mercoledì 11 novembre 2009

Emozioni

11 Novembre, giornata luminosa. Mentre apro il “Laguna Blu” i primi raggi di sole si infrangono sulle sue vetrine; l’aria tiepida mi rammenta un’estate che vorrebbe ancora resistere a un autunno che si affaccia alla chetichella. Sistemo il locale e infine mi godo caffe’ e sigaretta seduto al tavolo dinanzi al bar.
Strada e marciapiedi sono gia’ stati puliti dalle zingare operatrici ecologiche, mentre dagli alberi intorno continuano lentamente a cadere gialle foglie autunnali che alimenteranno il lavoro delle suddette operatrici per domani.

Una decina di passeretti, a un metro da me, raccolgono da terra il pranzo quotidiano, e’ un continuo viavai mentre mi culla un cinguettio nel quale vorrei restare immerso tutto il giorno. Che meraviglia! La piuma di un passero, svolazzando, si posa lentamente sul tavolo, la prendo in mano, me la passo sul viso, sembra la carezza di un angelo. Batto i piedi in terra per essere certo di star qui, a Pazardjik. A volte anche una piccola citta’ di provincia bulgara puo’ darti emozioni da paesaggio tropicale.

Passa una ragazza con il cagnolino legato al guinzaglio, a spasso per i bisogni mattutini. Sul praticello, a sette-otto metri da me, il cagnolino si ferma, annusa un po’ e finalmente decide di fare la sua popo’. Meraviglia delle meraviglie! La ragazza estrae dalla tasca un fazzoletto di carta, raccoglie tutta la cacca del cane e la butta nel vicino cassonetto. Dico ad alta voce alla ragazza: “Brava”, lei si gira, mi guarda e mi sorride. Ricordo ancora quando a Roma, per camminare sui marciapiedi, dovevo fare le gimkane per non schiacciare le cacche dei cani. Da noi diciamo che porta fortuna; fortuna un cazzo, ti sporca solo le scarpe! La civilta’ e l’educazione civica sono elementi mobili: risiedono la’ dove, di volta in volta, si mettono in pratica. E io oggi ne ho visto un segnale.

Alle 10,30 vengono a trovarmi Maurizio e Alessio, ai quali si unisce subito dopo Francesco, un simpatico amicone che si sta godendo figlia moglie e ferie, prima di tornare, a inizio dicembre, a Folgaria. Maurizio e Alessio sono due amici veneti che hanno portato il gelato italiano a Plovdiv e dai quali ci riforniamo per il “Laguna Blu”. Vogliono trasferirsi a Pazardjik e stanno creando le basi per un proficuo prossimo lavoro. Fanno un ottimo gelato artigianale italiano e ho potuto constatare che i bulgari ne sono entusiasti anche se ha un costo maggiore. Si sta passando, lentamente, dalla quantita’ alla qualita’, basta avere un po’ di pazienza. Auguro a loro le migliori fortune perche’ sono professionisti seri e danno lustro al prodotto italiano.

E vorrei concludere con altri auguri. Qui in Bulgaria non c’e’ questa tradizione, ma oggi 11 novembre, in Italia, e’ San Martino e si aprono le botti del nuovo vino. Carducci cosi' si esprimeva nella poesia San Martino: "Ma per le vie del borgo / dal ribollir de' tini / va l'aspro odor di vini / l'anime a rallegrar". Ma e’ anche la festa dei cornuti, quindi auguro le migliori fortune anche a tutti i cornuti italiani, ovunque si trovino.

domenica 8 novembre 2009

... era mio fratello

Della nostra infanzia rammento molto poco, rimangono solo ricordi confusi, forse perche’ un’infanzia vera e propria non l’abbiamo mai avuta; la maggior parte di questi riguarda episodi legati al nostro rapporto con nonno Salvatore, che, seppure molto anziano, conservava lo spirito e la vitalita’ che lo aveva sempre contraddistinto; tu, probabilmente, ne hai avuto qualche maggiore sprazzo. Il solo ricordo che mi rimane nitido e’ quello di averti coinvolto e reso complice nel recupero di una piccola somma che avevo sottratto dalla cassa del piccolo negozio di mamma e nascosto; ti indicavo, nella lettera, il posto dove stavano i soldi pregandoti di spedirmeli in collegio. Naturalmente, allora, non ci sfiorava il sospetto che la lettera potesse essere letta dai nostri genitori, per cui i soldi tornarono a loro.
Il collegio era stato per me l’unico modo per poter frequentare la scuola media, non c’erano infatti altre possibilita’ piu’ economiche. Toto’ Messina aveva insistito molto con papa’ e mamma, soprattutto con papa’, per convincerli a farmi studiare perche’ ero considerato molto intelligente per quell’eta’ e avevo finito le elementari con un anno di anticipo. Cosi’, mentre io a dieci anni entravo in collegio trascorrendovi cinque anni, anche tu crescevi facendo gia’ allora grossi sacrifici perche’ per andare alle medie dovevi recarti ogni giorno a Ribera.
Venne poi il giorno in cui fu palese la mia non-vocazione a farmi prete e cosi’ il 6 giugno 1956, alla vigilia degli esami di quinto ginnasio, mi lasciarono con il baule di dotazione a piazza Manfredo Fanti all’Acquario, in attesa della corriera che sarebbe partita per Nettuno, dove abitavano i parenti piu’ prossimi, i fratelli di papa’. Non avevo ancora quindici anni e mi ritrovavo nuovamente solo, in un mondo che fino ad allora mi era stato quasi estraneo. I nostri “bravi” paolini oggi avrebbero ricevuto una denuncia per abbandono di minorenni, ma allora non esistevano ancora ali protettive in difesa dei minori. E nonostante tutto saro’ sempre grato a loro perche’ mi hanno inculcato sani principi morali e un’istruzione scolastica che adesso sarebbe difficile trovare in ragazzi di pari eta’. Anche oggi resto dell’avviso di fare quel che dicono ma non quel che fanno.
A quasi quindici anni non e’ facile dover decidere, da solo, del proprio futuro. Perche’, pur se circondato dall’affetto degli zii, in effetti mi sentivo come perso nel deserto. Abbandonata l’idea di continuare gli studi (anche e soprattutto per contingenti difficolta’ economiche), dopo due giorni mi avventurai per Roma alla ricerca di un posto di lavoro. In collegio, oltre a farmi studiare, mi avevano anche insegnato un mestiere che negli anni successivi mi avrebbe dato buone soddisfazioni: linotypista. Altri tempi allora rispetto alle difficolta’ di lavoro dei giorni nostri. La settimana successiva gia’ lavoravo. Niente tredicesima, niente ferie, niente assicurazioni previdenziali, soltanto 250 lire l’ora che in ogni caso erano, per un ragazzo di quindici anni, molte. E mentre tu, caro fratello mio, frequentavi le scuole medie in Sicilia, io a Roma avevo il primo approccio con la realta’ lavorativa: dalle 19 della sera alle 7 del mattino (questo orario sarebbe durato 12 anni) piu’ il viaggio andata e ritorno Nettuno-Roma. Si e no riuscivo a dormire quattro ore a casa mentre gli autisti della corriera mi svegliavano all’arrivo a Roma o Nettuno. Dopo sei mesi decisi di andare ad abitare a Roma, in pensione, a casa di un amico e collega.
Nostra madre, che e’ stata una piccola grande donna, capi’ che non era possibile continuare a lasciarmi solo e dopo due anni decise di fare i bagagli e partire per Roma portando anche te. La famiglia si riuniva o quasi (papa’ sarebbe arrivato due anni dopo). I primi anni sono stati un po’ difficili, anche se allora vivevamo in molti la stessa condizione di emigranti (adesso lo sono molto di piu’ anche perche’ tutti vogliono moltissimo di piu’).
Io lavoravo, tu studiavi e mamma ci accudiva e badava alle finanze. Grande confidenza, caro fratello, non ne abbiamo mai avuta. Tu eri piu’ giovane di tre anni e frequentavi i tuoi coetanei mentre io, nel poco tempo libero, correvo dietro ai miei primi amori, tu diligentemente studiavi e a fine anno scolastico cercavi anche un lavoro per autosovvenzionarti. Uscivano allora i primi mangiadischi, i registratori Geloso e tu che studiavi elettrotecnica ne combinavi delle belle, ti eri iscritto anche alla Scuola Radio Elettra per corrispondenza e facevi esperimenti di ogni tipo mettendo in allarme talvolta tutta la famiglia. Ricordi quando ti sei inserito nella trasmissione “Tutto il calcio minuto per minuto”? Pazzie che solo allora e a quell’eta’ si potevano fare. Poi la naja sia per me che per te. Si ritorna alla vita normale, io in tipografia e tu, ormai diplomato e impiegato all’Enel che continui a studiare mentre lavori, ti laurei, scrivi anche un libro tratto dall’esperienza militare, ricordi? La vergine del kibbutz (dedicato ad Emilia P.). Mio fratello, che fino a ieri era per me un ragazzino, lo vedo inarrestabilmente crescere fisicamente e socialmente, diventare uomo indipendente che presto mi raggiungera’ e superera’. Ti ricordi? Quante volte, con mamma dicevamo che nei ragionamenti spesso eri “addivisco”! Ebbene, evidentemente avevamo torto, perche’ nella vita sono i risultati che contano e sinceramente posso affermare che hai raggiunto tutti i traguardi che ti eri proposto. Si dice che dietro un grande uomo c’e’ sempre una grande donna, perche’ hai trovato la compagna ideale simile a te nel carattere, nella tenacia, nel risparmio e nell’accumulo.
Nasciamo nudi, ma la vita – anno dopo anno – ci cuce addosso abiti diversi dovuti al nostro carattere, ai nostri sentimenti, alle nostre capacita’, alla nostra fortuna, alle occasioni fortuite. Ma gli affetti dovrebbero rimanere tali, invece molteplici fattori talvolta li mutano. Una nuova famiglia ti ha trasportato nella sua sfera affettiva e di influenza. Gente brava, meravigliosa, che ti ha dato tutto, certamente cio’ che forse nella nostra non avresti potuto avere. Ti trovavi bene e ne eravamo tutti contenti, ma negli anni si scollavano i vecchi affetti. I nostri vecchi ne soffrivano ma mamma era sempre pronta a trovare mille motivi per quest’assenza.
Sai qual e’, fratello mio, la cosa piu’ bella che mi resta oggi a quasi settanta anni? E’ il ricordo. Il ricordo della presenza attiva, del saluto dato con un bacio ogni volta che rientravo a casa, il loro sorriso o i loro rimproveri e li sento ancora vivi e vicini accanto a me. Due mesi fa, per la prima volta dopo sei anni, ho sognato mamma. Mi abbracciava dicendomi “Stai tranquillo, Totone’, stai tranquillo, va tutto bene”. Di queste cose si puo’ continuare a vivere pur avendo perso l’affetto di figli e fratello.
Sorrido compiaciuto al pensiero che per sentirti vicino, per sentirti fratello, per conoscere il tuo vero carattere, essere complice con te, tutti e due abbiamo dovuto cornificare le rispettive mogli. E’ stato per me un lungo bellissimo periodo. Quello e’ stato il vero fratello che ho amato. Poi, mentre io uscivo dal vecchio alveo familiare, tu invece sei rientrato nella tetra solitudine di una famiglia che e’ solo formale. Rispetto delle apparenze e interessi economici hanno avuto il sopravvento al richiamo del cuore. Ma non e’ mai troppo tardi per uscire dall’incantesimo nel quale sei stato attirato. Mi risuonano ancora le tue ultime parole: “Se non mi restituisci i soldi non sei piu’ mio fratello”. Da quel giorno non ti ho piu’ visto ne’ sentito. Hai trentottomila buone ragioni. Ho graffiato uno dei tanti muri che pazientemente hai tirato su negli anni: muri veri e muro virtuale tra te e gli altri.
La Provvidenza (nella quale tu non credi ma che dovresti sempre ringraziare) mi ha elargito un grandissimo dono: la salute. E io ringrazio Dio ogni giorno per questa fortuna. Nella vita di tutti i giorni, invece, mi ha fatto viaggiare sempre su treni che non arrivano mai a destinazione, ma io ringrazio ugualmente, perche’ non si puo’ aver tutto dalla vita. Appartengo alla categoria di persone che perdono sempre qualcosa e non trovano mai niente. Ma se io perdo un euro c’e’ uno piu’ fortunato che lo trova, forse a lui servira’ piu’ che a me.
Prima di addormentarmi dico sempre una preghiera e faccio sempre un esame di coscienza (reminiscenze del collegio). Errori, nella vita, certamente ne ho fatti tanti perche’ e’ nella natura umana sbagliare. Poi dico a me stesso che forse non sono stato proprio questo orco da meritare il ripudio tuo e dei figli. In un paese dove si e’ pronti a perdonare e difendere stragisti, assassini, pedofili e terroristi, sto pagando questo prezzo nonostante abbia lavorato cinquanta anni, dico cinquanta anni, tutti i giorni dalle dodici ore in su. Ho fatto degli errori, si’, e allora? Tutti nel lavoro e non tutti miei. Anche se con dolore mi addormento sereno. Sarebbe il caso che ognuno facesse un esame di coscienza, ma voi in collegio non ci siete mai andati.
Diventero’ di nuovo tuo fratello, forse, non appena avrai recuperato tutti i soldi che mensilmente fai togliere dal quinto della mia pensione? No, fratello mio, questi sono sentimenti naturali: o si hanno o non si hanno. Possibile che il denaro abbia inaridito cosi’ tanto il tuo animo? Se fai in tempo vola libero, scappa, esci dalle pastoie che ti intrappolano. Oltre il muro di mattoni esiste anche un’altra vita, fatta di semplicita’, di sorriso, di serenita’: quella che io – pur con le tasche vuote – ho trovato. Se poi questo volo ti portasse vicino a me avremmo l’occasione per recuperare gli anni perduti e dimostrare che nelle nostre vene scorre lo stesso sangue, quello stesso che ancor oggi sarei disposto a dare per te.
Per tutta la vita ti ho visto accendere mutui che ti sono serviti per tirare su muri e mattoni. Spero per i miei nipoti che non prendano la tua inclinazione. Se cosi’ fosse, quando un giorno morirai (e ti auguro tra tantissimi anni) sicuramente accenderebbero un mutuo anche per la tua tomba, sulla quale potrebbero scrivere la famosa frase: “Sempre addiziono’ e mai sottrasse. I parenti, riconoscenti, divisero”.
Abbiti un abbraccio dal tuo (per te) ex fratello.

mercoledì 4 novembre 2009

Vizi privati pubbliche virtu'



Viva LuxuriaVivaddio ha il coraggio di rendere pubblica la sua condizione. Questo e’ coraggio, questa e’ onesta’. Correttezza e onesta’ nei confronti di chi lo ha eletto in Parlamento nella passata legislatura. Questi elettori lo hanno votato sapendo che e’ un trans. Lo ha gridato al mondo senza vergogna e fiero nella difesa di una condizione sociale, morale e sessuale che gli ha creato non pochi problemi. Non condivido i suoi gusti, naturalmente, ma plaudo alla sua sincerita’ e al suo coraggio. Domenica scorsa, su Canale 5, ne ho apprezzato l’intelligenza, la dialettica e la chiarezza. Mentre lo ascoltavo dicevo a me stesso: “Questo e’ un trans con le palle”. Quelle palle che non hanno il coraggio di mostrare i vari Sircana, Marrazzo e compagnia occulta che nella sinistra italiana sembrano abbondare nascosti dal velo dell’ipocrisia e dell’omerta’.
Adesso mi e’ anche chiaro il livore e la persecuzione che ha dovuto subire Berlusconi per le sue vere o presunte prestazioni sessuali. Si vorrebbe intrappolare il Berlusca perche’ e’ un uomo normale, un maschio a cui piacciono le femmine e che alla sua eta’ ancora e’ innamorato della gnocca. I nomi delle donne non hanno importanza e neanche la professione: sono – comunque – donne, femmine con tanto di organo femminile desiderabile. Mi viene il dubbio che non sia una questione politica per costringerlo a dimettersi, ma solo squallida invidia. Invidia per un uomo ricco, potente, imprenditore di successo, che e’ eletto premier dagli italiani e che oltretutto non e’ neanche gay eneppure trans, ma un normalissimo uomo con le palle che gli funzionano come a tanti altri milioni di uomini.
Questa nostra sinistra che, alla deriva, non sapendo dove aggrapparsi, non trova di meglio che solleticare le palle di Berlusconi, farebbe bene a fare un serio esame di coscienza e quell’autocritica sulla propria superiorita’ morale della quale aveva fatto il cavallo di battaglia. E soprattutto i suoi candidati dichiarino agli elettori, oltre alle eccelse qualita’ morali, se sono gay o trans o normalissimi uomini come anche la sinistra ne aveva una volta. Qualcuno potrebbe obiettare che queste notizie riguardano la sfera privata del candidato. No, no e no!!! Questo riguarda gli elettori perche’ devono sapere chi e’ il proprio candidato, perche’ domani sara’ un uomo pubblico, e se e’ un gay o un trans e non lo dichiara e’ soltanto perche’ si vergogna delle sue inclinazioni e di se stesso, perche’ si vergogna di dire che gli piace mettersi alla pecorina ed essere impalato magari mentre sniffa cocaina, perche’ se mente alla famiglia perche’ non dovrebbe mentire agli elettori o agli amministrati?


Abbasso Marrazzo
Un mio amico soleva ripetermi che il mondo e’ diviso in due categorie: i mettinculi e i piglianculi. Di questa seconda categoria fa parte quel Marrazzo falso moralista, che oltre ad aver distrutto moralmente una famiglia (mi fa tenerezza la moglie che vuol far vedere l’unione nella sventura, ma penso lo vorrebbe morto domani) ha imbrogliato, derubato e messo in ridicolo l’intero Lazio. Ha rassegnato le dimissioni dopo aver provato, con incredibile faccia tosta, a darsi malato. Come no?, al dottore ha detto che gli faceva male il culo. Per l’imbroglio e il ridicolo la passera’ liscia ma per il furto dovra’ doverosamente intervenire la magistratura, sperando che il tutto, per i soliti giochi di potere, non venga insabbiato. C’e’ il sospetto che abbia attinto alle casse della Regione? Piu’ che il sospetto c’e’ la quasi certezza, perche’ questi vizietti costano cari e sono al di sopra delle sue possibilita’ economiche.
Un consiglio, caro Marrazzo (il caro e’ dovuto al costo sopportato dagli italiani): dopo aver chiesto scusa agli elettori, dopo aver espiato le tue colpe, puoi sempre trovare il modo di redimerti entrando in convento. Li’, con un po’ di fortuna, potresti trovare anche qualche frate con il tuo stesso vizietto; vivresti il resto dei tuoi giorni felice e anche dimenticato perche’ sia Santoro che Repubblica hanno fretta di voltare pagina: adesso c’e’ da sputtanare il Crocifisso e dare il giusto valore alla sentenza emanata dai talebani della corte di giustizia europea.
Ma questa e’ un’altra porcata per me e tanti italiani difficile da digerire, dopo aver mandato giu’ le porcate di Marrazzo. Qualcuno mi dovrebbe un giorno spiegare cosa ci fanno un giudice turco e uno serbo nella corte di giustizia europea. Gradirei una risposta da qualche membro del governo italiano, stato co-fondatore di questa Europa votata all’islam. Non siamo stati capaci di far inserire nella Costituzione europea le origini cristiane dell’Europa e adesso vogliono toglierci anche il Crocifisso. Mi domando a che titolo stiamo in quest’Europa. Io non mi ci riconosco.

Prima neve a Pazardjik

Per la stagione invernale quest'anno non sono molto ottimista. 2006: inverno mite e niente neve; 2007: prima neve a meta' dicembre seguita da una spruzzatina la settimana successiva; 2008: uguale al 2007; 2009: siamo al 3 novembre e dalle 10 di stamani ha cominciato a nevicare. Al suolo non attecchisce ancora, le automobili invece sono tutte imbiancate. Come ci sveglieremo domani? Speriamo bene perche' se inizia cosi' gia' adesso, l'inverno sara' lungo e le ossa deboli... L'unica cosa positiva la visione di due minuscoli passerotti sul marciapiede che, noncuranti dei frettolosi passanti che passano accanto, si cibano beccando una fetta di pane inzuppata di neve e acqua...

domenica 1 novembre 2009

Amici virtuali che diventano realta'

Sono entrato tardi nel mondo internet, ma non finiro’ mai di apprezzare tutti i lati positivi che offre. Pur facendo parte di un popolo di navigatori, artisti, scienziati, poeti ecc. ecc., purtroppo per me, non solo non sono un navigatore, ma non so proprio nuotare; mi ravviso, invece, in quella immensa schiera di comuni mortali che ogni mattina svegliandosi, sono costretti ad affrontare i problemi della quotidianita’ , ivi compreso l’uso del computer e le sue funzioni. Non so se arrivero’ mai a comprendere il lessico dell’internauta, tuttavia – con lo spirito e l’umilta’ dell’apprendista – poco alla volta il vecchio cervello apre una porticina arrugginita per lasciar passare spiragli di nozioni informatiche.
Il mio animo e’ colmo di gratitudine per quei cervelloni che hanno permesso di accorciare a giorni la comunicazione, la scienza e la conoscenza tra i popoli e le persone, che solo cento anni fa si sviluppava solo nel corso dei secoli. Cosi’ che anch’io, alla lunga lista di conoscenze e amicizie fisiche fatte nel corso degli anni, giorno dopo giorno aggiungo adesso quelle virtuali, che mi permettono – nei modi piu’ inconsueti – di allargare gli orizzonti e sentire piu’ vicino il mondo che mi circonda. Entro in contatto con i vari Raffaele, Adalberto, Adolfo, Manuel, Gaspare, Loris, Vito, Maurizio, Vania
, Elena, Fabio e tanti altri, tutte conoscenze virtuali (nascoste talvolta sotto il solito nickname) che si intensificano nel tempo, per poi passare gradatamente alla conoscenza fisica non appena si presenta l’occasione. Senza il computer molto difficilmente avremmo avuto la possibilita’ di conoscerci, scambiare opinioni, acquisire quelle nuove esperienze che ti fanno sentire ancor piu’ vivo e parte integrante di un universo in continua evoluzione.
Venerdi’ scorso una giornata carica di pioggia e’ stata illuminata dagli amici di Sofia iscritti al forum dell’Incontro Italia-Bulgaria. Sono venuti a trovarmi a Pazardjik per annullare la reciproca vir
tualita’. E cosi’ si sono materializzati Manuel e la moglie Vania, Elena, Vito con la compagna, e Maurizio, ai quali si sono aggiunti mezz’ora piu’ tardi altri quattro amici bulgari. Ci siamo presentati e conosciuti davanti al ristorante di Agostino, il mio (purtroppo) ex-socio, che con le sue pentole e padelle ci ha riportato idealmente in Italia servendoci dei meravigliosi gnocchi al salmone, preceduti da bruschette, salame mortadella prosciutto e caciocavallo nostrani, seguiti poi da spigole gamberoni e scampi con contorni vari, annaffiati da un buon Montepulciano d’Abruzzo. E dopo aver mangiato da Agostino non poteva mancare la visita al “Laguna Blu” dove hanno potuto proseguire il giro d’Italia degustando caffe’ cappuccini torte cassate e cannoli siciliani.
L’inclemenza del tempo non ci ha permesso di festeggiare in modo piu’ adeguato l’incontro. Sono stato felicissimo della loro visita vedendo nel contempo che Renata ha socializzato subito con i nuovi amici. Spesso si sente parlare di orchi incontrati su internet, ma tante altre volte questo splendido strumento ci da’ la possibilita’ di incontrare persone meravigliose.
Da parte mia spero che questi nuovi amici siano rimasti contenti della gita e dell’accoglienza. Anche perche’ mi sembra ci sia un proverb
io che recita: “Amici bagnati… amici fortunati”. O no… forse confondo! Maurizio, mentre mi salutava, mi ha lasciato il numero di Alvaro che abita a Ognianovo. Gli ho gia’ telefonato e presto verra’ a trovarmi al “Laguna Blu”. Un altro amico virtuale che diventa realta’…
(Le foto illustrano i nostri momenti di socializzazione da Agostino e al “Laguna Blu”).

lunedì 19 ottobre 2009

10 settembre: si ricomincia

Sei mesi di silenzio. Gli amici piu’ stretti sapevano, altri avranno pensato chissa’ cosa. Sono stati sei mesi intensi volti all’impianto di un’attivita’ che desse un senso alla nostra vita in Bulgaria. Personalmente penso di aver dato piu’ di quanto un uomo debba dare, ricevendone in cambio solo briciole, ma questo e’ un altro discorso. Avendo al mio fianco, pero’, una compagna ancora giovane, ritengo giusto che quest’ultima possa avere, anche lei, l’opportunita’ di raccogliere i frutti del suo lavoro e la speranza, ancorche’ lontana, di un’indipendenza economica. Le auguro solamente che la fortuna un giorno cali su di lei per darle quel bacio che a me ha sempre negato. Il mio carissimo amico Gianni Ioannilli sostiene, infatti, che la fortuna non solo non e’ cieca ma ci vede benissimo, perche’ se fosse cieca, almeno una volta nella vita ti sbatterebbe addosso, sia pure per errore, invece riesce sempre, anche per un pelo, a scansarti.
Non c’e’ due s
enza tre. Il primo tentativo lo faccio con Agostino, brava persona e bravo cuoco. Si arriva all’inaugurazione del primo ristorante italiano a Pazardjik. Sembra che tutto vada per il verso giusto, ma le speranze sono vanificate dalle esternazioni furiose della socia bulgara di Agostino. Non avevo capito fino a quel momento che i suoi scatti nervosi preludessero a qualcosa che ogni normale essere umano considera psicopatia. Agostino – molto correttamente – mi rimborsa le spese sostenute e continuera’ a sopportarsela, mentre io mi ritiro con buona pace di tutti.
Si fa sotto, poco dopo, un personaggio che avevo conosciuto alcuni mesi prima, presentatomi dall’amico Kiro. Si interessa della vendita di prodotti italiani a Pazardjik e dintorni: caffe’, farina, conserve varie e prodotti dolciari, conosce locali e distributori, organizza cene e mostre culinarie con una dialettica non comune nella promozione dei prodotti che tratta; oltretutto e’ un corregionale, ispira simpatia e gira instancabilmente tutta la citta’. Non ha molto capitale ma conosce tanta gente e distributori dove poter acquistare i prodotti italiani da proporre ai bulgari di Pazardjik. Con Salvo, il quasi paesano in questione, perdo cinque mesi per cercare di aprire un locale che presenta molti problemi per la licenza, spendendo tutto il mio piccolo capitale per le attrezzature. Finalmente si puo’ aprire. Quando dico a Salvo di cominciare a mettere le mani in tasca per l’acquisto delle merci, il bastard
o mi fa perdere un altro mese e mezzo prima di capire che dalle sue tasche non sarebbe mai uscito un lev. Chiudo con lui in malo modo, avendo intuito, finalmente, che gli interessava solo entrare nella mia societa’ per poter legalizzare i suoi commerci fino allora abusivi. Salvo, vaffanculo! Te lo dico su internet in modo che tutti sappiano di chi sei figlio… piccolo malandrino da strapazzo!
Qualche volta anche le ciambelle escono col buco, e cosi’ ecco l’ulteriore occasione che portera’ all’apertura dell’italianska cafe-sladkarniza denominata “Laguna Blu”, in breve il nostro bar-pasticceria italiano, dove – oltre ai desserts freschi – si possono servire bevande analcoliche, caffe’ e annessi, pasta e pizza precotta e sottovuoto, gelato artigianale e prodotti dolciari confezionati.
L’estate di due anni fa, a cena con Renata al Livadite di Dobra Voda’, ci sentiamo sa
lutare con un “buona sera” da Kiro, un ragazzo bulgaro che avevamo conosciuto a Roma in casa di Stoyan e al mio bar. Dopo i convenevoli ci scambiamo i numeri di cellulare e dopo qualche giorno assistiamo anche al suo matrimonio con Sabrina. Nasce con questi ragazzi una calda simpatia che si consolidera’ in amicizia in occasione del loro ritorno definitivo in Bulgaria nel mese di maggio.
Dopo la rottura con il bastardo, si riapre con Kiro e Sabrina un discorso appena accennato l’anno prima, cioe’ l’apertura di un locale che proponga prodotti italiani. E’ l’occasione propizia per non mandare in fumo le speranze e le attrezzature a disposizione. Cosi’ nel breve giro di un mese, il contributo e la pervicacia determinanti di Sabrina nel cercare il locale e sbrigare le pratiche amministrative e la professionalita’ e l’abnegazione di Kiro nell’allestimento, e soprattutto il loro contributo economico, hanno reso possibile l’apertura di “Laguna Blu”.
Il nostro intento e’ di far conoscere ai cittadini di Pazardjik le nostre gustose specialita’ italiane. Per cui proponiamo un ottimo Caffe’ Vero prodotto a Vicenza, il cappuccino italiano, il gelato artigianale creato a Plovdiv da Maurizio e Alessio - due bravissimi gelatieri veneti – con prodotti esclusivamente italiani (anche i cucchiaini in plastica), le pizze, le lasagne, i cannelloni, i ravioli, i panini con salame e mortadella, tutti sottovuoto, preparati a Sofia – sempre con ingredienti italiani – da Bobi che ha appreso quest’arte in Sicilia, e precisamente a Sciacca; per non parlare delle cassate e cannoli siciliani, tiramisu’, panna cotta e profiterol…
Avremo il successo che ci auguriamo? Abbiamo fiducia nel buongusto e intelligenza dei bulgari. Chi non conosce i nostri prodotti si avvicina con cautela e curiosita’, ma quando li assaggia li apprezza e ritorna, i complimenti sono sinceri; i bulgari che hanno soggiornato in Italia arrivano anche loro curiosi e vanno via entusiasti. Nel servizio abbiamo riunito le nostre due culture, cosi’ che mentre serviamo il tri v edno, o il nescafe’ classico, la coca cola con gelato o il gelato con succo di frutta – bevande care ai bulgari – proponiamo anche la nostra orzata o menta al latte, il tropical, il frappe’, il caffe’ freddo o shakerato o il cioccolato caldo che, dopo il primo curioso approccio, n
on disdegnano ma apprezzano. Gli inizi, anche se difficili, sono promettenti ; Renata e Sabrina ce la mettono tutta per accontentare la variegata clientela che ci auguriamo aumenti giorno dopo giorno. Abbiamo gia’ parecchi clienti giornalieri fissi che sicuramente, con il tempo, aumenteranno.
Il primo risultato sorprendente l’abbiamo ottenuto: il locale, dopo appena un mese, e’ diventato luogo di incontro e conversazione di molti italiani qui residenti o turisti e per i bulgari che hanno vissuto in Italia che qui ritrovano tutte quelle buone cose che hanno assaggiato nel nostro Paese, partendo dal cappuccino per arrivare alle lasagne. Siamo i pionieri del gusto italiano a Pazardjik e stiamo correndo tutti i rischi del noviziato; se avremo nervi saldi e una buona dose di ottimismo speriamo - nel tempo - di poterne raccogliere anche I frutti.
E io? A 69 anni l’eta’ e’ dalla mia parte (!) e l’esperienza pure, basta sentirsi bene dentro. Prima linotypista, poi fotocompositore per finire nella gestione di un bar in Italia. Ma la cosa piu’ emozionante e’ rimettersi in gioco in Bulgaria: sono certo che anche qui il gusto made in Italy e la professionalita’ saranno alla fine apprezzati. E tanto mi basta.
dida: foto 1 "Laguna Blu" dall'esterno; foto 2 interno; foto 3 vetrina dei gelati; foto 4 in Bulgaria non esiste inaugurazione senza la benedizione del pope...

sabato 18 aprile 2009

Al contadino non far sapere...

Un vecchio detto nostrano dice: “al contadino non far sapere quanto e’ buono il cacio con le pere”. Ogni nazione si identifica e si riconosce nelle sue tradizioni, nella sua cultura, negli uomini che hanno fatto la sua storia, poeti, scrittori, economisti, eroi, rivoluzionari, statisti, musicisti, ecc. ecc. ecc. Nella cultura e nei costumi, valore particolare spetta alla tradizione culinaria. Vorrei raccontare quel che mi e’ successo alcuni giorni fa, che sicuramente interessera’ il mio amico Manuel, attento osservatore del costume e delle usanze dei nostri amici bulgari.
Ho sempre apprezzato e mi piace molto la cucina bulgara; tuttavia – e questo e’ forse un difetto di noi italiani – prima o poi veniamo trascinati dal desiderio di assaggiare o cucinare qualche piatto italiano particolare (non parlo della pasta, che e’ parte integrante di ogni italiano). Sono quasi due anni che cerco, invano, sia la coda di manzo o vitello che le cotiche di maiale, due ingredienti particolari della cucina romana: coda alla vaccinara e fagioli con le cotiche.
La settimana scorsa, parlando con l’amico Attila, che produce alimenti per cani e gatti, mi lamentavo del fatto che qui in Bulgaria non si trovino le code di manzo (telechko), e lui mi risponde che me le potra’ procurare quando andra’ al mattatoio dove ha molti amici. I bulgari le buttano o le usano lavorandole per gli animali. Cosi’ due giorni fa mi ha portato quattro belle code di manzo: una si cucina oggi e le altre tre le ho messe nel congelatore. Prepara il soffritto e il sugo Renata, la polaccaccia mia compagna nella vita, che ha imparato la cucina italiana meglio di tante altre italiane. Ma la sorpresa non e’ finita, perche’ andando al supermercato Billa per cercare il sedano per la coda, nel reparto carni trovo quattro sacchetti di plastica con dentro ossa e cotiche di maiale. E’ la prima volta che vedo in vendita le cotiche. Un po’ sospettoso, le guardo e riguardo bene e poi mi convinco che quelle sono veramente cotiche. Ottengo anche il beneplacito di Renata. Prendo un sacchetto piu’ piccolo con un osso solo, le altre sono tutte cotiche. Bisognera’ lavorarle un po’ perche’ c’e’ troppo grasso attaccato alla cotenna, ma per il resto penso siano eccezionali.
Mi viene da ridere pensando anche al costo. Le code non sono state pagate, perche’ Attila me le ha regalate. Forse, se le ha pagate, gli saranno costate due leva. I 3,200 kg. di cotiche, invece, sono costati 79 stotinki (40 centesimi di euro). E finalmente potro’ riassaggiare due piatti della cucina romana che fanno venire l’acquolina in bocca. Avevo anche invitato due amici bulgari che hanno vissuto in Italia, ma hanno declinato l’invito, perche’ a loro questa roba non piace. Mangero’ sottovoce. Mi spiace per loro perche’ non sanno quello che perdono, ma intimamente sono contento, perche’ penso al proverbio “Al contadino non far sapere...”. E se un domani dovesse piacere anche ai bulgari? il prezzo sicuramente non sarebbe questo...
Sicuramente si rifaranno domani. Per il calendario giuliano ricorre infatti – con una settimana di differenza con quella cattolica - la Pasqua ortodossa, anch'essa ricca di tradizioni e una bellissima liturgia. Avranno modo, quindi, di mangiare l’abbacchio o il capretto che cucinano in un modo completamente differente dal nostro, anche se non conoscono l’abbacchio a scottadito o le cotolette d’abbacchio all’italiana. Ma questo e’ un altro discorso...
A tutti i bulgari Честит Великден!!!

mercoledì 1 aprile 2009

Paese che vai clandestini che trovi

Quanto durera’ ancora questa carneficina? E’ di due giorni fa la notizia dell’ultima tragedia del mare, consumatasi al largo delle coste libiche. Centinaia di disperati in cerca di una vita migliore, ammassati peggio che bestie su barconi fatiscenti, sono annegati travolti dalle onde agitate che avrebbero dovuto portarli sulle coste di Lampedusa. E’ l’ultimo di una lunga serie di affondamenti di barche stracariche di disgraziati che vorrebbero dalla vita condizioni piu’ umane, rei soltanto di essere nati in Africa invece che in Europa. I morti arrivano a molte migliaia. Mi viene da pensare che lo stesso Dio che li ha fatti nascere, mosso – forse - da compassione o rimorso, voglia porre fine alla loro miserabile esistenza, accogliendoli anzitempo nei giardini celesti, per ripagarli subito delle estreme sofferenze vissute. E se questi giardini celesti non esistessero?
Questi poveri disgraziati partono in qualsiasi condizione, pur di fuggire da una non vita; il miraggio del benessere li spinge a rischiare la vita pur di raggiungere l'Europa e l'Italia in particolare, non sapendo che quel benessere e' diventato nel frattempo un malessere generalizzato. Centinaia sono stati trovati morti o agonizzanti dentro container o tir provenienti dall’est o dalla Turchia. La settimana scorsa ho assistito personalmente a uno di questi eventi. Percorrendo l’autostrada che, in Grecia, porta da Igoumenitsa a Ioanina, alla fine di una curva, improvvisamente ci siamo trovati davanti – io e l’amico che stava con me - tre ragazzi, di carnagione scura, che attraversavano di corsa la strada per portarsi sul lato opposto. Ho dovuto frenare bruscamente per non falciarli, inveendo contro questi maledetti zingari che trovi dappertutto. Poi, sul rettilineo, a circa duecento metri, vediamo due camion fermi sul bordo della strada, dal quale erano appena discesi una decina di altri ragazzi (sembravano tutti giovani), che cercavano di raggiungere, anche loro, il lato opposto; uno di questi, che evidentemente stava male, si appoggiava ad altri due compagni che faticosamente lo trascinavano.
In quel momento capimmo tutto. Erano clandestini portati chissa’ da dove (i camion mi sembra fossero turchi) e poi fatti scendere in tutta fretta. Evidentemente non erano stati controllati allo sbarco a Igoumenitsa (altrimenti ci vorrebbero ore per scendere dalla nave), e poi, approfittando dello scarso traffico e mancanza di polizia, si sono fermati per sbarazzarsi dell’ingombrante carico. Fino a sera sono stato male con lo stomaco, per la rabbia che avevo dentro. Non per quei poveri disgraziati, ma per quei farabutti che in quel viaggio avranno guadagnato almeno ventimila euro. Eravamo impotenti a fare qualcosa perche’ il cellulare non ci funzionava, polizia non se ne vedeva e anche se avessimo potuto telefonare non avremmo saputo come esprimerci per farci capire. Avrei tanto voluto che fossero arrestati quei bastardi camionisti che li avevano scaricati. Ok, finisce qui.
Ma se non si sgominano queste organizzazioni criminali che trasportano questi poveracci, sara’ difficile uscirne fuori. Vada per i camion che possono eludere piu’ facilmente la sorveglianza, ma i barconi, le navi o le mezze navi, dovranno partire da qualche porto. E con tutta quella gente a bordo nessuno se ne accorge o si pensa che vadano in gita turistica? Se non si combattono le connivenze, anche a livello istituzionale, nelle regioni di partenza, il problema sara’ sempre piu’ attuale, specialmente adesso con la stagione estiva.
E’ mai possibile che l’Europa, artefice principale di tutte le miserie africane, non voglia trovare una soluzione all’immane problema della sopravvivenza di questo continente? Credo, a mio modesto avviso, che la soluzione del problema sia nel creare sul posto, in Africa, le condizioni perche’ si arresti l’esodo di queste masse. E questo puo’ avvenire costruendo scuole e alfabetizzando le popolazioni, costruendo strade, incrementando l’agricoltura, costruendo ospedali e formando medici, insegnanti, operai qualificati, artigiani, ingegneri che rimangano nelle loro terre a sfruttare a loro volta le immense risorse umane e naturali di questo continente. L’Europa, quasi tutta, ha sfruttato e colonizzato per centinaia di anni questo immenso e ricco territorio, traendone enormi ricchezze e benefici. Dopo averlo spolpato fino all’osso lo ha abbandonato o e’ stata costretta ad abbandonarlo, lasciandolo a suicidarsi nelle lotte fratricide di faide tribali locali o di governi fantocci autoritari e antidemocratici.
L’Europa, oggi, e’ chiamata ad un gesto di solidarieta’ verso l’Africa. E’ una solidarieta’ non fine a se stessa, ma interessata. L’Europa ha tutto da guadagnare in questo progetto di sviluppo, con aiuti concreti e mirati, non concedendo crediti ai vari governi, che quasi sicuramente li spenderebbero in armi, ma inviando aziende, strutture, manager e personale qualificato a operare sul posto, usufruendo di manodopera locale e creando centri di formazione professionale per le popolazioni indigene. Questo e’ il primo passo per frenare l’esodo africano verso l’Europa. Restituiremo, a questo continente, la millesima parte di cio’ di cui e’ stato depredato, ed eviteremo che a breve non sia africanizzata l’Europa. E questo non per razzismo, ma soltanto perche’ ogni individuo di qualsiasi parte del globo, ama e resta attaccato alla terra in cui e’ nato, e se in quella terra ci puo’ vivere degnamente la preferisce a ogni altra.
Si potrebbero scrivere migliaia di pagine e fare centinaia di progetti, ma non sono un politico ne’ un economista, esprimo soltanto il pensiero semplice di qualsiasi uomo comune e di buon senso, ma le pastoie della politica e gli enormi interessi sotterranei rendono difficile, se non impossibile la realizzazione di questo progetto. Speriamo non sia troppo tardi.