Visualizzazione post con etichetta politica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta politica. Mostra tutti i post

lunedì 20 febbraio 2017

SI SONO DIVISE TRA LORO LE MIE VESTI


Il lamento di una Nazione morente

“Si son divise tra loro le mie vesti e sulla mia tunica han gettato la sorte. E i soldati fecero proprio così” (Giovanni 19, 17-24).

Sono le parole che, nel Vangelo di Giovanni, Gesù Cristo pronuncia dalla croce. Non vorrei apparire blasfemo, ma penso che queste siano l'esempio più calzante per descrivere quello che accade oggi in Italia. Cambia la vittima, che non è più Gesù Cristo ma il popolo italiano, ma non cambiano i carnefici, gli aguzzini, i dominatori, i conquistatori che sono i discendenti dei soldati romani, perché proprio da Roma e dai suoi palazzi continuano a partire gli strali per abbattere un popolo portato per natura alla sopportazione e alla pazienza.

I più deboli, non sopportando la perdita della loro dignità, hanno preferito affidarsi a una corda o a una pallottola, altri chinano testa e orgoglio e continuano a sopportare, altri ancora volgono lo sguardo oltre i confini per cercare quella fortuna o meglio ancora serenità e decoro cui in patria non hanno diritto.

Siamo i detentori dei peggiori record: il parlamento più numeroso al mondo, il debito pubblico più alto che aumenta giornalmente, la disoccupazione giovanile altissima, la corruzione come sistema, gli stipendi dei politici più alti al mondo, la burocrazia più asfissiante, una tassazione diretta e indiretta insopportabile, le pensioni bassissime e quelle altissime che possono esistere solo in Italia, i servizi sociali più scadenti o inesistenti, le scuole cadenti, la classe politica più inetta, e mi fermo qui. A fronte di queste sciagure siamo il popolo più fantasioso e laborioso, abbiamo eccellenze nella scienza, nella moda, nella gastronomia, nell'enologia, nell'industria, nella protezione civile, abbiamo, in poche parole, quel made in Italy che tutto il mondo ci invidia e copia, ma che mai riuscirà a emergere perché trova ostacoli insuperabili sul suo cammino, ostacoli prodotti da chi è preposto a incrementarne lo sviluppo.

Per risolvere questi immani problemi, causati da decenni e decenni di malgoverno, cosa stanno facendo coloro che si autodefiniscono nostri rappresentanti? Parlano, parlano, parlano, manovrano dentro i loro partiti o movimenti, si scindono, si riaccoppiano, continuano a fondare altri partiti, creano fondazioni, aiutano banche in fallimento perché mal governate da manager licenziati con indennità milionarie. Tutti, a sinistra al centro e a destra, senza escludere i pentastellati multicolori.

Migliaia di imprese chiudono o scappano, migliaia di giovani emigrano per cercare lavoro (la cosa più buffa è che riescono a trovarlo anche in Bulgaria, considerata la nazione più povera dell'Unione), migliaia di pensionati disperati cercano una spiaggia amica dove approdare, purché fuori dall'Italia, e questi nostri cosiddetti rappresentanti cosa fanno? Pensano a come dividersi e moltiplicarsi, per continuare a scarnificare quelle poche cose buone ancora in vita. Il pensiero è rivolto solo a legge e campagna elettorale, congressi, gazebo e riforme mal riformate, mentre i terremotati aspettano ancora un rifugio o un aiuto per il bestiame perso.

In cambio, come dicevo, queste imprese che delocalizzano, questi giovani che cercano lavoro fuori dall'Italia, i pensionati che vanno a sopravvivere lontani dalla patria e dagli affetti più cari, sono visti come fumo negli occhi e considerati i vigliacchi che hanno preferito scappare, anche da chi dovrebbe domandarsi, come ministro del lavoro, perché se ne vanno e trovare una soluzione al problema.

Restando sempre a Roma, quella antica e mitica che aveva conquistato tutto, vorrei ricordare Cicerone che, rivolgendosi a Catilina, il cattivo di turno dell'epoca, così lo apostrofava in Senato: “Quousque tandem, Catilina, abutere patientia nostra?”, che tradotto oggi, non in Senato ma nelle piazze, suonerebbe così: “Fino a quando, senatori deputati e politici tutti onesti corrotti e inetti, abuserete della nostra pazienza?”. Noi siamo pazienti quanto Giobbe, ma anche lui infine perse la pazienza… e allora sarà pianto e stridore di denti.

martedì 10 settembre 2013

Da popolo di poeti, artisti ed eroi a giustizieri della notte ed esportatori abituali

L’Orca sta divorando il Caimano
Ci siamo. Il ventennio, evidentemente, porta male. Dopo quello di Mussolini sta per essere abbattuto anche il ventennio di Berlusconi. Il Duce appeso per i piedi a piazzale Loreto, il Caimano appeso alle decisioni della Giunta del Senato, che questa notte, probabilmente, deciderà la sua decadenza da senatore, e comunque se non sarà stanotte, è solo questione di ore o di giorni. Tutte le armi che Berlusconi ha tirato fuori, in questi venti anni, per difendersi dalla famigerata gioiosa macchina da guerra di occhettiana memoria, sono risultate spuntate e bisogna riconoscere che quella macchina da guerra proprio gioiosa non è stata, almeno per lui.
Pur non avendo sottovalutato l’avversario, pur sapendo che i suoi avversari erano i comunisti, pur avendolo strillato ai quattro venti in tutte le occasioni e in tutte le lingue a tutta Europa, niente ha potuto contro un nemico organizzato quasi militarmente, diretto discendente di un partito che ha dominato per 70 anni la scena politica mondiale. Gli ingenui diranno: “ma non dire cazzate!! Il partito comunista è morto nell’89 con la caduta del Muro… in Italia ci sono rimasti solo Rizzo, Bertinotti  e un altro paio di nostalgici…”. Così è stato, in effetti, in quasi tutto il mondo. Ma noi siamo italiani e il nostro ingegno e fantasia superano di gran lunga ogni aspettativa, superando tutti nel trasformismo camaleontico. E così quella vecchia scuola ideologica è diventata negli anni Pds Ulivo Ds Margherita Quercia e tutto l’universo mondo vegetale, per approdare, per ultimo, nel Pd, confondendosi – nel frattempo – con altri soggetti liberali e progressisti, mentre continuava a tessere la sua tela sul territorio con una macchina organizzativa capillare, frutto di decenni di rivendicazioni aziendali, sociali e salariali.
Nei lunghi anni in cui la Democrazia Cristiana gli aveva concesso un’apertura di credito – il centro-sinistra – il Pci ha provveduto ad infiltrare le sue cellule nelle varie strutture del potere, e soprattutto nella magistratura, così che nel 1992 pensò fosse arrivato il momento del colpo di mano perpetrato attraverso la coercizione giudiziaria, ben sapendo che in politica non esistono santi. Per la prima volta fu coniato, nei riguardi degli avversari politici, il famoso teorema “non poteva non sapere”. L’Armata Rossa Giudiziaria fece fuori tutti i partiti istituzionali, Craxi fuggì in esilio, ed era già pronta a festeggiare la sicura prossima vittoria elettorale, quando – improvvisamente ed improvvidamente – venne fuori Berlusconi con “Forza Italia”, vinse le elezioni e ruppe le uova nel paniere agli onesti e laboriosi giustizialisti rossi, riciclatisi nel frattempo in Pds. Da allora la storia è sotto gli occhi di tutti gli italiani.
A Silvio Berlusconi, personalmente, posso attribuire solo una colpa: aver fatto del suo movimento o partito, un soggetto padronale con un solo indiscusso e carismatico leader. Si dice che Luigi XIV abbia pronunciato la famosa frase “Dopo di me il diluvio”. Berlusconi non serve che la pronunci: il finale già lo conosciamo.

Export made in Italy
Mentre a Roma, e precisamente nei palazzi presidenziali, si discetta sulla ineleggibilità o meno di Berlusconi, se sia il caso che il governo cada adesso o domani o tra un anno, se le regole che Renzi chiede siano pronte per poter eleggere il segretario, stabilire chi dovrà candidarsi premier e chi sono i candidati, in Italia – questa strana Nazione che ha 945più5 strani personaggi, scelti dai partiti e delegati a rappresentarci, che continuano, dicevamo, a discettare – aumenta in modo esponenziale l’export, tutto strettamente made in Italy.
Peccato che sia export di aziende soffocate da burocrazia e tasse che delocalizzano in Bulgaria, Polonia, Romania, Croazia e persino Svizzera, dove forse – ma non è certo – non produrranno la stessa eccellenza italiana, ma avranno modo di vivere e far vivere coloro che vi lavorano, mentre la nostra disoccupazione continua a crescere e siamo rimasti con l’unico segno “meno” tra i Paesi dell’Ocse.
Ma la fuga dal Bel Paese non è solo delle aziende o dei famosi cervelli. Diventano sempre più numerose le fughe anche dei cervelli “normali”, e cioè il piccolo commerciante, l’artigiano, l’inoccupato in cerca di primo lavoro e il disoccupato licenziato, lo studente che va a laurearsi all’estero e ci resta, il pensionato che non arriva a fine mese. La mia cassetta e-mail è sempre più piena di lettere di persone che chiedono informazioni e consigli per venire ad abitare in Bulgaria, e immagino quanti blog e siti, molto più noti del mio, possano essere oberati e tartassati da questo genere di lettere. Voglio sperare che almeno i pastori non delocalizzino le loro mucche nei Paesi confinanti, con la scusa della transumanza, avremmo formaggio italiano made in Ue.


Dove andremo a finire? E’ la domanda che si fanno milioni di italiani, alla quale sinceramente non so rispondere. A titolo personale, una risposta me la sono data, e infatti oggi sono andato a vivere in Bulgaria, domani forse in Polonia. Per chi rimane posso solo sperare che il buio finisca, ma la galleria è molto lunga…

giovedì 18 luglio 2013

Perché vergognarsi?...

Perché vergognarsi se, in media, una donna al giorno muore ammazzata, vittima di stalking da parte di mariti, fidanzati e pazzi in libertà, che decidono come e quando far fuori la vittima designata, e dopo piangere perché si poteva evitare?

Perché vergognarsi se quasi giornalmente degli innocenti vengono falciati sulle strade da auto pirata, che otto volte su dieci sono guidate da romeni, magrebini, moldavi, zingari e clandestini ubriachi e drogati, che il giorno dopo continuano a circolare liberamente sulle nostre strade?

Perché vergognarsi se un’antichissima banca toscana, diretta da sinistrorsi ladri truffatori e delinquenti vestiti da manager, va sull’orlo del fallimento e lo Stato la salva dalla bancarotta con i soldi degli italiani, mentre dei colpevoli non si sa niente?

Perché vergognarsi se due nostri governi inetti e imbelli, dopo 17 mesi, lasciano ancora in mano al governo indiano due nostri fucilieri innocenti, che svolgevano il loro compito con responsabilità al servizio dello Stato e della comunità internazionale? Perché vergognarsi se tutta la vicenda è stata affidata a ministri incapaci e incompetenti di diritto internazionale?

Perché vergognarsi se, in barba ai diritti dei rifugiati e ai diritti per l’infanzia, in soli tre giorni siamo riusciti a consegnare una mamma con una bambina di sei anni , nelle mani di uno Stato considerato canaglia, quando circolano sul nostro territorio clandestini con decine di fogli di via? Perché vergognarsi se un console kazako entra ed esce dalle nostre questure facendo il brutto e cattivo tempo?

Perché vergognarsi di essere considerati meticci da una ministra congolese naturalizzata italiana? E perché vergognarsi se è un’incompetente e non conosce le nostre leggi? In fin dei conti lei era solo un’oculista e le è stato conferito questo incarico perché si integri ulteriormente nel tessuto sociale e linguistico e perché la sinistra dimostri al mondo che non siamo un popolo razzista.

Perché vergognarsi se politici ciarlatani che hanno rubato milioni di euro, rei confessi, invece di marcire in galera buttando le chiavi, scontano le loro malefatte nei conventi o ai domiciliari, mentre una pensionata di 80 anni che ruba per 20 euro in un supermercato, invece di essere aiutata perché non riesce a sopravvivere, viene condannata a due mesi e mezzo?

Perché vergognarsi se una Presidente della Camera dei Deputati vuole vietare la manifestazione di Miss Italia? A suo giudizio è molto meglio partecipare al Gay Pride con allegra sfilata di inguardabili culi froceschi piuttosto che le meravigliose fattezze muliebri di bellissime ragazze in costume. De gustibus… Se poi, nell’agenda parlamentare ha la precedenza il matrimonio tra gay o la casa agli zingari, invece che l’occupazione, la ripresa economica, il sostegno alle imprese e ai pensionati che non riescono a sopravvivere, la legge elettorale e le riforme costituzionali, allora se pensate ancora che l’Italia abbia bisogno di questa gente, continuate a votarla.

Perché vergognarsi se non si trovano i soldi per abolire l’Imu e non aumentare l’Iva? Se sommiamo tutte le spese inutili, i privilegi dei politici e non, gli stipendi faraonici, il dimezzamento del Parlamento, il finanziamento pubblico ai partiti, la corruzione, l’evasione, le province, i consiglieri vari che non consigliano e costano, gli enti e baracconi politici inutili, ecc. ecc. ecc., non dovremmo far finta di andare a cercare i soldi per l’Imu e l’Iva, ma ne avremmo a iosa per rimettere in sesto l’Italia.

Per concludere, perché vergognarsi? Caro connazionale, corregionale o concittadino, questa gente è stata votata dal popolo italiano, o almeno da quelli (ancora in maggioranza) che hanno votato, e ogni popolo ha il governo che si merita. Quindi, pensiamoci bene la prossima volta. Riguardo alla mia persona, mi ritengo un fortunato, perché ho avuto la possibilità di poter emigrare in Bulgaria, dove ancora si riesce a vivere decorosamente con una pensione di mille euro. A chi ancora può, consiglio vivamente di guardarsi intorno e cercare il posto dove poter trascorrere serenamente la vecchiaia. L’attaccamento e l’amore per l’Italia è forte, né ce lo può affievolire questa funesta classe politica, ma la vera Patria è il luogo che ci permette di vivere tranquilli e in modo dignitoso – se il Padreterno ci assiste anche con la salute – gli anni che ci rimangono.

Renata, la mia compagna polacca – ma con un profondo amore per l’Italia – è quotidianamente incazzata guardando in Tv, dalla Bulgaria, quello che succede in casa nostra, mentre io sono pacato e distaccato. Lei, poverina, che non si è integrata culturalmente al nostro modo di vivere e di pensare, si domanda continuamente perché gli italiani non scendono in piazza per cancellare questo sistema e questa classe politica, come hanno fatto loro in Polonia. Non ha ancora capito che noi abbiamo un modo tutto nostro di protestare, anche vigorosamente: su Facebook, su Twitter o sui giornali on line, e che per scendere in piazza bisognerà aspettare che l’Italia pallonara rivinca un giorno i mondiali o anche gli europei.

mercoledì 17 aprile 2013

Siamo veramente alla frutta?


“Buongiorno, signor Antonio,
mi chiamo …., sono italiano, 40 anni, residente a … (Lombardia, nota mia).
Sono in cerca di lavoro, e data l’impossibilita’ di trovare in Italia, sto cercando anche all’estero, sono disposto a trasferirmi ovunque, perche’ ho bisogno di lavorare.
Ho gia' lavorato 5 anni in Russia presso filiali di aziende italiane (settore costruzioni) in ambito amministrativo e direzionale. Sono laureato in Scienze Politiche indirizzo internazionale con 105/110. Parlo russo e inglese in modo fluente. Ho vissuto 4 anni in Danimarca e 5 anni a Mosca. Attualmente sono in possesso del visto per la Russia, scadenza novembre 2013. Non sono sposato, non ho figli, sono disponibile a trasferimenti all'estero anche per sempre. Sono disposto a svolgere qualunque mansione anche se mi sento piu’ portato per posizioni afferenti il controllo di gestione, o amministrazione, o di corrispondente commerciale. Ho diploma di ragioniere programmatore, quindi posso anche svolgere mansioni in campo contabile e informatico. Non ho pretese particolari, non mi interessano aspetti burocratici e contrattuali, non ho bisogno di contratto expat mi va bene essere trattato come lavoratore “locale” alle condizioni locali, ho semplicemente molto bisogno di lavorare (putroppo, pur essendo cittadino italiano, non godo in Italia di alcun tipo di “welfare” di sostegno). Cerco serieta' e offro in cambio serieta'. 
Sperando che lei possa darmi qualche indicazione, invio cordiali saluti. 
X X……… ……….. +39 3400000000”.
CURRICULUM VITAE
Esperienze di studio:
- Dal 1980 al 1984 ho frequentato la Copenhagen International School vivendo in Danimarca.
- Nel 1990 ho effettuato un periodo di studio negli Stati Uniti come exchange-student.
- Diploma di perito commerciale e ragioniere programmatore informatico, 1992.
- Laurea in Scienze Politiche con specializzazione in relazioni internazionali, nel 1998 presso la Facoltà “C.Alfieri” di Firenze; la tesi, riguardante la politica della Gran Bretagna in Medio Oriente negli anni ‘50, ha comportato attività di ricerca presso gli archivi del governo britannico a Londra. Votazione finale: 105/110.
Lingue conosciute:
Inglese - conoscenza fluente, sia orale che scritta;
Russo – conoscenza fluente, orale e scritta;
Francese – conoscenza a livello scolastico.
Tedesco – comprensione a livello scolastico;
Conoscenze informatiche:
Come programmatore informatico ho appreso i linguaggi Cobol, Pascal, Db3, il sistema operativo DOS, Windows, i sistemi AS/400 e SAP/3 per la gestione aziendale. Ho una conoscenza di base del sistema CAD.
Ho ricoperto la funzione di webmaster presso il Gruppo XX.
Esperienze lavorative:
- 2009-12:  vice-direttore di filiale a Mosca (Russia) per societa’ cantieristica italiana. Il mio ruolo prevede responsabilita’ riguardante: logistica, trasporti, gestione del personale, buste paghe, contabilita’, supervisione degli acquisti, ricerca fornitori, gestione alloggi del personale, contratti di fornitura, organizzazione trasferte e documenti (visti, registrazioni, ecc.), reportistica per la sede in Italia. 
- 2006-08: impiegato amministrativo e webmaster presso il Gruppo XX, consorzio di rivenditori di materiali per l’edilizia, con sede in Reggio Emilia. Mansioni principali: raccolta e elaborazione dati di vendita del Gruppo; gestione delle comunicazioni all’interno del Gruppo composto da oltre 60 aziende associate.
- 2005-06:  impiegato a Mosca (Russia), presso il Gruppo XX (settore impianti e costruzioni). Ivi ho ricoperto funzioni amministrative di control management; analisi dei costi per i vari cantieri, reporting alla casa madre in Italia, implementazione della contabilità, registrazione di documenti contabili russi sul sistema contabile italiano.
- 2000-04:  addetto alla programmazione della produzione presso XX Spa, stabilimento di Volta Mantovana. Programmazione tramite utilizzo dei sistemi AS/400 e SAP/3; monitoraggio e analisi dei dati di produzione giornaliera, reportistica alla Direzione aziendale; raccordo con Ufficio commerciale.
-1997-2000:  Impiegato tecnico di magazzino, presso XX spa di Gonzaga (Mn), azienda di verniciature industriali.

Dopo aver letto per anni, dall’esilio bulgaro, le e-mail di tanti nostri connazionali in cerca di notizie sulla Bulgaria e delle attività che sarebbe possibile intraprendere qui, pur di uscire dal tunnel senza fine che ha oscurato l’Italia; dopo quello che televisioni e giornali raccontano tutti i giorni sul fallimento di imprese, sulla disoccupazione sempre crescente,  sulla corruzione in seno all’amministrazione pubblica, sulle tasse, sugli sprechi, sulla casta dei politici e i loro vitalizi da sceicchi, sulla ingovernabilità conseguente alle recenti elezioni e sui pregiudizi nella formazione di un governo che potrebbe portare danni al proprio partito, senza guardare al grande problema dell’Italia ormai alla canna del gas… ebbene!... ricevere ieri l’altro questa e-mail con accluso CV, spedita a me che non sono un ufficio di collocamento ma un semplice pensionato, mi ha sconvolto ancor più, facendomi mancare il respiro.
Questa è la richiesta di un giovane che non è alle prime armi, ha già avuto esperienze lavorative interessanti, con conoscenza di più lingue e laurea, eppure oggi è disoccupato, come milioni di altre persone che dall’oggi al domani si trovano davanti a un baratro. Gente che non chiede aiuti o assistenza ma soltanto un LAVORO per poter continuare a vivere, accontentandosi magari di essere sfruttati e sottopagati, gente che dignitosamente vorrebbe mettersi al servizio della società e del Paese per crescere insieme.
E i politici, pentastellati compresi, cosa aspettano a caricarsi degli oneri per i quali sono stati eletti e fermare la carneficina di suicidi di imprenditori, pensionati e cittadini che dopo aver perso la speranza, stanno perdendo anche la dignità umana?
Vi prego di condividere e far girare questo post…  Mi auguro che qualche anima buona possa leggerlo e sia in grado di ridare, con un lavoro, dignità a questo giovane quarantenne che dovrebbe avere solo certezze e al quale invece è stata tolta anche la speranza. In privato potrò fornire le generalità complete a chi possa essere interessato. Grazie. 


sabato 13 aprile 2013

Governo Bersasconi? No, grazie! I Migliori siamo noi


Non hanno capito niente. E hanno anche la sfacciataggine di pensare di essere i migliori. E in effetti lo sono: figli di quel “Migliore”, nomignolo attribuito a Palmiro Togliatti; questi piddini sono ancora i resti di quel partito, che giustamente Matteo Renzi vorrebbe rottamare. Al suo interno convivono molte anime, anche di estrazione cattolica, ma il comando è ancora in mano agli ultimi resti del comunismo nostrano camuffatosi negli anni nelle più disparate sigle. La gente continua a suicidarsi, le imprese chiudono una dopo l’altra, la disoccupazione aumenta, miracolosamente sindacati e imprese si alleano per restare a galla a salvare il salvabile, e quest’ultimo figlio della falce e martello si arroga il diritto di considerare impresentabili 10 milioni di elettori, così quanti sono quelli della coalizione di sinistra. In nome del cambiamento, dice. Quale cambiamento? Siamo nello stallo più completo e organizza anche manifestazioni contro la povertà. Se continua così siamo nella miseria, altro che povertà.
Ormai tutti hanno capito che con Grillo non si può non soltanto andare a braccetto ma neanche rivolgergli la parola… e allora cosa aspetta a mettersi seriamente al tavolo della concorrenza più immediata? Ha paura di perdere voti più di quanti ne abbia perso finora? Per questo veramente piccolo uomo conta solo il potere e il partito, che tra l’altro sta già sgretolandosi, avendo capito molti che dei problemi dell’Italia non gli importa niente. Questa è la gente che bisogna rottamare e mal glie ne incoglie a Renzi che vorrebbe un partito dinamico, trasparente e moderno. Il primo a sbagliare è stato lui a entrarci in questo partito, che ha come primo obiettivo l’occupazione di tutte le leve del potere e con un terzo dei voti comandare su tutto. Dopo Camera e Senato, adesso l’obiettivo è il Quirinale, che Napolitano, memore dei suoi trascorsi – anche se talvolta ha fatto il pentito – vorrebbe facilitare in tutti i modi. Questa è l’Italia e noi italiani ce la meritiamo tutta, perché la valanga grillina che purtroppo è solo distruttiva, non ci aiuterà a uscir fuori dal pantano.
E’ ora veramente di affidarsi agli uomini di buona volontà che tanto declama Papa Francesco, ma sembra che in terra italiana non ne siano rimasti o forse gli italiani non li abbiano votati. Se dovessimo andare di nuovo alle elezioni, e penso sia anche presto, ricordiamoci di inserire tra i candidati, anche part time, Francesco Vescovo di Roma. Già soltanto con il suo sorriso darebbe un po’ di speranza a quest’Italia e a questi italiani ormai allo stremo.

Sono trascorsi 48 giorni dalle elezioni e ancora non abbiamo un governo. In Bulgaria sono state indette nuove elezioni per il 12 maggio. Qualcuno vuole scommettere una cena che quando la Bulgaria avrà un nuovo governo, in Italia saremo ancora in alto mare? Speriamo non annegati.

martedì 23 ottobre 2012

Rosario Trefiletti: la soluzione a tutti i problemi



Con il mestiere di pensionato le mie ore davanti allo schermo televisivo si allungano sempre di più, così che durante il giorno passo da un canale all’altro, seguendo soprattutto i programmi di approfondimento Rai Mediaset e La7, che riguardano la politica, la cronaca nera, il sociale, la giustizia, il gossip e ogni altra novità che quotidianamente ci propone questa tormentata Italia. D’altronde, da quando vivo in Bulgaria, questo è l’unico modo autolesionistico per ingrossare il mio fegato.
Ogni programma è presentato dai soliti conduttori o conduttrici che invitano opinionisti, politici, giornalisti, attori, psicologi, magistrati, cattedratici e talvolta anche gente comune, a commentare gli avvenimenti o i personaggi in scaletta.
Vi siete mai trovati a guardare un campo di grano in estate? E’ una magnifica e lunga distesa di spighe dorate dove talvolta vedrete spuntare il rosso di un papavero. E’ la stessa impressione e lo stesso convincimento che ho avuto e che tuttora mi pervade quando vedo queste trasmissioni.  Cambiano gli invitati che rappresentano il campo di grano, ma il papavero rosso in mezzo al campo è sempre lo stesso. Vorrei che notaste, se vi appassionano questi programmi, il papavero fisso che sta sempre tra gli invitati che cambiano: Rosario Trefiletti, presidente della Federconsumatori.
Per qualche tempo ho pensato fosse dipendente Rai, poi vedendolo anche in altri canali, mi sono ricreduto. Per carità, Rosario Trefiletti è uomo preparato, penso. Ha una dialettica e loquacità non comuni, è presidente di un ente preposto alla difesa dei consumatori e interviene sempre, anche con calore e competenza, sia in difesa del cittadino singolo che della collettività e molte volte mi trovo d’accordo con le sue tesi nei confronti, spesso anche aspri, tra i vari opinionisti.
La frequenza quasi quotidiana in questo circuito televisivo di opinionisti che cambiano e del Trefiletti che, imperterrito, è sempre in onda, mi spingono a pensare: chi è questo signore? perché è invitato costantemente? forse perché non viene pagato? o forse perché, beato lui, è onnisciente e ci illumina su ogni argomento? I miei dubbi restano nella mia mente e solo adesso li esprimo per iscritto. Vado su internet e alla voce Rosario Trefiletti, della quale allego il link (http://www.federconsumatori.it/ilpresidente.asp) trovo il suo curriculum, dal quale apprendo, nelle informazioni personali, che è presidente della Federconsumatori, mentre nella esperienza lavorativa ha operato dal 1963 al 1975 alla Raffineria di Rho, dal 1975 a oggi, con più incarichi, nel sindacato Cgil, ha svolto stage in Olanda e Australia ed è diplomato in chimica. Il link evidenzia in rosso che il Trefiletti percepisce per pensione di vecchiaia un reddito netto annuo di 30.102 euro e non percepisce alcun compenso dalle presenze televisive o da ogni altro evento cui partecipa.
Mentre prendo atto delle parole evidenziate in rosso e non ho motivo di dubitarne, esprimo comunque i dubbi che mi rimangono: Rai Mediaset e La7 lo invitano giornalmente solo perché è a costo zero o perché ha una soluzione a tutti i problemi, come sembra? Non vorrei che quel papavero rosso nel campo di grano, di cui parlavo prima, fosse un inizio di gramigna che infesta il campo… anche questo signore, come noto dal suo curriculum, se ha lavorato veramente, lo ha fatto solo per 12 anni, poi è passato alla politica sindacale, e ora alle chiacchiere televisive bla bla bla. Non so cosa ne pensi Renzi, ma per me va rottamato anche lui…

lunedì 27 agosto 2012

I "Visitors" si stanno impadronendo dell'Europa


La conquista è iniziata undici anni fa con l’ingresso nell'euro. Molto tempo prima era iniziata la farsa dell’Unione Europea. I Visitors sono entrati nei corpi e nelle sembianze dei politici più eminenti d’Europa e giorno dopo giorno, senza guerre, senza spargimento di sangue e milioni di morti, ci stanno dominando in modo pacifico ma subdolo. Tutto è stato studiato in modo scientifico e diabolico. I capi di Governo e di Stato e i più grandi economisti d’Europa sono stati programmati per la progressiva autodistruzione del nostro vecchio continente. Quelle orribili viscide creature dal sangue verde sono entrate e si sono trasformate nei presidenti e governatori del Fondo Monetario Internazionale, della Banca Centrale Europea, della Bundesbank e di tutte le maggiori banche d’Europa. Adesso sono soltanto loro a comandare per il tramite della Merkel, vecchia brutta e antipatica, mentre nella fiction televisiva di parecchi anni fa era molto più bella ed attraente.
Con l’euro moneta unica i singoli Stati, che progressivamente vi entrano a far parte, perdono la loro sovranità che delegano alla Banca Centrale Europea, la sola che può stampare moneta. Bulgaria, Repubblica Ceca, Danimarca, Lettonia, Lituania, Ungheria, Polonia, Romania e Regno Unito resistono ancora imperterrite, né penso che mai vi entreranno, visti i risultati disastrosi delle Nazioni che lo hanno adottato.
Ho incontrato casualmente, in Bulgaria, uno di questi Visitors, un alieno pentito fuggito dall’Europa dell’euro, un po’ alticcio e in vena di confidenze perché non abituato a bere rakia. Mi ha confidato che pochi di loro hanno potuto completare l'attuale trasformazione, ma presto gli Stati saranno costretti a vendere i beni più preziosi per poter sopravvivere, poi gradatamente, quando i cittadini arriveranno alla fame, ognuno di noi venderà a loro il proprio sangue in un estremo tentativo di sopravvivenza, che sarà l’ultimo. Solo allora, ma troppo tardi, i popoli d’Europa capiranno di essere stati tratti in schiavitù senza colpo ferire.
Quando gli ho detto che sono un italiano espatriato in Bulgaria, il Visitor pentito mi ha tranquillizzato. Per l’Italia non sono stati adottati trasformismi tra i politici, i sindacalisti e le autorità della nostra Nazione. Hanno preso questa decisione dopo che uno studio su queste persone ha chiaramente dimostrato che non abbiamo bisogno di trasformisti, gli originali che abbiamo ci condurranno dritti  all’autodistruzione, probabilmente anche prima della Grecia.

domenica 10 giugno 2012

Diventeremo tutti Grillini?



Mentre scrivevo il titolo mi è venuto il dubbio a chi potesse riferire il lettore quel “Grillini”: forse all’ex deputato ds presidente dell’Arci-Gay, o ai seguaci di Beppe Grillo chiamati oggi comunemente “grillini”? Nel primo caso ci sentiamo solidali con l’ex deputato gay essendo stati ed essendo tuttora vessati e proni a uno Stato, a un governo e una classe politica che ci sta sodomizzando senza neanche chiederci se preferiamo il burro o la vaselina; nel secondo caso, se “grillini” è riferito ai seguaci di Grillo, sono ancora più preoccupato, perché – dopo essere stati presi per il culo dallo Stato, dal governo e dalla classe politica – adesso offriremo la restante verginità al guitto di turno con l’asso nella manica (quando “asso nella manica” non sta per soluzione del problema, ma per baro, imbroglione, arruffapopolo).
Dalla Treccani estrapolo: ””Castigat ridendo mores – Frase latina (“corregge i costumi col ridere”) composta dal letterato francese J. de Santeuil (sec. 17°) per il busto d’Arlecchino che doveva decorare il proscenio della Comédie Italienne a Parigi; si ripete talora riferendola a persona che sa ammonire senza che nelle sue parole si senta il rimprovero, e spec. a scrittore che dà insegnamenti morali attraverso forme letterarie apparentemente leggere e, comunque, divertenti””. La differenza con la citazione la fa Beppe Grillo con le sue battute triviali e i suoi “vaffa…”.
Se apriamo Facebook troveremo migliaia e migliaia di Grillo che friniscono tutti i problemi di questa nostra povera Italia. Purtroppo i problemi dell’Italia li conosciamo tutti, quello che è impossibile trovare è il Benaltro che li risolva. Quante volte abbiamo detto “Qui ci vuole ben altro”? Ebbene, è questo Benaltro che non si trova. Il comico genovese, a differenza degli anonimi grilli feisbuchiani, ha dalla sua la notorietà e la verve umoristica e barzellettiera scritta da qualche autore, che lo rendono popolare e simpatico agli occhi dei disperati che non ce la fanno più e cercano in lui l’ancora di salvezza. Ma questo è un guru che non fa miracoli. Elenca solo le macerie che tutti vedono ma a noi serve chi sa ricostruire.
In un’Italia, ridotta allo stremo da tutti i partiti politici corrotti e parassiti, da affaristi di Stato, da professori tecnici collusi che sostituiscono politici corrotti e politica inetta, dalle banche, dai sindacati, dai poteri forti e dalle caste, oggi i “grillini” – sottovalutati a parole dall’ormai onnipresente uomo del Colle – stanno proponendosi come una delle dieci bibliche piaghe, e allora forse passeremo veramente dalla padella alla brace. Le amministrative hanno fatto suonare il primo campanello di allarme e presto arriveranno le politiche.
Se l’attuale classe politica e tecnica succhiasangue, non saprà dare un futuro credibile all’Italia prima delle prossime elezioni, nel 2013 avremo l’invasione delle cavallette a 5 stelle, che non potranno essere la salvezza ma sicuramente la nostra definitiva condanna, e nessun Faraone potrà salvarci, perché ogni popolo ha il governo che si merita.
Ma, a mio parere, il nuovo vero grande partito che raccoglierà la maggioranza assoluta sarà, purtroppo, quello degli astenuti, al quale mi aggregherò, probabilmente, anch’io. Per adesso sto alla finestra e aspetto…

venerdì 4 maggio 2012

Le vedove del governo Monti


“E’ tutta la sera che ti rigiri nel letto, stai male?”. “Sto bene ma non riesco a dormire, domattina scade la cambiale del signor Mario e non abbiamo i soldi per pagarla”. La moglie, molto più pratica del marito: “E di cosa ti preoccupi? Vedrai che tra poco tu di sicuro dormirai e il signor Mario starà sveglio”. Prende il telefono e forma il numero del signor Mario. “Pronto, chi è?”. “Signor Mario, sono la moglie di Rossi. Le volevo dire che i soldi per pagare la cambiale domani non li abbiamo” e attacca. Poi, rivolta al marito: “Ecco, adesso puoi dormire tranquillo perché è lui che non dorme stanotte”.
Questa è una vecchia barzelletta che potrebbe anche far ridere se non fosse il prologo ai tragici e tristi eventi che giornalmente i Tigì ci raccontano. Mi riferisco ai suicidi di imprenditori che tracollano e lavoratori disoccupati che preferiscono la morte alla vergogna e al disonore. Vergogna e disonore non dovuti al fatto che abbiano commesso qualche delitto particolarmente riprovevole e ignominioso, ma perché non sono stati in grado di pagare le tasse o i contributi o i dipendenti o perché non hanno portato a casa lo stipendio per la famiglia.
Aziende costrette a chiudere o fallire per colpa della crisi economica o per colpa dello Stato che esige subito i crediti mentre  paga dopo anni i debiti per lavori eseguiti dalle imprese. Imprenditori che, dopo una vita di duro lavoro, vengono fagocitati da Equitalia, Agenzia delle Entrate e Stato imbelle che anziché proteggere i suoi cittadini li vessa togliendo loro anche la dignità.
Cresce sempre più impetuosa la domanda degli italiani: Fino a quando, governo Monti, abuserai della nostra pazienza? I mesi passano e i suicidi aumentano: oggi siamo arrivati a 32. Imitando le madri di Plaza de Mayo del famigerato regime argentino, anche in Italia sta nascendo il movimento delle vedove e orfani del governo Monti. Con la differenza che in Argentina cercavano i figli scomparsi mentre in Italia piangono i propri uomini suicidati dallo Stato.
Quante altre anime bisognerà sacrificare sull’altare della famelica Equitalia e sugli interessi privati di una politica e di politici intenti a riempire le proprie greppie? Ieri abbiamo assistito al primo accenno di rivolta singola armata e pericolosa. Non tutti sono disposti a subire passivamente situazioni delle quali non hanno colpe e se questi sintomi attecchiscono e fanno da apripista, assisteremo presto a gesti sempre più inconsulti da parte di chi pensa di non aver più niente da perdere. E allora mi auguro che siano rivolti verso i nostri politici – responsabili unici del disastro economico in cui versiamo – e non verso altri cittadini incolpevoli e inermi.
Monti ci chiede suggerimenti dove tagliare le spese. Non bisogna essere ragionieri generali dello Stato per rispondere subito: iniziate voi tutti a decimare, non a tagliare, i vostri stipendi e le vostre pensioni, abbattete tutti i privilegi di cui godete, diventate cittadini comuni, così potrete capire le sofferenze degli altri e trovare le soluzioni più eque.
Cominci Monti, i suoi ministri e tutto il Parlamento e cominci l’Uomo del Colle a dare l’esempio: il suo apparato costa al cittadino italiano quasi quanto le spese governative dell’intera Europa, con oltre 2000 dipendenti, e poi continuino tutti a dare l’esempio vero, concreto; e smettetela di prenderci per i fondelli con leggi truffaldine solo a vostro beneficio. Basterebbe risparmiare sugli sprechi e sui privilegi della sola amministrazione statale ed istituzionale e cercare ancora più approfonditamente i veri grandi evasori, ed ecco che una gran parte dei nostri problemi sarebbe risolta, senza dover chiedere ancora soldi a chi non li ha. La pazienza degli italiani è tanta, ma anch’essa ha un limite.

giovedì 9 febbraio 2012

I giovani in politica... il nostro futuro

ESEMPIO LAMPANTE DELLA NOSTRA ATTUALE CLASSE POLITICA


“ … Purtroppo mi rendo conto che nonostante Lei abiti all'estero è pure a perfetta conoscenza della bruttissima situazione (per non dire drammatica) che sta attraversando l'Italia.
Io ho 21 anni, e ovviamente sono cosciente e consapevole del futuro poco roseo e promettente che può offrire l'Italia ai giovani, ma siccome oltre al realismo deve esserci sempre un pizzico d'ottimismo, sostengo che non bisogna mai mollare!
Per esserci qualche miglioramento, non solo in Italia, ma in tutta la società europea e mondiale, bisogna tagliare la strada a tutti i mascalzoni, farabutti e corrotti che hanno solo lo scopo di arricchirsi e di fare del male agli altri e bisogna spalancare le porte a quelle persone che credono ancora in determinati valori, a quelli che diventano felici avendo l'indispensabile e a tutte quelle persone autentiche che sono disposte ad aiutare solo per il piacere di fare del bene.
Capisco che può sembrare utopico, ma bisogna sempre cercare di crederci, perchè la speranza è sempre ultima a morire...
Tanti affettuosi saluti. Vincenzo I.”.

E' il testo della e-mail, inviatami da un giovane lettore palermitano, che ha letto il mio ultimo post. Sono parole che mi hanno inumidito gli occhi e fatto salire un groppo in gola, perché – non ostante quel che si può pensare dei giovani di oggi – questi sono i veri valori che nella quasi totalità ognuno di loro porta dentro. Si legge tra le righe tutta la candida sincerità di un ragazzo che crede ancora, vuole credere, in un futuro migliore, fatto di gente disposta a sacrificare il proprio io in favore della collettività, fatta di gente che crede e pratica la solidarietà, ancor più stoica quando si vive e si opera in un contesto sociale e geografico che spesso punisce i cittadini onesti e laboriosi.

Caro Vincenzo, mi auguro che la tua utopia possa diventare un giorno realtà o che si avvicini almeno a quei parametri di vita civile vivibile che ognuno di noi sogna. Perché diventi realtà ha bisogno di tanti giovani come te, che gradualmente entrino nei gangli della politica, pronti a sostituire le vecchie pantofole che stanno portando l'Italia in rovina. Fortunatamente “trote” in politica ce ne sono pochi. Giovani che si interessano della cosa pubblica, a livello locale, ce ne sono tanti e la maggioranza di loro ha le tue stesse aspirazioni.
Ma dovete cominciare a sgomitare, essere sempre più insofferenti e scalzare l'attuale classe politica incapace e corrotta. Non importa di che partito siano, purché siano giovani. Il più conosciuto mi sembra sia il sindaco di Firenze Matteo Renzi. Non abbiamo le stesse idee, ma è un giovane che porta aria e idee nuove nella politica e penso sia anche onesto. Mi piace perché ha scosso i pachidermi e le mummie sacre del suo partito, che lo vedono come fumo negli occhi. Giovani come lui, in ogni partito, ce ne sono tantissimi, ma dovranno faticare moltissimo per mandare via questa accozzaglia di politici mafiosi attaccati alla poltrona e al potere, che sono riusciti a delegare la loro inettitudine a gente che di professione facevano i cattedratici.
Caro Vincenzo, mi dici che per migliorare questa società bisogna tagliare la strada ai mascalzoni, ai farabutti e ai corrotti, ma la mia poca esperienza mi porta a concludere che il pesce puzza dalla testa. In Italia abbiamo i nostri delinquenti e quelli che partono da altre nazioni per venire a delinquere da noi, perché hanno non la certezza della pena ma quella dell'impunità. L'Italia è la nazione dove un cittadino può perdere la casa perché non ha pagato il canone Rai mentre chi non ha mai pagato le tasse circola liberamente senza problemi. L'Italia è la nazione dove si possono liberare feroci assassini per decorrenza dei termini di carcerazione o perché il giudice non ha depositato le motivazioni della sentenza. In Bulgaria mi rendo conto che sempre più persone vogliono lasciare l'Italia per cercare un futuro migliore. Vigliacchi che si arrendono? No... gente disgustata e stanca che non ne può più o pensionati che non riescono a sopravvivere.
Epperciò torno a ripeterti: liberatevi voi giovani, e liberateci, prima di tutto di questa casta che ha fatto del Parlamento la greppia per i suoi loschi affari. Vorrei tanto avere il tuo entusiasmo e le tue speranze, purtroppo debbo dirti che sono riusciti a togliermi la fiducia nello Stato. Solo i giovani si salvano.
Non passa giorno che non venga alla luce un latrocinio perpetrato da qualcuno di questi parassiti. Sono passati venti anni dallo scandalo di Mani Pulite che tu puoi leggere soltanto sui giornali, perché avevi solo un anno. La corruzione scoperta in seno ai partiti venti anni fa, invece di sparire si è decuplicata, perché sanno che in Italia chi paga è solo il debole e il comune cittadino.
Solo quando sarà resa innocua l'odierna classe politica si può pensare a ricostruire l'Italia con giovani come voi che porteranno ottimismo, esuberanza e soprattutto onestà nel Parlamento e nella pubblica amministrazione, ma con l'intelligenza e l'accortezza di andar via al massimo dopo il secondo mandato, onde evitare di diventare - con la vicinanza al denaro e al potere - come loro o peggiori.




domenica 5 febbraio 2012

Gli italiani e la mania del posto fisso


Negli anni sessanta, quando il motore Italia era al massimo dei suoi giri per lasciarsi indietro le tragedie della guerra, le industrie avevano ripreso la loro produzione e la ricostruzione era ormai una realtà consolidata, il sogno di tutti i genitori era poter dare ai figli quel benessere e veder realizzate per loro quelle speranze di cui non avevano potuto usufruire essi stessi per un dannato conflitto che aveva trascinato l'Italia in uno stato di miseria.
Un genitore che riusciva a far diplomare o laureare un figlio, a costo di immensi sacrifici, aveva coronato il sogno della sua vita. Un figlio laureato o diplomato significava la certezza di un posto di lavoro in qualsiasi azienda, se poi fosse entrato in un settore della pubblica amministrazione era come aver fatto un 13 al totocalcio. Sì, perché allora se volevi giocare e tentare la fortuna c'era soltanto il lotto e il totocalcio. Oggi c'è l'imbarazzo della scelta come poter giocare quei pochi soldi che ci danno la possibilità di un sogno che poi difficilmente si avvera, per cui continuiamo a ingrassare lo Stato che ormai è l'unico biscazziere legalizzato.
Per cinquanta e passa anni entrare a lavorare nella pubblica amministrazione ha avuto un solo significato: avere il posto fisso per eccellenza. Una anomalia tutta italiana, causata da una fame antica. Un uomo o una donna inizia a venti-venticinque anni e ne esce a sessanta o anche meno per andare in pensione. Anche nelle grandi fabbriche, pur se in modo diverso, si è ottenuto lo stesso risultato. A questo ci hanno pensato le battaglie sindacali, il lassismo dello Stato e dei politici a concedere sempre e tutto nelle concertazioni, il famigerato art. 18 intoccabile perché alla base di una conquista che si poteva acquisire solo in Italia; in ogni caso l'azienda in difficoltà, avrebbe poi chiesto e ottenuto dallo Stato gli aiuti e le sovvenzioni perché il baraccone non crollasse.
Oggi che siamo al redde rationem, costretti a raschiare il fondo della pentola con la speranza di tirar su qualcosa, ci accorgiamo improvvisamente che se si spende più di quanto si produca, bisogna rifare i conti perché qualcuno ci ha fregato. Il popolo italiano non riesce ancora a credere ai suoi occhi. Sì, è vero, c'è una crisi mondiale che ci attanaglia, ma l'Italia non è entrata in crisi in questi ultimi due anni. L'Italia è in crisi da almeno dieci anni, da quando non c'è crescita produttiva, e la ricchezza di una nazione sta nella produzione. Noi invece, anzi i nostri politici, hanno speso più di quanto abbiamo prodotto, abbiamo avuto la peggior classe politica inetta e incapace da quando esiste l'Italia, unita solo quando ha pensato ai propri emolumenti, poi invece litigiosa, affaristica, corrotta.
Ci ritroviamo, così, con un governo tecnico votato da nessuno, voluto da un Presidente che - non richiesto e non costituzionalmente - ha in pratica preso le redini del potere indirizzandoci, oggi, verso ulteriori sacrifici economici che gli italiani non riescono più a sopportare, anche perché si accorgono che quelli che dovrebbero essere i primi a rinunciare a una parte degli stipendi faraonici sono in realtà i più ritrosi. Sappiamo oggi che il tesoriere della Margherita ruba 13 milioni di euro e tutto rientra nella normalità. Addirittura il ladro vuole patteggiare restituendo solo 5 milioni. Patteggiare? In qualsiasi altro Stato sarebbe già in galera per cinquant'anni, in Italia si tratta una parte della restituzione: E poi restituire a chi? Alla Margherita? Questi sono soldi tolti dalle tasche degli italiani in modo truffaldino, perché i partiti devono sovvenzionarsi da soli. E perché, in ogni caso, dovremmo foraggiare un partito che non esiste più?
In ogni caso ci pensa nonno Mario a tirarci su, rompendo per noi la monotonia del posto fisso. Se una giovane coppia vuol pensare al suo futuro comprandosi una casetta, basta che vada in banca a chiedere un mutuo presentando le credenziali: non abbiamo un posto fisso perché siamo dinamici e soprattutto siamo i nipoti di nonno Mario.
Egregio Presidente del Consiglio, in fondo in fondo potrei anche credere nella sua buona fede, non so se avrà la capacità di tirarci fuori dalla cacca, e per questo ne potremo parlare tra qualche anno, ma certamente le manca il contatto diretto con la gente. Lei ha vissuto troppo tempo nei saloni delle banche, nelle aule universitarie e nelle sale dei palazzi istituzionali europei, è anche molto stimato a livello europeo per le sue indubbie qualità professionali, ma quando si hanno a disposizione mensilmente parecchie migliaia di euro di stipendio, riesce poi molto difficile entrare nei bisogni quotidiani di gente, che non riesce ad arrivare a fine mese quando è occupata, né tampoco capire il malessere morale e fisico del disoccupato a cui basterebbe arrivare anche a fine giornata. Questa gente a cui lei rimprovera la monotonia del posto fisso, ci morirebbe volentieri di noia su quel posto, il guaio è che oggi non può neanche annoiarsi perché il posto di lavoro o non lo trova o l'ha perso.




venerdì 27 gennaio 2012

Una cricca anomala



Il Dizionario della Lingua Italiana Gabrielli, edito da Hoepli, così definisce la voce cricca: “Gruppo di persone associatesi per tramare a proprio vantaggio, a danno altrui”. E' quindi possibile definire cricca il movimento dei forconi nato in Sicilia ed estesosi rapidamente all'Italia intera. E' possibile definire cricche i taxisti, i farmacisti, i notai, i pescatori, i benzinai che protestano vigorosamente e scioperano per sfuggire alle cosiddette liberalizzazioni che il governo dovrebbe applicare a ognuna di queste categorie, per salvare l'Italia – dice - dal fallimento. Sono cricche i dipendenti dei mezzi pubblici, dei Cantieri navali di Genova che scioperano. Qualsiasi associazione oggi è diventata una cricca o una banda, se poi parte dalla Sicilia è una associazione mafiosa, la parola d'ordine è criminalizzare le categorie che protestano.
Il primo comandamento è liberalizzare. C'è solo uno equivoco: invece di iniziare dalla testa hanno cominciato dai piedi, stanno ammazzando l'Italia in nome di un'Europa per la quale non vale la pena spendere un euro e trovano anche il tempo per far ricadere tutte le nefandezze di cui sono responsabili sul povero tassinaro o sul benzinaio. Non ho né parenti né amici tra queste categorie, ma penso che ognuno di loro è uno dei tanti poveri cristi che si guadagnano faticosamente la pagnotta giornaliera.
Sono stato per una vita un elettore di destra e mi accorgo un giorno di aver dato fiducia a un individuo che ha tradito il partito che aveva co-fondato, rinnegando amici e ideali. Occhei, dico a me stesso, resta sempre il partito, che dopo averlo cacciato via, sarà sempre il nostro portavoce in parlamento. Oggi invece, come in un incubo, vedo conniventi quelli che ieri, a voce, si scannavano, mi rendo conto che non esistono più ideali, non esistono più partiti, non esiste più onestà. Non so più a chi credere, se non in me stesso.
Il Parlamento esiste ed è formato da parlamentari eletti dai cittadini, anche se imposti dai partiti. I vari partiti - ognuno con la sua dottrina i suoi ideali i suoi programmi i suoi deputati – siedono in Parlamento a sinistra al centro a destra, sempre a seconda dei posti predefiniti, chi ha più voti governa e gli altri stanno all'opposizione. Un'opposizione che proprio per il nome dovrà essere critica, a volte duramente critica, altre volte anche consenziente al partito o coalizione che governa a seconda delle leggi che quest'ultimo vara. E' quindi chiaro il ruolo di ogni partito nell'ambito parlamentare. Questa si chiama democrazia parlamentare. Questa è la dialettica dei partiti in democrazia, tutto normale, tutto nella legalità. Adesso governi tu che hai ricevuto più voti o finché hai la maggioranza, tra cinque anni forse governerò io se i cittadini mi preferiranno. Tutto questo per il bene superiore dell'Italia e degli italiani.
Stiamo assistendo a un'anomalia unica nella storia della nostra repubblica. Abbiamo un governo di tecnici bocconiani eletti da nessuno, che dovrebbe essere il salvatore dell'Italia (infatti fa anche decreti chiamati pomposamente salva-Italia) appoggiato... udite udite... dalla destra, dal centro, dalla sinistra e tutti insieme governano e approvano, con la benedizione del santone del Colle, che ne è stato l'artefice.
Allora vorrei ritornare alla definizione della parola cricca. Se questo governo avesse avuto un'opposizione si sarebbe chiamata dialettica parlamentare tra i vari partiti; ma se questi partiti - che si sono massacrati fino a ieri - oggi improvvisamente vanno insieme in camporella sostenendo questo governo, che ripeto, nessuno ha mai eletto, come li definirebbe il Dizionario della Lingua Italiana Gabrielli? “Gruppo di persone associatesi per tramare a proprio vantaggio, a danno altrui”.
E parlano agli italiani di responsabilità, di sacrifici per noi e per il futuro dei nostri figli e delle nostre pensioni. Dovremmo ancora credere alla Banda degli onesti che prima ci dà la medicina che ci ammazza e poi ce la fa anche pagare? Ma per favore!... andate a lavorare e smettetela di prenderci per le chiappe, quelle ce le ha già lessate Equitalia.


sabato 17 dicembre 2011

Sogno di una notte di metà autunno

Racconto di un sogno divenuto incubo
L'aereo stava già rollando sulla pista mentre il Presidente e il codazzo istituzionale che lo segue ovunque salivano rapidamente la scaletta per far ritorno nella capitale. Il Presidente, volto un po' scuro, si tolse il cappotto e si sedette allacciando le cinture. Davanti un tavolo scrivania mentre di fronte il ministro Tremonti, ancora in piedi, vi poggiava una grossa borsa apprestandosi a sedere anche lui. Cinque minuti e l'aereo era già in volo per Roma.
“Che ne dici, ce l'abbiamo fatta? Se ti fossi spremuto ancora un po', caro Giulio, potevamo dormire sonni tranquilli”.
“Penso che abbiamo fatto tutto il possibile. Per stare tranquilli con l'Europa avremmo dovuto scarnificare gli italiani fino all'osso e tu sai, caro Presidente, che alle prossime elezioni te l'avrebbero fatta pagare. E poi con la Lega come la metti? Lo sai che con le pensioni abbiamo la porta sbarrata”.
“Avremmo potuto istituire questa maledetta patrimoniale, ma avrei scontentato tanti elettori senza ottenere risultati. Avrei dato soddisfazione a quel comunistaccio trasformista e ancor di più a quell'analfabeta con la laurea comprata”.
“Bersani e Di Pietro? Quelli saranno soddisfatti solo se ti dimetti, caro Silvio. L'unico che potrebbe esserti vicino, sempre dopo le dimissioni, è Ferdy. Lo sai che in cuor suo ti vuol bene e ti ammira, però – diciamo così – quello che ha combinato i veri casini sei stato tu. Comunque, tornando alla manovra, mi sembra sia stata accolta bene, anche se la culona – come tu la chiami – mi ha accennato che sarebbe stato meglio essere più incisivi”.
“L'ha detto a te mentre a me faceva dei gran sorrisi di assenso? Non dirmi che hai parlato anche con Napoleone; quel bastardo ungarico non l'ho neanche salutato, e comunque lui non sta meglio di noi con la sua grandeur; se quel sorriso beffardo che ha fatto alla Merkel l'avesse fatto qualche mese fa, i suoi bombardieri per la Libia sarebbero partiti dalla Francia”.

Qui ci vuole Benaltro...
A Bruxelles, mentre gli altri 24 capi di governo si affrettano per ritornare nelle rispettive nazioni, i Merkozì temporeggiano, in disparte, passeggiando lentamente.
“Niko, che ne pensi del piano di rientro italiano?” domanda la Merkel.
“Cara Angelà, questi vanno tanto fieri del made in Italy, ma questo piano è una bufala, lo trovo troppo elusivo. E' solo una lettera di intenti in risposta al nostro ultimatum. Le solite promesse. Per Barroso va tutto bene, ma a me Bunga-bunga non mi convince, qui ci vuole Benaltro per non far fallire l'Italia, che trascinerebbe anche noi nel default generale dell'euro, altro che Grecia. Io ho già i miei problemi a casa mia, non vorrei che il nostro amico ci trascinasse a fondo”.
“Anch'io devo affrontare i miei cani in Parlamento e mi stanno già facendo a pezzi, hai visto le elezioni amministrative, no? Se continua così divento minoranza. Vogliamo telefonare al Vecchio?”.
“Cosa vuoi che ci dica?”.
“Non ci deve dire niente, caro Niko, deve fare. In Italia oggi è l'unico affidabile, gira tra la gente ed è sempre applaudito per le sue parole sagge, ma ti ricordi da dove viene? Il lupo perde il pelo ma non il vizio. Nella loro dottrina le elezioni sono un optional e penso che non veda l'ora di disfarsi del fighetto. Perché domani non provi a fargli una telefonata? Il tedesco è lingua dura mentre la tua è più dolce e suadente. Vedrai che con lui potremmo sistemare tutto”.

Sempre caro mi fu quest'ermo Colle...
“Signor Presidente, il Presidente Sarkozy al telefono”.
“Bonjour, monsieur Sarkozy”.
“Bonjour, monsieur George”.
“Il nostro amico Silvio ha fatto qualche marachella ieri o ha raccontato barzellette sporche?”.
“No, no monsieur George, si tratta di Benaltro”.
“Benaltro?”.
“Oui, monsieur George, ieri Berlusconì, insieme a Tremonti, ha presentato il piano di riforme per il rientro del debito. Con Angelà abbiamo esaminato attentamente il documento e abbiamo convenuto che è insufficiente a chiudere la voragine creata in quaranta anni. Voi avete bisogno di Benaltro, monsieur George, per sistemare i conti dell'Italia. Moi et Angelà confidiamo in lei, che ne ha facoltà e possibilità, per trovare una soluzione alternativa alla crisi politica italiana”.
“Ma io, veramente, non ho, come Lei, questi poteri. Noi non abbiamo una repubblica presidenziale come in Francia”.
“Ahahah... Lei è molto modesto, monsieur George, noi sappiamo che se vuole può fare tutto, ha anche molti estimatori in Parlamento e vecchi amici di merende che potranno aiutarLa. Moi et Angelà confidiamo in Lei. A presto, monsieur George”.

Benaltro, chi era costui?
“Benaltro... Benaltro... Io non lo conosco... o forse l'età mi fa brutti scherzi. Pronto Pierluigi? Scusami, non ti sento bene... ah, stai alla manifestazione? bene, bene... senti un po', conosci per caso un certo Benaltro? … No, il nome non lo so... Ma è la solita manifestazione per le dimissioni di Berlusconi?... bene, bene... c'è anche Fini? … digli di non esagerare, non posso stare zitto in eterno... Sì, Benaltro... me lo ha suggerito il collega francese. Insieme alla Merkel si stanno intromettendo nei nostri affari interni, e questo mi scoccia un po'... non posso risponder male... non vorrei si offendessero... vedrebbero bene al governo questo Benaltro, ma tu lo conosci? Senti tra gli amici, non vorrei passare dalla padella alla brace”.

“Giorgio, sono Pigi, posso assicurarti che questo Benaltro non lo conosce nessuno, ho chiesto anche alla Bindi e a Franceschini, tante volte, sai... di quelli non c'è mai da fidarsi, vengono dalla DC... Un amico ne ha parlato in privato anche a Casini: niente. Ma poi senti un po' Giorgio, perché dobbiamo farci imporre 'sto Benaltro da questi due ducetti? Stanno comandando tutta l'Europa con la bacchetta. Si salva solo la vecchia Elisabetta. Noi avevamo deciso di mettere Monti al posto del Berlusca, e tu eri d'accordo, ricordi? E allora facciamo vedere ai galletti teutonici che siamo ancora un popolo sovrano. Noi ti spianiamo la strada in Parlamento e tu nel frattempo avvisi Monti. Ti assicuro che in quindici giorni, tra Camusso black blok indignati e disperati e qualche deputato ricomprato, ci togliamo dalle palle il cavaliere e pure questo Benaltro, senza bisogno di andare alle elezioni. Ritorniamo al timone senza neanche un morto”.

12 novembre 2011: Silvio Berlusconi rimette il suo mandato nelle mani del Capo dello Stato.
16 novembre 2011: Il Capo dello Stato nomina Mario Monti Presidente del Consiglio al posto del dimissionario Silvio Berlusconi.

Tiè, Sarkò!... alla faccia di Benaltro!


lunedì 28 novembre 2011

Italiani?... No, folli!...

A settant'anni suonati mi accorgo che il motore della vita, qualche volta, tarda a partire e talvolta ho bisogno anche di buoni meccanici. Faccio il conto degli anni  del nostro Presidente della Repubblica, che essendo nato nel 1925, si trova sulle spalle 86 primavere. Ecco, proprio primavere, perché evidentemente non li sente affatto, al massimo gli servirà un tecnico che lo aiuti a bilanciare le energie. Mettersi a fare la lepre a questa età è veramente notevole e non v'è pericolo che molli.
Sedici giorni fa, per la prima volta nella storia della Repubblica, c'è stato il golpe bianco del governo tecnico, insediatosi – senza una goccia di sangue – al posto di un governo democraticamente eletto. A tirare la volata all'attuale governo, il nostro venerando Presidente è partito pure qualche mese prima, per cui dobbiamo pensare che ha ancora parecchia benzina in serbo.
Qualcuno potrebbe avere dubbi che abbia sconfinato anche dal suo incarico istituzionale, ma se così fosse chi avrebbe il potere o il coraggio di fermarlo? Alla fin fine è lui attualmente la più alta carica dello Stato. Sì, è vero, però se questo incarico “esonda” chi glie lo può rinfacciare? Certamente non la magistratura, della quale è capo. Non certo i partiti d'opposizione, che hanno benedetto ed esortato la nascita di questo sospirato governo Monti. Non il Pdl che probabilmente ha colto la palla al volo per scrollarsi di dosso una piazza che l'opposizione aveva abilmente orchestrato, le responsabilità della crisi di cui non è responsabile, e ricucire la trama di un partito che si sta pericolosamente sfilacciando. Non la Lega che si è limitata a protestare, fare opposizione e aspettare gli eventi. Ed ecco che la frittata è pronta. Anzi, proprio pronta non direi, perché se fino a ieri si parlava di diluvio universale se non si fosse fatto in fretta, oggi sembra che mari fiumi fulmini e tempeste si siano improvvisamente placati e possiamo dormire sonni quasi tranquilli.
Il bambino che ruba la marmellata alla mamma si aspetta poi che arrivi la sculacciata o il rimprovero, ma se la sculacciata o il rimprovero della mamma non arriva, cosa fa? Ci riprova. Ed ecco che il Nostro venerando, una mattina si alza e inizia a bacchettare i politici perché non hanno ancora dato la cittadinanza ai figli degli extracomunitari nati in Italia. Non solo li bacchetta ma li ammonisce che è folle il non farlo.
Il comune cittadino, come me, pensa: “Ma con tutti i problemi che ci stanno sul tavolo in questo momento, il disastro economico alle porte, il mare di debiti che ci sta sommergendo, i disoccupati che aumentano, la crescita che non cresce, le alluvioni che stanno franando l'Italia, è questo il momento di pensare alla cittadinanza ai figli degli extracomunitari? E poi perché ognuno di noi dovrebbe essere folle? Forse al Presidente gli ha dato di volta il cervello?”. Con tutto il rispetto per il Venerando, mi sorge il dubbio che a una certa età, avanzino al galoppo i problemi degenerativi propri della vecchiaia, e che nel nostro beneamato Presidente si sia innescato uno spirito di onnipotenza che travalica il Parlamento e i politici, che lo hanno eletto e che sono stati appena elusi. Vuol forse fare un decreto presidenziale ad hoc o interessare della questione il governo tecnico appena insediato? Potrebbe sembrare, quella del nostro caro Presidente, una uscita estemporanea e strampalata, ma a parer mio non è così. Secondo il mio modestissimo parere, tutto è stato studiato meticolosamente a tavolino: ha iniziato a tirare la seconda volata per i vecchi amici che alle prossime elezioni porteranno in dote, ai figli degli extracomunitari, la cittadinanza italiana generoso omaggio della sinistra nostrana, a prescindere che si siano integrati, che la meritino, che ne rispettino obblighi e doveri. Essere italiani non deve essere una condizione ma un onore e ascoltare l'Inno di Mameli crea dentro ognuno di noi emozioni che solo l'amore per la nostra terra fa sentire. Se il figlio dell'extracomunitario, nato in Italia, sentirà anche lui queste emozioni, solo allora avrà diritto a essere italiano.
Non so quanto ve ne siate accorti, ma la Costituzione sta cambiando senza che alcuno l'abbia ancora riscritta.  

venerdì 21 ottobre 2011

Gheddafi: dagli "amici" mi guardi Allah

Foto tra "amici" in occasione del G8 all'Aquila del 10 luglio 2009

Sarkozy può finalmente brindare doppio. Ha portato in dono alla figlia Giulia la testa di Gheddafi, il tiranno che per 42 anni ha comandato dispoticamente la Libia, il terrorista che ha fatto abbattere un aereo civile della Pan Am con 270 persone a bordo, che ha spedito due missili Scud verso le coste italiane di Lampedusa, il pentito che ha siglato accordi commerciali e di amicizia con l'Italia, la Francia e l'Inghilterra, che ha fermato la migrazione dalle coste libiche a quelle italiane.
Stando a quello che hanno dichiarato Sarkozy, Cameron, Obama, che nottetempo hanno avuto una visione, bisognava intervenire subito in Libia per ragioni umanitarie, onde evitare il massacro di migliaia di civili che si stavano ribellando al regime di Gheddafi. Ma sarebbe stato troppo pericoloso intervenire con forze di terra, quindi hanno convinto Berlusconi, anche lui amico di Gheddafi, a poter utilizzare le basi italiane per bombardare le basi militari ed evitare ulteriori spargimenti di sangue.
I mesi di combattimenti sanguinari tra i ribelli e le forze di Gheddafi hanno portato alla morte di migliaia e migliaia di libici, ma ormai il dado è tratto, pazienza... l'importante è che vada via il dittatore. Ai bombardieri si sono aggiunti i consiglieri militari, le armi e altro che non sapremo mai. Mi sarebbe piaciuto sentir dire da questi signori, che decidono delle sorti di una nazione o del suo Capo di Stato, che Gheddafi stava loro sulle palle e doveva andarsene, invece hanno voluto farci credere alle ragioni umanitarie, quelle stesse che avrebbero dovuto considerare guardando a quello che sta succedendo in Siria. Ma evidentemente interferire in quella nazione sarebbe troppo pericoloso.

Ieri, finalmente, il dittatore sanguinario è stato catturato. Non è fuggito, aveva sempre detto che avrebbe combattuto fino all'ultimo, e così è stato. Tutto il mondo avrebbe voluto che fosse catturato, giudicato e condannato. Le immagini che abbiamo visto in televisione lo mostrano stanato da un tunnel, ferito, il volto completamente insanguinato, ribelli minacciosi intorno che vogliono linciarlo, lo caricano su un veicolo e poi finalmente qualcuno gli spara una pistolettata alla testa. La guerra è finita. Il nemico numero uno di Sarkozy, che implorava “Non sparate”, è stato giustiziato. L'Onu chiede adesso un'inchiesta e trasparenza sulla sua uccisione. Non sarebbe il caso di chiedere trasparenza e fare un'inchiesta sugli assassini che gli succedono al potere? Gheddafi non fa più paura a nessuno, ma se questi sono i successori, non c'è da stare tranquilli.