venerdì 8 marzo 2013

Quando, se dici che anche il fascismo fece cose buone, i nostri "democratici" ti appenderebbero di nuovo a testa in giù


Vae victis! Guai ai vinti! Sempre più arrogante la leggendaria frase di Brenno rivolta ai Romani sconfitti, ma i secoli passano e la minaccia è sempre in agguato e sempre più di moda. Nel mio post del 3 marzo scorso, accennavo all’Italia come ultima nazione che, dopo sessant’anni, vive ancora di fascismo e comunismo o, se volete, fascismo e antifascismo.  Sono gli epigoni della seconda guerra mondiale che l’Italia fascista ha perso e che trova come peggiori denigratori, spesso, quegli stessi personaggi che allora la sostenevano.
Gli altri popoli ci hanno messo una pietra sopra e guardano sempre di più al futuro, mentre i nostri politici e i nostri media – quelli che sono saliti sul carro dei vincitori – ci mangiano sopra ed evocano questo spettro al minimo accenno che forse, tra le tantissime cose schifose che può aver fatto Mussolini e il fascismo – e per ultimo la tragedia della guerra – ci possano essere anche delle cose buone. E se casualmente uno sprovveduto o ingenuo personaggio dovesse farne cenno, ecco che parte immediatamente la caccia all’untore. Perché può esprimersi su cosa è bene e cosa è male soltanto chi ha vinto.
Cosicché oggi si può parlare di fascismo solo in termini di male assoluto, mentre il comunismo che ha creato in Europa milioni e milioni di morti , implodendo poi sui suoi stessi errori, è il bene dell’umanità, caduto soltanto per alcuni errori dei suoi dirigenti, mai abiurato e mai condannato dai nostalgici dei gulag. Il nostro caro Presidente Giorgio Napolitano, che oggi potremmo definire un pentito, nel 1956 – in occasione della rivolta ungherese al regime comunista, che vide migliaia di morti - elogiava i sovietici che, sparando con i carri armati sulla folla e fucilando operai e studenti, definiti teppisti, contribuivano a rafforzare la pace nel mondo.
Ed ecco che Roberta Lombardi,  capogruppo alla Camera dei Deputati per il M5S, viene attaccata e additata al pubblico ludibrio, per aver scritto nel 2011 sul suo blog un post critico su Casapound e il fascismo che diceva: “Da quello che conosco di Casapound, del fascismo hanno conservato solo la parte folcloristica razzista e sprangaiola. Che non comprende l’ideologia del fascismo, che prima che degenerasse aveva una dimensione nazionale di comunità attinta a piene mani dal socialismo, un altissimo senso dello stato e la tutela della famiglia”, ecc. ecc. Apriti cielo! Viene estrapolato un periodo del suo articolo, dove si dice che il fascismo iniziale aveva "un altissimo senso dello Stato e la tutela della famiglia" e giù critiche e condanne senza appello. Povera Lombardi!, oltre a essere una grillina ha anche la sfacciataggine di dire che qualcosa di buono c'era pure nel fascismo.
Se poi, invece della Lombardi, è Berlusconi, nel giorno della Memoria, a dichiarare: "Per tanti versi Mussolini aveva fatto bene, ma il fatto delle leggi razziali è la peggiore colpa. Non si possono più ripetere quelle vicende...", allora sono titoli cubitali in prima pagina su tutti i giornali (di sinistra, naturalmente), e attacchi e vituperi a non finire per una settimana, per aver osato accennare che anche in Mussolini c'era qualcosa di buono.
Il bene, l'amore per il popolo, la bontà d'animo, per i sinistrorsi nostrani, può esistere solo nel comunismo, nei comunisti e nel "piccolo padre dei popoli" finché era vivo, tutto il resto è il male assoluto. Alla faccia della Polonia, che di comunismo se ne intende, avendolo subito per 40 anni. In questo Paese, infatti, è reato sia l'apologia del fascismo che del comunismo e sono vietate la produzione, la distribuzione e la vendita dei loro simboli.
Lo storico polacco Wojciech Roszkovski così si esprime: "Il comunismo è stato terribile, un sistema totalitario, basato sulle bugie, con una propria polizia segreta, che ha fatto milioni di vittime; fu simile al nazionalsocialismo, e non c'è assolutamente alcuna ragione di trattare questi due sistemi, con i loro simboli, in maniera differente".
Ma noi, in Italia, non abbiamo avuto la fortuna della Polonia e dell'Europa orientale, di provare per quarant'anni questo paradiso terrestre, e quindi non possiamo né capirlo né apprezzarlo, così come non abbiamo il dovere di odiarlo e rinnegarlo, anche perché, non avendolo avuto al potere, gli operai e gli studenti morti ammazzati non sono i nostri.
Ricorderò sempre le parole di mio padre - 97enne contadino comunista siciliano - il giorno che, attraversando in macchina con me le strade dell'EUR, guardandosi intorno iniziò come parlando a se stesso: "Questo è stato un vero uomo... sbagli ne ha fatti tanti, specialmente la guerra... ma ha fatto pure tante cose buone... e soprattutto non ha rubato... l'hanno ammazzato povero...". Forse l'età lo faceva vaneggiare, o forse - dopo tanti anni - aveva capito che si stava meglio quando si stava peggio, e che la parola "democrazia" dovrebbe essere sostituita da "oligarchia", che non corrisponde affatto a libertà e benessere.
Perché, invece di starnazzare tanto per chi dice che anche il fascismo ha fatto qualcosa di buono, non dite agli italiani che cosa ha fatto di buono questa cazzo di vostra democrazia, oltre a farci affondare nella Cloaca Massima e gonfiare i vostri conti bancari?






domenica 3 marzo 2013

La tracotanza di credersi più giusti degli altri



Italia e Vaticano seguono lo stesso percorso: entrambi in sede vacante. La seconda, quella vaticana, resterà storica nei secoli a venire per la decisione di Benedetto XVI di rinunciare alla carica, poiché l’età e le forze non lo sostengono per reggere le difficili sorti di una Chiesa che, in molti dei suoi appartenenti, ha messo in secondo ordine il messaggio di Cristo per dedicarsi più alle cose terrene. Così che gli scandali sessuali, la finanza e il riciclaggio di denaro attraverso il santo Ior, gli oscuri misteri che avvolgono i documenti trafugati al Santo Padre, altri misteri trentennali dovuti alla sparizione di Emanuela Orlandi (*), cittadina vaticana, per la quale non sono mai state aperte indagini dalla magistratura vaticana, le vicende oscure che coinvolgono la Basilica di Sant’Apollinare, tutta l’opacità, insomma, che avvolge da anni una Chiesa che dovrebbe essere amore, trasparenza, apostolato e dedizione alle sofferenze dell’umanità, per una redenzione finale, hanno indotto il povero Papa Ratzinger a cedere il bastone del comando, sperando che il successore rinnovi dal profondo una Chiesa-Stato che sta guardando molto più alla terra che al cielo. E se il successore, illuminato dallo Spirito Santo, permettesse anche ai preti di potersi sposare, avrebbe in buona parte sconfitto la pedofilia, piaga odiosa in uno Stato laico, figuriamoci nella Chiesa di quel Cristo che predicava “Lasciate che i pargoli vengano a me”. La Bulgaria, dove oggi vivo, è una nazione di religione ortodossa, dove i preti sono anche mariti e padri, e noto con piacere che i problemi di carattere sessuale, che affliggono la Chiesa cattolica, qui non esistono.


Sede vacante anche in Italia. Ma la nostra è una lunghissima sede vacante, perché vacante di contenuti e di leggi che la nostra politica da anni non riesce a dare a una Nazione che non sta andando - ma è già - alla deriva e sta sprofondando.  Venti anni di bipolarismo anomalo hanno creato un vuoto di sostanza che l’ingresso in Europa e la crisi mondiale hanno drammaticamente messo a nudo. Il nostro bipolarismo, fatto di contrapposizione, non di programmi ma di ideologie, dopo più di sessanta anni, tra comunismo e fascismo (unici ormai nel mondo), ci ha portato alla stagnazione nell’economia, nelle infrastrutture, nella legislazione utile e operosa, nella ricerca, nell’ammodernamento, portandoci soltanto aumento di tasse e burocrazia, costo della vita, corruzione e concussione nell’amministrazione dello Stato e privata, enormi sprechi e privilegi alle caste e alle corporazioni, unitamente alla pesante ingerenza della magistratura nella politica.

Il bipolarismo del 23 febbraio è diventato dal 26, il giorno successivo alle elezioni, tripolarismo e mezzo, così che abbiamo un quadro di ingovernabilità insostenibile, reso ancora più preoccupante dalla  presunzione e supponenza di superiorità di ognuno nei riguardi degli altri. Preso atto che i partiti bipolari hanno lasciato per strada 11 milioni di voti che hanno aperto la strada a Grillo e messo in campo, a mezzo servizio inutile, anche Monti, bisognerebbe avere non solo a parole, ma con i fatti, l’umiltà e la dignità di capire che forse gli italiani hanno voluto punire questi partiti non per le idee che esprimono, ma per la totale inerzia nella conduzione della cosa pubblica.

La cosa ancor più grave è che prima erano in due, adesso sono tre e mezzo, ognuno arroccato nelle proprie posizioni a continuare a logorare l’economia e accrescere la disoccupazione. Sembra una pagina moderna de I Promessi Sposi. Il Presidente del Consiglio in pectore dott. Gargamella vuole conquistare e portare nella sua alcova quel Grillaccio che non vuol saperne di prendersi responsabilità di governo, mentre anche zio Silvio starnazza che questo matrimonio non s’ha da fare. L’uomo del loden non entra a far parte della scena perché è talmente misero il suo peso che con o senza la sua partecipazione la maggioranza non si raggiunge, però dobbiamo sempre ringraziarlo perché è riuscito in quello che non era successo mai: in un sol colpo ha fatto fuori Fini e messo all’angolo Casini, vecchi bacchettoni della politica che gli elettori hanno rinnegato, così come i giustizialisti a mezzo servizio tra politica e tribunali.

Bersani, leader della coalizione vincente, seguendo l’istinto della vecchia sinistra, propone a Grillo, il leader del movimento che vuole cambiare l’Italia, una coalizione per uscire dalle sabbie mobili che il voto ha creato. Grillo, stravotato e divenuto primo partito, risponde sempre e solo con i soliti vaffa. La rete, composta da cittadini di tutti i ceti, che sicuramente hanno meno interessi oscuri di Grillo, lo sta già contestando per l’atteggiamento odioso che ha verso Bersani, che a sua volta – non più tardi di un mese fa – lo definiva fascista. Così stanno le cose in questo 55% di parlamento. L’altro 25%, quello del Cavaliere, naturalmente, è offeso per essere stato ignorato oltre che odiato da questa sinistra, e quindi non sarà molto propenso a raccogliere la palla che Grillo ha buttato, ove Bersani avesse intenzione di rivolgersi a loro. Monti, ripetiamo, non conta per nessuno.

E allora? Politologi e media stanno costruendo virtualmente tutti i governi possibili: Pd-M5S, governo di scopo, governissimo Pd-Pdl, governo di minoranza… La palla, fortunatamente, per adesso sta in mano a Napolitano, che deciderà a chi farla giocare per primo. Il vecchio comunista, che peraltro ho già contestato anch’io in varie occasioni, alla fine sembra essere l’unica certezza, o l’ultima speranza, per quest’Italia che non ne può più di beghe politiche. L’ho contestato quando, fuori dalle leggi scritte nella Costituzione, ha iniziato a sostituirsi e delegarsi quelle responsabilità che i politici hanno rinnegato e per colpa dei quali stiamo nella cacca, ma me ne scuso pubblicamente, riconoscendo al tempo stesso che è rimasto l’unico a rappresentare degnamente l’Italia.

Grillo, la speranza dei giovani, di tanti imprenditori, di tanti lavoratori, di tanti disperati e disoccupati, dimostri di avere le palle, dando la fiducia al governo che dovesse chiedergliela e poi metta sul piatto tutte le rivendicazioni urgenti e fattibili del suo programma, per uscire dalla crisi che ci attanaglia, e dimostri alla sua gente e all’Italia che effettivamente c’è un modo nuovo di governare, un modo più giusto e onesto, un ritorno alla fiducia nello Stato e nella politica. Se non è in grado di prendersi queste responsabilità avrà illuso e deluso i suoi elettori e affossato ancor più l’Italia. E allora, se così fosse, un vaffa anche a lui e ai suoi progetti di distruzione.

Urgono uomini di buona volontà, anche avversari, che si siedano attorno a un tavolo e discutano concretamente per il bene dell’Italia e degli italiani, rinunciando ciascuno ai propri pregiudizi e ai propri sospetti.
Sappiamo tutti che la legislatura sarà breve, ma viviamo situazioni insostenibili e indifferibili, per le quali gli italiani abbisognano di soluzioni rapide e concrete. Alle prossime elezioni saranno premiati coloro che se ne sono fatti carico responsabilmente e abbiano, anche parzialmente, fatto qualcosa di buono per sessanta milioni di cittadini allo stremo. Se non dovesse succedere questo non resterà altro che scendere in piazza, e allora… muoia Sansone con tutti i Filistei.

(*) Vorrei  consigliare al fratello Pietro, che mi ha scritto una mail nella quale mi chiedeva come poter contattare Assen Marcevski, interprete all’Ambasciata bulgara a Roma ai tempi del rapimento di Emanuela, di tralasciare quella pista che penso sia inventata, e di approfondire la pista che porta a Sant’Apollinare e Don Vergari, e a una indagine, anche se tardiva, tra le mura vaticane. Ma troverà certamente solo muri di gomma.

martedì 26 febbraio 2013

Bersani, la paura della vittoria



Ho assistito in televisione alla conferenza stampa di Pierluigi Bersani a ventiquattro ore dalle elezioni che sanciscono la vittoria del centrosinistra, preposto istituzionalmente a governare l’Italia per il prossimo quinquennio. E’ arrivato sul palco un uomo sconfitto, un uomo impaurito di dover governare un parlamento ingovernabile nei numeri. Quando nei primi sedici minuti un segretario di partito che parla alla stampa si toglie e si rimette gli occhiali ventotto volte, non sapendo cosa farne,  è sintomo di grande nervosismo; se poi, per rispondere a una decina di domande, ha bisogno di mandar giù a sorsi due bicchieri d’acqua, probabilmente ha mangiato salatissimo o, quasi sicuramente, la paura gli ha seccato la bocca.
Non è il modo migliore per affrontare i media e discutere di problemi che l’Italia ha bisogno di risolvere e anche con molta fretta. Ho visto un uomo che non vedeva l’ora di chiudere la conferenza, rinunciando alla fine a rispondere all’ultima domanda che gli faceva una giornalista estera. Mi auguro che avesse fretta solo per problemi di stomaco, altrimenti sarei preoccupato per lui, ma più ancora per un’Italia che attende il Messia ormai da troppo tempo. A onor del vero il professor Monti, nell’esercizio provvisorio di Presidente del Consiglio, si era anche autoproclamato Salvatore della Patria, ma è stata più una battuta estemporanea di un canuto cattedratico che l’effettivo salvataggio di un’Italia che continua ad affondare.
Partendo dalla certezza che bisognerà tornare al voto al più presto, poiché siamo entrati in un vicolo cieco, mi auguro che l’uomo che ho visto oggi riceva lumi dallo Spirito Santo e sappia scegliere, tra grillo e giaguaro, chi dei due può aiutarlo meglio a farci uscire dal pantano e andare al tavolo europeo a rinegoziare la nostra dignità di popolo e di nazione cofondatrice di un’Europa che non sentiamo nostra.
La prima mossa del Bersani vendoliano sembra essere un’apertura a Grillo, naturalmente più che legittima, apertura fatta in politichese, poiché sarebbe un’onta gravissima alla sua dignità se fosse respinta. Il vecchio vizio di parlare per formule i nostri politici non lo perdono mai; ecco perché Grillo è diventato il primo partito italiano, lui dice chiaro le cose come stanno, grida quello che pensa e quello che vuole, ma questi continuano con le alchimie del dico ma non dico, apro ma richiudo, hai pensato ciò che non ho detto, una partita a poker tra sordi, insomma; e mentre loro proseguono a trattare alla orientale, Grillo continua a raccogliere consensi e l’Italia ad affondare.
La faccia che ho visto oggi non è quella di un leader che ha vinto le elezioni, ma di un soldato che torna da una guerra persa, e questo mi riporta alla mente la fragilità umana e alle dimissioni del Papa. Non tutti resistono al peso delle responsabilità. Bersani ha detto in conferenza che lui non lascia la nave e questo gli fa onore, ma anche Schettino comandava una nave, eppure l’ha abbandonata.
C’è qualcuno nel nostro Paese in grado di prendere per mano l’Italia e portarla fuori dal tunnel? Forse sarà la domanda che la signora Merkel farà a Napolitano in occasione della sua imminente visita in Germania.

sabato 23 febbraio 2013

Italia e Bulgaria, vittime gemelle dell'Europa delle banche



Mentre in Italia tra qualche giorno avremo un nuovo governo, sempre per restare nel tema, si dimette quello bulgaro. E così in tre anni è questo l’undicesimo governo a cadere per poter restare nei parametri europei imposti dalla nostra padrona e signora Merkel. L’avevo già detto in altro post che la politica della Germania finanziaria ha vinto e sottomesso un’Europa che Hitler con i suoi carri armati non è riuscito a fare.
I padri fondatori di questa Europa si stanno rigirando nelle loro tombe, vedendo quello che sta accadendo agli ignari popoli che anelavano a un’unione, una solidarietà, una pace, una ricerca delle comuni radici, una comune florida economia, che allontanasse per sempre lo spettro delle guerre che da sempre hanno dilaniato il nostro continente. Quella che avrebbe dovuto essere la patria comune, si sta rivelando ogni giorno di più il nemico da combattere e dal quale guardarci. Questa è l’Europa delle banche, l’Europa degli speculatori, l’Europa pangermanica che mira a un’egemonia ottusa che porterà alla rovina tutta l’eurozona.
Nel 2001, quando eravamo italiani “poveri”, parlavamo e ci occupavamo di solidarietà, c’era una famiglia, c’era lavoro, c’era serenità, avevamo uno stipendio o una pensione in lire con cui arrivavamo a fine mese, c’era il bilancio dello Stato a fine anno, se avevamo speso troppo c’era anche un’austerità vivibile e compatibile con le esigenze di bilancio, mentre oggi dobbiamo rendere conto al Moloch tedesco, dobbiamo farci prestare i soldi dalla Bce per poi passarli alle banche che ricomprano il nostro debito strozzandoci, oggi si parla solo di fiscal compact, di spread, di endorsement, di scouting, di spending review… queste non sono parole, queste sono malattie che ti mandano in diarrea, mettono il cappio al collo a tanta povera gente, abituata solo a lavorare e vivere del proprio lavoro, che oggi ci hanno tolto e ci hanno dato in pasto alla finanza on line, agli speculatori internazionali.
Vero è che più che politici oggi abbiamo dei politicanti, soliti guardare i propri interessi personali a danno della collettività, corrotti e corruttori, privilegi e lussi che altri Stati non si sognano di avere, spese folli da produttori di petrolio, ma la crisi non è certo colpa dell’Italia e degli italiani.
La Bulgaria sta vivendo gli stessi problemi, con una piccola differenza: loro i problemi e la povertà l’avevano già e, incauti, speravano che l’agganciamento al carro europeo li portasse fuori dal tunnel. Ricordo le feste che hanno fatto il 1° gennaio 2007 per l’ingresso nell’Unione Europea. Non sapevano dove il treno li avrebbe portati. Adesso, dovendosi adeguare agli impegni europei, cominciano ad accorgersi di che pasta è fatta questa Europa. Anche qui disoccupazione, corruzione, rincari in tutti i campi rendono insostenibile la situazione e iniziano le grandi proteste di piazza, perché in Bulgaria avere dei risparmi per continuare a campare è un’utopia, ed ecco il governo di Bojko Borisov, ancora forte in Parlamento, che licenzia prima il suo pur ottimo ministro dell’economia Simeon Djankov e poi si dimette lui stesso.
Non sono un economista, né giornalista, né un addetto ai lavori, ma da comunissimo cittadino, mi auguro che il prossimo governo italiano, qualunque esso sia, sia in grado di avere le palle per portare a Bruxelles le istanze non solo del popolo italiano ma quelle di tutta la parte debole dell’Europa che non riesce a seguire questo treno, che non è quello di un’economia fondata sul lavoro e la produzione, ma su transazioni finanziarie e speculative, un’economia virtuale che non corrisponde alla realtà. Una vera Unione Europea non può fondarsi solo sulle banche, ma ha bisogno di solidarietà, aiuto reciproco, intenti comuni per la ripresa economica. L’Europa che sognavo non ha niente a che vedere con questa, né può essere l’euro ad accomunarci, anzi ci divide sempre più e fortunati sono gli Stati che ancora non lo adottano. E se questa unione non potesse avvenire, allora divorziamo e ognuno si leccherà le proprie ferite, è sempre meglio che commemorare i morti.
In tutto questo bailamme di dimissioni, anche Papa Ratzinger, tedesco, ha voluto fare un gesto che passerà alla storia: ha rinunciato al titolo di Papa, vicario di Cristo in terra, e presto sarà sostituito da un altro Papa che sarà eletto tra una ventina di giorni. E’ un segno dei tempi? E’ un disegno divino? Una profezia dei Maya? Chi vivrà vedrà… con tanti auguri a noi poveri mortali.

P.S. – In televisione, pochi istanti fa, ho assistito ad alcuni spezzoni del comizio di Grillo a San Giovanni. Non avevo mai visto una piazza così gremita per ascoltare un comico. E’ il segno di quanto malessere serpeggi tra la gente che si sente tradita dalla politica e dai politici. Ma se il nostro riscatto e il ritorno al lavoro e al benessere, dovesse passare anche attraverso questo moderno Masaniello, ben venga anche lui…  I nostri padri direbbero di lui: Castigat ridendo mores.  Personalmente mi lascia perplesso e dubbioso.


domenica 30 dicembre 2012

Buon Anno all'Italia e agli Italiani


Buon Anno
a tutti i miei connazionali

E’ un augurio doveroso e sincero, perché tra poco più di un mese dovremo difenderci dalle voraci fauci degli alligatori che hanno dilaniato l’economia italiana e che si apprestano, adesso, a completare l’opera azzannando direttamente le nostre carni.
Si travestono da Robin Hood, da Cincinnato, da Masaniello, da cristiani, da giusti e penitenti, ma alla Camera saranno sempre 630, al Senato 315 e più, vitalizi, privilegi e stipendi sempre gli stessi, tutto è rimasto come prima, alla faccia dei disoccupati, dei cassintegrati, degli esodati, dei pensionati, degli imprenditori, dei commercianti, dei giovani che credono che qualcosa cambierà.

Affettuosamente dalla Bulgaria

sabato 22 dicembre 2012

Fine di un incubo e ritorno dei Marò



Si dice che gli anni bisestili siano i peggiori e che tutto ci può accadere. Sacrosanta verità. Ci siamo salvati dalla fine del mondo predetta dai Maya, ma non era questo l’incubo. Ciò che abbiamo visto e subito quest’anno, a livello economico, politico e sociale, in Italia, ci ha trascinato a un passo dal baratro. Parlo, naturalmente, della gente comune, parlo del ceto medio che è scomparso, dei poveri sempre più poveri e dei ricchi sempre più ricchi. Parlo di gente che impunemente si appropria del denaro che dovrebbe essere speso a favore della collettività, parlo di banche e tasse che strozzano i cittadini e la nostra economia, in nome e per conto di un’Europa che pur avendo nel programma l’unione tra i popoli, non sentiamo nostra perché la vediamo nemica, programmata “tecnicamente” nel tutti contro tutti invece che nel tutti per uno e uno per tutti.

Con il 2013 la politica riavrà pieno titolo a governare. Non so quanti italiani credano ancora in questi politici. Siamo tutti in attesa di vedere facce nuove, programmi economici e sociali che possano concludersi nell’interesse dei cittadini, imprese che riprendano a produrre, operai che ritornino al lavoro, e soprattutto che ai giovani sia data l’opportunità di mostrare quanto valgono.

Dovremo ancora dare credito alla politica? Purtroppo sì, perché è l’unica in grado di tirarci fuori dalle paludi in cui stiamo sprofondando. Ma stiamo attenti e stiamo con il fiato sul collo di questi politici che si accingeranno a governare, di qualunque colore siano. Oggi non esistono più colori, valori, ideali, ce lo hanno ampiamente dimostrato tutti. Abbiamo bisogno di gente onesta, seria e capace che ci riporti ai livelli che meritano il nostro ingegno, la nostra operosità e le nostre possibilità. Se la prossima classe dirigente sarà all’altezza del compito che gli italiani le affideranno, torneremo a quel benessere che da troppi anni ci è stato rubato; se così non fosse arriveremo alle sommosse popolari prima, e alla rivoluzione poi. Spagnoli e greci stanno facendo le prime prove, noi li seguiremo, alla faccia dell’Europa Unita.

Un sincero “Bentornati” ai nostri due marò Massimiliano La Torre e Salvatore Girone, né eroi né valorosi, ma semplicemente due uomini, due onesti servitori della Patria, costretti dalla dabbenaggine del comandante della “Enrica Lexie”, a subire un’ingiusta detenzione in India. Per loro non sono ancora finite le sofferenze e vicissitudini legate al loro lavoro, ma saranno certamente all’altezza di onorare l’Italia e la Marina a cui appartengono. A voi, figli d’Italia ma non di questa Europa Unita, l’augurio di Buone Feste con le vostre famiglie.

Aspettando con estremo interesse l’evolversi degli intrecci politici e le prossime elezioni, auguro agli amici lettori, agli italiani in Italia e agli italiani emigrati all’estero, agli uomini di buona volontà, un Buon Natale, con l’auspicio che l’Anno Nuovo porti quel barlume in fondo al tunnel, che non sia un treno ma uno spiraglio di speranza.

martedì 11 dicembre 2012

Bulgaria, la Lampedusa degli italiani?


Attraverso i vetri della finestra guardo il rado traffico che scorre sul viale sottostante. La neve ha già imbiancato i marciapiedi e i tetti, ma stenta ancora ad attecchire sull’asfalto. Cielo grigio e giornata uggiosa. Ormai anche a Pazardjik è arrivato l’inverno con il carico di complicazioni e disfunzioni che inevitabilmente si porta dietro: il freddo, la neve, le buche stradali, la fanghiglia, per non parlare dei malanni corporali in agguato.
Il tepore della stanza e la neve che continua a fioccare mi fanno pensare che sono proprio fortunato a trovarmi qui. La controprova non c’è, ma se fossi rimasto in Italia, probabilmente oggi non starei nelle stesse condizioni di spirito e di salute (sempre ringraziando il Padreterno, naturalmente): troppo stress, troppi pensieri, troppe tasse, troppo di tutto opprimono i pensionati e il popolo italiano già da alcuni anni e il peggio, forse, non è ancora arrivato.
La vecchia Tempra cammina ancora, qualche acciacco si ripara con spesa modesta, le spese varie di affitto, luce, telefono, internet, farmacia e il quotidiano mangiare sono adeguate alla pensione: cosa può desiderare ancora un normalissimo pensionato? Nel rovescio della medaglia, oggi, c’è una sola cosa: la lontananza dagli affetti più cari, alla quale si può ovviare, in ogni caso, trovandoci a un’ora di volo dall’Italia. Se poi, grazie a internet, riesci a farti il formaggio, la ricotta e la mozzarella in casa, cosa vuoi di più dalla vita?, il Lucano qui ancora non si trova, ma il latte appena munto sì, così come il pollo ruspante, il tacchino, il coniglio, il maiale dai contadini: vita di provincia, naturalmente, anche perché di quella di città ne ho avuto abbastanza.
Dalle tante e-mail che ricevo da connazionali che leggono questo blog, vorrei pubblicarne qualcuna, per far capire la situazione che, attualmente, si vive in Italia:

“Sto cercando un posto dove finire i miei giorni (ho quasi 70 anni e sono in pensione: sono un separato in casa, i figli sono grandi e vivono per conto loro), mi dice se in Bulgaria con 1200-1500 euro si riesce a vivere? … Sto cercando notizie sull’economia, sul sociale, sui servizi, ecc. per finire sul clima che immagino di tipo continentale. Sono sensibile all’organizzazione sanitaria, ho avuto un infarto al miocardio, preso per tempo e operato con inserimento di tender … sono interessato agli affitti, che immagino diversi a seconda della zona, e anche all’acquisto di un immobile, se i costi non siano proibitivi. Posso disporre di circa 60-70.000 euro. Semi sposterò lì non avrò voglia di fare attività economica: lavoro o impiego che sia, ma vorrei trovare occasioni di impegno di tipo culturale per tener in moto il cervello” (Giancarlo).
“Ciao Antonio, sono incuriosito e tentato dal lasciare l’Olanda (dove vivo) e spostarmi in Bulgaria per la mia età pensionabile. Tu hai esperienza e forse puoi darmi le informazioni necessarie. Vorrei sapere quante tasse si pagano sulla pensione lorda e inoltre cosa è richiesto dalla polizia per darti un permesso di soggiorno stabile e quindi non turistico. Ti sarei tanto riconoscente se potessi rispondere a queste mie domande e magari mi dessi qualche dritta su cosa fare e cosa non fare. Sono stato a Plovdiv e non mi è dispiaciuta, ma forse fuori città gli affitti sono inferiori e magari tu ne sai qualcosa …” (Filippo).
“Ciao, sono Antonio, vivo a Lecce, ho 53 anni, separato, sono stato 4 volte in Bulgaria in vacanza, mi è piaciuta tanto da far un pensierino di venire a vivere per sempre. Considerando che dovrei aprire un’attività o trovare un lavoro per poter vivere Lei cosa mi consiglia?”.
“Caro Antonio, ho letto un po’ di roba sul tuo log e spero mi concedi l’entrata confidenziale. Ti disturbo perché anch’io in qualche modo sono attratto dal vivere in Bulgaria. Conosco poco e solo la zona di Stara Zagora fino a Kazanlak, dove sono venuto per un paio di volte in ferie. Ora mi chiedo se davvero può valere la pena lasciare tutto e spostarsi in Bulgaria. Ho 63 anni, pensionato. Ma che succede alla mia pensione di 2000 euro netti se mi trasferirò là? Come sarà tassata? Come italiano sei stato accettato bene? Con la lingua come te la cavi? La sanità come funziona? Insomma, se non ti disturbo troppo, vorrei da te sapere tutto ciò che può essere necessario considerare in caso di trasferimento definitivo”. (Ferdinando)
“Ciao, Antonio, ti mando questa mail poiché sono un pensionato giovane, ho 40 anni e percepisco una pensione Inps di euro 750. Ho letto che ormai vivi in Bulgaria da anni, la prima cosa che ti chiederei è se con questa cifra mensile e con pochissimi risparmi è possibile vivere decorosamente e tranquillamente. Ho bisogno di tutte le informazioni che puoi darmi, non ho una città di preferenza dove trasferirmi. Sono single e senza figli, vorrei cambiare vita visto anche come stanno andando le cose qui in Italia. Ti ringrazio anticipatamente, a presto” (Gianluca).

Naturalmente, rispondo e cerco di dare a ognuno le informazioni  di cui abbisogna corredate dei miei personali consigli e anche lo sprone per affrontare il grande passo. Da Sofia viene a trovarmi l’amico Fabio. A pranzo, tra una chiacchiera e l’altra, il discorso cade sui connazionali che sempre più arrivano in Bulgaria. Gli accenno, naturalmente, anche delle tante e-mail che mi arrivano continuamente a questo proposito. Da buontempone sarcastico qual è mi dice subito che ormai il mio blog è divenuto un centro di accoglienza e Pazardjik è diventata la Lampedusa degli emigrati italiani. Una cosa, però, mi fa pensare e mi impressiona, quando, proseguendo il discorso, mi dice: “Speriamo di non diventare per i bulgari, quelli che per noi sono gli emigrati africani”. Me lo auguro anch’io.

domenica 2 dicembre 2012

Ilva Taranto: giustizia o protagonismo ad ogni costo?



Siamo tutti d’accordo: quarant’anni di occhi chiusi, di malcelata disattenzione, di “non pensavamo che…”, nel migliore dei casi, oppure di corruzione a tutti i livelli – di politici, di amministratori, di medici, di sindacati, di periti, di manager e dirigenti pubblici e privati – hanno fatto traboccare il vaso e si è arrivati oggi al punto di non ritorno.
Questo sta succedendo all’Ilva di Taranto, la fabbrica per la produzione dell’acciaio più grande d’Europa. Una potenza industriale che non conosce crisi e che occupa e dà lavoro – direttamente o nell’indotto urbano ed extraurbano – a migliaia e migliaia di operai, e scusate – nella crisi che sta opprimendo Italia ed Europa – se è poco.
Però, però… tanti però… perché a Taranto il lavoro, che dovrebbe essere causa di benessere, serenità e salute, produce l’effetto contrario: il lavoro uccide. Le condizioni lavorative e ambientali in cui vivono i tarantini vicini all’Ilva e dintorni, provocano una percentuale di mortalità per cancro nettamente superiori ad altri luoghi, e questo a causa delle emissioni venefiche e cancerogene degli impianti dell’Ilva.
Così che, dove per decenni è stata latitante la politica, è finalmente arrivata la magistratura a far applicare le leggi. Ognuno di noi ha plaudito a questo intervento per fermare la carneficina. Tra domiciliari e carcere sono già stati arrestati decine di amministratori, politici, tecnici che hanno coperto per anni questa situazione intollerabile ed è stata costretta l’Ilva all’impegno di mettere subito a norma gli impianti. Come? All’italiana… chiudendo la fabbrica e sequestrando il prodotto finito. Da oggi di lavoro non si muore più, si muore di disoccupazione… e non solo a Taranto, ma anche a Genova, dove si lavorano i prodotti finiti a Taranto. E’ indubbiamente triste dover scegliere tra lavoro e salute per chi vive sulla propria pelle il problema, così come potrebbe esser facile il giudizio per chi ne sta lontano. Ma se per decenni è stato dimenticato e nascosto, perché non si può più aspettare, sapendo che finalmente questa volta si risolverà? La chiusura non provocherebbe forse più problemi di quanti ce ne siano adesso?
Il governo tecnico di Monti, spinto dalla magistratura e dall’urgenza, ha di corsa varato un decreto legge per la messa a norma degli impianti a spese dell’azienda, con garanzia di stretto controllo e anche di esproprio in caso di inosservanza degli impegni. Sembra – dico sembra perché in Italia può succedere di tutto e il contrario di tutto – che questa volta quello che in quarant’anni non hanno fatto i politici, siano riusciti a farlo i professori di Napolitano, e si sta riaprendo uno spiraglio per la ripresa del lavoro e della produzione, con la garanzia che entro un paio d’anni a Taranto ritorni il connubio lavoro=vita.
A questo punto sarebbe giusto tirare un sospiro di sollievo… e invece no! La magistratura, per bocca del Procuratore della Repubblica di Taranto, fa sapere che porrà al Tribunale del Riesame eccezione  di incostituzionalità del decreto legge del governo o conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato.
La domanda che gli italiani oggi si fanno è: se il Tribunale del Riesame dovesse dare ragione alla magistratura di Taranto, queste famiglie dovrebbero morire di disoccupazione per avere un eroe in più tra i magistrati? Perché non adeguarsi al buon senso e alla pace sociale faticosamente raggiunta a Taranto e accantonare questa voglia di protagonismo ad ogni costo che offusca ciò che di buono ha fatto finora il magistrato? Qualcuno può pensare che morire di lavoro o morire di fame sia differente?