domenica 29 giugno 2014

Italia a brandelli… vi aspettavate di più?...

Adesso che il colore rosso della vergogna va dipanandosi schiarendosi sempre di più, possiamo anche parlarne. Mezz’ora prima che l’Uruguay segnasse, avevo già litigato con Renata la polacca, mia compagna nella vita. Avevamo litigato di brutto perché lei aveva già sentenziato che avremmo perso e tornavamo a casa. Quando fa così io generalmente la chiamo Cassandra, portatrice di jella e di sventura, e tutto finisce lì. Ma stavolta mi aveva fatto incazzare di brutto e glie ne ho dette di tutti i colori, mentre lei mi rispondeva per le rime. Il seguito lo sappiamo tutti e non ci parlammo per tutta la sera e il giorno seguente.
A microfoni e luci spente, come suol dirsi, gli animi si raffreddano, i rancori si allontanano e il cervello inizia a ragionare. Per cui oggi le riconosco quella ragione che mi fece imbestialire martedì scorso durante la partita. Riconosco, anzi, che il torto era solo mio, perché vedevo la nostra Nazionale con il cuore, disinteressandomi del resto. Lei, invece, che nei riguardi dell’Italia è molto più obiettiva e razionale di me, aveva già capito e sapeva che non potevamo che perdere. L’avevo capito anch’io, ma lo nascondevo a me stesso e vivevo nella speranza che un miracolo potesse ricreare l’atmosfera dell’82, quando – contro ogni pronostico – stravincemmo i Mondiali. E solo il sentire quello che temevo mi fece imbestialire.
Adesso, con i piedi ben posati per terra, mi domando: Perché prendersela tanto per una eliminazione che non fa altro che rispecchiare le condizioni in cui ci troviamo da sei anni? Ricordate l’altra umiliante eliminazione del 2010 in Sud Africa? Quella era solo l’inizio, perché dopo quattro anni gli eventi, invece di migliorare, sono precipitati. Ancora più inutile è dare la colpa a Balotelli o Cassano, a Prandelli o a chiunque altro, significherebbe voler chiudere gli occhi per non vedere la verità. Questi personaggi potrebbero essere i singoli, ma i singoli non fanno gruppo e a noi manca proprio questo: il gruppo. Il gruppo vuol dire l’unione che fa la forza, vuol dire socialità, solidarietà, aiuto reciproco. Qualcuno può affermare che oggi in Italia esiste qualcosa che gli assomigli? Si dice che il pesce puzza dalla testa e io di puzza ne sento tanta, cominciando proprio dalle più alte cariche dello Stato e delle istituzioni per continuare con i politici, la finanza, le banche, l’industria… Non esiste l’uno per tutti e tutti per uno che ogni popolo adotta nei momenti difficili, siamo italiani e usiamo l’ognuno per sé e il si salvi chi può. Masochismo.
Fatto fuori Berlusconi nel 2011, sembrava che l’Italia dovesse risorgere il giorno dopo con Monti e la Fornero, che invece hanno lasciato un Paese ancora più indebitato e devastato, e quello era il governo dei professori e dei cervelloni! Da una vita sentiamo parlare solo di riforme che non si fanno mai perché ai nostri politici non interessa farle, nel fango in cui stiamo i porci si ingrassano e noi continuiamo a sovvenzionarli. Mi correggo: una sola riforma è stata fatta, quella delle pensioni, e ha rovinato milioni di famiglie, mentre chi prendeva 90 mila euro al mese continua beatamente a prenderle. Dopo Monti e Letta e adesso abbiamo Renzi, entrato prepotentemente a governare con fama di rottamatore. Nessuno di questi è mai stato eletto a governarci, eppure eccoli lì a farla da padroni senza la minima delega popolare. Stanno rottamando l’Italia e nessuno si alza a protestare e gridare “Vergogna!!” e ci lamentiamo e riempiamo pagine di giornali e telegiornali perché non abbiamo superato il primo turno ai Mondiali? Ma se è questa l’Italia che vogliamo e questo lo Stato che continuiamo a mantenere, allora io grido forte, a squarciagola: Viva questa Nazionale!! Viva Balotelli!! Viva Prandelli!! Ogni popolo ha la Nazionale che si merita…



venerdì 13 giugno 2014

Bilancio di otto anni di Bulgaria seconda patria

Il 13 giugno è sempre stato, nella mia vita, un giorno particolare, una data che rimane impressa nel tempo. Mi chiamo Antonio e si potrebbe pensare al mio giorno onomastico, perché oggi si festeggia S. Antonio da Padova, ma non è così perché – pur accettando gli auguri di tanti amici – tengo sempre a precisare che io festeggio S. Antonio Abate, che cade il 17 gennaio, il santo protettore degli animali ma anche patrono di Burgio, la mia città natale (a dire il vero chiamare Burgio città è un po’ esagerato perché è solo un piccolo paesino della Sicilia, ma oggi sembra si debbano chiamare città anche i villaggi, per darsi più importanza). A parte questo piccolo inciso, il 13 giugno del 1956 è stato il primo giorno lavorativo della mia vita, quando – cacciato via dal collegio – mi ritrovai improvvisamente e provvidamente, a 15 anni ancora da compiere, a guadagnarmi da vivere, in una città chiamata Roma, con un orario fuori dagli schemi sindacali: 12 ore di notte, dalle 19 di sera alle 7 della mattina, ma viaggiando in autobus quotidianamente per andare a Nettuno, praticamente i miei dormitori per sei mesi, dove abitavano i miei parenti più prossimi. Per Nettuno, infatti, mi avevano fatto il biglietto i responsabili del collegio, dove avevo gli zii, che erano anche i parenti più prossimi. Poi decisi di trasferirmi a Roma.
Esattamente 50 anni dopo, il 13 giugno del 2006, lasciandomi dietro le storie di una vita fatta di lavoro, di amori e di affetti, di vittorie e sconfitte, di gioie e dolori, iniziava per me una vita nuova, vita da pensionato, che avrei vissuto in un Paese ancora sconosciuto, ma nel quale ero fermamente convinto di restare per il resto dei miei giorni. E così oggi sono già trascorsi otto anni, e come in ogni anniversario che si rispetti, mi ritrovo a fare un bilancio e un veloce ripasso di questo periodo che potrebbe sembrare breve quando si hanno venti o trent’anni ma che diventa lunghissimo quando l’età incalza e si vive nell’incerta sorte che il Padreterno giornalmente ci elargisce.
Ricordo i pensieri confusi che vorticavano nel mio cervello quando finalmente dall’Italia raggiungemmo Mokrishte, piccolo paesino confinante con Pazardjik. L’unico conforto l’accoglienza festosa dei genitori di Stoyan e i sorrisi dei vicini, curiosi di vedere un italiano trasferirsi armi e bagagli in uno sperduto villaggio della Bulgaria, loro abituati ad emigrare per poter sfamare la famiglia. Poi il giorno dopo conoscere Pazardjik, città provincia di circa 75.000 abitanti, tranquilla e quasi sonnolenta, città ideale per me che mi trascinavo lo stress di una vita romana diventata insopportabile, ma che si presentava al turista o al nuovo arrivato in una continua alternanza di vecchio e nuovo, come reduce da un bombardamento e relativa rapida ricostruzione. Ecco, così mi si è presentata la prima volta Pazardjik. Ma passati i primi giorni, legati ancora ai ricordi di una Roma difficile da dimenticare, ho cominciato ad apprezzare tutto quello che mi girava intorno, soprattutto la serenità e il sorriso di gente che possedeva solo quello. E l’alternarsi di caffè alla moda luccicanti di stigliature e morbide poltrone ove consumare lentamente un caffè, con carretti trainati da cavalli, condotti da zingari sporchi e scuri, seguiti da luccicanti Suv ed eleganti e costose automobili a far da contrappeso a una fila di capre che un vecchietto riportava a casa dal pascolo, mi dava la sensazione strana di tornare indietro nel tempo con improvvisi riverberi di realtà.
Il 2007 è stato l’anno della svolta per Pazardjik e per l’intera Bulgaria. L’ingresso nell’Unione Europea è stata la pietra miliare di un percorso che la Bulgaria si apprestava a percorrere insieme a me. Da quell’anno molte cose sono cambiate e gli aiuti europei hanno dato e stanno dando la spinta decisiva all’ingresso nel consumismo e una svolta anche nel modo di pensare e operare dei bulgari. Tutto questo non mi consola, perché dovrei imbattermi in tutto ciò che di negativo ho lasciato in Italia, ma penso che non ne avrò il tempo, perché quando succederà avrò lasciato il mio posto ad altri. Nel frattempo godo di quello che di buono in questi anni si è fatto e si continua a fare per migliorare la città e le condizioni di vita dei suoi abitanti. Mi accorgo che in otto anni la città è stata trasformata, grazie all’Europa e alla buona amministrazione del sindaco Popov, e in chiunque la visita lascia la piacevole sensazione di una città a misura d’uomo, vivibile e soprattutto luogo ideale per viverci. Stiamo cambiando anche noi italiani, perché da tanti piccoli segnali, mi accorgo che ci stiamo lentamente bulgarizzando, si fanno nuove conoscenze e nuove amicizie, la lingua, pur ostica, inizia a diventare più familiare, iniziamo a vedere intorno a noi dei concittadini e si allontana l’autoemarginazione che nasce dalla paura dell’ignoto.
Dall’ottobre del 2013, poi, alcuni servizi Rai e Mediaset sui pensionati italiani in Bulgaria, hanno fatto esplodere il fenomeno, per cui ci troviamo al centro dell’attenzione dei media, in Italia, per una esplorazione prima seguita da un possibile trasferimento subito dopo, di molti pensionati che in Italia vanno sempre più alla deriva. Per questo motivo è cambiata, inconsapevolmente, anche la mia vita, perché quelle che erano le mie giornate quasi languide, passate tra computer, televisione e qualche passeggiata, sono improvvisamente diventate iperattive, trovandomi costretto caratterialmente a rispondere a una valanga di e-mail di connazionali disperati che vorrebbero partire il giorno dopo, guidare e far da cicerone informatore per quelli che fisicamente si presentano e vogliono sapere, vedere, conoscere…com’è la sanità bulgara, quanto è il costo della vita, se la pensione la possiamo riscuotere qui, se si può cambiare la patente, se è vero che qui possiamo riscuotere la pensione lorda, se possiamo targare in Bulgaria l’automobile, se abbiamo un Patronato… mille domande alle quali spesso non si possono dare mille risposte, perché le informazioni che abbiamo le abbiamo apprese anche noi nel tempo nei vari forum su internet, perché le istituzioni invece di aiutarti, ricopiano anche qui quello che succede in Italia, e cioè ti mettono tanti paletti da farti fare il percorso ad ostacoli, rasentando talora il sadismo…
Oggi siamo molti di più di otto anni fa, quando mi sentivo veramente un esule, e tanti altri stanno arrivando, traendo beneficio dalle nostre esperienze… Se devo tirare le somme, posso dire che il bilancio è nettamente positivo, così che chiunque mi scrive e mostra l’intenzione di volersi trasferire qui, non posso che consigliarlo di osare il grande passo, penso ne valga la pena…

sabato 24 maggio 2014

Perché inneggio al populismo e perché coloro che lo ispirarono lo rigettano?

Giornalmente sentiamo parlare di questa parola che una parte della politica usa per offendere e denigrare la parte avversa, mentre la parte avversa la rinnega in modo assoluto, perché non le appartiene. A me, sinceramente, la parola piace, perché è qualcosa che indubbiamente si riferisce al popolo, alla gente comune, a quella come me, e quindi non vedo dove possa esserci quel riferimento che tanto offende chi lo riceve, né quella cattiveria offensiva insita in chi la pronuncia, che generalmente fa parte della sinistra italiana. Ma non essendomi io acculturato abbastanza sui tomi dell’intellighenzia di sinistra e sulle verità in essi contenute, vado su Google alla ricerca della parola populismo.

Sul dizionario on line della Treccani trovo scritto: “1. Movimento culturale e politico sviluppatosi in Russia tra l’ultimo quarto del sec. 19° e gli inizi del sec. 20°; si proponeva di raggiungere, attraverso l’attività di propaganda e proselitismo svolta dagli intellettuali presso il popolo e con una diretta azione rivoluzionaria (culminata nel 1881 con l’uccisione dello zar Alessandro II), un miglioramento delle condizioni di vita delle classi diseredate, spec. dei contadini e dei servi della gleba, e la realizzazione di una specie di socialismo rurale basato sulla comunità rurale russa, in antitesi alla società industriale occidentale.
“2. Per estens., atteggiamento ideologico che, sulla base di princìpi e programmi genericamente ispirati al socialismo, esalta in modo demagogico e velleitario il popolo come depositario di valori totalmente positivi. (. . .) In ambito artistico e letterario, rappresentazione idealizzata del popolo, considerato come modello etico e sociale: il p. nella letteratura italiana del secondo dopoguerra”.

Mi accorgo così che questa parola, e il concetto in essa contenuto, hanno fatto parte per quasi un secolo, della cultura di sinistra, ma non della sinistra di Renzi - l’Ulisse democristiano presentatosi sotto mentite spoglie come cavaliere di un socialismo liberale – ma della sinistra più becera e ortodossa, quella di provenienza sovietica, per intenderci. E passi pure che possa scagliarsi contro il populismo il giovanotto trapocoexrottamatore, ma che ce lo venga a rinfacciare il nostro beneamato Presidente della Repubblica, ex puro comunista di lungo corso, ci sembra proprio che si sia scambiata la notte per il giorno. Vero è che la vecchiaia, a volte, fa brutti scherzi oppure ci fa ricredere su verità che sembravano Vangelo – e io ne sono una testimonianza diretta, perché ho dovuto ricredermi su tante finte verità – ma non credo sia il pentimento per una dottrina professata fino all’89, a denigrare di populismo quella parte politica che cavalca la protesta a oltranza contro questo modo di governare un popolo e, riguardo all’Europa, i popoli...

Con questa Europa e con i governanti attuali e le regole che si è date, le Nazioni aderenti andranno a picco perché saranno fuori dai mercati mondiali con la conseguente crescita di disoccupazione e miseria. Questa non è l’Europa dei popoli, della fratellanza e della solidarietà, questa è l’Europa delle banche e degli interessi economici del più potente che prevalgono sul più povero. Non è un caso che stiano sempre più crescendo movimenti che la contestano. Sono movimenti europei fatti di persone perbene, ma soprattutto incazzate, di lavoratori disoccupati, di gente comune che vede giornalmente scemare valori e culture, che in nome di una falsa integrazione, vengono posti in soffitta per far posto a nuove pseudoculture di stampo islamico.

Per non parlare delle vergogne che assillano e affosseranno l’Italia ancor di più e il solo fatto che se ne parli e si voglia combatterle duramente diventa populismo. Ebbene, propongo di fare, alle prossime elezioni politiche, il partito dei populisti. Vergognarsi e combattere la corruzione, il clientelismo, l’affarismo politico, l’evasione fiscale, la burocrazia, l’iniquità di Equitalia, l’Inps che dopo cinque mesi e mezzo non risponde - dopo innumerevoli richieste - a un tuo sacrosanto diritto, la malversazione, le mafie di tutti i tipi, la disoccupazione, la povertà… tutto questo è populismo? Mi onoro di sentirmi populista. Che queste siano battaglie cavalcate da Grillo o da Salvini o dalla Meloni o da chiunque altro, a me interessa soltanto che siano vinte per uscire fuori dalla palude. E se i populisti le vincono Viva il Populismo… sarà stato migliore dei nostri non votati governanti in doppio petto.


lunedì 19 maggio 2014

Quel maledetto Postino...

Chi non ricorda (mi riferisco a persone dai cinquanta in su) con quanto piacere e quanta ansia, fino a qualche tempo fa, si aspettava una lettera, una cartolina, una qualsiasi missiva, insomma, proveniente da persone amate, da qualsiasi parte del mondo, sia in tempo di pace e ancor più quando si era in guerra? La Posta e il Postino fanno parte della nostra storia, raccontano la storia e hanno fatto la storia. Quante volte abbiamo domandato “E’ già passato il postino?”, perché aspettavamo notizie di un fratello, un padre, un amico lontani? Poi, improvvisamente, da una ventina d’anni, il mondo si è rivoltato, la tecnologia ci ha sommerso e ci siamo trovati, da un giorno all’altro, a parlare, a messaggiare e a vedere, in tempo reale, persone che si trovano dall’altro capo del mondo, in un palazzo, per strada, in volo, in una foresta sperduta, così che abbiamo ormai perso tutte quelle sensazioni di ansietà, miste a speranza, quelle emozioni che si provavano quando il Postino, finalmente, ci consegnava una lettera, che cercavamo di aprire con mani quasi tremanti per l’emozione e la felicità.
Bene. Tutto questo oggi è solo un vago ricordo. Se vuoi dire qualcosa a qualcuno, dal telefonino o da qualsiasi altro aggeggio, Aipad Aifon e così via, scrivi un messaggio, il più delle volte in modo strano, per cui “ti voglio bene” diventa un tvb che non è più un sentimento ma tre tasti da pigiare invece dei 14 originari, e se gli vuoi parlare pigi un tasto già memorizzato, senza neanche comporre il numero, e parli con chi vuoi e se ne hai voglia puoi anche vederlo e se stai pisciando chiudi la telecamera. Ecco, oggi siamo arrivati a questo… bello, bellissimo, meraviglioso, progresso e scienza inarrestabili nel cambiare  stile di vita, modo di pensare, di comunicazione del genere umano.
E la Posta?... E il Postino?... Esistono ancora, ma sono cambiati anche loro. Adesso è tutto automatizzato e non arriva più la lettera o la cartolina, ma la posta elettronica, la famosa e-mail, che dopo alcuni istanti è stampata sul computer del destinatario. Del vecchio sistema postale sono rimaste qualche rara cartolina di località esotiche che si spedisce dalla vacanza, ma soprattutto le bollette dei balzelli per cui l’Italia è ormai famosa nel mondo, cioè la luce, il gas, l’acqua, le multe più svariate dell’automobile, l’Imu, la Tari, la Tasi, la Stasi, le Scuse, le Cose, li Tacci Loro e soprattutto… la famosa raccomandata in busta giallo-marroncina di Equitalia, la lettera più odiata dagli italiani.
Ma di questa situazione solo uno ne paga le conseguenze. Ricordate il famoso detto “Meglio un morto in casa che un marchigiano fuori dalla porta”?, poiché il marchigiano di allora era colui che riscuoteva le tasse per conto del Papa. Oggi, in Italia, al Postino non è rimasto altro che la consegna delle bollette delle tasse.
Questo non è un racconto di fantascienza. E’ quello che mi hanno riferito quasi tutti gli italiani che sono venuti a trovarmi a Pazardjik. La cosa che più temono è che l’odiato e incolpevole Postino bussi alla loro porta!... Ed ecco spiegato il motivo di tanti arrivi: qui in Bulgaria il Postino è rimasto quello di una volta… consegna ancora cartoline di Buon Natale e Buon Onomastico ed è ancora piacevole incontrarlo anche se in tasca ha un Aipad ultimo modello.

venerdì 16 maggio 2014

Elezioni europee: perché si vuole impedire ai residenti all'estero di votare?


Non ero certamente entusiasta di votare per un'Europa cui nessuno crede, un'Europa che senti al 70 percento nemica e per il rimanente 30 neutrale, mai amica, mai entità cui ci si possa sentire legati, se non dalla disgraziata comunanza dell'euro, laddove è stato introdotto.
Eppure avevo deciso di dare la mia testimonianza con il voto, un voto che avrebbe voluto essere fortemente di protesta, un voto che avrebbe voluto gridare ai nostri governanti e ai tecnocrati e burocrati che guidano questo vecchio disgraziato continente, che non è questa la strada per un'Europa unita, così come era stata sognata da uomini molto più lungimiranti e onesti di quelli che attualmente la governano.
Purtroppo questa testimonianza, che sia favorevole o contraria, nella pratica ci viene impedita. E' la conclusione cui sono arrivato dopo aver telefonato in ambasciata a Sofia per avere notizie esatte sulle modalità del voto. Un gentile e solerte funzionario del consolato mi risponde che a ognuno di noi residenti in Bulgaria (ma immagino che la regola valga per tutti i Paesi) tra giorni arriverà la scheda elettorale, quindi il 23 e 24 maggio avremo la possibilità di recarci a Sofia per esprimere le nostre preferenze. Avete capito? Non stiamo su “Scherzi a parte”! E' proprio così... avremo la possibilità di recarci a Sofia per esprimere il nostro voto! E io invece pensavo di poter votare spedendo la scheda elettorale all'ambasciata, come nelle consultazioni precedenti...
Alle mie rimostranze e proteste, l'incolpevole funzionario ribatte che il sistema scelto dai nostri beneamati e non votati governanti, è gravoso anche per loro, perché dovranno sobbarcarsi la responsabilità e l'onere di un seggio elettorale aperto due giorni a disposizione dei potenziali votanti. Ho rassicurato il funzionario, che è tra l'altro una simpatica persona e che ha raccolto pazientemente le mie contumelie, che un po' di trambusto ci sarà in ambasciata, ma solo per montare e smontare cabine e urne, dato che lavoro per affluenza di votanti ne avranno ben poco.
Che qualche migliaio di residenti in Bulgaria non voti, non sarà un danno per l'Italia e per l'Europa, ma perché prendere in giro i cittadini con questa farsa? Passi per coloro che abitano a Sofia, che potrebbero approfittare dell'occasione per fare una passeggiata in centro, ma ve li immaginate gli altri partire da Varna o Burgas, Ruse o Stara Zagora, Plovdiv o Pazardjik o Veliko Tarnovo, allegri e festosi per un viaggio di andata che va da due a sette ore, e così per il ritorno, non contando i costi del viaggio, per adempiere a un diritto e a un dovere civico, così come recita Rai1 quando illustra le prossime elezioni europee? Propendo più per un vaffanculo collettivo sia a questa cosiddetta Unione Europea e sia a chi ha ideato questa buffonata.

Mi incuriosisce soltanto sapere lunedì 26 maggio quale sarà stata la percentuale di votanti. Proverò a chiedere al simpatico e gentile funzionario del consolato, se nel frattempo non si sarà esaurito per la numerosissima affluenza di elettori. Intanto aspetto che, a una settimana dal voto, arrivi la scheda, se mai arriverà...

lunedì 12 maggio 2014

Nasce la “Fondazione degli Italiani e Amici degli Italiani in Bulgaria”


Già da tempo si è infittito l'arrivo di connazionali che abbandonano gli italici lidi per cercare una vita più serena in Bulgaria. Siano pensionati, o imprenditori o semplici turisti, vogliono conoscere realtà di vita lontani da uno Stato che, a pelle, sentono nemico, uno Stato che invece di aiutarli e supportarli in una crisi che li sta facendo sprofondare nella palude dell'indigenza, continua a mantenere corrotti e corruttori, burocrati, evasori fiscali e intrallazzatori, e grava di tasse cittadini e imprese, con la pretesa di ricostruire, con questi stessi uomini, un'Italia migliore, l'Italia del lavoro, del made in Italy, l'Italia del benessere dolorosamente acquisito col sudore e col sangue dei nostri padri.
Questo è il motivo per cui pubblico con piacere l'e-mail speditami dall'amico Claudio Chiffi, che mi comunica la nascita della “Fondazione degli Italiani e Amici dell'Italia in Bulgaria”. Gli obiettivi della Fondazione sono encomiabili e meritevoli di essere condivisi e appoggiati, nella speranza che possano essere un valido sostegno ai connazionali che approdano in terra bulgara completamente in balia di potenziali approfittatori interessati a sfruttare la loro buona fede e l'ignoranza della lingua.

In data 29 aprile 2014, con decisione n. 139 del Tribunale di Varna, è stata registrata la “Fondazione degli Italiani e Amici dell'Italia in Bulgaria”, con sede in Varna, uliza Konstantin Velichkov n. 13 – Tel. 0898 865187.
Presidente della Fondazione è il Sig. Claudio Antonio Chiffi.
Gli obiettivi della Fondazione sono:
- aiutare a livello materiale e morale i cittadini italiani che si trovano per turismo, per affari oppure risiedono stabilmente in Bulgaria;
- dare assistenza agli stessi nel corso delle pratiche burocratiche, amministrative, mediche con le istituzioni locali;
- integrare i cittadini italiani nella realtà bulgara anche mediante corsi di istruzione della lingua bulgara.
Pertanto abbiamo il piacere di invitarvi all'inaugurazione della sede della “Fondazione degli Italiani e Amici dell'Italia in Bulgaria”, uliza Konstantin Velichkov n. 13, Varna, tel. 0898 865187, che si terrà il giorno 6 maggio 2014 alle ore 11.00 in occasione della Festa Nazionale Bulgara di S. Giorgio.
Officerà la cerimonia il Parroco della Chiesa cattolica di Varna, Iazek Vuicik.
Il Consiglio Direttivo.

Tempo fa avevo dato notizia della prossima istituzione, in Bulgaria, di un Patronato che possa adempiere ai compiti che si è prefissi la Fondazione. Per motivi vari, pur essendo sempre più necessaria e urgente, l'apertura si prolunga ancora. Motivo in più per dare il benvenuto a neofita Fondazione. La serietà professionale di Claudio Chiffi e la stima che ho per lui, che ne è Presidente, mi autorizzano a credere che finalmente i tanti nostri connazionali che stanno arrivando, avranno un valido bastone cui appoggiarsi nell'espletamento delle pratiche burocratiche, nella lingua e nel sostegno morale. Da parte mia, oltre all'augurio di un buon lavoro, ci sarà sempre un giudizio obiettivo e sincero sull'operato, e se fosse necessario anche critico.

giovedì 17 aprile 2014

Trasferirsi in Bulgaria: attenti ad affidarvi a falsi amici e traffichini (precisazione d’obbligo)

In merito all’articolo dallo stesso titolo, pubblicato due giorni fa, mi è arrivata una e-mail e poi una telefonata da Claudio Chiffi, che si lamentava del fatto che il mio articolo potesse far pensare che dietro tutto questo possa nascondersi qualche truffa o imbroglio verso i connazionali che arrivano in Bulgaria. Premesso che truffatori ed imbroglioni esistono e sono sempre in agguato, motivo per cui a inizio articolo ho citato due esempi, voglio rassicurare l’amico Claudio, che non solo ha tutta la mia stima e simpatia personale, ma che questa la riscontro ancor di più professionalmente, perché si sta impegnando in modo ammirevole nell’accogliere tutti i pensionati che arrivano a Varna, facendoli sentire a casa. Me ne sono reso conto personalmente quando ho avuto occasione di fargli visita, e voglio ancora ringraziarlo pubblicamente.
Ho anche augurato che presto possa esserci un Patronato che assista queste persone che, d’impatto, si trovano in una realtà ben diversa dall’Italia, ma quand’anche ci fosse, offrirebbe consulenze e consigli e moduli, di certo non il servizio completo “chiavi in mano” che l’amico Chiffi, dal suo sito http://www.pensioneinbulgaria.com offre a chi sbarca a Varna. Servizio onnicomprensivo e meritorio, giustamente retribuito, che toglie al pensionato ogni preoccupazione fin dall’arrivo. Debbo, anzi, dargli atto di una generosità verso i connazionali, che spesso si  è rivelata mal riposta.

Vorrei, con questa precisazione, rassicurarti, caro Claudio, che il mio articolo non riguardava e non voleva riferirsi a probabili inghippi truffaldini e tanto meno si rivolgeva alla tua persona, ma al comportamento e al modo di parlare e ricevere i pensionati che arrivano, e tu in questo sei un signore. Cosa che non avviene a Sofia, e me ne dispiaccio, ma è vero anche che quest’arte non si impara. Signori si nasce, diceva il grande Totò…

martedì 15 aprile 2014

Trasferirsi in Bulgaria: attenti ad affidarvi a falsi amici e traffichini


E’ normale che un povero cristo – per l’occasione il pensionato che arriva in Bulgaria – nel momento in cui sbarca a Sofia, abbia bisogno di un supporto che lo guidi in una città sconosciuta. A tutti, solo per iniziare, raccomando di prendere – se non c’è già qualcuno che lo aspetta all’aeroporto – un taxi “ufficiale” e non affidarsi al primo che lo invita all’uscita dall’aeroporto. Eviterà così di pagare 50 leva a un imbroglione, per una corsa che dovrebbe costarne 10-15.

Dopo gli imbroglioni vengono gli “amici”. Per questo avevo già messo in guardia coloro che arrivano, di sapere e di capire in che mani affidano l’inizio della loro avventura in terra bulgara. Non più di un mese fa, un nostro connazionale – con l’aiuto degli amici Franco Branca e Claudio Chiffi, italiani che vivono in Bulgaria - è stato “salvato” a Varna da una banda di truffatori italo-bulgari che lo stavano lasciando in mutande. La soluzione migliore sarebbe quella di rivolgersi a un Patronato, che purtroppo in Bulgaria non c’è ancora, come in molte nazioni europee, ma spero che presto possa esservi istituito. Nel frattempo i pensionati che, alla spicciolata - dopo il servizio delle Iene - stanno arrivando per un giro di ricognizione, a chi possono rivolgersi? Sinceramente oggi, non c’è destinatario cui potersi affidare, se si eccettuano le agenzie di consulenza, ma quelle sono dedicate soprattutto alle società italiane che vogliono operare sul territorio bulgaro.

E allora rimangono eventuali amici che già si conoscevano, o altri conosciuti su facebook, o ancora i personaggi che, attraverso le trasmissioni della Rai e di Mediaset, hanno acquisito una relativa visibilità agli occhi di coloro che vogliono scappare dall’Italia. Ma in una umanità in cui etica e moralità, sembra siano perennemente agli ultimi posti  delle classifiche mondiali, come fare a fidarsi di persone che all’altro capo di skype o facebook o di un’e-mail ti dicono “stai sereno” e poi magari si rivelano “traffichini”?

Il tutto è quindi demandato alla sensibilità e serietà della persona che i pensionati hanno contattato dall’Italia per avere un possibile supporto in Bulgaria. Molti di questi mi hanno cercato quando erano già in Bulgaria, chiedendomi esplicitamente se potevano incontrarmi, dopo aver avuto già un primo contatto in Bulgaria. Il servizio delle Iene, intervistando i pensionati qui residenti, aveva anche posto in primo piano l’e-mail di uno di noi (noi, perché tra gli intervistati c’ero anch’io), e fin qui niente di male, anzi. Così come non c’è niente di male se, a un connazionale che ha bisogno del nostro aiuto e della nostra consulenza, si chieda poi un piccolo rimborso per l’aiuto prestato e le spese sostenute. Penso, anzi, che questo lascerebbe in ottimi rapporti e avvierebbe a una futura amicizia sia chi supporta che il supportato.

Quello che, invece, mi ripugna è approfittare della debolezza e dei bisogni di chi arriva già prostrato e malmesso dalle angherie italiane, e le prime parole che si sente dire sono il tariffario e le spese da affrontare per i vari servizi, come se ci si fosse rivolti a un’anonima agenzia chiedendo i prezzi delle varie prestazioni. Ho raccolto e sto raccontando le lamentele di questi pensionati ai quali ho dato il mio aiuto, senza chiedere 500 euro per il disbrigo delle pratiche burocratiche, né 20 euro e l’auto per portarli in giro, né tanto meno il pagamento del pranzo perché sono sicuro lo avrebbero fatto senza aver posto prima le condizioni.

Nessuno di noi è tenuto e nessuno ci obbliga, ad aiutare il pensionato che arriva e si trova totalmente spaesato. Si può fare questo e chiedere un rimborso, anche perché ritengo che il lavoro debba essere pagato. Ma c’è ancora una parola, in qualsiasi dizionario italiano, “Solidarietà”. E se non si usa in questa occasione, evidentemente non se ne conosce il significato. E allora è preferibile rivolgersi a un’anonima agenzia di servizi che a fine lavoro ringrazia il cliente, piuttosto che affidarsi al traffichino di turno che approfitta del momento, costa di più e bisognerà pure ringraziare.