domenica 11 ottobre 2026

ACCADDE 75 ANNI FA...




Dieci anni e avevo appena finito la quinta elementare. Abitavo a Burgio, un piccolo paesino della Sicilia, dove nel 1951 regnava sovrana la povertà. In verità la nostra famiglia non ha mai sofferto la fame, ma soldi ne giravano pochi, mio padre piccolo commerciante e mia madre con una piccola bottega, da noi chiamata putìa, con la quale per il 60% si incassava quando avveniva il raccolto, nel frattempo su un libro si segnava il conto della merce venduta.

Il problema che si poneva ai miei genitori era se farmi continuare a studiare oppure trovare un lavoro, perché queste erano allora le alternative. I miei cugini più grandi e già diplomati o laureati volevano che io assolutamente continuassi a studiare, anche perché avevo finito le elementari un anno prima e presentavo ottime doti per riuscire, nella vita, a elevare le mie condizioni sociali.

Come fare? I soldi per continuare gli studi non bastavano e avrebbero messo in crisi la famiglia che oltre me comprendeva anche mio fratello, più piccolo di tre anni. Per andare alle scuole medie bisognava andare a Ribera, una cittadina più grande distante 20 chilometri da Burgio. Ma c’era anche la possibilità di andare a studiare in collegio con una spesa molto più contenuta, circa 3.000 lire. Per andare in collegio, molto frequentato a quei tempi proprio per la ragione suddetta, bisognava avere la vocazione.

La vocazione era, praticamente, la chiamata di Dio al sacerdozio, così che potevo alla fine degli studi, diventare prete ed esercitarne le funzioni. Una lontana parente era già entrata nella Pia Società San Paolo ed era diventata una monaca paolina, per cui i miei genitori si convinsero a mandarmi a Catania, e precisamente a Cibali, in questo Istituto. Il fatto che io avessi la vocazione o no a farmi prete era secondario, perché un bambino di 10 anni sarebbe stato facilmente manipolato.

Così, condotto in macchina da un mio cugino, con mia madre al fianco e un baule di vestiario nel portabagagli, l’11 ottobre del 1951 feci il mio ingresso nell’Istituto.

Questa è la data esatta che ha scandito, come un orologio, il mio futuro percorso di vita.

Non sto qui a rievocare lo stato d’animo di un bambino di 10 anni e un mese, lasciato solo tra sconosciuti, lontano da casa, dagli amichetti e dagli affetti familiari; ma anche queste tensioni iniziali, poco alla volta, divennero sempre più deboli, fino ad integrarmi totalmente nella vita di istituto insieme ai nuovi compagni di scuola e agli insegnanti sacerdoti. La vita collegiale si svolgeva tra studio e lavoro, che era chiamato apostolato. Il nostro apostolato consisteva in tre ore di lavoro ogni mattina in tipografia, perché l’Istituto era la Pia Società San Paolo, conosciuta da tutti soprattutto per la stampa e la televisione, le Edizioni Paoline che tuttora stampano la rivista Famiglia Cristiana, altre riviste e tantissimi libri.

Dopo due mesi di approccio alla stampa iniziando dalla base, il mio maestro mi propose di andare a lavorare alla Lyno. Non sapevo cosa fosse e mi indicò una macchina tipografica per me immensa, con una tastiera di 90 tasti che serviva per stampare su righe di piombo tutto quello che poi si sarebbe letto sui libri, riviste o giornali. Accettai e dal giorno successivo iniziai il mio apprendistato su quella macchina che era la Linotype. Seduto sulla sedia davanti a quella tastiera, i miei piedi dondolavano perché non arrivavano per terra. Quando si parla di sfruttamento giovanile, mi viene da pensare a quegli anni, che per me in verità sono trascorsi anche piacevolmente, perché lo studio mi piaceva così come il lavoro alla linotype, del quale mi sarei innamorato.

Nel 1955, dopo il quarto ginnasio, fui trasferito a Roma per continuare gli studi. Qui ebbi l’occasione di conoscere il fondatore dell’Istituto, don Giacomo Alberione, oggi assurto nella Chiesa al titolo di Beato. Erano trascorsi quattro anni e il bambino stava diventando un ragazzo con tutti i problemi dei ragazzi di quell’età, e quella vocazione nella quale per un buon periodo avevo creduto di avere, adesso cominciava a scemare. Cominciavo a pensare agli innamoramenti che già a 8 anni avevo e che adesso ritornavano prepotenti nei miei pensieri, così forti da comunicare al mio maestro la mia volontà di abbandonare l’Istituto. Cercarono in tutti i modi di trattenermi dicendo di pregare la Madonna, mi mandarono anche dal Primo Maestro don Giacomo Alberione, e qui posso dire di aver conosciuto veramente un sant’uomo, anziano, minuscolo di statura, sempre con un sorriso dolcissimo, ma neanche i suoi consigli e le preghiere riuscirono a penetrare la mia anima. Il giorno dopo l’esame di quinto ginnasio, il maestro mi comunicò che dovevo lasciare l’Istituto, chiedendomi quali fossero i miei parenti più prossimi. Risposi che avevo gli zii a Nettuno e dopo due giorni, raccolte le mie cose, con una giardinetta e il mio baule mi accompagnarono a piazza Manfredo Fanti, dove partivano i pullman per Nettuno. Era il 6 giugno 1956.

Sorvolo sul fatto che abbiano abbandonato solo un ragazzino non ancora quindicenne, ignaro del mondo che avrebbe affrontato o delle persone che avrebbe incontrato, visto che aveva trascorso l’infanzia tra le mura del collegio. Fortunatamente allora i quindicenni erano ragazzi calmi ed educati, che ci sono tuttora, ma adesso abbiamo anche le babygang e i maranza. Arrivai a Nettuno e trovai zio Antonio che mi ospitò a casa sua per un breve periodo, ormai gli studi non potevo più continuarli perché mancava la pecunia, ma dopo una settimana avevo già trovato lavoro in una linotypia a Roma. A quei tempi trovare lavoro era molto facile, sia in nero che con regolare assunzione. Il mio, poi, era anche un lavoro specializzato e quindi ancora più facile da trovare.

Il 13 giugno 1956, non ancora quindicenne, il lavoro mi venne incontro con un orario di 12 ore a notte. Sì, perché l’impatto è stato questo ed è durato 12 anni. Si potrebbe pensare che abbia fatto tantissimi straordinari, ed è vero, ma pagati sempre alla stessa tariffa oraria oppure lavorando a cottimo, non c’erano tutte le garanzie odierne per chi lavorava, anche se oggi siamo sempre lontani dal minimo sindacale. Effettivamente a quell’età guadagnavo un sacco di soldi, da poter mantenere una famiglia, ma un ragazzo di 15 anni come poteva gestire quel denaro? Per prima cosa da Nettuno mi sono trasferito a Roma, andando in pensione completa presso una famiglia, che era ben felice di potersi curare di me per la somma di 30.00 lire mensili, quindi tutto il resto finiva divertendosi e spendendoli con amici studenti squattrinati e dietro a qualche furbacchiona che approfittava della mia prodigalità.

Ma nel 1958 mia madre, una donnina piccola ma battagliera, che a casa chiamavamo il carabiniere, chiuse la bottega e venne a Roma con mio fratello studente. L’anno successivo arrivò anche mio padre. Da allora la nostra vita è continuata, tra alti e bassi, affrontando tutti i problemi quotidiani, mio fratello si è laureato mentre io ho continuato la mia professione, che è poi evoluta in Fotocomposizione con l’avvento dei computer e dell’informatica.

Adesso sono in pensione, gli eventi della vita mi hanno portato ad espatriare in Bulgaria, dove vivrò fin quando a Dio piacerà.

Ma oggi ho voluto commemorare il mio amarcord, proprio perché da quella data è iniziato il destino della mia vita, avendo appreso, insieme agli studi, il mestiere di Linotypista, che mi ha permesso, tra le tante vicende umane felici e dolorose, di raccontare sommariamente che tutto ha avuto inizio da quell’11 ottobre 1951.













lunedì 2 giugno 2025

A proposito delle truffe on line


Ormai quasi giornalmente tutte le reti televisive italiane, in qualsiasi servizio, mettono sull’avviso i cittadini italiani sulle truffe on line. E purtroppo dobbiamo constatare che giornalmente molte persone, soprattutto anziane, ancora cadono in questi tranelli tesi a spillare anche i pochi risparmi che queste persone – con tanti sacrifici – hanno messo da parte. Anche l’Inps con posta elettronica sta mettendo i cittadini, ma soprattutto i pensionati, a guardarsi da queste truffe on line.

Queste truffe sono architettate in vari modi:
1) L’incidente che ha avuto un familiare e la telefonata di aiuto che la persona anziana riceve, che generalmente è in denaro, per poter sistemare una grave colpa e tacitarla con una somma.
2) La richiesta di una scheda che sia una Steam o una gift card (carta regalo), che la persona che ti scrive – uomo o donna a seconda di chi si contatta – chiede per i più svariati motivi, dopo essere entrata nella nostra fiducia e dopo parecchie circonlocuzioni amichevoli o affettuose.
3) La richiesta di amicizia su Facebook di una bella ragazza, che generalmente sceglie i polli tra gli uomini anziani, poi inizia sempre alla chetichella a domandare cosa fai, se sei solo, quanti anni hai e così via, fino ad arrivare a quella famosa fiducia o affettuosità che si instaura tra una chat e l’altra e poi, con molteplici motivi, la richiesta di denaro per una malattia o per un improvviso contrattempo.
4) Richiesta di amicizia su Facebook e subito finanziamento fino a 50.000 euro a tassi molto agevolati e in pochissimi giorni.
5) Sempre l’amicizia e poi la notizia che sei stato scelto, poiché sei un brav’uomo, a ereditare (questa eredità descritta nei modi più svariati) una ingente somma di denaro da una vedova molto malata, e per questo motivo mettersi in contatto con l’avvocato o il notaio che cura l’eredità, per presentare la documentazione necessaria.

Su Facebook, per ragioni di lavoro, ho più di 5.000 amici e amiche, la maggior parte pensionate/i che mi contattano per motivi inerenti la pensione. Tra queste richieste ne arrivano in quantità industriale quelle di queste ragazze o signore, che una volta rifiutavo subito, ma che da qualche mese accetto. proprio per creare un dialogo e conoscere personalmente la fine di ogni storia per poterla raccontare. Mai avrei immaginato che queste truffatrici o truffatori fossero così numerosi e provenissero da ogni parte del globo.

Devo dire anzitutto che sono un uomo fortunato e nello stesso tempo un miscredente che ha rinunciato anche a somme notevoli, perché in un paio di mesi mi sono stati offerti una volta 228 mila euro, poi addirittura 500 mila e anche miseri 45 mila euro. Dovevo solo dare i miei dati all’avvocato che si interessava della donazione, ma io stupidamente ho rifiutato la donazione e ho bloccato con segnalazione a Fb queste persone, cosicché non possano contattare altri amici.

Il racconto è quasi sempre identico. Vedova e sola con un grande patrimonio, ma condannata a una morte precoce per un tumore, vuole donare queste somme a una persona seria e onesta che potrà anche fare beneficenza. Latika Yasmin ha deciso di offrirmi in donazione 690 mila euro ma ho subito declinato l’offerta. Mentre scrivo mi arriva l’amicizia di Josiana Josiane che si presenta come Annette Rose Hernandez e mi scrive che sta tanto male in ospedale da tre anni e vuole donarmi 160 mila euro… dovrò rifiutare anche questi e sto dando un calcio alla fortuna (!). Ma non è finita perché Leslie Rema, che è ricoverato a Ginevra in via Piton n. 3 ma residente in Francia, arriva a offrirmi addirittura 3 milioni di euro, ma questo perché ha capito che sono una persona buona e onesta. Con questa vedova, data la notevole somma, sto continuando il dialogo epistolare per avere l’indirizzo postale dell’avvocato per mandare la documentazione necessaria, ma l’indirizzo non arriva. Evidentemente il buon Dio ha deciso di eleggermi a benefattore dell’umanità, perché queste donazioni dovrebbero essere redistribuite per chi ha veramente bisogno.

Ho fatto i nomi di queste persone che operano su Facebook, perché chi dovesse entrarne in contatto sappia regolarsi su come agire; dubito che qualcuna di queste persone mi denuncerà per calunnia. Avrei tanti altri nomi, ma ognuno di voi, se prudente, saprà riconoscerle subito quando chiedono l'amicizia.

Ho anche avuto il piacere e l’onore di ricevere la richiesta di amicizia da Sandra Bullock, la famosa attrice americana, che mi ha addirittura invitato a New York per il suo compleanno. Ma lei è Bulllock con tre elle ma con il profilo e le foto della vera Bullock. E’ stata veramente una persona meravigliosa, perché quando le ho prospettato il mio problema economico per raggiungerla, ha detto che avrebbe incaricato il suo team per venire a prendermi con il suo jet privato. Tutto sarà gratuito, ma come regola dovrò mandarle una scheda VIP di 500 dollari e tutti i miei dati personali e il passaporto per poter organizzare il viaggio. Ho provato a dimezzare la cifra da mandare, dicendo che sono un pensionato, e lei benevolmente ha accettato che le mandi solo una scheda VIP da 250 dollari. Sono indeciso se andare o no, non vorrei che Trump mi chiedesse il dazio appena atterrato a New York. Alla fine l’ho bloccata mandandola dove sapete.

Ho dovuto anche rinunciare all’amore che mi davano meravigliose ragazze e donne max 40enni. D’altronde innamorarsi di un 83enne non è così difficile! Mi guardo allo specchio e mi dico: Anto’, sei proprio fico! Dispostissime a diventare compagne per la vita, con un unico problema: mandami il denaro per il viaggio. E in questo sono proprio sfortunato, perché non ne ho trovato una che avesse un lavoro, erano state tutte licenziate e in ogni caso senza un euro da poter anticipare per il viaggio, che avrei rimborsato appena arrivate a Sofia. Tante altre invece, dopo le immancabili profusioni amorose e relative foto, finiscono la connessione internet e ti pregano di mandar loro una gift card dei più svariati operatori per poter riconnettersi. Queste, infine, sono le meno onerose perché si accontentano anche di una ricarica di 50 o 100 euro.

Molte di queste amicizie, dopo averci contattato su Facebook, chiedono il nostro numero whattsapp o Telegram, adducendo il motivo che su Facebook hanno poca connessione. Non so perché chiedono spesso questi numeri, ma è sempre meglio rifiutare questa richiesta.

Chiudo l’argomento sperando di aver messo in guardia persone che sui social facilmente potrebbero cadere in questi tranelli. Io ho accettato queste amicizie per poter studiare queste persone - generalmente donne (o almeno così si presentano) - e trarne le conclusioni, ma ho constatato che sono professionisti che molto facilmente possono abbindolare persone anziane, sole, indotte a credere di aver trovato una persona amica che può comprenderle e forse anche amarle. Categorico è il consiglio: non mandare mai soldi per nessun motivo… dopo un po’ viene meno sia l’amore che l’amicizia.










lunedì 18 marzo 2024

Del Patriarcato e della sua continuazione senza fine

 

Voglio anch’io parlare di quello che ormai è passato sotto la voce “Patriarcato” su tutti i giornali, telegiornali e programmi di approfondimento, e mettere qualche puntino sulle “i”, per specificare senza ipocrisie e dal mio punto di vista personale, perché questo fenomeno sarà difficile e quasi impossibile da estirpare. Sembra che tutti abbiano una soluzione al problema, ma questo invece di scemare si aggrava. Disagio sociale, postumi del covid, gelosia?

Ogni volta che in Italia si commette un femminicidio, dopo tutte le solite sacrosante condanne, la parola finale è sempre “mai più… mai più…”. La vicenda più eclatante è stata l’assassinio della povera Giulia Cecchettin, che ha suscitato un’eco clamorosa in tutta Italia, la commozione di un intero popolo, con fiaccolate interminabili per dire basta al femminicidio; e qui mi sembra sia stata nominata per la prima volta la famigerata parola: “patriarcato”. Anche e soprattutto da questa tragedia sono risonate assordanti e chiare le parole “mai più”.

Naturalmente anch’io mi associo a questa parola di speranza, perché fermamente convinto che non si possa assistere quotidianamente a queste mostruosità. Ma ero già convinto allora - e continuo ad esserlo oggi – che questi delitti sulle donne sarebbero continuati e continuano e continueranno. Ne sono convinto, non perché abbia la sfera di cristallo, ma perché oggettivamente non ci sono oggi le condizioni perché questo fenomeno possa essere fermato.

Per spiegarne il motivo bisogna partire da lontano, da molto lontano. Tralasciando l’antichità e il medio evo, partendo dall’Ottocento, diciamo che – eccetto rari casi – la donna è stata calcolata dall’uomo come fosse un oggetto, talvolta anche come un animale da poter asservire a proprio uso e consumo. Non è così forse? L’evoluzione della donna nella società moderna è cominciata in occidente circa 150 anni fa, in Italia ancora meno. Ricordiamoci che proprio in Italia la legge che regolava il delitto d’onore è stata abolita solo nel 1981, per cui amaramente si potrebbe dire – guardando dove oggi è arrivata la donna – che abbiamo fatto passi da gigante, perché oggi per la donna, sotto il profilo legale, si è raggiunta una tutela quasi ottimale. Ho detto quasi, perché queste donne devono ancora fare tante lotte per raggiungere la quasi parità maschile.

E adesso mettiamoci, noi uomini, nei panni di chi fino a ieri, per tradizione e per ancestrale cultura, si sentiva il gallo nel pollaio… difficile digerire la pillola… oltretutto siamo per natura gelosi, quindi portati a ritenere di nostra proprietà la moglie, la figlia, la sorella, ed eccoci arrivati alla tragedia… la moglie, la figlia non obbediscono più, vorrebbero essere libere, non essere più considerate come nostra proprietà privata e quindi il femminicidio. Molti uomini protesteranno per questa mia convinzione e forse avranno anche ragione perché, come me, con il tempo, l’età e la cultura, si sono evoluti, ma tanti sono rimasti con un cervello e una cultura ottocenteschi, che minano quanto di buono e costruttivo si sta faticosamente raggiungendo negli anni in favore delle donne.

La notizia buffa, se non fosse tragica, l’abbiamo sentita oggi 18 marzo. Un cinese a Roma che uccide la moglie anch’essa cinese, davanti alla figlia di 5 anni. La prima cosa che mi è venuta in mente è stata: “ma adesso anche i cinesi ammazzano per gelosia? Credevo fossero immuni da questo sentimento”. Poi ho pensato che questo cinese si sia talmente integrato in questa nostra società da prenderne pure i difetti.

Dicevo all’inizio che questi delitti continueranno ancora e ancora, fin quando non si partirà dalla scuola e dalla famiglia a inculcare nei nascituri la cultura del rispetto del prossimo, e i più prossimi sono proprio la famiglia e poi a seguire tutte le altre persone, di qualsiasi razza, colore o religione. Se si seguiranno queste indicazioni seriamente, non a parole o a cartelli da mostrare nelle piazze, cominceremo tra molti anni ad avere meno femminicidi, perché nel frattempo si estingueranno i cervelli ottocenteschi e cresceranno le nuove generazioni formatesi tra scuola e famiglia. Ricordiamoci: solo Scuola e Famiglia potranno estirpare il femminicidio, perché vedremo nella donna solo una persona da amare e rispettare. Nel frattempo continueremo, purtroppo, a contare le vittime e vedere meste fiaccolate al grido di “mai più… mai più…”.





mercoledì 31 gennaio 2024

Le mie perplessità sull'insegnante ILARIA SALIS



Le pagine dei giornali italiani sono piene, in questi giorni, per le immagini trasmesse dall’Ungheria di Ilaria Salis, portata incatenata mani e piedi, davanti a un tribunale che dovrà giudicarla. I giornali dicono, ma io non posso crederci, che rischia 11 o 24 anni di carcere, arrestata per aver aggredito, insieme ad altri, due estremisti neofascisti.

Sono solidale ed esprimo tutto il mio ribrezzo e sconcerto per le condizioni abiette nelle quali - in un Paese europeo, civile e democratico – si possano detenere cittadini e cittadine che si presentano davanti ai giudici, a prescindere se siano colpevoli o innocenti. Se poi si considera il tempo – quasi un anno – di detenzione preventiva, allora divento furioso e dico che le nostre carceri e il nostro sistema giudiziario non sono proprio ultimi. Sono vicino al padre per il dolore che prova e che esprime nel vedere una figlia - brava, bella, ottimi voti negli studi, antifascista, attivista nei centri sociali (così leggo nei giornali), maestra elementare – ridotta in quelle condizioni, e bene sta facendo l’ambasciata, il ministro Tajani e il presidente Meloni a interessarsi della vicenda, che sta scandalizzando l’opinione pubblica italiana, trovando anche larga eco in parlamento soprattutto dagli scranni della sinistra.

Dopo aver detto a chiare lettere che questa ragazza, per nessun motivo al mondo possa essere trattata in modo così animalesco, vorrei fare però anche alcune osservazioni che ogni cittadino pensante o benpensante immancabilmente si pone.

La prima è che vedendo una delle tante foto riprodotte, noto nella ragazza un sorriso smagliante e vincente. Il padre dice che ha perso almeno 10 chili ma dall’aspetto non si vede affatto e se li avesse persi, forse prima era obesa e fisicamente sta molto meglio adesso. Credo che il padre, come tutti i padri, sia disperato per il macigno cadutogli tra capo e collo, ma nella foto della ragazza vediamo una serenità paradisiaca, dovuta forse alla notorietà piovutale addosso all’improvviso, come avesse fatto un 6 al superenalotto.

La seconda osservazione riguarda l’attività e i pericoli che si corrono per ogni attività. La ragazza (leggo sempre dai resoconti dei giornali) la descrivono antifascista ed attivista nei centri sociali, interessata a combattere il degrado e il disagio sociale. Tutto questo le fa onore, perché ogni cittadino è libero di seguire il proprio credo e praticarlo. Ma con tutti i disagiati e fascisti che – a detta della sinistra italiana – vivono in Italia, per quale cacchio di motivo deve andare a rompere le noccioline in Ungheria? Un vecchio proverbio dice che chi cerca trova. A Roma si dice: “Te la sei cercata”.

La terza osservazione riguarda la sua professione. Sempre i giornali parlano di questa insegnante di Monza o di questa maestra elementare, ma nessuno dice in quale scuola abbia insegnato. Personalmente credo che non abbia mai insegnato, perché una vera insegnante o una maestra è difficile vederla partire dall’Italia con un manganello retrattile nella borsa per andare a contromanifestare il pensiero di altri disperati in Ungheria. Né mi auguro che un giorno possa insegnare in una scuola italiana di qualsiasi livello, perché questa ragazza non può insegnare niente di positivo ai suoi alunni, se non come si fa a rompere la schiena agli avversari.

Naturalmente mi auguro anche che sia innocente, che non abbia mai usato il manganello e che venga presto liberata e che questo viaggio le possa servire da lezione nella vita. Chi cerca il lupo prima o poi lo trova, con il rischio di venir mangiato.

L’aspetto positivo in questa triste vicenda, comunque, c'è e le verrà riconosciuto appena tornata in Italia, quando il tam tam mediatico e la sinistra la osanneranno come la nuova martire paladina antifascista da mostrare al proprio popolo. La professione dell’insegnante sarà abbandonata per essere controbilanciata più lautamente nelle loro file. 

Auguri Ilaria, il futuro ti sorride.

venerdì 29 dicembre 2023

Sempre Bulgaria, nonostante tutto...

 

Se il buon Dio me ne darà la possibilità, tra poco quasi il 20% della mia vita l’ho trascorsa in Bulgaria, grato a questa nazione che mi ha dato la possibilità di vivere la mia vecchiaia decorosamente. Eppure mi sento sempre un ospite, perché – pur se trattato a calci nel sedere dallo Stato italiano - purtuttavia resterò sempre profondamente italiano nel cuore. Noi pensionati, a differenza di altri connazionali giovani, che girano il mondo per nuove esperienze lavorative, imprenditoriali e migliori trattamenti economici, abbiamo dovuto estirpare radici molto più profonde, affetti abitudini amicizie di una vita, per riconquistarci un po’ di dignità calpestata.

Perché “sempre Bulgaria nonostante tutto”? E’ la sintesi di un consuntivo che ogni anno, come una qualsiasi buona azienda, faccio sulla mia persona e sul mio operato nella terra che mi ospita.

Fino al 2019 la Bulgaria è stata un’oasi di tranquillità sociale e serenità economica, fatti salvi i problemi di salute cui ognuno di noi, per via dell’età, è sottoposto.

Poi, improvvisamente, dal 2020 abbiamo conosciuto il Covid che ha sconvolto e cambiato la vita di mezzo mondo, ma che in Bulgaria, fortunatamente abbiamo vissuto senza il terrore da stato di assedio che è stato imposto e decretato da un governo incapace in Italia.

Incursione INPS e fuga dalla Bulgaria

Ma in quell’anno, per noi pensionati qui residenti, è iniziato anche il calvario economico che l’Inps, dopo un letargo durato sei anni, improvvisamente ci ha imposto. Questo Istituto che dovrebbe, in teoria, essere l’ancora di salvezza per ogni pensionato, da giugno ha tolto ai pensionati che l’avevano richiesta, l’esenzione dall’Irpef, per cui ha iniziato e ritassare le pensioni. Ma la rapina è durata poco perché dopo qualche mese ha restituito il maltolto, quindi tutto sembrava fosse rientrato nella normalità. Ma il masochismo tutto italiano che nella nostra terra non vi possa essere mai certezza alcuna, ha resuscitato ancora una volta l’interpretazione di questa strampalata Convenzione tra Italia e Bulgaria datata 1988, e l’Inps da giugno 2023 ha ricominciato a togliere a ogni pensionato l’Irpef riferita al rateo di pensione corrente più un rateo dei mesi arretrati, così che moltissimi pensionati hanno riscosso neanche il 50% della pensione che prendevano il mese prima e alcuni addirittura zero. 

Caos assoluto in Inps e tra i pensionati. Perché oggi in Bulgaria abbiamo tre categorie di pensionati. Categoria A: coloro che hanno richiesto la pensione detassata e continuano a prenderla. Categoria B: chi ha richiesto la pensione detassata e gli è stata rifiutata. Categoria C: coloro che hanno richiesto la pensione detassata e l’hanno ottenuta, poi gli è stata di nuovo tassata e successivamente riesentata, poi ancora una volta ritassata. Se non fosse un dramma per i pensionati, potremmo definirla una commedia all’italiana.

Tutto questo bailamme ha portato al fuggi fuggi dalla Bulgaria di molti pensionati, che hanno cercato in altre nazioni convenzioni più chiare che li favoriscono almeno economicamente. Altri stanno intentando cause che recepiscano l’iniquità di quanto operato dall’Inps, e altri ancora – che non hanno la possibilità economica di un ricorso giudiziario – subiscono passivamente la palese ingiustizia aspettando gli eventi.

Chiusura a doppia mandata dell’Ambasciata

Parlavamo del Covid all’inizio del 2020. Tutti abbiamo dovuto prendere le necessarie precauzioni contro il contagio con relative disposizioni igieniche: mascherine, guanti, lavaggio continuo delle mani, poi vaccino e test continui. Da allora quella che in Bulgaria era la nostra casa, l’Ambasciata italiana a Sofia, il luogo dove ogni italiano dovrebbe sentirsi sicuro, dove poter avere informazioni, richiedere documenti, avere sostegno, è diventato tabù, inaccessibile se non per via e-mail per fare domande aspettando risposte che arrivano dopo giorni e giorni.

L’Ambasciata mia, quella che ritenevo la mia casa in terra bulgara, ho potuto goderla fino al 2019, oggi è divenuta una fortezza invalicabile. Non voglio, con queste parole, dare colpa alcuna all’attuale ambasciatrice dr.ssa Zarra, che è stata di una squisita gentilezza e alla quale avevo fatto le mie lamentele un giorno che sono stato ricevuto in qualità di incaricato del Patronato. Purtroppo la mancanza di personale, sia a Sofia che in molte altre capitali, hanno allontanato i nostri rappresentanti dai “comuni” cittadini italiani (generalmente pensionati) qui residenti, ma non credo si usi lo stesso metro per gli “altri”, i vips. Il made in Italy della burocrazia e della non-comunicazione esportato all’estero.

Noi pensionati non siamo invidiosi dei vips, ci basta che qualcuno risponda a un centralino ormai esistente solo sulla carta. Perché non esiste e non dovrebbe essere possibile riuscire finalmente, dopo molti tentativi, prenotarsi a settembre per il rinnovo di una carta di identità che scade a novembre e avere appuntamento a gennaio per il rinnovo. Se poi consideriamo che tanti pensionati, data l’età e l’ignoranza su materie informatiche e diavolerie moderne, non possiedono un computer o una e-mail, allora dovrebbero spiegarci questi nostri rappresentanti, in Italia o nella sede di Sofia, cosa deve fare un pensionato per far valere i propri sacrosanti diritti. Forse se i milioni dei banchi a rotelle fossero stati destinati al personale delle ambasciate, non avremmo questa totale mancanza di contatto tra cittadini e consolato.

Come ciliegina sulla torta, a febbraio 2022 Putin decide di far guerra all’Ukraina, con tutto il bagaglio di sanzioni e ritorsioni da parte dell’Europa e conseguente aumento spropositato di gas, petrolio, energia elettrica e a seguire tutto l’indotto, e ci ritroviamo così a dover sottostare ad aumenti assurdi e molte volte anche pretestuosi dei prodotti e del costo della vita. Se poi aggiungiamo da ottobre 2023 la guerra tra Israele e Hamas, iniziata nella striscia di Gaza ma già ampliata a mezzo Medio Oriente, non sappiamo dove si arriverà.

Quando nel 2006 sono arrivato in Bulgaria, mi veniva da ridere leggendo i prezzi nelle vetrine o al mercato. Sono stato veramente fortunato, dicevo a me stesso. E’ fisiologico che oggi i prezzi abbiano subito sostanziosi aumenti, riscontrandoli su alcuni prodotti addirittura più cari dell’Italia, ma mettendo sul piatto della bilancia positività e negatività della Bulgaria, propendo ancora una volta per le positività.

I miei giudizi sono riferiti a Pazardjik, la cittadina di provincia nella quale abito, ma non credo possano differire molto rispetto ad altre piccole città. La differenza la fa Sofia, dove il costo della vita fa storia a sé, vicino o superiore ad altre capitali europee.

Pur con il costo della vita vistosamente aumentato, qui si arriva ancora bene a fine mese, sia con pensione tassata che detassata, soprattutto perché non abbiamo i balzelli che tutti i mesi scalfiscono le finanze dei cittadini e pensionati che vivono in Italia. Viviamo ovunque senza inferriate alle finestre per paura dei ladri. Si può circolare a piedi anche a tarda notte, siano donne che uomini, senza paura di essere aggrediti. Non esistono ancora le bande minorili che terrorizzano i cittadini. Abbiamo un traffico automobilistico ancora abbastanza contenuto.

Non voglio affatto descrivere una vita paradisiaca, voglio solo affermare – per quanto mi riguarda e per i commenti dei residenti sui vari “social” - che qui si riesce tuttora a trascorrere una vecchiaia serena e tranquilla, fatti salvi i problemi di salute derivati dalla nostra età. E quando possiamo ancora godere di questo raro ma grande privilegio, cosa possiamo chiedere di più dalla vita?

Auguro a tutti, pensionati e non, italiani e bulgari, un 2024 che porti soprattutto una pace giusta tra i popoli. Dalla guerra non vengono fuori né vincitori né vinti, ma solo morti e macerie.

W l’Italia e W la Bulgaria


lunedì 8 maggio 2023

TEMPI DURI PER I PENSIONATI ITALIANI IN BULGARIA

Oggi tutti i patronati esteri hanno avuto una videoconferenza con l’Inps avente per oggetto anche:

“Fiscalità internazionale, nuovi criteri di applicazione della convenzione italo-bulgara contro le doppie imposizioni”.

L’informativa era già a conoscenza di quasi tutti i pensionati che tuttora godono dell’esenzione dall’imposta italiana sulla pensione. L’Inps, nella persona di una funzionaria addetta, ha confermato quanto già aveva comunicato, cioè: chi ha la cittadinanza bulgara ha diritto alla esenzione, altrimenti dal mese di giugno l’Istituto è costretto a riapplicare sulle nostre pensioni l’Irpef e per quanto riguarda gli arretrati aggiungerà all’Irpef mensile i mesi che vanno da gennaio a maggio. Abbiamo chiesto in che misura, ma ci hanno risposto che ogni ufficio territoriale, solo per l’anno 2023, si regolerà di conseguenza. Alcuni di questi uffici potrebbero iniziare o hanno già iniziato a ritassare dal mese di maggio, altri potrebbero iniziare a luglio. Per gli anni antecedenti se ne occuperà direttamente l’Agenzia delle Entrate.

Questa decisione non arriva dall’Inps naturalmente, perché è solo un sostituto d’imposta, ma viene imposta dall’Agenzia delle Entrate. L'Inps, come era prevedibile, ha passato la palla.

Abbiamo anche chiesto in che misura l’Inps ci può tagliare la pensione e ci hanno risposto che potrebbe venire erogata una pensione addirittura di zero euro. Purtroppo per noi, per pagare le tasse, non esiste – secondo la legge – il limite di salvaguardia. Ho domandato alla funzionaria se ritenesse morale questo comportamento, e ha potuto rispondermi a mezza bocca che purtroppo la legge è questa.

Molti di noi sono fuggiti o stanno fuggendo per altri lidi più confortevoli dal lato fiscale, ma quello di cui abbiamo goduto, sempre secondo l’Inps e l’Agenzia delle Entrate, dovrà essere restituito.

Cosa succederà non lo sappiamo, saremo noi pensionati, nella misura e nel numero che vedremo al momento opportuno, a organizzare qualsiasi azione mediatica che supporti il dramma che vivremo.

In altro scritto avevo già evidenziato che il nostro nemico non era l’Inps ma l’Agenzia delle Entrate, e adesso sembra che i nodi siano venuti al pettine e non se ne uscirà fuori se non con la modifica di questa maledetta Convenzione.

Molto probabilmente oggi vedo le cose dal lato negativo, anche perché da sabato la coda del Covid ha toccato anche me, ma credo che anche le cause contro l’Inps potrebbero saltare, dato che l’Inps – per quanto riguarda l’Irpef – è solo un sostituto d’imposta, quindi non possiamo appellarci a un suo errore, perché questo non è sull’importo della pensione. Questa, comunque, sarà un’altra storia.

Stando così la situazione possiamo aspirare solo a un miracolo, che potrebbe arrivare da Varna dalla Beata Orietta Armiliato, che con la congrega di suoi sodali del “Gruppo operativo pro defiscalizzazione pensione in Bulgaria” definiva questo Patronato un gruppo che ha preferito seguire la strada filogovernativa. Noi come Patronato siamo impotenti di fronte a quello che sta per avvenire, ma questa signora – che da Beata faremo subito Santa quando risolverà il nostro problema – adesso intenterà un’azione contro l’Agenzia delle Entrate proponendo a tutti i pensionati la dichiarazione che siamo cittadini bulgari, fatta naturalmente con un’autocertificazione. Se non bastasse quella possiamo aggiungere un’altra aspirazione: quella di prossima autocandidata a Console onorario. Di fronte a questa carica anche l’Agenzia delle Entrate ci darà ragione.

Perché ho scritto questo ultimo paragrafo? Per togliermi un sassolino dalla scarpa… C’è gente, in giro, che pur di mettersi in evidenza non esita a parlare di minacce ricevute da becere combriccole e gruppi vari e criticare chi non segue la loro strada. Signora Armiliato, lei che ha tutte queste personali entrature costruite in anni di lavoro, non so da quale pulpito parla, ma se è davvero tanto brava risolva il nostro problema. Noi siamo solo un Patronato che cerca di dare supporto a tutti i pensionati, siano essi italiani o bulgari e non facciamo parte di alcun gruppo filogovernativo, ma delle istituzioni e non ci sono dietro a noi servizi a pagamento di consulenza traduzione e domiciliazione e altro ancora, servizi giustamente a pagamento, ma che stonano quando queste persone che firmano le bestialità che ho letto, si dicono disinteressate.




mercoledì 21 dicembre 2022

Le folli decisioni dell'INPS che potrebbero portare al "De Profundis" molti pensionati italiani residenti in Bulgaria






Non scrivo quasi più su questo mio blog perché questa vocazione è stata occupata dal tempo che dedico al Patronato. Oggi avrei voluto parlarvi dei pensieri buoni che porta ogni anno il Santo Natale e le speranze che riponiamo nell’anno nuovo che sta per iniziare, e invece sono costretto – mio malgrado – a scrivere e documentare il virus malefico che ha infettato l’Inps, quell’Istituto nato per dare certezze, sollievo e sicurezza alla nostra vecchiaia.
I problemi relativi all’esenzione dalle tasse per i pensionati italiani residenti in Bulgaria, sono noti già da qualche anno. Infatti conviviamo in questa nazione come figli e figliastri, pur avendo gli stessi diritti, perché l’Inps fin dall’inizio ha concesso l’esenzione ai pensionati qui residenti, così come succede in tutte le nazioni europee ed extraeuropee. Poi qualche funzionario si è accorto che questa Convenzione diceva che per essere considerati residenti dovevamo avere anche la nazionalità bulgara e da allora non ha più applicato la defiscalizzazione. Quindi conviviamo qui, con uguali diritti, ma con due parametri opposti: chi prende la pensione detassata e chi ancora paga le tasse in Italia sulla pensione. Tutto questo creato dall’ignoranza dei funzionari Inps in questa materia.
Poi a luglio la follia. Qualcuno, in alto loco, ha pensato bene di risolvere il delicato problema della defiscalizzazione con un messaggio agli uffici provinciali. Comunicare ai pensionati residenti in Bulgaria che se non avessero presentato all’Inps un certificato di cittadinanza, sarebbe stata revocata la defiscalizzazione. La Convenzione parla di nazionalità e a noi chiedono la cittadinanza, non sembra buffa la richiesta? Queste richieste sono arrivate in tutti i modi: con lettera raccomandata A/R, con e-mail, con telefonata, con lettera sul portale MyInps. Ognuno di noi sa quello che è successo: il panico. Ci chiedevano, dopo anni, quello che non ci avevano mai chiesto prima.
Ma non hanno neanche aspettato le risposte, perché molti hanno avuto la pensione tassata già a luglio, altri ad agosto e altri ancora a settembre. A molti di coloro cui è stata mandata la comunicazione, invece, non è stato tolto alcunché. Ma l’alzheimer dell’Inps prosegue quando ad agosto iniziano ad arrivare comunicazioni di riaccredito delle somme che erano state tolte a luglio. Questo calvario è continuato fino a novembre, quando quasi tutti – in questo mese – erano rientrati del maltolto. Perché dico quasi tutti? Perché ad altri, ancora, nonostante questa retromarcia dell’Inps Centrale, gli uffici provinciali continuano a tassare la pensione mensile e sempre sulla stessa pensione tolgono anche gli arretrati esentati da gennaio. L’eccidio continua anche per l’anno 2023. In che modo? Togliendo ai malcapitati l’Irpef mensile più tutta la restante imposta in un’unica soluzione. Non ci credete? Da 1.774,18 euro gli hanno accreditato 286,35 euro. Non si vede molto bene ma le cifre sono quelle descritte. A settembre, a un pensionato non è stata elargita la pensione perché tra imposta mensile e arretrati, lo dice proprio il cedolino, il conguaglio era zero.
Ritengo che questo sia un comportamento criminale che nulla ha di legalità e di umanità, che non sia possibile attribuire all’Istituto ma a singoli funzionari frustrati e invidiosi con nascoste patologie criminogene. Se fossero persone normali dovrebbero domandarsi come può un pensionato vivere con la somma restante. Non c’era forse una volta quella somma di sopravvivenza sotto la quale non si poteva scendere?
Avrete certamente avuto notizia di gente che uccide, fa stragi oppure si suicida… ognuno di noi in cuor suo pensa che quella persona di sicuro è impazzita. Qualche volta dovremmo chiederci: è impazzita o l’hanno fatta impazzire? Perché di certo ci deve essere una causa scatenante, e questa potrebbe nascondersi sotto le spoglie di un funzionario che si accanisce sul pensionato a prescindere dalle ragioni e dai regolamenti.
Abbiamo notizia di una recentissima positiva sentenza che riguarda proprio la defiscalizzazione delle nostre pensioni. Il Tribunale ha rigettato le tesi dell’Inps che si appellava alla Convenzione e ha riconosciuto pienamente le nostre ragioni di residenti fiscali in Bulgaria, anche senza cittadinanza e senza nazionalità. Questo ci fa sperare per il prossimo futuro, ma in ogni caso continueremo a sollecitare i nostri politici perché si modifichi questa Convenzione criticata anche dal magistrato che ha emesso la suddetta sentenza.
Colgo l’occasione, adesso che mi sono liberato del rospo che avevo dentro, per augurare a tutti gli italiani e pensionati residenti in Bulgaria e nel mondo, un felice e santo Natale, con la speranza che il 2023 – oltre che la salute e la serenità – porti la pace nei nostri cuori e nel mondo.

giovedì 22 settembre 2022

ANNUNTIO VOBIS GAUDIUM MAGNUM

E' la famosa frase con la quale il protocardinale annuncia l'elezione del nuovo Papa.

La nostra gioia, oggi, non è riferita alla elezione del Papa, al quale auguro lunga vita, ma alle notizie che pervengono, a macchia di leopardo, dalle varie sedi Inps che già da giugno avevano iniziato a mandare le lettere di ritassazione delle nostre pensioni. Stanno arrivando, giorno dopo giorno, le lettere che ci comunicano che la lettera che ci avevano mandato era uno scherzo per testare le nostre valvole cardiache.

Infatti, con la seconda lettera, l'Inps comunica che ci riaccredita le somme che aveva prelevato in precedenza.

Questa è la notizia che sta arrivando a tutti i pensionati residenti in Bulgaria. Notizia indubbiamente meravigliosa, ma che dà adito anche a molti dubbi che dovremo dissipare al più presto. Infatti tutto questo sta avvenendo nel silenzio più assoluto da parte dell'Istituto che - bisogna ricordarlo - gestisce i nostri soldi ma non ne è il padrone.

Ognuno di noi pensionati adesso vorrebbe sapere: è una decisione definitiva? è una moratoria in attesa di ulteriori approfondimenti? vuol dire che abbiamo ragione noi pensionati? e se abbiamo ragione possono richiedere l'esenzione anche coloro cui è stata rifiutata? e, sempre se abbiamo ragione, perché non chiedere alla Agenzia delle Entrate gli anni arretrati che abbiamo chiesto ma sono stati negati a tutti?
Oggi tiriamo un sospiro di sollievo, ma continueremo a restare vigili perché la battaglia non è finita, anzi è appena iniziata. E finirà soltanto quando avremo la certezza che la decisione sia definitiva. Danni ne sono stati fatti tanti dacché da febbraio 2020 i pensionati italiani che volevano trasferirsi hanno cercato altri lidi e già parecchi di noi, in questo ristretto lasso di tempo, hanno fatto le valigie per la Grecia e l’Albania. Per non parlare dei danni economici arrecati a pensionati che hanno visto decurtate le pensioni del 50% e addirittura - vergognosa questa – del 100%.
Mi telefona un pensionato dicendomi che non ha ricevuto la pensione a settembre. Mi metto in contatto con Citi Bank che mi risponde che il profilo del pensionato è attivo ma la pensione non è arrivata. Scrivo all’Inps di appartenenza e mi danno questa risposta:
"""Buon pomeriggio, nel cedolino di settembre 2022 si evincono le voci "conguaglio irpef a debito per ricostituzione" e "trattenute irpef" che azzerano completamente la mensilità. Distinti saluti. U.O. Attività Successive al Primo Pagamento INPS di...""".
E’ successo anche questo, purtroppo, per cui cerchiamo di essere compatti, per favore, perché se dovesse verificarsi un altro casus belli, passeremo brutti momenti. Questi signori non guardano in faccia a nessuno.
Forse sto parlando troppo, ma queste cose è bene e giusto che si sappiano, perché dopo aver ciascuno di noi lavorato una vita intera, abbiamo diritto a un po’ di rispetto. E’ troppo?