martedì 27 agosto 2013

Da Italia-Bulgaria a Italia-Polonia solo andata?


Sveglia alle cinque del mattino. Siamo ospiti di Fabio e Kalina a Sofia. Fabio ci ha consigliato di dormire a casa sua, da dove il giorno dopo saremmo partiti entrambi, lui Chiara e Kalina in macchina per l’Italia, io e Renata per la Polonia in autobus. La sera prima abbiamo preparato una mole enorme di panini che sarebbero stati preziosi e salutari per il viaggio.
Alle ore sette arriva il taxi prenotato la sera prima, carichiamo borsoni e masserizie varie sull'auto che ci avrebbe portato alla stazione dei pullman, mentre loro, un po’ in ritardo, si accingono, a loro volta, a sistemare in macchina le loro cose. Chiara, la bambina di Fabio, è eccitatissima per la partenza; come me, d’altronde… perché è la prima volta che affronto un viaggio così lungo e perché sono curioso di conoscere la Polonia. Rivedrò, dopo tanti anni, Janina e Dino, mamma e fratello di Renata, e scoprirò, soprattutto, la loro terra.
Dopo il libro Scoprire la Bulgaria, nel quale ho avuto modo di descrivere come vedevo i bulgari e la Bulgaria, mi accingo adesso a scoprire la Polonia… chi avrebbe mai detto che alla mia età, oltre pensionato, mi sarei scoperto anche curioso viaggiatore? Ho preferito il viaggio in pullman perché avrei avuto modo di vedere, anche se molto limitatamente, Serbia Ungheria e Slovacchia, e secondariamente, ma non tanto, perché un viaggio aereo sarebbe stato per me molto oneroso.
In verità il viaggio ha un duplice scopo: vedere la Polonia e informarsi se è possibile, con la mia pensione, trasferirvisi a viverci, come sette anni fa feci per la Bulgaria. Non perché non stia bene in Bulgaria, anzi… sono anni che descrivo le bellezze di questa terra, la cordialità dei bulgari, la serenità che vi ho trovato, pur dovendo affrontare anche momenti difficili dal lato sanitario; ho trovato buoni amici e persone che mi hanno accolto in modo meraviglioso, medici preparati sia dal lato professionale che umano e soprattutto sono bastati i soldi per vivere decorosamente.
E allora perché trasferirsi? Renata, la mia compagna, pur sentendosi profondamente italiana, non potrebbe mai tradire un sentimento che si acquisisce per nascita, per cui poter tornare nella sua terra, vicina a figlia, nipote, madre e fratello le cambierebbe in modo estremamente positivo la vita. In quanto a me, ormai mi sento definitivamente un esule e vivere in Bulgaria o in Polonia non fa differenza, purché si possa vivere dignitosamente. Ripeto ancora una volta che la Patria è quella terra, quel luogo che ti dà la possibilità di una vita che valga la pena esser vissuta, dopo aver sgobbato per anni e anni. Qualcuno vede ancora nell’Italia quella terra in grado di dare ai propri cittadini un briciolo di dignità? Siamo il popolo più vessato d’Europa e dintorni, permettiamo passivamente che chiunque arrivi ci prenda a calci a casa nostra, dobbiamo mantenere lautamente una classe politica inetta, tracotante, ladra e bugiarda, e avere un socio, lo Stato, che ci asfissia con  tasse e balzelli senza nulla dare in cambio.
Eccoci finalmente, dopo 21 ore, a Cracovia. I 170 km che ci separano da Krosno sono percorsi in parte in autostrada e in parte sulla statale. Non mi ci vuole molto a capire che la Polonia è tutt’altra cosa rispetto alla Bulgaria. Sappiamo tutti che la Bulgaria è stata ed è tra le nazioni più povere d’Europa, e pur avendo fatto moltissimo nei sei anni in cui è entrata a far parte della UE, rimane ancora fanalino di coda nelle strutture, nelle fabbriche, nell’agricoltura, nei servizi, ecc. La parte di Polonia che stiamo attraversando è quella che qui considerano la più povera, il sud. Già… il sud, ovunque giri, è sempre il più povero, chissà perché…  Eppure le strade, le campagne, i boschi e le case che percorriamo velocemente mi danno l’impressione di una opulenza e di una prosperità che non ho mai riscontrato neanche in Italia. Anzi, scusate, dimentichiamo l’Italia. Forse il paragone è un po’ azzardato, ma a me è sembrato di percorrere la Piccola Svizzera, le strade meticolosamente segnate con strisce bianche, con quelle belle case rurali, con i tetti a spiovere, che sembrano ville.
Purtroppo, non abbiamo avuto la possibilità di visitare molto e abbiamo passato parecchi giorni nella pace di una casetta in collina circondata da boschi e prati, visitati talora da cerbiatti e lepri. Ma quei pochi giri che abbiamo fatto nei dintorni, mi hanno convinto che anche qui il costo della vita è paragonabile a quello della Bulgaria, eccezion fatta, forse, per un lieve aumento negli affitti.
Ho fatto anche un sondaggio in un sito di italiani in Polonia e quasi tutti mi hanno confermato che con gli ormai famosi miei 1000 euro, in provincia si può vivere tranquillamente. Domani si ritorna a casa. Mi sono concesso un anno di riflessione per decidere e, nell’eventualità, sistemare le pratiche burocratiche in Bulgaria. La prima impressione mi ha veramente stupito, voglio sperare che sia quella giusta per me e Renata, ove dovessi decidere di trasferirmi qui. In ogni caso anche qui - e molto più che in Bulgaria -  ho trovato tanti italiani, pensionati e commercianti, che hanno deciso di affrontare una nuova vita lontani dall’Italia. Purtroppo. Si continuerà con Italia-Polonia solo andata? Ne riparleremo tra un anno. La differenza la fa la temperatura. La Polonia ha un clima più freddo della Bulgaria, però si dice che il freddo "intosta". L’unica certezza è che il viaggio rimane sempre di “solo andata”.

Qualche foto della vacanza e di qualche località visitata:


Ciao Bulgaria, ci vediamo tra venti giorni

Ponte sul Danubio a Belgrado, visto dal pullman

Campagna ungherese dal pullman

Da Krosno per Sanok: in tutta la Polonia un'infinità di paratie anti-rumore

Chiesa di S. Francesco a Krosno

Parte panoramica di Sanok

Una "rotonda" sulla strada per Sandomierz


Sulla strada per Tarnobrzeg: a sinistra notare
una pensilina coperta e con panca per chi aspetta l'autobus

Porta Opatovska a Sandomierz

Una piazza di Sandomierz

Case rurali (!!??...)

Case rurali

Case rurali

Cerbiatti al pascolo nel prato di Janina

Piatto classico della cucina polacca: i Pieroghi






































domenica 25 agosto 2013

Spaghetti aglio olio e peperoncino "alla Renata"



Chi non ha mai mangiato e gustato un piatto semplice ma classico della cucina italiana, che corrisponde agli spaghetti con aglio, olio e peperoncino? Mbeh, che c'è di nuovo?, direte voi. Oggi vorrei proporvi questo piatto con una variante, che io chiamo "alla Renata". Renata è la mia compagna polacca, innamorata dell'Italia e appassionata della cucina italiana. Sono quasi 20 anni che il mio stomaco dipende dalla sua cucina, e mi corre l'obbligo di riconoscerle una bravura e una fantasia che a volte supera le casalinghe italiane.

Oggi la variante l'ha apportata a questo piatto, e siccome l'ho apprezzato e gustato particolarmente, vorrei farla conoscere ai lettori. Non sono uno specialista nel descrivere gli ingredienti, ma cercherò di elencarli nell'ordine, lasciando poi le quantità alla pratica quotidiana e all'intelligenza di chi vuol provare. Io l'ho apprezzato veramente e  ne sono rimasto entusiasta.

In una padella soffriggere con olio extra vergine aglio, tre acciughe tagliuzzate finemente, 8 fiori di zucca tagliati a listarelle, aggiungere tre pomodorini piccoli schiacciati o tagliuzzati per dare gusto e colore, sale e peperoncino quanto basta. Una volta pronti gli spaghetti amalgamarli con il soffritto, lasciando da parte un bicchiere d'acqua di cottura, per poterla aggiungere ove risultassero troppo secchi. Impiattare e aggiungere una manciata di parmigiano.

Ah!, dimenticavo... Se vi è piaciuta la variante, per favore, fatemelo sapere, non per me, ma per Renata che è la colpevole...

giovedì 1 agosto 2013

Chi paga i danni? Sofia-Roma: storia di un volo di linea quasi… diretto


Il 31 luglio l’amico Adalberto, che abita a Plovdiv,  mi manda un messaggio: “Domani mattina andiamo ad accompagnare Laura in aeroporto e al ritorno, verso le 10, passiamo da te”. Il giorno dopo alle ore 10, altro messaggio di Adalberto: “Ci vediamo verso le 11, l’aereo ritarda la partenza”. Poi alle 12, infine alle 13, e finalmente alle 13.20 arrivano a casa nostra Adalberto e Milena, ancora super agitati.
“Cosa è successo?”.
“Cose turche, caro Totò, altro che bulgare… Siamo svegli da questa notte alle tre per accompagnare Laura e un’amichetta sua, Petia, all’aeroporto di Sofia, perché alle 7,30 sarebbe partito per Roma l’aereo della Bulgaria Air. A Roma, ad attenderle  già dalle 7,30, per via del fuso orario differente, c’è il padre di Laura che dovrebbe accogliere le ragazze e portarle a casa sua, a Napoli”.
Laura è una ragazzina di 14 anni figlia di Milena, compagna di Adal, e l’amica Petia di 16 le fa compagnia. Le ragazze sono emozionatissime, in particolare Petia, che affronta il battesimo dell’aria. Questo evento, unito alla vacanza in Italia, le rende particolarmente allegre e nello stesso tempo elettriche, né alla loro età ci si potrebbe aspettare di meno.
“Alle 6,30 i passeggeri sono già tutti imbarcati, ma alle 7,30 viene annunciato un ritardo di un’ora per motivi tecnici, per cui siamo costretti ad aspettare ansiosi ulteriori eventi. Poco prima delle 8,30, ma solo per curiosità, guardiamo l’orario di partenza sul tabellone luminoso e troviamo cambiato l’orario alle 9,30… così pure alle 10,30, finché hanno fatto scendere tutti i passeggeri.
“Puoi immaginare, caro Totò, il casino che si è venuto a creare in aeroporto, con gente che non sapeva cosa fare e dove andare, alla ricerca dei bagagli anch’essi scaricati, pensando anche ai parenti in attesa a Roma. Finalmente dividono i passeggeri in due gruppi e il gruppo con Laura e l’amica lo imbarcano su un aereo della Austrian Airlines che sarebbe partito alle 11,30 per Vienna e da lì per Roma. Abbiamo aspettato che l’aereo partisse e finalmente siamo andati via anche noi. Ed eccoci qui, stanchi, assetati ed affamati, per non parlare di sonno”.
“Ok, è stata una giornata storta, mi dispiace, ma adesso finalmente è finito tutto… se volete possiamo metterci a tavola, anche per dimenticare. Anche noi abbiamo avuto un ritardo perché Angelo doveva portarci due chili di porcini e invece li porta stasera, mi dispiace per voi, ci dovremo accontentare di un pranzo più parsimonioso…”.
“Va bene ugualmente, – dice Adal – l’importante è che questa giornataccia sia finita, è stata un incubo”.
Ci mettiamo a tavola e Renata, dopo cinque minuti, si presenta con una pentola di farfalle al sugo, iniziando a riempire i piatti. Il sapore e il gusto della pasta sono sciupati da una telefonata che arriva a Milena alle 13.45. E’ Laura. La giornataccia non è affatto finita…
“Mamma, siamo arrivati a Vienna, ma l’aereo per Roma è già partito. Dobbiamo aspettare un aereo della Lufthansa che alle 15.10 ci porta da Vienna a Monaco. Poi a Monaco dovremmo trovare un altro aereo che parte alle 16.50 e alle 18.35 saremo a Roma. Stiamo bene, stai tranquilla”. Intelligentemente ha voluto rassicurare la mamma, ma cerco di presumere l'agitazione interiore di due ragazzine sballottate in posti che non avrebbero immaginato neanche nei sogni.
Tranquillità? Immaginate una madre che ha una figlia di 14 anni, - che dopo un’ora e mezza doveva stare a Roma abbracciata dal padre – e che invece fa il giro degli aeroporti d’Europa insieme a un’amica di 16 anni che per la prima volta si trova a viaggiare? In un’ora sono state fatte decine di telefonate tra genitori quasi in preda al panico in Bulgaria, al padre in attesa a Fiumicino dalla mattina,  in Germania ad amici che per ogni eventualità potessero aiutarle, con telefonini che si scaricavano sia di batteria che di moneta. Il pranzo finisce tra una nervosa risata liberatoria, un’imprecazione a occhi lucidi e la speranza che tutto finisca bene. Dopo una breve chiacchierata su quello che sta succedendo, i miei amici decidono di rientrare a Plovdiv da dove avrebbero potuto gestire meglio qualsiasi altra eventualità.
In serata Adalberto mi telefona dicendomi che tutto si è risolto bene e che alle 19 le ragazzine sono arrivate a Roma dove avrebbero proseguito per Napoli insieme al padre di Laura. Arrivo previsto ore 21.30. Niente male, come tempi, per un viaggio aereo.
Alla luce di quanto è successo in questo viaggio, mi sorge spontanea la domanda: ma i danni chi li paga? Oppure bisogna ringraziare la Provvidenza di essere arrivati un po’ tardi, ma sani?


giovedì 18 luglio 2013

Perché vergognarsi?...

Perché vergognarsi se, in media, una donna al giorno muore ammazzata, vittima di stalking da parte di mariti, fidanzati e pazzi in libertà, che decidono come e quando far fuori la vittima designata, e dopo piangere perché si poteva evitare?

Perché vergognarsi se quasi giornalmente degli innocenti vengono falciati sulle strade da auto pirata, che otto volte su dieci sono guidate da romeni, magrebini, moldavi, zingari e clandestini ubriachi e drogati, che il giorno dopo continuano a circolare liberamente sulle nostre strade?

Perché vergognarsi se un’antichissima banca toscana, diretta da sinistrorsi ladri truffatori e delinquenti vestiti da manager, va sull’orlo del fallimento e lo Stato la salva dalla bancarotta con i soldi degli italiani, mentre dei colpevoli non si sa niente?

Perché vergognarsi se due nostri governi inetti e imbelli, dopo 17 mesi, lasciano ancora in mano al governo indiano due nostri fucilieri innocenti, che svolgevano il loro compito con responsabilità al servizio dello Stato e della comunità internazionale? Perché vergognarsi se tutta la vicenda è stata affidata a ministri incapaci e incompetenti di diritto internazionale?

Perché vergognarsi se, in barba ai diritti dei rifugiati e ai diritti per l’infanzia, in soli tre giorni siamo riusciti a consegnare una mamma con una bambina di sei anni , nelle mani di uno Stato considerato canaglia, quando circolano sul nostro territorio clandestini con decine di fogli di via? Perché vergognarsi se un console kazako entra ed esce dalle nostre questure facendo il brutto e cattivo tempo?

Perché vergognarsi di essere considerati meticci da una ministra congolese naturalizzata italiana? E perché vergognarsi se è un’incompetente e non conosce le nostre leggi? In fin dei conti lei era solo un’oculista e le è stato conferito questo incarico perché si integri ulteriormente nel tessuto sociale e linguistico e perché la sinistra dimostri al mondo che non siamo un popolo razzista.

Perché vergognarsi se politici ciarlatani che hanno rubato milioni di euro, rei confessi, invece di marcire in galera buttando le chiavi, scontano le loro malefatte nei conventi o ai domiciliari, mentre una pensionata di 80 anni che ruba per 20 euro in un supermercato, invece di essere aiutata perché non riesce a sopravvivere, viene condannata a due mesi e mezzo?

Perché vergognarsi se una Presidente della Camera dei Deputati vuole vietare la manifestazione di Miss Italia? A suo giudizio è molto meglio partecipare al Gay Pride con allegra sfilata di inguardabili culi froceschi piuttosto che le meravigliose fattezze muliebri di bellissime ragazze in costume. De gustibus… Se poi, nell’agenda parlamentare ha la precedenza il matrimonio tra gay o la casa agli zingari, invece che l’occupazione, la ripresa economica, il sostegno alle imprese e ai pensionati che non riescono a sopravvivere, la legge elettorale e le riforme costituzionali, allora se pensate ancora che l’Italia abbia bisogno di questa gente, continuate a votarla.

Perché vergognarsi se non si trovano i soldi per abolire l’Imu e non aumentare l’Iva? Se sommiamo tutte le spese inutili, i privilegi dei politici e non, gli stipendi faraonici, il dimezzamento del Parlamento, il finanziamento pubblico ai partiti, la corruzione, l’evasione, le province, i consiglieri vari che non consigliano e costano, gli enti e baracconi politici inutili, ecc. ecc. ecc., non dovremmo far finta di andare a cercare i soldi per l’Imu e l’Iva, ma ne avremmo a iosa per rimettere in sesto l’Italia.

Per concludere, perché vergognarsi? Caro connazionale, corregionale o concittadino, questa gente è stata votata dal popolo italiano, o almeno da quelli (ancora in maggioranza) che hanno votato, e ogni popolo ha il governo che si merita. Quindi, pensiamoci bene la prossima volta. Riguardo alla mia persona, mi ritengo un fortunato, perché ho avuto la possibilità di poter emigrare in Bulgaria, dove ancora si riesce a vivere decorosamente con una pensione di mille euro. A chi ancora può, consiglio vivamente di guardarsi intorno e cercare il posto dove poter trascorrere serenamente la vecchiaia. L’attaccamento e l’amore per l’Italia è forte, né ce lo può affievolire questa funesta classe politica, ma la vera Patria è il luogo che ci permette di vivere tranquilli e in modo dignitoso – se il Padreterno ci assiste anche con la salute – gli anni che ci rimangono.

Renata, la mia compagna polacca – ma con un profondo amore per l’Italia – è quotidianamente incazzata guardando in Tv, dalla Bulgaria, quello che succede in casa nostra, mentre io sono pacato e distaccato. Lei, poverina, che non si è integrata culturalmente al nostro modo di vivere e di pensare, si domanda continuamente perché gli italiani non scendono in piazza per cancellare questo sistema e questa classe politica, come hanno fatto loro in Polonia. Non ha ancora capito che noi abbiamo un modo tutto nostro di protestare, anche vigorosamente: su Facebook, su Twitter o sui giornali on line, e che per scendere in piazza bisognerà aspettare che l’Italia pallonara rivinca un giorno i mondiali o anche gli europei.

giovedì 6 giugno 2013

Delitti di Stato, fino a quando?

Quousque tandem abutere, Catilina, patientia nostra? Fino a quando, Catilina, abuserai della nostra pazienza? Così Cicerone gridava a Catilina che aveva tentato di farlo uccidere, cercando in tutti i modi di prendere il potere. Stabilite le dovute differenze, è questa la domanda che i cittadini rivolgono allo Stato: fino a quando questa carneficina?
Giovanni Guarascio, 64enne muratore siciliano disoccupato, si dà fuoco per disperazione perché per un debito di 10 mila euro, gli è stata messa all’asta e venduta la casa che aveva costruito mattone dopo mattone con le sue mani.
Due anni fa due casi. Oggi ci risiamo. Ad essere immolato, a Piacenza, è il piccolo Luca, di due anni, che il padre avrebbe dovuto portare all’asilo, dove non arriverà mai perché viene lasciato sul seggiolino posteriore in auto dal padre che va a lavorare. Luca morirà di asfissia e di caldo e il padre è comunque morto dentro perché il rimorso lo corroderà tutta la vita. Come si possa dimenticare un bimbo in macchina non si potrebbe mai capire, se non conoscessimo i momenti terribili, le ansie e la paura del futuro, che attanaglia ogni persona che vive questa crisi che ci sta distruggendo.
Stefano Cucchi, a Roma, arrestato per spaccio e morto per le botte subite. Chi lo ha pestato non si sa, accusati e condannati per omicidio colposo i medici che non lo avrebbero curato in tempo. Morto mentre è in consegna a personale dello Stato e sanitario. Se dovessero ricevere un encomio si potrebbe scrivere: fulgido esempio di abnegazione e fedeltà allo Stato.
A Milano, nel tranquillo quartiere Niguarda, alle prime ore del mattino, un giovane ghanese gira indisturbato a picconare chiunque si trovi sulla sua strada. In meno di un’ora uccide tre persone, poi finalmente viene arrestato. Conosciuto alle forze dell’ordine per  furto, rapina e detenzione di stupefacenti.  Gli era stata intimata l’espulsione due anni prima, ma casualmente si aggirava per le vie di Milano ad ammazzare i passanti. Speriamo sia espulso quando avrà scontato quella pena minima che lo Stato certamente gli riconoscerà tra rito abbreviato, buona condotta e infermità mentale. Ma sicuramente troveremo qualcuno che vorrà ancora farlo integrare.
Muore la piccola Sofia Pirisi, affetta da atrofia muscolare spinale. Muore per colpa di una legge sulle staminali prima bocciata, poi riveduta, poi corretta e attualmente non in grado di soddisfare le esigenze dei pazienti perché porta a lunghissime liste d’attesa. La piccola Sofia non saprà mai se sarebbe guarita, perché mentre lei moriva i legislatori mettevano le virgole alla legge che avrebbe potuto salvarla.
A Perugia, nel palazzo della Regione Umbria, il 43enne Andrea Zampi uccide a pistolettate le incolpevoli impiegate Margherita Peccati e Daniela Crispolti e poi si suicida. La causa la revoca di un accreditamento per la formazione. Il sindaco: “Strage nata da clima sociale insostenibile”.
Potremmo aggiungere i tanti morti in incidenti stradali causati da ubriachi e drogati stranieri che non avrebbero dovuto essere in Italia perché colpiti da più provvedimenti di espulsione che nessuna istituzione dello Stato si è preso la briga di far rispettare.
Potremmo aggiungere un aereo di linea dell’Itavia che viene abbattuto nei cieli di Ustica. I colpevoli si annidano ancora tra le carte del segreto di Stato mentre i parenti aspettano giustizia dallo stesso.
Potremmo aggiungere le centinaia di persone, suicidatesi per colpa di uno Stato che salva le banche in crisi, esse stesse colpevoli,  mentre perseguita con Equitalia e con l’Agenzia delle Entrate imprenditori che falliscono mentre lo Stato non li paga per i lavori che ha loro commissionato. Morti cornuti e mazziati mentre nel Parlamento, nelle Regioni, nelle Amministrazioni pubbliche e nelle banche l’allegra finanza di politici e funzionari infedeli mette in moto la magistratura.
Sospendo l’elenco perché il lettore già conosce il resto e potrebbe annoiarsi. Siamo arrivati al paradosso estremo, e cioè che il cittadino invece di essere e sentirsi protetto, si debba difendere dallo Stato come il nemico più terribile da evitare.
Fino a quando questo Stato inerte, questo Stato imbelle -  in buona o in mala fede -, questo Stato che noi stessi abbiamo creato, i nostri rappresentanti in Parlamento, la nostra magistratura, le nostre istituzioni, i burocrati inventori della mala burocrazia, permetteranno questi delitti che gridano vendetta agli occhi di Dio e delle persone oneste che continuano a sperare? C’è un Uomo vestito di bianco, un certo Francesco,vicino ai poveri e ai deboli, che sempre più accoratamente chiede più giustizia e più attenzione per la persona umana e meno interesse per il “dinero” e la finanza, ma le sue parole, pur se ascoltate da milioni di giovani e famiglie, sembrano non arrivare alle orecchie dei palazzi del potere. Fino a quando? Anche Giobbe esaurì la sua pazienza...

mercoledì 5 giugno 2013

Kazanlak, capitale mondiale della Rosa

Inizia a maggio, in Bulgaria, la raccolta del fiore principe dei profumi e della cosmesi in tutto il mondo: la Rosa. Partendo da Kazanlak e proseguendo per tutta la Valle delle Rose, qui si raccoglie la Rosa Damascena detta anche Rosa di Kazanlak. Da qui parte un terzo della produzione mondiale di olio essenziale di Rosa, usato dalle più grandi e famose Aziende cosmetiche e profumiere d’Europa e Stati Uniti.  Il profumo inebriante di questo fiore e le proprietà curative delle sue creme lo rendono indispensabile per la cura del corpo e della pelle, mentre in medicina l’acqua di rose viene usata particolarmente per la sua azione antidepressiva e antinfiammatoria, nonché per lavaggi agli occhi e infiammazioni della cavità orale. Dalla Rosa Damascena si ricavano anche deliziosi sciroppi, confetture e liquori.
Sulle feste e le sagre che si svolgono intorno a questo avvenimento, vorrei riportare un articolo uscito il 1° giugno u.s. sul notiziario on line Vesti.bg, per la cui traduzione dal bulgaro mi sono avvalso della professionalità della cara amica Kalina Kardanova, che ringrazio di cuore.

La raccolta delle rose a Karlovo
Le rose decorano tutta la città, l`aria è sazia di profumo di rose che le fontane urbane spruzzano… E non basta: da alcuni giorni le strade della città sono lavate con acqua di rose…. Con il rito tradizionale di oltre 100 anni Raccolta di rose, a Karlovo sono iniziate le festività  dedicate alla rosa e ai prodotti cosmetici a base di olio di rosa.
Anche quest`anno gli organizzatori delle feste attendono circa 4000 ospiti bulgari e stranieri. Il primo posto tra i turisti stranieri è tradizionalmente riservato ai giapponesi, che hanno un vero e proprio culto per la rosa. A Karlovo vengono in visita anche belgi, olandesi, polacchi, russi...
La festa celebra la rosa damascena e il lavoro della gente che la coltiva e che produce, dai suoi petali, diversi prodotti tra cui - al primo posto - l`olio di rosa. Nel programma festivo è prevista la danza Raccolta di rose interpretata dal gruppo folkloristico locale.
Presso il museo storico invece tutti gli ospiti possono vedere il processo di cottura delle rose secondo un`originale antica tecnologia, usata all`inizio del 19° secolo. Gli ospiti possono assaggiare cibi e bevande contenenti l`olio di rosa: confettura di rose, liquore di rose, ecc.
I primi giardini di rose nella valle di Karlovo  risalgono al 1712. La prima rosa damascena fu portata dai crociati e dopo fu coltivata insieme alla rosa rossa di Kazanlak, che contiene maggiore concentrato di olio.
La valle ai piedi della montagna gode di un clima favorevole con temperature miti e precipitazioni durante la raccolta aumentando così il peso dell`olio di rosa.
Nel tardo 18° secolo la coltivazione delle rose diventa uno dei principali sostentamenti della popolazione della valle. Questo dà vita anche a una serie di altri mestieri, connessi alla cottura delle rose. Il continuo sviluppo dei produttori di rose bulgari ha consentito di ottenere successi superiori a quelli dei paesi che hanno esportato la rosa.
L`unità di misura dell`olio di rosa è la fiala,
presa in prestito dagli arabi e pari a circa 5 g. Negli anni anteguerra  del 20° secolo la produzione di olio di rose nella provincia di Karlovo raggiunge i massimi livelli di 110.222 fiale l`anno.
Nel 1839  l`olio di rosa bulgara arriva anche a Vienna e Parigi.
Perché ne sia custodito il profumo, la raccolta dei fiori inizia la mattina  prima dell`alba e dura fino alle 10, quando inizia l`aumento delle temperature.
"Giornate delle rose" sono previste anche presso il Giardino Botanico dell`Accademia Bulgara delle Scienze (BAS) dal 1° all`8 giugno dalle 10 alle 16.00. I visitatori possono godere la bellezza ed il profumo di oltre 150 varietà della regina dei fiori. La collezione è stata raccolta ed arricchita nel corso degli ultimi 20 anni.
La rosa è una delle piante ornamentali più antiche, simbolo della regalità in Giudea, considerata messaggero del Paradiso in India….. Oggi nel mondo esistono oltre 30 000 varietà di rose.
Per il secondo anno il Terminal 2 dell`Aeroporto di Sofia organizza una campagna di promozione della rosa bulgara, con volontari che accolgono i passeggeri in arrivo con fiori profumati colti la mattina nei giardini di rose della città di Panicishte.
Lo scopo della campagna è di promuovere il settore industriale che interessa il lavoro di intere province in Bulgaria. La quantità dell`olio di rosa prodotto annualmente è di circa 2 tonnellate, che vede la Bulgaria il secondo paese produttore al mondo dopo la Turchia.


lunedì 22 aprile 2013

Doveroso ringraziamento


Grazie,
signor Presidente,
di essere tornato alla guida dell'Italia!

Il tuo discorso e le tue bacchettate forse ci faranno uscire dal tunnel senza fine in cui siamo entrati. Oggi ci hai ridato la speranza. La tua commozione è stata la mia commozione e quella di tutti gli italiani.

Abbiti il mio caloroso applauso anche dalla Bulgaria.

sabato 20 aprile 2013

Suicidio in diretta di Bersani alle Camere?



Apprendiamo alle ore 13 del 20 aprile, mentre a Montecitorio si continua a votare l’improbabile futuro Presidente della Repubblica, che Bersani - “accompagnato” a vista da Berlusconi e dai governatori delle Regioni – sta tornando al Colle per riferire al Padre tutto il casino che ha combinato dopo 60 giorni di tira e molla a danno dell’Italia. E’ riuscito ad affondare il suo partito e si è definitivamente autoeliminato dalla scena politica. Adesso, piangente e pietoso, ritorna dal Padre per implorarlo di restare, anche solo per un anno, alla guida di un’Italia che è caduta nel ridicolo davanti al mondo intero. Non so cosa deciderà Napolitano e come evolveranno le cose nelle prossime ore.

Gli italiani onesti, che non ne possono più di sopportare ancora queste farse, si aspettano che alla fine dell’incontro, qualunque sia l’esito, Bersani ritorni alle Camere e faccia harachiri davanti a tutta l’Italia, come facevano i samurai, per lavare col sangue l’onore e la credibilità perduti. Riceverebbe subito la pietà e la solidarietà pelosa di tutti i colleghi del Parlamento e renderebbe giustizia soprattutto a tutti quei disperati che in questi 60 giorni persi hanno chiuso le aziende e si sono suicidati per la disperazione.