sabato 26 luglio 2014

Dimitar Kamenov e il suo amore per Pazardjik


A cento anni dalla nascita - il 23 luglio 1914 - si è svolta a Pazardjik la cerimonia commemorativa del pittore Dimitar Kamenov, indimenticato maestro che ha raffigurato e dipinto luoghi, angoli e momenti della città di Pazardjik in tutte le sue sfumature dagli anni 50 agli anni 80. L’evento si è svolto presso la Galleria d’Arte Stanislav Dospevski, con la mostra di 59 dipinti del maestro, facenti parte della collezione privata della figlia Antonia. La mostra resterà aperta fino al 23 agosto.

E’ stata una vera giornata di festa per la partecipazione molto numerosa di un pubblico commosso che ancora ricorda con affetto l’artista e le sue opere, e per la presenza di molti artisti che hanno voluto rendere omaggio a Kamenov. Ho conosciuto virtualmente su Fb, qualche anno fa, la figlia Antonia, che risiede da 27 anni in Italia e mi parlava del padre e delle sue opere, che io non conoscevo. Così ho acconsentito volentieri all’invito a visitare la mostra, fattomi dalla stessa quando ci siamo incontrati, finalmente, qualche giorno prima al caffè Dolce Vita.

Visitando la mostra e guardando i suoi dipinti, mi sono sentito molto vicino a quest’uomo, non per l’arte in sé ma per l’amore che ci accomuna a Pazardjik. Non c’è angolo della Pazardjik dei suoi tempi che Kamenov non abbia impresso sulla tela, pur non essendo nativo della città. Così è stata la mia impressione quando, otto anni or sono, ho visto per la prima volta Pazardjik. All’amico che, titubante, mi domandava se mi piacesse, risposi che non mi sarei più mosso da qui. Una città tranquilla, a misura d’uomo, immersa nel verde, traffico quanto basta, a 35 km da Plovdiv e 100 dalla capitale Sofia, dove l’inverno è sopportabile e l’estate ancora respirabile, cosa si può volere di più? E Dimitar Kamenov, già ai suoi tempi, forse l’aveva intuito eleggendola a proprio domicilio nella vita e nella pittura, lui che era nato a Stavertzi (Pleven), un piccolo paesino nel nord della Bulgaria.

Pur avendo poi, nel corso della vita, acquisito fama e notorietà, non volle mai allontanarsi da Pazardjik, dove insegnò pittura dal 1956 al 1970. Pur negli anni difficili della cortina di ferro, visita la Siria, Napoli e Istanbul, luoghi che immortalò anche nei suoi quadri. E’ stato un artista di una prolificità disarmante e ha tenuto moltissime mostre in esposizioni nazionali e private. E’ morto a Pazardjik il 26 novembre 1991, lasciando un ricchissimo patrimonio culturale, gestito dalla figlia Antonia Kamenova, che tiene sempre acceso e vivido il ricordo del grande padre e del suo amore per Pazardjik.

Di seguito una panoramica della mostra e delle opere:




















martedì 22 luglio 2014

Pensione lorda per i residenti italiani in Bulgaria e arretrati quando arriveranno

Dopo otto mesi, per l’interessamento in primis della “Fondazione di Italiani e Amici dell’Italia in Bulgaria”, e in secundis per il sollecito interesse e i buoni uffici della Signora Cristiana Santulli, che vorrei ringraziare pubblicamente per la sua sensibilità e disponibilità, ho potuto incassare la mia pensione in Bulgaria esente da gravami fiscali. In verità avrei potuto richiederla già otto anni fa, ma l’assenza di informazioni da parte delle istituzioni, ha fatto sì che solo nel dicembre scorso abbia chiesto ciò che era mio diritto già allora. Con la possibilità, però, di richiedere al Centro Operativo dell’Agenzia delle Entrate di Pescara gli arretrati di Irpef di 48 mesi, equivalenti a 4 anni. Cosa che ho fatto in data 6 dicembre 2013. Perdurando il silenzio, in data 10 luglio mi sono permesso di scrivere una lettera per avere notizie della mia richiesta e sollecitare nel contempo la pratica. Ecco la lettera:

“Spett.le Centro Operativo Agenzia delle Entrate di Pescara,
in data 6 dicembre 2013 Vi ho spedito tutta la documentazione relativa alla pratica per la detassazione della mia pensione in Bulgaria, così come all’Inps di Roma. Mentre è stata già accettata la mia richiesta da parte dell’Inps, per cui dal mese di agosto riceverò quanto richiesto, da parte Vostra non ho ricevuto comunicazione alcuna, mentre mi risulta che la documentazione è stata da Voi ricevuta in data 19 dicembre 2013.
“Forse a Voi interesserà poco, ma vorrei in breve raccontarVi la mia storia.
“Sono arrivato in Bulgaria nel giugno del 2006 perché con 820 euro di pensione mi sarebbe stato impossibile vivere in Italia da persona normale. Questo è stato l’ultimo scherzo che mi ha fatto lo Stato, dopo 50 anni di lavoro e 40 di contributi, gli altri 10 persi per strada. Quando sono andato all’Ambasciata per iscrivermi all’Aire nessuno mi ha detto quali sarebbero stati da quel momento i miei diritti e doveri. Per avere diritto all’assistenza sanitaria bulgara ho pagato per tre anni, finché un giorno, quello che dovevano comunicarmi le istituzioni, l’ho appreso in internet in un forum sulla Bulgaria, e cioè che bastava che la nostra Asl compilasse un modulo che avrei dovuto presentare alla Asl bulgara per avere l’assistenza gratuita come pensionato anche in Bulgaria. Infine, dopo sette anni, sempre su internet, so di una convenzione tra Italia e Bulgaria, in base alla quale posso chiedere la detassazione della mia pensione. Adesso che Cretinetti (che sarei io) viene a saperlo, si accorge però che lo Stato gli ha fregato altri tre anni di detassazione, perché posso chiedere il rimborso solo degli ultimi quattro anni. Ringrazio sentitamente lo Stato e compilo tutta la documentazione necessaria sia per l’Inps che per l’Agenzia delle Entrate. Oggi finalmente l’Inps mi riconosce il diritto e da agosto finalmente avrò il dovuto. Rimane soltanto la risposta, alla quale tengo di più, dell’Agenzia delle Entrate. 
"La mia domanda è: pensate di potermi dare una risposta affermativa, seguita da un bonifico del quale Vi do le coordinate, prima che renda l’anima a Dio? Ho 73 anni e ho appena finito di superare un tumore alla vescica, sempre ringraziando la Provvidenza. Ma alla mia età ogni giorno che passa è sempre più difficile andare avanti e i soldi servono per cure, medicine, e perché no?, dovrebbero servire anche per vivere meglio (perché per me questi arretrati, anche se sono poche migliaia di euro, valgono molto) e non voglio regalarli allo Stato, che già di angherie me ne ha fatte tante. Volete essere anche Voi corresponsabili? RicordateVi che la vita è una ruota e il male che si fa prima o poi ritorna. Sono passati sette mesi dalla mia lettera e nessuno si degna di una risposta, ma in che Paese ho vissuto?“Spero di trovare un Uomo che possa darmi notizie e che ringrazierò infinitamente. Nel contempo scrivo qui sotto le coordinate della Banca presso la quale spedire quanto di mia spettanza. Grazie. Antonio Tutino.”

In verità, la risposta è stata sollecita, perché il 18 luglio mi è arrivata una e-mail che ha accelerato i battiti del mio vecchio cuore, smorzati subito dopo alla lettura della risposta:

“Gentile Sig. Tutino, in riscontro  alla  richiesta in calce, si fa presente che l’Ufficio Gestione e Controlli dei contribuenti non residenti sta proseguendo nel piano di recupero dell’arretrato che consentirà ragionevolmente di esitare nel corso del 2015  le istanze, al pari della Sua, prodotte nel 2013. Colgo l’occasione per porgere i più cordiali saluti.  A…..  M…….”.

Niente di personale, naturalmente, contro la gentile Signora che, con un linguaggio stringato e istituzionale, ha dovuto comunicarmi che per prendere ciò che è di mia spettanza dovrò praticamente attendere due anni, addossando la causa ad un fantomatico piano di recupero dell’arretrato. Le colpe, in questo caso, sono dello Stato, cioè di nessuno, perché in Italia non paga nessuno e perché qualsiasi Renzi arrivi a voler cambiare un sistema e uno Stato fallimentare, cozzerà sempre contro l’acciaio temperato della burocrazia, dell’indolenza e del fannullonismo che ci ha portato ad essere gli ultimi, che non saranno mai primi come nel Vangelo, ma sempre più ultimi ultimi ultimi…

domenica 6 luglio 2014

Iscrizione all'AIRE. Diritti e doveri

Sono passati otto anni dalla mia partenza da Roma destinazione Bulgaria e sette dalla mia iscrizione all’AIRE e finalmente sono riuscito a recuperare in Ambasciata qualcosa di importante per tutti quei connazionali che intendono trasferirsi temporaneamente o risiedere definitivamente all’estero.
Mi sembrava impossibile che a un cittadino italiano che si iscrivesse all’AIRE - che è l’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero – non fosse dato anche un piccolo vademecum con le norme più basilari di diritti e doveri che si acquisiscono con il nuovo status. Se ognuno di noi ne fosse già a conoscenza nel momento in cui si iscrive, sicuramente sarebbe uno studioso di diritto internazionale, e siccome questo è improbabile è più facile che paghi l’assicurazione sanitaria per tre anni, come è successo a me pensionato, mentre sarebbe bastato compilare un modulo della Asl di provenienza e consegnarlo a quella bulgara per averne diritto gratuitamente. Io la notizia l’ho appresa nel forum di un sito sulla Bulgaria.
La raccomandazione che faccio a tutti coloro che andranno ad iscriversi all’AIRE è di chiedere se c’è una Guida all’uopo. Mi auguro altresì che l’addetto/a allo sportello per il pubblico se ne ricordi e fornisca all’ignaro almeno il link per accedere al file.
Da parte mia sento il dovere di ringraziare il Console Francesco Maria de Stefani Spadafora, della nostra Ambasciata a Sofia, per avermi pazientemente ascoltato e subito spedito per e-mail la “Guida per gli italiani all’estero – Edizione 2012”, un’elegante brochure on line di 30 pagine, curata dal Ministero dell’Interno, dove ognuno di noi può attingere per sciogliere i mille dubbi che sicuramente ci attanagliano. La Guida è disponibile sul sito web della Direzione Centrale per i Servizi Demografici: www.servizidemografici.interno.it cliccando su AIRE e poi su Documenti.


domenica 29 giugno 2014

Italia a brandelli… vi aspettavate di più?...

Adesso che il colore rosso della vergogna va dipanandosi schiarendosi sempre di più, possiamo anche parlarne. Mezz’ora prima che l’Uruguay segnasse, avevo già litigato con Renata la polacca, mia compagna nella vita. Avevamo litigato di brutto perché lei aveva già sentenziato che avremmo perso e tornavamo a casa. Quando fa così io generalmente la chiamo Cassandra, portatrice di jella e di sventura, e tutto finisce lì. Ma stavolta mi aveva fatto incazzare di brutto e glie ne ho dette di tutti i colori, mentre lei mi rispondeva per le rime. Il seguito lo sappiamo tutti e non ci parlammo per tutta la sera e il giorno seguente.
A microfoni e luci spente, come suol dirsi, gli animi si raffreddano, i rancori si allontanano e il cervello inizia a ragionare. Per cui oggi le riconosco quella ragione che mi fece imbestialire martedì scorso durante la partita. Riconosco, anzi, che il torto era solo mio, perché vedevo la nostra Nazionale con il cuore, disinteressandomi del resto. Lei, invece, che nei riguardi dell’Italia è molto più obiettiva e razionale di me, aveva già capito e sapeva che non potevamo che perdere. L’avevo capito anch’io, ma lo nascondevo a me stesso e vivevo nella speranza che un miracolo potesse ricreare l’atmosfera dell’82, quando – contro ogni pronostico – stravincemmo i Mondiali. E solo il sentire quello che temevo mi fece imbestialire.
Adesso, con i piedi ben posati per terra, mi domando: Perché prendersela tanto per una eliminazione che non fa altro che rispecchiare le condizioni in cui ci troviamo da sei anni? Ricordate l’altra umiliante eliminazione del 2010 in Sud Africa? Quella era solo l’inizio, perché dopo quattro anni gli eventi, invece di migliorare, sono precipitati. Ancora più inutile è dare la colpa a Balotelli o Cassano, a Prandelli o a chiunque altro, significherebbe voler chiudere gli occhi per non vedere la verità. Questi personaggi potrebbero essere i singoli, ma i singoli non fanno gruppo e a noi manca proprio questo: il gruppo. Il gruppo vuol dire l’unione che fa la forza, vuol dire socialità, solidarietà, aiuto reciproco. Qualcuno può affermare che oggi in Italia esiste qualcosa che gli assomigli? Si dice che il pesce puzza dalla testa e io di puzza ne sento tanta, cominciando proprio dalle più alte cariche dello Stato e delle istituzioni per continuare con i politici, la finanza, le banche, l’industria… Non esiste l’uno per tutti e tutti per uno che ogni popolo adotta nei momenti difficili, siamo italiani e usiamo l’ognuno per sé e il si salvi chi può. Masochismo.
Fatto fuori Berlusconi nel 2011, sembrava che l’Italia dovesse risorgere il giorno dopo con Monti e la Fornero, che invece hanno lasciato un Paese ancora più indebitato e devastato, e quello era il governo dei professori e dei cervelloni! Da una vita sentiamo parlare solo di riforme che non si fanno mai perché ai nostri politici non interessa farle, nel fango in cui stiamo i porci si ingrassano e noi continuiamo a sovvenzionarli. Mi correggo: una sola riforma è stata fatta, quella delle pensioni, e ha rovinato milioni di famiglie, mentre chi prendeva 90 mila euro al mese continua beatamente a prenderle. Dopo Monti e Letta e adesso abbiamo Renzi, entrato prepotentemente a governare con fama di rottamatore. Nessuno di questi è mai stato eletto a governarci, eppure eccoli lì a farla da padroni senza la minima delega popolare. Stanno rottamando l’Italia e nessuno si alza a protestare e gridare “Vergogna!!” e ci lamentiamo e riempiamo pagine di giornali e telegiornali perché non abbiamo superato il primo turno ai Mondiali? Ma se è questa l’Italia che vogliamo e questo lo Stato che continuiamo a mantenere, allora io grido forte, a squarciagola: Viva questa Nazionale!! Viva Balotelli!! Viva Prandelli!! Ogni popolo ha la Nazionale che si merita…



venerdì 13 giugno 2014

Bilancio di otto anni di Bulgaria seconda patria

Il 13 giugno è sempre stato, nella mia vita, un giorno particolare, una data che rimane impressa nel tempo. Mi chiamo Antonio e si potrebbe pensare al mio giorno onomastico, perché oggi si festeggia S. Antonio da Padova, ma non è così perché – pur accettando gli auguri di tanti amici – tengo sempre a precisare che io festeggio S. Antonio Abate, che cade il 17 gennaio, il santo protettore degli animali ma anche patrono di Burgio, la mia città natale (a dire il vero chiamare Burgio città è un po’ esagerato perché è solo un piccolo paesino della Sicilia, ma oggi sembra si debbano chiamare città anche i villaggi, per darsi più importanza). A parte questo piccolo inciso, il 13 giugno del 1956 è stato il primo giorno lavorativo della mia vita, quando – cacciato via dal collegio – mi ritrovai improvvisamente e provvidamente, a 15 anni ancora da compiere, a guadagnarmi da vivere, in una città chiamata Roma, con un orario fuori dagli schemi sindacali: 12 ore di notte, dalle 19 di sera alle 7 della mattina, ma viaggiando in autobus quotidianamente per andare a Nettuno, praticamente i miei dormitori per sei mesi, dove abitavano i miei parenti più prossimi. Per Nettuno, infatti, mi avevano fatto il biglietto i responsabili del collegio, dove avevo gli zii, che erano anche i parenti più prossimi. Poi decisi di trasferirmi a Roma.
Esattamente 50 anni dopo, il 13 giugno del 2006, lasciandomi dietro le storie di una vita fatta di lavoro, di amori e di affetti, di vittorie e sconfitte, di gioie e dolori, iniziava per me una vita nuova, vita da pensionato, che avrei vissuto in un Paese ancora sconosciuto, ma nel quale ero fermamente convinto di restare per il resto dei miei giorni. E così oggi sono già trascorsi otto anni, e come in ogni anniversario che si rispetti, mi ritrovo a fare un bilancio e un veloce ripasso di questo periodo che potrebbe sembrare breve quando si hanno venti o trent’anni ma che diventa lunghissimo quando l’età incalza e si vive nell’incerta sorte che il Padreterno giornalmente ci elargisce.
Ricordo i pensieri confusi che vorticavano nel mio cervello quando finalmente dall’Italia raggiungemmo Mokrishte, piccolo paesino confinante con Pazardjik. L’unico conforto l’accoglienza festosa dei genitori di Stoyan e i sorrisi dei vicini, curiosi di vedere un italiano trasferirsi armi e bagagli in uno sperduto villaggio della Bulgaria, loro abituati ad emigrare per poter sfamare la famiglia. Poi il giorno dopo conoscere Pazardjik, città provincia di circa 75.000 abitanti, tranquilla e quasi sonnolenta, città ideale per me che mi trascinavo lo stress di una vita romana diventata insopportabile, ma che si presentava al turista o al nuovo arrivato in una continua alternanza di vecchio e nuovo, come reduce da un bombardamento e relativa rapida ricostruzione. Ecco, così mi si è presentata la prima volta Pazardjik. Ma passati i primi giorni, legati ancora ai ricordi di una Roma difficile da dimenticare, ho cominciato ad apprezzare tutto quello che mi girava intorno, soprattutto la serenità e il sorriso di gente che possedeva solo quello. E l’alternarsi di caffè alla moda luccicanti di stigliature e morbide poltrone ove consumare lentamente un caffè, con carretti trainati da cavalli, condotti da zingari sporchi e scuri, seguiti da luccicanti Suv ed eleganti e costose automobili a far da contrappeso a una fila di capre che un vecchietto riportava a casa dal pascolo, mi dava la sensazione strana di tornare indietro nel tempo con improvvisi riverberi di realtà.
Il 2007 è stato l’anno della svolta per Pazardjik e per l’intera Bulgaria. L’ingresso nell’Unione Europea è stata la pietra miliare di un percorso che la Bulgaria si apprestava a percorrere insieme a me. Da quell’anno molte cose sono cambiate e gli aiuti europei hanno dato e stanno dando la spinta decisiva all’ingresso nel consumismo e una svolta anche nel modo di pensare e operare dei bulgari. Tutto questo non mi consola, perché dovrei imbattermi in tutto ciò che di negativo ho lasciato in Italia, ma penso che non ne avrò il tempo, perché quando succederà avrò lasciato il mio posto ad altri. Nel frattempo godo di quello che di buono in questi anni si è fatto e si continua a fare per migliorare la città e le condizioni di vita dei suoi abitanti. Mi accorgo che in otto anni la città è stata trasformata, grazie all’Europa e alla buona amministrazione del sindaco Popov, e in chiunque la visita lascia la piacevole sensazione di una città a misura d’uomo, vivibile e soprattutto luogo ideale per viverci. Stiamo cambiando anche noi italiani, perché da tanti piccoli segnali, mi accorgo che ci stiamo lentamente bulgarizzando, si fanno nuove conoscenze e nuove amicizie, la lingua, pur ostica, inizia a diventare più familiare, iniziamo a vedere intorno a noi dei concittadini e si allontana l’autoemarginazione che nasce dalla paura dell’ignoto.
Dall’ottobre del 2013, poi, alcuni servizi Rai e Mediaset sui pensionati italiani in Bulgaria, hanno fatto esplodere il fenomeno, per cui ci troviamo al centro dell’attenzione dei media, in Italia, per una esplorazione prima seguita da un possibile trasferimento subito dopo, di molti pensionati che in Italia vanno sempre più alla deriva. Per questo motivo è cambiata, inconsapevolmente, anche la mia vita, perché quelle che erano le mie giornate quasi languide, passate tra computer, televisione e qualche passeggiata, sono improvvisamente diventate iperattive, trovandomi costretto caratterialmente a rispondere a una valanga di e-mail di connazionali disperati che vorrebbero partire il giorno dopo, guidare e far da cicerone informatore per quelli che fisicamente si presentano e vogliono sapere, vedere, conoscere…com’è la sanità bulgara, quanto è il costo della vita, se la pensione la possiamo riscuotere qui, se si può cambiare la patente, se è vero che qui possiamo riscuotere la pensione lorda, se possiamo targare in Bulgaria l’automobile, se abbiamo un Patronato… mille domande alle quali spesso non si possono dare mille risposte, perché le informazioni che abbiamo le abbiamo apprese anche noi nel tempo nei vari forum su internet, perché le istituzioni invece di aiutarti, ricopiano anche qui quello che succede in Italia, e cioè ti mettono tanti paletti da farti fare il percorso ad ostacoli, rasentando talora il sadismo…
Oggi siamo molti di più di otto anni fa, quando mi sentivo veramente un esule, e tanti altri stanno arrivando, traendo beneficio dalle nostre esperienze… Se devo tirare le somme, posso dire che il bilancio è nettamente positivo, così che chiunque mi scrive e mostra l’intenzione di volersi trasferire qui, non posso che consigliarlo di osare il grande passo, penso ne valga la pena…

sabato 24 maggio 2014

Perché inneggio al populismo e perché coloro che lo ispirarono lo rigettano?

Giornalmente sentiamo parlare di questa parola che una parte della politica usa per offendere e denigrare la parte avversa, mentre la parte avversa la rinnega in modo assoluto, perché non le appartiene. A me, sinceramente, la parola piace, perché è qualcosa che indubbiamente si riferisce al popolo, alla gente comune, a quella come me, e quindi non vedo dove possa esserci quel riferimento che tanto offende chi lo riceve, né quella cattiveria offensiva insita in chi la pronuncia, che generalmente fa parte della sinistra italiana. Ma non essendomi io acculturato abbastanza sui tomi dell’intellighenzia di sinistra e sulle verità in essi contenute, vado su Google alla ricerca della parola populismo.

Sul dizionario on line della Treccani trovo scritto: “1. Movimento culturale e politico sviluppatosi in Russia tra l’ultimo quarto del sec. 19° e gli inizi del sec. 20°; si proponeva di raggiungere, attraverso l’attività di propaganda e proselitismo svolta dagli intellettuali presso il popolo e con una diretta azione rivoluzionaria (culminata nel 1881 con l’uccisione dello zar Alessandro II), un miglioramento delle condizioni di vita delle classi diseredate, spec. dei contadini e dei servi della gleba, e la realizzazione di una specie di socialismo rurale basato sulla comunità rurale russa, in antitesi alla società industriale occidentale.
“2. Per estens., atteggiamento ideologico che, sulla base di princìpi e programmi genericamente ispirati al socialismo, esalta in modo demagogico e velleitario il popolo come depositario di valori totalmente positivi. (. . .) In ambito artistico e letterario, rappresentazione idealizzata del popolo, considerato come modello etico e sociale: il p. nella letteratura italiana del secondo dopoguerra”.

Mi accorgo così che questa parola, e il concetto in essa contenuto, hanno fatto parte per quasi un secolo, della cultura di sinistra, ma non della sinistra di Renzi - l’Ulisse democristiano presentatosi sotto mentite spoglie come cavaliere di un socialismo liberale – ma della sinistra più becera e ortodossa, quella di provenienza sovietica, per intenderci. E passi pure che possa scagliarsi contro il populismo il giovanotto trapocoexrottamatore, ma che ce lo venga a rinfacciare il nostro beneamato Presidente della Repubblica, ex puro comunista di lungo corso, ci sembra proprio che si sia scambiata la notte per il giorno. Vero è che la vecchiaia, a volte, fa brutti scherzi oppure ci fa ricredere su verità che sembravano Vangelo – e io ne sono una testimonianza diretta, perché ho dovuto ricredermi su tante finte verità – ma non credo sia il pentimento per una dottrina professata fino all’89, a denigrare di populismo quella parte politica che cavalca la protesta a oltranza contro questo modo di governare un popolo e, riguardo all’Europa, i popoli...

Con questa Europa e con i governanti attuali e le regole che si è date, le Nazioni aderenti andranno a picco perché saranno fuori dai mercati mondiali con la conseguente crescita di disoccupazione e miseria. Questa non è l’Europa dei popoli, della fratellanza e della solidarietà, questa è l’Europa delle banche e degli interessi economici del più potente che prevalgono sul più povero. Non è un caso che stiano sempre più crescendo movimenti che la contestano. Sono movimenti europei fatti di persone perbene, ma soprattutto incazzate, di lavoratori disoccupati, di gente comune che vede giornalmente scemare valori e culture, che in nome di una falsa integrazione, vengono posti in soffitta per far posto a nuove pseudoculture di stampo islamico.

Per non parlare delle vergogne che assillano e affosseranno l’Italia ancor di più e il solo fatto che se ne parli e si voglia combatterle duramente diventa populismo. Ebbene, propongo di fare, alle prossime elezioni politiche, il partito dei populisti. Vergognarsi e combattere la corruzione, il clientelismo, l’affarismo politico, l’evasione fiscale, la burocrazia, l’iniquità di Equitalia, l’Inps che dopo cinque mesi e mezzo non risponde - dopo innumerevoli richieste - a un tuo sacrosanto diritto, la malversazione, le mafie di tutti i tipi, la disoccupazione, la povertà… tutto questo è populismo? Mi onoro di sentirmi populista. Che queste siano battaglie cavalcate da Grillo o da Salvini o dalla Meloni o da chiunque altro, a me interessa soltanto che siano vinte per uscire fuori dalla palude. E se i populisti le vincono Viva il Populismo… sarà stato migliore dei nostri non votati governanti in doppio petto.


lunedì 19 maggio 2014

Quel maledetto Postino...

Chi non ricorda (mi riferisco a persone dai cinquanta in su) con quanto piacere e quanta ansia, fino a qualche tempo fa, si aspettava una lettera, una cartolina, una qualsiasi missiva, insomma, proveniente da persone amate, da qualsiasi parte del mondo, sia in tempo di pace e ancor più quando si era in guerra? La Posta e il Postino fanno parte della nostra storia, raccontano la storia e hanno fatto la storia. Quante volte abbiamo domandato “E’ già passato il postino?”, perché aspettavamo notizie di un fratello, un padre, un amico lontani? Poi, improvvisamente, da una ventina d’anni, il mondo si è rivoltato, la tecnologia ci ha sommerso e ci siamo trovati, da un giorno all’altro, a parlare, a messaggiare e a vedere, in tempo reale, persone che si trovano dall’altro capo del mondo, in un palazzo, per strada, in volo, in una foresta sperduta, così che abbiamo ormai perso tutte quelle sensazioni di ansietà, miste a speranza, quelle emozioni che si provavano quando il Postino, finalmente, ci consegnava una lettera, che cercavamo di aprire con mani quasi tremanti per l’emozione e la felicità.
Bene. Tutto questo oggi è solo un vago ricordo. Se vuoi dire qualcosa a qualcuno, dal telefonino o da qualsiasi altro aggeggio, Aipad Aifon e così via, scrivi un messaggio, il più delle volte in modo strano, per cui “ti voglio bene” diventa un tvb che non è più un sentimento ma tre tasti da pigiare invece dei 14 originari, e se gli vuoi parlare pigi un tasto già memorizzato, senza neanche comporre il numero, e parli con chi vuoi e se ne hai voglia puoi anche vederlo e se stai pisciando chiudi la telecamera. Ecco, oggi siamo arrivati a questo… bello, bellissimo, meraviglioso, progresso e scienza inarrestabili nel cambiare  stile di vita, modo di pensare, di comunicazione del genere umano.
E la Posta?... E il Postino?... Esistono ancora, ma sono cambiati anche loro. Adesso è tutto automatizzato e non arriva più la lettera o la cartolina, ma la posta elettronica, la famosa e-mail, che dopo alcuni istanti è stampata sul computer del destinatario. Del vecchio sistema postale sono rimaste qualche rara cartolina di località esotiche che si spedisce dalla vacanza, ma soprattutto le bollette dei balzelli per cui l’Italia è ormai famosa nel mondo, cioè la luce, il gas, l’acqua, le multe più svariate dell’automobile, l’Imu, la Tari, la Tasi, la Stasi, le Scuse, le Cose, li Tacci Loro e soprattutto… la famosa raccomandata in busta giallo-marroncina di Equitalia, la lettera più odiata dagli italiani.
Ma di questa situazione solo uno ne paga le conseguenze. Ricordate il famoso detto “Meglio un morto in casa che un marchigiano fuori dalla porta”?, poiché il marchigiano di allora era colui che riscuoteva le tasse per conto del Papa. Oggi, in Italia, al Postino non è rimasto altro che la consegna delle bollette delle tasse.
Questo non è un racconto di fantascienza. E’ quello che mi hanno riferito quasi tutti gli italiani che sono venuti a trovarmi a Pazardjik. La cosa che più temono è che l’odiato e incolpevole Postino bussi alla loro porta!... Ed ecco spiegato il motivo di tanti arrivi: qui in Bulgaria il Postino è rimasto quello di una volta… consegna ancora cartoline di Buon Natale e Buon Onomastico ed è ancora piacevole incontrarlo anche se in tasca ha un Aipad ultimo modello.

venerdì 16 maggio 2014

Elezioni europee: perché si vuole impedire ai residenti all'estero di votare?


Non ero certamente entusiasta di votare per un'Europa cui nessuno crede, un'Europa che senti al 70 percento nemica e per il rimanente 30 neutrale, mai amica, mai entità cui ci si possa sentire legati, se non dalla disgraziata comunanza dell'euro, laddove è stato introdotto.
Eppure avevo deciso di dare la mia testimonianza con il voto, un voto che avrebbe voluto essere fortemente di protesta, un voto che avrebbe voluto gridare ai nostri governanti e ai tecnocrati e burocrati che guidano questo vecchio disgraziato continente, che non è questa la strada per un'Europa unita, così come era stata sognata da uomini molto più lungimiranti e onesti di quelli che attualmente la governano.
Purtroppo questa testimonianza, che sia favorevole o contraria, nella pratica ci viene impedita. E' la conclusione cui sono arrivato dopo aver telefonato in ambasciata a Sofia per avere notizie esatte sulle modalità del voto. Un gentile e solerte funzionario del consolato mi risponde che a ognuno di noi residenti in Bulgaria (ma immagino che la regola valga per tutti i Paesi) tra giorni arriverà la scheda elettorale, quindi il 23 e 24 maggio avremo la possibilità di recarci a Sofia per esprimere le nostre preferenze. Avete capito? Non stiamo su “Scherzi a parte”! E' proprio così... avremo la possibilità di recarci a Sofia per esprimere il nostro voto! E io invece pensavo di poter votare spedendo la scheda elettorale all'ambasciata, come nelle consultazioni precedenti...
Alle mie rimostranze e proteste, l'incolpevole funzionario ribatte che il sistema scelto dai nostri beneamati e non votati governanti, è gravoso anche per loro, perché dovranno sobbarcarsi la responsabilità e l'onere di un seggio elettorale aperto due giorni a disposizione dei potenziali votanti. Ho rassicurato il funzionario, che è tra l'altro una simpatica persona e che ha raccolto pazientemente le mie contumelie, che un po' di trambusto ci sarà in ambasciata, ma solo per montare e smontare cabine e urne, dato che lavoro per affluenza di votanti ne avranno ben poco.
Che qualche migliaio di residenti in Bulgaria non voti, non sarà un danno per l'Italia e per l'Europa, ma perché prendere in giro i cittadini con questa farsa? Passi per coloro che abitano a Sofia, che potrebbero approfittare dell'occasione per fare una passeggiata in centro, ma ve li immaginate gli altri partire da Varna o Burgas, Ruse o Stara Zagora, Plovdiv o Pazardjik o Veliko Tarnovo, allegri e festosi per un viaggio di andata che va da due a sette ore, e così per il ritorno, non contando i costi del viaggio, per adempiere a un diritto e a un dovere civico, così come recita Rai1 quando illustra le prossime elezioni europee? Propendo più per un vaffanculo collettivo sia a questa cosiddetta Unione Europea e sia a chi ha ideato questa buffonata.

Mi incuriosisce soltanto sapere lunedì 26 maggio quale sarà stata la percentuale di votanti. Proverò a chiedere al simpatico e gentile funzionario del consolato, se nel frattempo non si sarà esaurito per la numerosissima affluenza di elettori. Intanto aspetto che, a una settimana dal voto, arrivi la scheda, se mai arriverà...