martedì 10 dicembre 2013

Matteo Renzi e il Chievo Verona


Vi  chiederete perché questo abbinamento tra il giovane segretario del Pd e la società di calcio. Perché entrambi condividono un momento magico.  Renzi  subentra, in pratica, al logoro Bersani, considerando il transeunte Epifani solo come traghettatore momentaneo del partito. Renzi è arrivato come un conquistatore alla guida di un partito, cui erano rimaste poche polveri bagnate e neanche un cerino per accendere la speranza degli ultimi immarcescibili ex-comunisti . Ha stravinto sugli avversari, dando al popolo di sinistra quella carica indispensabile ad uscire dal pantano in cui si è impelagata la politica burocratica arida e attendista prima di Bersani e ora di Letta.
Situazione identica, ma nel calcio, è avvenuta nel Chievo Verona, partito con polveri più bagnate del Pd. Ma da ultimo in classifica, con il cambio di allenatore, la squadra sta tirando un sospiro di sollievo, vincendo con Corini - il Renzi  della situazione - tre partite su tre. Succede spesso, nel calcio, che un nuovo trainer riporti la squadra, sotto la sua guida, a prestazioni  lusinghiere che la trasformano radicalmente, portandola fuori dal pericolo di retrocessione, basta solo che all’interno ci sia entusiamo e concretezza e individuare eventuali giocatori demotivati o che remano contro e metterli fuori rosa.
Oggi Renzi è il Messia della sinistra italiana, giovane, simpatico, grande comunicatore, ha incantato migliaia di delusi, disoccupati, tartassati, sinistrati con il suo intenso programma di riforme e soprattutto promettendo di accantonare la vecchia, inetta e conservatrice classe dirigente. Per ora solo parole. E’ sulla cresta dell’onda ma non ha fatto ancora niente. Il popolo italiano è molto paziente, ma si deve sbrigare, perché i forconi stanno già in piazza e dietro potrebbero spuntare movimenti di gente ancora più incazzata. Deve convincere i suoi compari al governo a “fare”, e in fretta, quello che a parole dicono da anni. Passati - anche per lui - i famosi cento giorni, senza che niente di eclatante sia successo, può dire addio a ogni velleità di future vittorie vere e soprattutto di governance, sarà uno in più nella cricca di briganti che ci governa, e si ricordi che l’Araba Fenice è già risorta ancora più forte di prima.
Riuscirà il Chievo a uscire fuori dalla bassa classifica e salvarsi dalla retrocessione? Se sarà così l’allenatore verrà confermato e la squadra rinforzata, altrimenti tutti a casa.
Noi italiani, oggi, siamo nauseati, disgustati e disperati per questo stillicidio giornaliero, per cui chiunque sia in grado di tirarci fuori dalle sabbie mobili, di destra di sinistra o di centro, costui potrebbe essere la nostra guida per il futuro.
Il primo passo falso, a mio giudizio, l’ha fatto incamerando per il partito i 6 milioni di euro che hanno sborsato i votanti alle primarie. Sarebbe stato giusto prenderli per recuperare le spese organizzative se il Pd non avesse già intascato i milioni spettantigli dai rimborsi elettorali, ma questa somma (che in vecchie lire corrisponde alla bellezza di 12 miliardi) non sarebbe stato utile e gratificante elargirla ai tanti bisognosi che sarebbe lunghissimo elencare? Come inizio non c’è male. Ma forse, tra i tanti problemi che assillano gli italiani, questo gli è sfuggito.
Un altro particolare che gli sfugge è che, pur essendo convinto assertore del bipolarismo, in Italia siamo abbondantemente intrappolati nel tripolarismo, a meno che, con un magico colpo di spugna, non riesca a cancellare i grillini che, come partito singolo, sono stati i più votati.



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