolitano, l’unico finora con il cervello a posto, trovi l’uomo che sappia far ragionare le due coalizioni contrapposte, e insieme tirino fuori l’Italia dal fango in cui ci siamo impantanati. 

venerdì 8 marzo 2013

Quando, se dici che anche il fascismo fece cose buone, i nostri "democratici" ti appenderebbero di nuovo a testa in giù


Vae victis! Guai ai vinti! Sempre più arrogante la leggendaria frase di Brenno rivolta ai Romani sconfitti, ma i secoli passano e la minaccia è sempre in agguato e sempre più di moda. Nel mio post del 3 marzo scorso, accennavo all’Italia come ultima nazione che, dopo sessant’anni, vive ancora di fascismo e comunismo o, se volete, fascismo e antifascismo.  Sono gli epigoni della seconda guerra mondiale che l’Italia fascista ha perso e che trova come peggiori denigratori, spesso, quegli stessi personaggi che allora la sostenevano.
Gli altri popoli ci hanno messo una pietra sopra e guardano sempre di più al futuro, mentre i nostri politici e i nostri media – quelli che sono saliti sul carro dei vincitori – ci mangiano sopra ed evocano questo spettro al minimo accenno che forse, tra le tantissime cose schifose che può aver fatto Mussolini e il fascismo – e per ultimo la tragedia della guerra – ci possano essere anche delle cose buone. E se casualmente uno sprovveduto o ingenuo personaggio dovesse farne cenno, ecco che parte immediatamente la caccia all’untore. Perché può esprimersi su cosa è bene e cosa è male soltanto chi ha vinto.
Cosicché oggi si può parlare di fascismo solo in termini di male assoluto, mentre il comunismo che ha creato in Europa milioni e milioni di morti , implodendo poi sui suoi stessi errori, è il bene dell’umanità, caduto soltanto per alcuni errori dei suoi dirigenti, mai abiurato e mai condannato dai nostalgici dei gulag. Il nostro caro Presidente Giorgio Napolitano, che oggi potremmo definire un pentito, nel 1956 – in occasione della rivolta ungherese al regime comunista, che vide migliaia di morti - elogiava i sovietici che, sparando con i carri armati sulla folla e fucilando operai e studenti, definiti teppisti, contribuivano a rafforzare la pace nel mondo.
Ed ecco che Roberta Lombardi,  capogruppo alla Camera dei Deputati per il M5S, viene attaccata e additata al pubblico ludibrio, per aver scritto nel 2011 sul suo blog un post critico su Casapound e il fascismo che diceva: “Da quello che conosco di Casapound, del fascismo hanno conservato solo la parte folcloristica razzista e sprangaiola. Che non comprende l’ideologia del fascismo, che prima che degenerasse aveva una dimensione nazionale di comunità attinta a piene mani dal socialismo, un altissimo senso dello stato e la tutela della famiglia”, ecc. ecc. Apriti cielo! Viene estrapolato un periodo del suo articolo, dove si dice che il fascismo iniziale aveva "un altissimo senso dello Stato e la tutela della famiglia" e giù critiche e condanne senza appello. Povera Lombardi!, oltre a essere una grillina ha anche la sfacciataggine di dire che qualcosa di buono c'era pure nel fascismo.
Se poi, invece della Lombardi, è Berlusconi, nel giorno della Memoria, a dichiarare: "Per tanti versi Mussolini aveva fatto bene, ma il fatto delle leggi razziali è la peggiore colpa. Non si possono più ripetere quelle vicende...", allora sono titoli cubitali in prima pagina su tutti i giornali (di sinistra, naturalmente), e attacchi e vituperi a non finire per una settimana, per aver osato accennare che anche in Mussolini c'era qualcosa di buono.
Il bene, l'amore per il popolo, la bontà d'animo, per i sinistrorsi nostrani, può esistere solo nel comunismo, nei comunisti e nel "piccolo padre dei popoli" finché era vivo, tutto il resto è il male assoluto. Alla faccia della Polonia, che di comunismo se ne intende, avendolo subito per 40 anni. In questo Paese, infatti, è reato sia l'apologia del fascismo che del comunismo e sono vietate la produzione, la distribuzione e la vendita dei loro simboli.
Lo storico polacco Wojciech Roszkovski così si esprime: "Il comunismo è stato terribile, un sistema totalitario, basato sulle bugie, con una propria polizia segreta, che ha fatto milioni di vittime; fu simile al nazionalsocialismo, e non c'è assolutamente alcuna ragione di trattare questi due sistemi, con i loro simboli, in maniera differente".
Ma noi, in Italia, non abbiamo avuto la fortuna della Polonia e dell'Europa orientale, di provare per quarant'anni questo paradiso terrestre, e quindi non possiamo né capirlo né apprezzarlo, così come non abbiamo il dovere di odiarlo e rinnegarlo, anche perché, non avendolo avuto al potere, gli operai e gli studenti morti ammazzati non sono i nostri.
Ricorderò sempre le parole di mio padre - 97enne contadino comunista siciliano - il giorno che, attraversando in macchina con me le strade dell'EUR, guardandosi intorno iniziò come parlando a se stesso: "Questo è stato un vero uomo... sbagli ne ha fatti tanti, specialmente la guerra... ma ha fatto pure tante cose buone... e soprattutto non ha rubato... l'hanno ammazzato povero...". Forse l'età lo faceva vaneggiare, o forse - dopo tanti anni - aveva capito che si stava meglio quando si stava peggio, e che la parola "democrazia" dovrebbe essere sostituita da "oligarchia", che non corrisponde affatto a libertà e benessere.
Perché, invece di starnazzare tanto per chi dice che anche il fascismo ha fatto qualcosa di buono, non dite agli italiani che cosa ha fatto di buono questa cazzo di vostra democrazia, oltre a farci affondare nella Cloaca Massima e gonfiare i vostri conti bancari?






domenica 3 marzo 2013

La tracotanza di credersi più giusti degli altri



Italia e Vaticano seguono lo stesso percorso: entrambi in sede vacante. La seconda, quella vaticana, resterà storica nei secoli a venire per la decisione di Benedetto XVI di rinunciare alla carica, poiché l’età e le forze non lo sostengono per reggere le difficili sorti di una Chiesa che, in molti dei suoi appartenenti, ha messo in secondo ordine il messaggio di Cristo per dedicarsi più alle cose terrene. Così che gli scandali sessuali, la finanza e il riciclaggio di denaro attraverso il santo Ior, gli oscuri misteri che avvolgono i documenti trafugati al Santo Padre, altri misteri trentennali dovuti alla sparizione di Emanuela Orlandi (*), cittadina vaticana, per la quale non sono mai state aperte indagini dalla magistratura vaticana, le vicende oscure che coinvolgono la Basilica di Sant’Apollinare, tutta l’opacità, insomma, che avvolge da anni una Chiesa che dovrebbe essere amore, trasparenza, apostolato e dedizione alle sofferenze dell’umanità, per una redenzione finale, hanno indotto il povero Papa Ratzinger a cedere il bastone del comando, sperando che il successore rinnovi dal profondo una Chiesa-Stato che sta guardando molto più alla terra che al cielo. E se il successore, illuminato dallo Spirito Santo, permettesse anche ai preti di potersi sposare, avrebbe in buona parte sconfitto la pedofilia, piaga odiosa in uno Stato laico, figuriamoci nella Chiesa di quel Cristo che predicava “Lasciate che i pargoli vengano a me”. La Bulgaria, dove oggi vivo, è una nazione di religione ortodossa, dove i preti sono anche mariti e padri, e noto con piacere che i problemi di carattere sessuale, che affliggono la Chiesa cattolica, qui non esistono.


Sede vacante anche in Italia. Ma la nostra è una lunghissima sede vacante, perché vacante di contenuti e di leggi che la nostra politica da anni non riesce a dare a una Nazione che non sta andando - ma è già - alla deriva e sta sprofondando.  Venti anni di bipolarismo anomalo hanno creato un vuoto di sostanza che l’ingresso in Europa e la crisi mondiale hanno drammaticamente messo a nudo. Il nostro bipolarismo, fatto di contrapposizione, non di programmi ma di ideologie, dopo più di sessanta anni, tra comunismo e fascismo (unici ormai nel mondo), ci ha portato alla stagnazione nell’economia, nelle infrastrutture, nella legislazione utile e operosa, nella ricerca, nell’ammodernamento, portandoci soltanto aumento di tasse e burocrazia, costo della vita, corruzione e concussione nell’amministrazione dello Stato e privata, enormi sprechi e privilegi alle caste e alle corporazioni, unitamente alla pesante ingerenza della magistratura nella politica.

Il bipolarismo del 23 febbraio è diventato dal 26, il giorno successivo alle elezioni, tripolarismo e mezzo, così che abbiamo un quadro di ingovernabilità insostenibile, reso ancora più preoccupante dalla  presunzione e supponenza di superiorità di ognuno nei riguardi degli altri. Preso atto che i partiti bipolari hanno lasciato per strada 11 milioni di voti che hanno aperto la strada a Grillo e messo in campo, a mezzo servizio inutile, anche Monti, bisognerebbe avere non solo a parole, ma con i fatti, l’umiltà e la dignità di capire che forse gli italiani hanno voluto punire questi partiti non per le idee che esprimono, ma per la totale inerzia nella conduzione della cosa pubblica.

La cosa ancor più grave è che prima erano in due, adesso sono tre e mezzo, ognuno arroccato nelle proprie posizioni a continuare a logorare l’economia e accrescere la disoccupazione. Sembra una pagina moderna de I Promessi Sposi. Il Presidente del Consiglio in pectore dott. Gargamella vuole conquistare e portare nella sua alcova quel Grillaccio che non vuol saperne di prendersi responsabilità di governo, mentre anche zio Silvio starnazza che questo matrimonio non s’ha da fare. L’uomo del loden non entra a far parte della scena perché è talmente misero il suo peso che con o senza la sua partecipazione la maggioranza non si raggiunge, però dobbiamo sempre ringraziarlo perché è riuscito in quello che non era successo mai: in un sol colpo ha fatto fuori Fini e messo all’angolo Casini, vecchi bacchettoni della politica che gli elettori hanno rinnegato, così come i giustizialisti a mezzo servizio tra politica e tribunali.

Bersani, leader della coalizione vincente, seguendo l’istinto della vecchia sinistra, propone a Grillo, il leader del movimento che vuole cambiare l’Italia, una coalizione per uscire dalle sabbie mobili che il voto ha creato. Grillo, stravotato e divenuto primo partito, risponde sempre e solo con i soliti vaffa. La rete, composta da cittadini di tutti i ceti, che sicuramente hanno meno interessi oscuri di Grillo, lo sta già contestando per l’atteggiamento odioso che ha verso Bersani, che a sua volta – non più tardi di un mese fa – lo definiva fascista. Così stanno le cose in questo 55% di parlamento. L’altro 25%, quello del Cavaliere, naturalmente, è offeso per essere stato ignorato oltre che odiato da questa sinistra, e quindi non sarà molto propenso a raccogliere la palla che Grillo ha buttato, ove Bersani avesse intenzione di rivolgersi a loro. Monti, ripetiamo, non conta per nessuno.

E allora? Politologi e media stanno costruendo virtualmente tutti i governi possibili: Pd-M5S, governo di scopo, governissimo Pd-Pdl, governo di minoranza… La palla, fortunatamente, per adesso sta in mano a Napolitano, che deciderà a chi farla giocare per primo. Il vecchio comunista, che peraltro ho già contestato anch’io in varie occasioni, alla fine sembra essere l’unica certezza, o l’ultima speranza, per quest’Italia che non ne può più di beghe politiche. L’ho contestato quando, fuori dalle leggi scritte nella Costituzione, ha iniziato a sostituirsi e delegarsi quelle responsabilità che i politici hanno rinnegato e per colpa dei quali stiamo nella cacca, ma me ne scuso pubblicamente, riconoscendo al tempo stesso che è rimasto l’unico a rappresentare degnamente l’Italia.

Grillo, la speranza dei giovani, di tanti imprenditori, di tanti lavoratori, di tanti disperati e disoccupati, dimostri di avere le palle, dando la fiducia al governo che dovesse chiedergliela e poi metta sul piatto tutte le rivendicazioni urgenti e fattibili del suo programma, per uscire dalla crisi che ci attanaglia, e dimostri alla sua gente e all’Italia che effettivamente c’è un modo nuovo di governare, un modo più giusto e onesto, un ritorno alla fiducia nello Stato e nella politica. Se non è in grado di prendersi queste responsabilità avrà illuso e deluso i suoi elettori e affossato ancor più l’Italia. E allora, se così fosse, un vaffa anche a lui e ai suoi progetti di distruzione.

Urgono uomini di buona volontà, anche avversari, che si siedano attorno a un tavolo e discutano concretamente per il bene dell’Italia e degli italiani, rinunciando ciascuno ai propri pregiudizi e ai propri sospetti.
Sappiamo tutti che la legislatura sarà breve, ma viviamo situazioni insostenibili e indifferibili, per le quali gli italiani abbisognano di soluzioni rapide e concrete. Alle prossime elezioni saranno premiati coloro che se ne sono fatti carico responsabilmente e abbiano, anche parzialmente, fatto qualcosa di buono per sessanta milioni di cittadini allo stremo. Se non dovesse succedere questo non resterà altro che scendere in piazza, e allora… muoia Sansone con tutti i Filistei.

(*) Vorrei  consigliare al fratello Pietro, che mi ha scritto una mail nella quale mi chiedeva come poter contattare Assen Marcevski, interprete all’Ambasciata bulgara a Roma ai tempi del rapimento di Emanuela, di tralasciare quella pista che penso sia inventata, e di approfondire la pista che porta a Sant’Apollinare e Don Vergari, e a una indagine, anche se tardiva, tra le mura vaticane. Ma troverà certamente solo muri di gomma.

martedì 26 febbraio 2013

Bersani, la paura della vittoria



Ho assistito in televisione alla conferenza stampa di Pierluigi Bersani a ventiquattro ore dalle elezioni che sanciscono la vittoria del centrosinistra, preposto istituzionalmente a governare l’Italia per il prossimo quinquennio. E’ arrivato sul palco un uomo sconfitto, un uomo impaurito di dover governare un parlamento ingovernabile nei numeri. Quando nei primi sedici minuti un segretario di partito che parla alla stampa si toglie e si rimette gli occhiali ventotto volte, non sapendo cosa farne,  è sintomo di grande nervosismo; se poi, per rispondere a una decina di domande, ha bisogno di mandar giù a sorsi due bicchieri d’acqua, probabilmente ha mangiato salatissimo o, quasi sicuramente, la paura gli ha seccato la bocca.
Non è il modo migliore per affrontare i media e discutere di problemi che l’Italia ha bisogno di risolvere e anche con molta fretta. Ho visto un uomo che non vedeva l’ora di chiudere la conferenza, rinunciando alla fine a rispondere all’ultima domanda che gli faceva una giornalista estera. Mi auguro che avesse fretta solo per problemi di stomaco, altrimenti sarei preoccupato per lui, ma più ancora per un’Italia che attende il Messia ormai da troppo tempo. A onor del vero il professor Monti, nell’esercizio provvisorio di Presidente del Consiglio, si era anche autoproclamato Salvatore della Patria, ma è stata più una battuta estemporanea di un canuto cattedratico che l’effettivo salvataggio di un’Italia che continua ad affondare.
Partendo dalla certezza che bisognerà tornare al voto al più presto, poiché siamo entrati in un vicolo cieco, mi auguro che l’uomo che ho visto oggi riceva lumi dallo Spirito Santo e sappia scegliere, tra grillo e giaguaro, chi dei due può aiutarlo meglio a farci uscire dal pantano e andare al tavolo europeo a rinegoziare la nostra dignità di popolo e di nazione cofondatrice di un’Europa che non sentiamo nostra.
La prima mossa del Bersani vendoliano sembra essere un’apertura a Grillo, naturalmente più che legittima, apertura fatta in politichese, poiché sarebbe un’onta gravissima alla sua dignità se fosse respinta. Il vecchio vizio di parlare per formule i nostri politici non lo perdono mai; ecco perché Grillo è diventato il primo partito italiano, lui dice chiaro le cose come stanno, grida quello che pensa e quello che vuole, ma questi continuano con le alchimie del dico ma non dico, apro ma richiudo, hai pensato ciò che non ho detto, una partita a poker tra sordi, insomma; e mentre loro proseguono a trattare alla orientale, Grillo continua a raccogliere consensi e l’Italia ad affondare.
La faccia che ho visto oggi non è quella di un leader che ha vinto le elezioni, ma di un soldato che torna da una guerra persa, e questo mi riporta alla mente la fragilità umana e alle dimissioni del Papa. Non tutti resistono al peso delle responsabilità. Bersani ha detto in conferenza che lui non lascia la nave e questo gli fa onore, ma anche Schettino comandava una nave, eppure l’ha abbandonata.
C’è qualcuno nel nostro Paese in grado di prendere per mano l’Italia e portarla fuori dal tunnel? Forse sarà la domanda che la signora Merkel farà a Napolitano in occasione della sua imminente visita in Germania.