giovedì 17 ottobre 2013

Sogno o incubo? Balotelli e Kyenge bianchi e biondi

Giornalmente siamo messi alla prova, in questa nostra società ormai multietnica, se davvero siamo un popolo che sappia accogliere le diversità del mondo. Sì, perché viviamo e camminiamo sulla lama di un rasoio. Bisogna stare attenti, in qualsiasi momento, al modo in cui ci esprimiamo, al tono di voce che usiamo, al viso che facciamo, se ci capita di dover parlare con un povero cristo che abbia il colore diverso dal nostro. Perché? Perché se il povero cristo appartiene alla nostra razza possiamo anche trattarlo a calci in bocca e tutto finisce lì, ma se per caso fosse nero, rom o giù di lì allora bisogna subito usare i guanti gialli e dialogare con costui con un sorriso a trentadue denti, altrimenti sei un razzista della peggiore specie. E in una società ormai di larghe intese, buonista, caritatevole, socialista, europea, accogliente come la nostra, il razzismo è il peggiore dei crimini. Anzi il razzismo, e adesso la clandestinità.
Ecco perché in questa ossessione notturna, ho sognato che Balotelli e la Kyenge fossero diventati completamente bianchi, e pure biondi.

E allora al Balotelli uomo bianco e pure biondo posso dire con molta sincerità che è uno stronzo, un cafone, un viziato, un maleducato che mi sta sulle palle, pur ammirandolo ed apprezzandolo come giocatore di calcio e sperando che i suoi gol ci portino alla finale dei mondiali in Brasile. Sì, ecco, solo così posso sfogare tutta la mia rabbia per le negatività di questo ragazzo, baciato dall’amore e dalla fortuna, che non riesce a convivere con i suoi simili, che deve trovare ovunque materia e occasione, sia in campo che fuori, per far conoscere tutto il deteriore che c’è in lui. E non posso più vedere quel povero Prandelli, che lo manderebbe volentieri al paese di Alberto Sordi, difenderlo sempre e comunque, sia perché è un valore come atleta, ma soprattutto perché rimproverandolo passerebbe per l’uomo cattivo che dà addosso al povero negro.  Così che, al cafone che non riesce a convivere civilmente con i propri simili che siamo noi, dico chiaramente e sinceramente di tornare a vivere nella foresta da dove è arrivato, perché quello è l’unico posto che gli si addice. Ecco, adesso sono razzista, anche se sei diventato bianco. Bianco ma sempre stronzo, di rispetto naturalmente.

Per quest’altra poveraccia che risponde al nome di Kyenge - che si è vista addirittura scaraventata a fare il ministro, come i dilettanti allo sbaraglio, per il colore della sua pelle, perché i democratici ex democristiani, ex comunisti ed ex tutto devono razzolare voti - per questa poveraccia, dicevo, che sia nera o che sia diventata bianca, provo tanta simpatia. Non per quello che fa o che vorrebbe fare, perché alla fine non le fanno far niente, ma perché pensa di poter cambiare qualcosa o qualche legge in Italia. Non ha capito che sta lì da paravento e contenitore di voti per Letta. La Bossi-Fini, l’integrazione, le case popolari agli immigrati, l’accoglienza ai poveri dannati e disperati che arrivano dall’altra sponda. Declinaaaa… Declina l’incarico e di’ a Letta che tu sei un medico e non un politico, poi vai a casa, prendi le valigie e prendi il primo volo per il Congo. Se vuoi veramente bene a questa gente, alla tua gente, il giorno dopo inizia a visitarla e curarla tu, anche insieme ai nostri medici, ma che almeno vedano che anche da neri si può essere utili alla collettività.

So che non seguirai questo consiglio, perché è il più semplice per arrivare a far qualcosa di buono per il prossimo. Ormai hai assaggiato il dolce e ti hanno fatto osservare le stanze vuote del potere, devi provare adesso o mai più. Peccato. Non conosci i politici, e meno ancora i tuoi compagni di partito. Avrei voluto anche offenderti o mandarti degli improperi per le cazzate che spari. Mentre scrivevo ci ho ripensato. Non ne vale la pena. L’indifferenza è la miglior cosa.

martedì 15 ottobre 2013

Pensionati italiani in Bulgaria e in Europa

Alla fine dell’intervista Simona sarebbe rimasta volentieri in Bulgaria, ma il lavoro alla Rai, un prezioso marito a casa e gli anni che le rimangono per arrivare alla pensione, l’hanno convinta a ripartire di corsa.
In internet si trovano decine di siti che consigliano, disinteressatamente o no, gli italiani scontenti a trovare i luoghi del mondo più adatti  a vivere una vita tranquilla o avere un lavoro sicuro e produttivo. Sul mio stesso blog, dal 2008 raccolgo centinaia di e-mail di gente, giovane e anziana, che non ce la fa più, che vuole scappare per trovare lavoro, che vorrebbe arrivare a fine mese con i soldi della pensione. Già un anno fa Rai1 Mattina Estate trasmise un servizio sui pensionati all'estero.
Ancora Rai1, con L’Arena di Massimo Giletti di domenica 13 ottobre, nel dibattito che ne è seguito, ha voluto fare il confronto tra le pensioni d’oro di 90.000 euro mensili e le pensioni di latta che vanno dai 600 ai 1.000 euro, con un servizio girato in Bulgaria – intervistando Franco Tenca a Sofia e me a Pazardjik – sui pensionati italiani che cercano rifugio all’estero.
Ecco il servizio, a dire il vero molto stringato. Se fosse andato tutto il girato, forse oggi la casella di posta del blog sarebbe stata stracarica.






Avevo mandato anche un paterno rimprovero a Simona Giampaoli – la bella, brava e simpatica giornalista che ha curato il servizio e il montaggio – per aver messo a nudo la mia debolezza emozionale, quando mi ha chiesto se vorrei ritornare in Italia. Oggi la ringrazio, perché quegli attimi, che rivedo ancora con l’identica intensa emozione di quella domenica, penso abbiano fatto capire ai telespettatori italiani in patria, quanto amore ognuno di noi possa avere per questa nostra Italia, e seppur contenti di poter continuare una vecchiaia serena all’estero, basterebbe poco, ma proprio poco, per farci ritornare a casa: la certezza di poter avere dignità umana tra i propri simili, dignità che ci nega oggi lo Stato attraverso la sua imbelle e cattiva politicaglia di qualsivoglia colore e tendenza.

domenica 29 settembre 2013

Se un'amicizia è all'acqua di rose...

Sono veramente un illuso e, malgrado l’età, continuo ad abboccare.  E’ triste affezionarsi alle persone e accorgersi, un giorno, di aver riposto male questo sentimento così nobile.  Perché l’amicizia è affetto, stima, rispetto per una persona o delle persone  cui ognuno di noi, nella vita, si sente legato per affinità di pensiero, feeling,  educazione, discrezione e così via. Ma siamo umani e certamente soggetti ad errori, seppur involontari, anche verso gli amici. E in quel frangente conosci veramente cos’è l’amicizia, perché l’amico vero sa perdonare e passar sopra anche a una presunta sgarberia dell’altro, parlandone e cercando di chiarire il malinteso.

Se poi, in cuor tuo, con matematica certezza, sai che non hai neanche minimamente fatto questa sgarberia, allora comincia ad aleggiare il dubbio che quell’amicizia, che ritenevi salda, era fondata soltanto su sentimenti e sensazioni personali, che non corrispondevano e non comunicavano con gli pseudo amici. L’amicizia è fatta di persone che si fidano una dell’altra.

Un vecchio proverbio dice: “Se vuoi che l’amicizia si mantenga, fai che una mano vada e l’altra venga”. E dato che non vedo un’altra mano venirmi incontro, anzi si allontana sempre più, penso sia utile e proficuo continuare il mio cammino da solo, senza inutili orpelli di accompagno. Siccome, però, è per me caratteriale dare sempre fiducia al prossimo, continuerò ancora una volta a credere nella vera amicizia, quella che ancora mi appaga di tante delusioni.

martedì 10 settembre 2013

Da popolo di poeti, artisti ed eroi a giustizieri della notte ed esportatori abituali

L’Orca sta divorando il Caimano
Ci siamo. Il ventennio, evidentemente, porta male. Dopo quello di Mussolini sta per essere abbattuto anche il ventennio di Berlusconi. Il Duce appeso per i piedi a piazzale Loreto, il Caimano appeso alle decisioni della Giunta del Senato, che questa notte, probabilmente, deciderà la sua decadenza da senatore, e comunque se non sarà stanotte, è solo questione di ore o di giorni. Tutte le armi che Berlusconi ha tirato fuori, in questi venti anni, per difendersi dalla famigerata gioiosa macchina da guerra di occhettiana memoria, sono risultate spuntate e bisogna riconoscere che quella macchina da guerra proprio gioiosa non è stata, almeno per lui.
Pur non avendo sottovalutato l’avversario, pur sapendo che i suoi avversari erano i comunisti, pur avendolo strillato ai quattro venti in tutte le occasioni e in tutte le lingue a tutta Europa, niente ha potuto contro un nemico organizzato quasi militarmente, diretto discendente di un partito che ha dominato per 70 anni la scena politica mondiale. Gli ingenui diranno: “ma non dire cazzate!! Il partito comunista è morto nell’89 con la caduta del Muro… in Italia ci sono rimasti solo Rizzo, Bertinotti  e un altro paio di nostalgici…”. Così è stato, in effetti, in quasi tutto il mondo. Ma noi siamo italiani e il nostro ingegno e fantasia superano di gran lunga ogni aspettativa, superando tutti nel trasformismo camaleontico. E così quella vecchia scuola ideologica è diventata negli anni Pds Ulivo Ds Margherita Quercia e tutto l’universo mondo vegetale, per approdare, per ultimo, nel Pd, confondendosi – nel frattempo – con altri soggetti liberali e progressisti, mentre continuava a tessere la sua tela sul territorio con una macchina organizzativa capillare, frutto di decenni di rivendicazioni aziendali, sociali e salariali.
Nei lunghi anni in cui la Democrazia Cristiana gli aveva concesso un’apertura di credito – il centro-sinistra – il Pci ha provveduto ad infiltrare le sue cellule nelle varie strutture del potere, e soprattutto nella magistratura, così che nel 1992 pensò fosse arrivato il momento del colpo di mano perpetrato attraverso la coercizione giudiziaria, ben sapendo che in politica non esistono santi. Per la prima volta fu coniato, nei riguardi degli avversari politici, il famoso teorema “non poteva non sapere”. L’Armata Rossa Giudiziaria fece fuori tutti i partiti istituzionali, Craxi fuggì in esilio, ed era già pronta a festeggiare la sicura prossima vittoria elettorale, quando – improvvisamente ed improvvidamente – venne fuori Berlusconi con “Forza Italia”, vinse le elezioni e ruppe le uova nel paniere agli onesti e laboriosi giustizialisti rossi, riciclatisi nel frattempo in Pds. Da allora la storia è sotto gli occhi di tutti gli italiani.
A Silvio Berlusconi, personalmente, posso attribuire solo una colpa: aver fatto del suo movimento o partito, un soggetto padronale con un solo indiscusso e carismatico leader. Si dice che Luigi XIV abbia pronunciato la famosa frase “Dopo di me il diluvio”. Berlusconi non serve che la pronunci: il finale già lo conosciamo.

Export made in Italy
Mentre a Roma, e precisamente nei palazzi presidenziali, si discetta sulla ineleggibilità o meno di Berlusconi, se sia il caso che il governo cada adesso o domani o tra un anno, se le regole che Renzi chiede siano pronte per poter eleggere il segretario, stabilire chi dovrà candidarsi premier e chi sono i candidati, in Italia – questa strana Nazione che ha 945più5 strani personaggi, scelti dai partiti e delegati a rappresentarci, che continuano, dicevamo, a discettare – aumenta in modo esponenziale l’export, tutto strettamente made in Italy.
Peccato che sia export di aziende soffocate da burocrazia e tasse che delocalizzano in Bulgaria, Polonia, Romania, Croazia e persino Svizzera, dove forse – ma non è certo – non produrranno la stessa eccellenza italiana, ma avranno modo di vivere e far vivere coloro che vi lavorano, mentre la nostra disoccupazione continua a crescere e siamo rimasti con l’unico segno “meno” tra i Paesi dell’Ocse.
Ma la fuga dal Bel Paese non è solo delle aziende o dei famosi cervelli. Diventano sempre più numerose le fughe anche dei cervelli “normali”, e cioè il piccolo commerciante, l’artigiano, l’inoccupato in cerca di primo lavoro e il disoccupato licenziato, lo studente che va a laurearsi all’estero e ci resta, il pensionato che non arriva a fine mese. La mia cassetta e-mail è sempre più piena di lettere di persone che chiedono informazioni e consigli per venire ad abitare in Bulgaria, e immagino quanti blog e siti, molto più noti del mio, possano essere oberati e tartassati da questo genere di lettere. Voglio sperare che almeno i pastori non delocalizzino le loro mucche nei Paesi confinanti, con la scusa della transumanza, avremmo formaggio italiano made in Ue.


Dove andremo a finire? E’ la domanda che si fanno milioni di italiani, alla quale sinceramente non so rispondere. A titolo personale, una risposta me la sono data, e infatti oggi sono andato a vivere in Bulgaria, domani forse in Polonia. Per chi rimane posso solo sperare che il buio finisca, ma la galleria è molto lunga…

martedì 27 agosto 2013

Da Italia-Bulgaria a Italia-Polonia solo andata?


Sveglia alle cinque del mattino. Siamo ospiti di Fabio e Kalina a Sofia. Fabio ci ha consigliato di dormire a casa sua, da dove il giorno dopo saremmo partiti entrambi, lui Chiara e Kalina in macchina per l’Italia, io e Renata per la Polonia in autobus. La sera prima abbiamo preparato una mole enorme di panini che sarebbero stati preziosi e salutari per il viaggio.
Alle ore sette arriva il taxi prenotato la sera prima, carichiamo borsoni e masserizie varie sull'auto che ci avrebbe portato alla stazione dei pullman, mentre loro, un po’ in ritardo, si accingono, a loro volta, a sistemare in macchina le loro cose. Chiara, la bambina di Fabio, è eccitatissima per la partenza; come me, d’altronde… perché è la prima volta che affronto un viaggio così lungo e perché sono curioso di conoscere la Polonia. Rivedrò, dopo tanti anni, Janina e Dino, mamma e fratello di Renata, e scoprirò, soprattutto, la loro terra.
Dopo il libro Scoprire la Bulgaria, nel quale ho avuto modo di descrivere come vedevo i bulgari e la Bulgaria, mi accingo adesso a scoprire la Polonia… chi avrebbe mai detto che alla mia età, oltre pensionato, mi sarei scoperto anche curioso viaggiatore? Ho preferito il viaggio in pullman perché avrei avuto modo di vedere, anche se molto limitatamente, Serbia Ungheria e Slovacchia, e secondariamente, ma non tanto, perché un viaggio aereo sarebbe stato per me molto oneroso.
In verità il viaggio ha un duplice scopo: vedere la Polonia e informarsi se è possibile, con la mia pensione, trasferirvisi a viverci, come sette anni fa feci per la Bulgaria. Non perché non stia bene in Bulgaria, anzi… sono anni che descrivo le bellezze di questa terra, la cordialità dei bulgari, la serenità che vi ho trovato, pur dovendo affrontare anche momenti difficili dal lato sanitario; ho trovato buoni amici e persone che mi hanno accolto in modo meraviglioso, medici preparati sia dal lato professionale che umano e soprattutto sono bastati i soldi per vivere decorosamente.
E allora perché trasferirsi? Renata, la mia compagna, pur sentendosi profondamente italiana, non potrebbe mai tradire un sentimento che si acquisisce per nascita, per cui poter tornare nella sua terra, vicina a figlia, nipote, madre e fratello le cambierebbe in modo estremamente positivo la vita. In quanto a me, ormai mi sento definitivamente un esule e vivere in Bulgaria o in Polonia non fa differenza, purché si possa vivere dignitosamente. Ripeto ancora una volta che la Patria è quella terra, quel luogo che ti dà la possibilità di una vita che valga la pena esser vissuta, dopo aver sgobbato per anni e anni. Qualcuno vede ancora nell’Italia quella terra in grado di dare ai propri cittadini un briciolo di dignità? Siamo il popolo più vessato d’Europa e dintorni, permettiamo passivamente che chiunque arrivi ci prenda a calci a casa nostra, dobbiamo mantenere lautamente una classe politica inetta, tracotante, ladra e bugiarda, e avere un socio, lo Stato, che ci asfissia con  tasse e balzelli senza nulla dare in cambio.
Eccoci finalmente, dopo 21 ore, a Cracovia. I 170 km che ci separano da Krosno sono percorsi in parte in autostrada e in parte sulla statale. Non mi ci vuole molto a capire che la Polonia è tutt’altra cosa rispetto alla Bulgaria. Sappiamo tutti che la Bulgaria è stata ed è tra le nazioni più povere d’Europa, e pur avendo fatto moltissimo nei sei anni in cui è entrata a far parte della UE, rimane ancora fanalino di coda nelle strutture, nelle fabbriche, nell’agricoltura, nei servizi, ecc. La parte di Polonia che stiamo attraversando è quella che qui considerano la più povera, il sud. Già… il sud, ovunque giri, è sempre il più povero, chissà perché…  Eppure le strade, le campagne, i boschi e le case che percorriamo velocemente mi danno l’impressione di una opulenza e di una prosperità che non ho mai riscontrato neanche in Italia. Anzi, scusate, dimentichiamo l’Italia. Forse il paragone è un po’ azzardato, ma a me è sembrato di percorrere la Piccola Svizzera, le strade meticolosamente segnate con strisce bianche, con quelle belle case rurali, con i tetti a spiovere, che sembrano ville.
Purtroppo, non abbiamo avuto la possibilità di visitare molto e abbiamo passato parecchi giorni nella pace di una casetta in collina circondata da boschi e prati, visitati talora da cerbiatti e lepri. Ma quei pochi giri che abbiamo fatto nei dintorni, mi hanno convinto che anche qui il costo della vita è paragonabile a quello della Bulgaria, eccezion fatta, forse, per un lieve aumento negli affitti.
Ho fatto anche un sondaggio in un sito di italiani in Polonia e quasi tutti mi hanno confermato che con gli ormai famosi miei 1000 euro, in provincia si può vivere tranquillamente. Domani si ritorna a casa. Mi sono concesso un anno di riflessione per decidere e, nell’eventualità, sistemare le pratiche burocratiche in Bulgaria. La prima impressione mi ha veramente stupito, voglio sperare che sia quella giusta per me e Renata, ove dovessi decidere di trasferirmi qui. In ogni caso anche qui - e molto più che in Bulgaria -  ho trovato tanti italiani, pensionati e commercianti, che hanno deciso di affrontare una nuova vita lontani dall’Italia. Purtroppo. Si continuerà con Italia-Polonia solo andata? Ne riparleremo tra un anno. La differenza la fa la temperatura. La Polonia ha un clima più freddo della Bulgaria, però si dice che il freddo "intosta". L’unica certezza è che il viaggio rimane sempre di “solo andata”.

Qualche foto della vacanza e di qualche località visitata:


Ciao Bulgaria, ci vediamo tra venti giorni

Ponte sul Danubio a Belgrado, visto dal pullman

Campagna ungherese dal pullman

Da Krosno per Sanok: in tutta la Polonia un'infinità di paratie anti-rumore

Chiesa di S. Francesco a Krosno

Parte panoramica di Sanok

Una "rotonda" sulla strada per Sandomierz


Sulla strada per Tarnobrzeg: a sinistra notare
una pensilina coperta e con panca per chi aspetta l'autobus

Porta Opatovska a Sandomierz

Una piazza di Sandomierz

Case rurali (!!??...)

Case rurali

Case rurali

Cerbiatti al pascolo nel prato di Janina

Piatto classico della cucina polacca: i Pieroghi






































domenica 25 agosto 2013

Spaghetti aglio olio e peperoncino "alla Renata"



Chi non ha mai mangiato e gustato un piatto semplice ma classico della cucina italiana, che corrisponde agli spaghetti con aglio, olio e peperoncino? Mbeh, che c'è di nuovo?, direte voi. Oggi vorrei proporvi questo piatto con una variante, che io chiamo "alla Renata". Renata è la mia compagna polacca, innamorata dell'Italia e appassionata della cucina italiana. Sono quasi 20 anni che il mio stomaco dipende dalla sua cucina, e mi corre l'obbligo di riconoscerle una bravura e una fantasia che a volte supera le casalinghe italiane.

Oggi la variante l'ha apportata a questo piatto, e siccome l'ho apprezzato e gustato particolarmente, vorrei farla conoscere ai lettori. Non sono uno specialista nel descrivere gli ingredienti, ma cercherò di elencarli nell'ordine, lasciando poi le quantità alla pratica quotidiana e all'intelligenza di chi vuol provare. Io l'ho apprezzato veramente e  ne sono rimasto entusiasta.

In una padella soffriggere con olio extra vergine aglio, tre acciughe tagliuzzate finemente, 8 fiori di zucca tagliati a listarelle, aggiungere tre pomodorini piccoli schiacciati o tagliuzzati per dare gusto e colore, sale e peperoncino quanto basta. Una volta pronti gli spaghetti amalgamarli con il soffritto, lasciando da parte un bicchiere d'acqua di cottura, per poterla aggiungere ove risultassero troppo secchi. Impiattare e aggiungere una manciata di parmigiano.

Ah!, dimenticavo... Se vi è piaciuta la variante, per favore, fatemelo sapere, non per me, ma per Renata che è la colpevole...

giovedì 1 agosto 2013

Chi paga i danni? Sofia-Roma: storia di un volo di linea quasi… diretto


Il 31 luglio l’amico Adalberto, che abita a Plovdiv,  mi manda un messaggio: “Domani mattina andiamo ad accompagnare Laura in aeroporto e al ritorno, verso le 10, passiamo da te”. Il giorno dopo alle ore 10, altro messaggio di Adalberto: “Ci vediamo verso le 11, l’aereo ritarda la partenza”. Poi alle 12, infine alle 13, e finalmente alle 13.20 arrivano a casa nostra Adalberto e Milena, ancora super agitati.
“Cosa è successo?”.
“Cose turche, caro Totò, altro che bulgare… Siamo svegli da questa notte alle tre per accompagnare Laura e un’amichetta sua, Petia, all’aeroporto di Sofia, perché alle 7,30 sarebbe partito per Roma l’aereo della Bulgaria Air. A Roma, ad attenderle  già dalle 7,30, per via del fuso orario differente, c’è il padre di Laura che dovrebbe accogliere le ragazze e portarle a casa sua, a Napoli”.
Laura è una ragazzina di 14 anni figlia di Milena, compagna di Adal, e l’amica Petia di 16 le fa compagnia. Le ragazze sono emozionatissime, in particolare Petia, che affronta il battesimo dell’aria. Questo evento, unito alla vacanza in Italia, le rende particolarmente allegre e nello stesso tempo elettriche, né alla loro età ci si potrebbe aspettare di meno.
“Alle 6,30 i passeggeri sono già tutti imbarcati, ma alle 7,30 viene annunciato un ritardo di un’ora per motivi tecnici, per cui siamo costretti ad aspettare ansiosi ulteriori eventi. Poco prima delle 8,30, ma solo per curiosità, guardiamo l’orario di partenza sul tabellone luminoso e troviamo cambiato l’orario alle 9,30… così pure alle 10,30, finché hanno fatto scendere tutti i passeggeri.
“Puoi immaginare, caro Totò, il casino che si è venuto a creare in aeroporto, con gente che non sapeva cosa fare e dove andare, alla ricerca dei bagagli anch’essi scaricati, pensando anche ai parenti in attesa a Roma. Finalmente dividono i passeggeri in due gruppi e il gruppo con Laura e l’amica lo imbarcano su un aereo della Austrian Airlines che sarebbe partito alle 11,30 per Vienna e da lì per Roma. Abbiamo aspettato che l’aereo partisse e finalmente siamo andati via anche noi. Ed eccoci qui, stanchi, assetati ed affamati, per non parlare di sonno”.
“Ok, è stata una giornata storta, mi dispiace, ma adesso finalmente è finito tutto… se volete possiamo metterci a tavola, anche per dimenticare. Anche noi abbiamo avuto un ritardo perché Angelo doveva portarci due chili di porcini e invece li porta stasera, mi dispiace per voi, ci dovremo accontentare di un pranzo più parsimonioso…”.
“Va bene ugualmente, – dice Adal – l’importante è che questa giornataccia sia finita, è stata un incubo”.
Ci mettiamo a tavola e Renata, dopo cinque minuti, si presenta con una pentola di farfalle al sugo, iniziando a riempire i piatti. Il sapore e il gusto della pasta sono sciupati da una telefonata che arriva a Milena alle 13.45. E’ Laura. La giornataccia non è affatto finita…
“Mamma, siamo arrivati a Vienna, ma l’aereo per Roma è già partito. Dobbiamo aspettare un aereo della Lufthansa che alle 15.10 ci porta da Vienna a Monaco. Poi a Monaco dovremmo trovare un altro aereo che parte alle 16.50 e alle 18.35 saremo a Roma. Stiamo bene, stai tranquilla”. Intelligentemente ha voluto rassicurare la mamma, ma cerco di presumere l'agitazione interiore di due ragazzine sballottate in posti che non avrebbero immaginato neanche nei sogni.
Tranquillità? Immaginate una madre che ha una figlia di 14 anni, - che dopo un’ora e mezza doveva stare a Roma abbracciata dal padre – e che invece fa il giro degli aeroporti d’Europa insieme a un’amica di 16 anni che per la prima volta si trova a viaggiare? In un’ora sono state fatte decine di telefonate tra genitori quasi in preda al panico in Bulgaria, al padre in attesa a Fiumicino dalla mattina,  in Germania ad amici che per ogni eventualità potessero aiutarle, con telefonini che si scaricavano sia di batteria che di moneta. Il pranzo finisce tra una nervosa risata liberatoria, un’imprecazione a occhi lucidi e la speranza che tutto finisca bene. Dopo una breve chiacchierata su quello che sta succedendo, i miei amici decidono di rientrare a Plovdiv da dove avrebbero potuto gestire meglio qualsiasi altra eventualità.
In serata Adalberto mi telefona dicendomi che tutto si è risolto bene e che alle 19 le ragazzine sono arrivate a Roma dove avrebbero proseguito per Napoli insieme al padre di Laura. Arrivo previsto ore 21.30. Niente male, come tempi, per un viaggio aereo.
Alla luce di quanto è successo in questo viaggio, mi sorge spontanea la domanda: ma i danni chi li paga? Oppure bisogna ringraziare la Provvidenza di essere arrivati un po’ tardi, ma sani?


giovedì 18 luglio 2013

Perché vergognarsi?...

Perché vergognarsi se, in media, una donna al giorno muore ammazzata, vittima di stalking da parte di mariti, fidanzati e pazzi in libertà, che decidono come e quando far fuori la vittima designata, e dopo piangere perché si poteva evitare?

Perché vergognarsi se quasi giornalmente degli innocenti vengono falciati sulle strade da auto pirata, che otto volte su dieci sono guidate da romeni, magrebini, moldavi, zingari e clandestini ubriachi e drogati, che il giorno dopo continuano a circolare liberamente sulle nostre strade?

Perché vergognarsi se un’antichissima banca toscana, diretta da sinistrorsi ladri truffatori e delinquenti vestiti da manager, va sull’orlo del fallimento e lo Stato la salva dalla bancarotta con i soldi degli italiani, mentre dei colpevoli non si sa niente?

Perché vergognarsi se due nostri governi inetti e imbelli, dopo 17 mesi, lasciano ancora in mano al governo indiano due nostri fucilieri innocenti, che svolgevano il loro compito con responsabilità al servizio dello Stato e della comunità internazionale? Perché vergognarsi se tutta la vicenda è stata affidata a ministri incapaci e incompetenti di diritto internazionale?

Perché vergognarsi se, in barba ai diritti dei rifugiati e ai diritti per l’infanzia, in soli tre giorni siamo riusciti a consegnare una mamma con una bambina di sei anni , nelle mani di uno Stato considerato canaglia, quando circolano sul nostro territorio clandestini con decine di fogli di via? Perché vergognarsi se un console kazako entra ed esce dalle nostre questure facendo il brutto e cattivo tempo?

Perché vergognarsi di essere considerati meticci da una ministra congolese naturalizzata italiana? E perché vergognarsi se è un’incompetente e non conosce le nostre leggi? In fin dei conti lei era solo un’oculista e le è stato conferito questo incarico perché si integri ulteriormente nel tessuto sociale e linguistico e perché la sinistra dimostri al mondo che non siamo un popolo razzista.

Perché vergognarsi se politici ciarlatani che hanno rubato milioni di euro, rei confessi, invece di marcire in galera buttando le chiavi, scontano le loro malefatte nei conventi o ai domiciliari, mentre una pensionata di 80 anni che ruba per 20 euro in un supermercato, invece di essere aiutata perché non riesce a sopravvivere, viene condannata a due mesi e mezzo?

Perché vergognarsi se una Presidente della Camera dei Deputati vuole vietare la manifestazione di Miss Italia? A suo giudizio è molto meglio partecipare al Gay Pride con allegra sfilata di inguardabili culi froceschi piuttosto che le meravigliose fattezze muliebri di bellissime ragazze in costume. De gustibus… Se poi, nell’agenda parlamentare ha la precedenza il matrimonio tra gay o la casa agli zingari, invece che l’occupazione, la ripresa economica, il sostegno alle imprese e ai pensionati che non riescono a sopravvivere, la legge elettorale e le riforme costituzionali, allora se pensate ancora che l’Italia abbia bisogno di questa gente, continuate a votarla.

Perché vergognarsi se non si trovano i soldi per abolire l’Imu e non aumentare l’Iva? Se sommiamo tutte le spese inutili, i privilegi dei politici e non, gli stipendi faraonici, il dimezzamento del Parlamento, il finanziamento pubblico ai partiti, la corruzione, l’evasione, le province, i consiglieri vari che non consigliano e costano, gli enti e baracconi politici inutili, ecc. ecc. ecc., non dovremmo far finta di andare a cercare i soldi per l’Imu e l’Iva, ma ne avremmo a iosa per rimettere in sesto l’Italia.

Per concludere, perché vergognarsi? Caro connazionale, corregionale o concittadino, questa gente è stata votata dal popolo italiano, o almeno da quelli (ancora in maggioranza) che hanno votato, e ogni popolo ha il governo che si merita. Quindi, pensiamoci bene la prossima volta. Riguardo alla mia persona, mi ritengo un fortunato, perché ho avuto la possibilità di poter emigrare in Bulgaria, dove ancora si riesce a vivere decorosamente con una pensione di mille euro. A chi ancora può, consiglio vivamente di guardarsi intorno e cercare il posto dove poter trascorrere serenamente la vecchiaia. L’attaccamento e l’amore per l’Italia è forte, né ce lo può affievolire questa funesta classe politica, ma la vera Patria è il luogo che ci permette di vivere tranquilli e in modo dignitoso – se il Padreterno ci assiste anche con la salute – gli anni che ci rimangono.

Renata, la mia compagna polacca – ma con un profondo amore per l’Italia – è quotidianamente incazzata guardando in Tv, dalla Bulgaria, quello che succede in casa nostra, mentre io sono pacato e distaccato. Lei, poverina, che non si è integrata culturalmente al nostro modo di vivere e di pensare, si domanda continuamente perché gli italiani non scendono in piazza per cancellare questo sistema e questa classe politica, come hanno fatto loro in Polonia. Non ha ancora capito che noi abbiamo un modo tutto nostro di protestare, anche vigorosamente: su Facebook, su Twitter o sui giornali on line, e che per scendere in piazza bisognerà aspettare che l’Italia pallonara rivinca un giorno i mondiali o anche gli europei.