venerdì 25 aprile 2008

Lettera a un amico

Caro Mauro,
sono trascorsi 11 giorni da quell’indimenticabile notte del 14 aprile quando un’eclatante vittoria del Popolo della Libertà ha riaperto all’Italia e agli italiani le porte della speranza. Una vittoria che ha lasciato stupore per la differenza dei voti, che ha lasciato intuire quanto disagio ci fosse in un popolo che ne aveva piene le tasche di promesse mai mantenute, che ha stravolto il quadro politico formato da una quarantina tra partiti e succedanei, che ha soprattutto spazzato via i comunisti dal Parlamento.
Tra qualche giorno Berlusconi si insedierà al governo e questa volta gli italiani si aspettano molto da lui. Lo slogan elettorale “Rialzati, Italia!” è emblematico della situazione disastrosa in cui ci troviamo. Noi tutti dovremo rimboccarci le maniche per riaccendere il motore che si è bloccato ma lui con il suo governo e le sue leggi dovrà essere la leva per agganciarlo alla “macchina Italia”. Mi auguro un governo targato Ferrari che ci riporti in Europa e nel mondo alla posizione di classifica che ci compete.
Dopo questa premessa, caro amico, voglio rispondere alla tua lettera del novembre scorso nella quale mi comunichi la decisione irrevocabile di ottenere la cittadinanza o almeno lo status di “rom”. Ti scongiuro, ripensaci!; tu infatti hai preso questa decisione non per vocazione ma solo per convenienza. Tu rinunci ad essere italiano e vuoi diventare zingaro soltanto per avere anche tu il diritto a una casa senza dover pagare l’affitto, il diritto a non pagare le tasse, poter avere un’automobile anche di grossa cilindrata e magari rubata, senza assicurazione e senza bollo e poter scorrazzare liberamente per le strade ubriaco e “fatto” e poter investire e uccidere quattro poveri ragazzi e avere gli arresti domiciliari in un residence pagato dal Comune, facendo nel frattempo il testimonial per capi d’abbigliamento, il diritto di poter aggredire, derubare, stuprare e uccidere persone che tornano a casa dopo una lunga giornata di lavoro, il diritto di rubare e vivere da parassita senza dover andare in galera, il diritto di ottenere tutto perché “rom”.
E i doveri? I doveri sono soltanto a carico degli italiani costretti a sopportare tutto ciò da un governo che ha fatto del buonismo e della tolleranza verso questi bastardi il cavallo di battaglia. Perché bisogna saperli accogliere, peché bisogna capire la loro cultura, perché bisogna comprendere i loro bisogni, perché bisogna integrarli. Perché, perché, perché… perché bisogna rimandare a casa loro tutta questa gentaglia, rom e politici che li difendono.
Il 14 aprile gli italiani hanno mandato a casa i politici, adesso Berlusconi dovrà mandare a casa loro tutti i “rom” che delinquono. Ecco perché ti prego di tornare sulla tua decisione. Forse tra non molto anche tu, come me e come tanti milioni di italiani, potremo tornare a essere sicuri nelle nostre case, poter circolare liberamente giorno e notte, viaggiare tranquilli e non doverci continuamente guardare a sinistra e a destra per controllare chi ci sta vicino (per fare una battuta ti consiglio anzi di guardarti sempre a sinistra, perché il pericolo viene da lì). Forse tra non molto avremo di nuovo il piacere di essere italiani. Il primo passo lo abbiamo fatto.
Tu penserai, caro Mauro, che io abbia dei pregiudizi verso gli zingari. No, non è così. Ho dei pregiudizi per tutti i delinquenti – siano essi albanesi, romeni, cinesi, polacchi, marocchini o chicchessia – che arrivano in Italia e vanno ad aggiungersi ai nostri che sono già tanti. Ma per gli zingari sono convinto invece che il vivere da parassiti sia nel loro DNA, ecco perché li ritengo i più pericolosi, almeno nella vecchia Europa occidentale. Tu sai che adesso vivo in Bulgaria, quindi ti posso raccontare in breve quello che succede in questo Paese oggi comunitario ma rinato alla democrazia dopo la caduta del muro di Berlino. (Intanto, per inciso, voglio dirti che quando ho chiesto il permesso di soggiornare qui ho dovuto presentare il contratto di affitto, accendere un conto bancario, fornire la documentazione accurata della pensione che mensilmente mi veniva accreditata, avere sul conto almeno 500 euro). Gli zingari, che i bulgari chiamano zigàni, qui lavorano quasi tutti. Abitudine ereditata indubbiamente dal vecchio regime comunista dove tutti dovevano lavorare. La maggioranza di loro è addetta ai lavori più umili e pesanti che i bulgari generalmente non fanno, una piccola parte invece lavora in proprio nel basso abbigliamento nei mercati, o nel commercio di oro, telefonini, orologi e merce di dubbia provenienza. Pur lavorando e non dando o quasi nessun fastidio anche qui sono appena sopportati dai bulgari, evidentemente perché li conoscono meglio di noi. Se poi delinquono vanno subito in galera, come tutti, ma ci restano per tutta la durata della pena. Ecco la differenza tra tolleranza e legalità.
14 aprile Festa nazionale
Vedo oggi in televisione il traffico impazzito sulle autostrade per il ponte del 25 aprile. Anche qui in Bulgaria c’è fermento, domenica prossima 27 infatti ricorre la Pasqua ortodossa. I bulgari sono molto religiosi e anche qui si può assistere ai vecchi riti della Pasqua con celebrazioni coreografiche e tradizioni religiose alle quali assiste e partecipa tanta gente, e anche qui uova e agnelli sono i piatti pasquali.
Caro Mauro, mi hai sempre detto che siamo l’unico paese al mondo che festeggia il giorno della sconfitta (il 25 aprile). Vorrei ricordarti che ci sono volute due guerre per avere due feste nazionali: il 4 novembre per commemorare la vittoria nella prima guerra mondiale sugli austriaci; il 25 aprile la sconfitta dell’Italia che si festeggia come la vittoria dei partigiani sui fascisti. Bisognerebbe proporre a Berlusconi e al suo governo l’istituzione di una nuova festa nazionale da commemorarsi il 14 aprile come data indimenticabile della vittoria del popolo italiano per la definitiva uscita dei comunisti dal Parlamento, anche se – purtroppo – avremo a che fare ancora con i comunisti pentiti e riciclati che si annidano nelle file di Veltroni. Dopo 63 anni ancora si rende onore ai partigiani che sono stati a loro volta assassini come e più dei fascisti (questi fatti però sono stati tenuti nascosti per cinquant’anni, così come gli stessi comunisti italiani rifugiatisi in Russia e passati per le armi da Stalin, alla faccia della libertà). I martiri del comunismo chi li ricorda? Anche qui ci distinguiamo da tutti. Invece di ricercare la pacificazione nazionale continuano a soffiare sul fuoco dell’odio ideologico tipico della dottrina comunista che deve avere sempre un nemico da odiare altrimenti si sgretola.
Ho fatto un sognoChiedo perdono al reverendo Martin Luther King per aver osato tanto e soprattutto mi auguro di non diventare un martire come lui, anche perché ne sarei indegno, ma anch’io – come tanta gente comune in tutto il mondo – ieri notte ho fatto un sogno.
Ho sognato le orde barbariche nomadi che avevano conquistato e invaso l’Italia affollare le autostrade in Mercedes e camper e risalire in rotta precipitosa verso i confini;
ho sognato un nuovo governo che rendeva finalmente vivibile l’esistenza degli italiani abbassando le tasse o aumentando gli stipendi;
ho sognato l’aumento della pensione per tutti quei pensionati costretti a vivere di aria perché ancora non si paga, anche se è sempre più inquinata;
ho sognato il dimezzamento di deputati e senatori e auto blu e pensioni, stipendi e liquidazioni d’oro per gente che invece di risolvere i problemi affossa l’Italia;
ho sognato piccole medie e grandi imprese che con il lavoro e la produzione facevano rivivere agli italiani e agli immigrati integrati gli anni del boom economico;
ho sognato la costruzione di centrali nucleari che risolvevano i nostri problemi energetici e non ci costringevano a dover dipendere dal petrolio e dal ricatto arabo;
ho sognato l’Alitalia che invece di essere regalata ad Air France da un governo imbelle incapace di dire chiaramente che bisogna fare dei licenziamenti perché la compagnia è diventata un carrozzone politico, è rimasta in mani italiane ritornando a sbandierare il tricolore nel mondo;
ho sognato sindacati non politicizzati che tornavano al loro ruolo naturale di difesa dei lavoratori non ad ogni costo;
ho sognato che i delinquenti finalmente andavano in galera e scontavano tutta la pena;
ho sognato Napoli e la Campania ripuliti dai rifiuti e dai verdi che hanno svergognato e ridicolizzato l’Italia nel mondo;
ho sognato che i napoletani e i campani tutti hanno capito finalmente che la “monnezza” che producono se la devono smaltire loro a casa loro come fanno tutte le altre regioni;
ho sognato mafia camorra e ‘ndrangheta definitivamente sconfitte;
ho sognato un’Italia che poneva fine ai grandi sprechi di denaro pubblico;
ho sognato un’Italia laboriosa e geniale ammodernare le proprie strutture sanitarie, ferroviarie, stradali;
ho sognato una scuola tornata al suo ruolo naturale di formazione dei nostri figli con buoni docenti che insegnano e buoni studenti che imparano e non mettono in ridicolo i professori;
ho sognato la festa del primo maggio con i lavoratori che nelle piazze sventolavano la bandiera italiana invece della bandiera rossa perché il lavoro non ha colore e per essere lavoratori non bisogna essere per forza comunisti;
ho sognato Roma “liberata” di quei due bugiardoni chiamati Veltroni e Rutelli che osano spacciarsi per novità dopo aver creato e appoggiato l’enclave rom a spese della città invece di creare alloggi popolari per i romani che pagano le tasse.

Mi sono svegliato di soprassalto, rivoli di sudore mi imperlavano la fronte. Forse ho sognato troppo e in troppo poco tempo. Mi basterebbe che Berlusconi risolvesse, in cinque anni, la metà del mio sogno. Sicuramente avrebbe almeno altri cinque anni di tempo per risolvere il resto.

Gli Italiani ti hanno dato fiducia, caro Presidente. Adesso la palla passa a te. Se perdiamo questa partita il sogno diventerà un incubo. Auguri da un italiano residente all’estero.

mercoledì 2 aprile 2008

O tempora, o mores

Povero Cicerone se si svegliasse! Invece di ritrovarsi di fronte Catilina, sarebbe costretto a lanciare i suoi strali contro la sua appendice: -Lina Carcuro.
Chi è Lina Carcuro? Fino a ieri faceva parte della nutrita schiera di italiani che ogni mattina si sveglia e va dignitosamente a lavorare nel perfetto anonimato: idraulici, commesse, ingegneri, operai, panettieri, artigiani, commercianti, medici, impiegati, ragionieri, metalmeccanici che tornano la sera a casa dopo aver fatto il culo per tutta la giornata. Poi, improvvisamente, ammessa al Grande Fratello 8, decide ­- con una scopata in diretta – di balzare agli onori della cronaca e raggiungere così, anche lei, la notorietà che non avrebbe avuto neanche visitando e curando un milione di pazienti. Sì, perché Lina Carcuro è un medico, una dottoressa, una donna alla quale fino a ieri il paziente ricorreva per avere una diagnosi sui suoi problemi di salute e per farsi assegnare le giuste medicine.
Ha preferito buttare alle ortiche, la “puttoressa”, anni e anni di sacrifici e studi per arrivare alla laurea ed esercitare una professione che, più che un lavoro, è una missione. Cosa vuoi che sia oggi l’etica, la deontologia, un po’ di pudore? Roba vecchia, vecchi rifiuti del passato. Anzi, dato che viene da Napoli, mi domando se non era il caso che ci restasse tra i rifiuti…
Cara “amica”, hai bruciato le tappe. Complimenti. Sei anche tu il segno dei nostri tempi. Oggi il successo e la notorietà si raggiungono con queste trasmissioni televisive per idioti dove si mette alla berlina la propria persona, la propria dignità, il proprio orgoglio, la propria intimità pur di fare quattro soldi facili ed essere riconosciuti per strada.
Ma ricordati che la vita è lunga e molto più seria di come tu la vedi adesso. E’ fatta di sacrifici, gioie e dolori, emozioni ed anche passioni, ma che si vivono nel proprio intimo, non su un teleschermo. Se vuoi fare l’attrice, la star o la porno, strappa la laurea e confrontati, mettiti in gioco con questa nuova realtà a viso aperto. E’ più decoroso. E non venirci a dire che i tuoi pazienti ti stimano per quello che sei e non per quello che fai. La professione del medico deve essere anche etica e moralità esteriore e interiore.
In questa vicenda troverai denigratori ed estimatori. Ognuno porterà le proprie ragioni, ma tu non tenere il piede in due staffe, oltretutto incompatibili. Marco Valerio Marziale, nella sua causticità, ti avrebbe posto il dilemma: “O fai il m… o fai la m…”. O medico o “progressista”. Infatti è questo progresso che ci sta portando sempre più in basso, stiamo perdendo i veri valori della vita, i nostri figli non hanno più punti di riferimento a cui aggrapparsi; e quando un giorno anche tu dovessi diventare mamma, fa’ che tuo figlio non debba essere additato come un “fijo de ‘na mignotta”.
E in quanto al molleggiato, ha perso solo un’occasione per stare zitto. Forse al guru servirà di spunto per la sua prossima canzone. Le sigle Aduc (associazione utenti e consumatori) e Anpa (assoc. giovani legali italiani) che ti difendono a spada tratta sono due associazioni di quattro gatti “progressisti” che rappresentano solo se stessi, non la maggioranza degli italiani che vorrebbero riportare la nostra società ai vecchi valori etici e morali.
Mentre finisco di scrivere sento al telegiornale la notizia di una studentessa che a Trento prende a schiaffi la professoressa che le aveva proibito di fumare; la “madre” della studentessa - naturalmente – prende le difese della figlia. E’ il segno dei tempi, come volevasi dimostrare…
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venerdì 28 marzo 2008

Ultimo treno per Alitalia e Campania








Siamo al redde rationem. So di Alitalia, di politica, di giustizia, di rifiuti in Campania, di pensioni, di lavoro, ecc., né più né meno di quanto possa sapere qualsiasi cittadino del nostro paese che legge i giornali, guarda i vari canali televisivi o ascolta la radio. Anzi, a me queste notizie arrivano più ovattate perché, vivendo in Bulgaria, guardo soltanto la televisione.
Non avendo la palla di vetro e non avendo accesso alla stanza dei bottoni ascoltiamo le notizie così come ce le propinano, e ognuna di queste ha mille diverse sfaccettature con altrettante diverse verità. A ognuno di noi l’arduo compito di discernere e farsi una propria opinione (che non sarà mai, in ogni caso, la verità).
Così che non conosceremo mai i colpevoli del disastro economico, turistico, ecologico che si sta abbattendo su Napoli e sulla Campania; né potremo mai sapere i veri motivi per i quali un governo debba regalare la nostra compagnia aerea di bandiera alla Francia.
In qualsiasi paese democratico del pianeta scatterebbero le inchieste per scovare gli autori di misfatti così aberranti che si annidano tra chi gestisce la cosa pubblica. Gli Stati Uniti hanno mandato a casa due presidenti per molto meno, noi non riusciamo a far scendere dalla sua poltrona un canchero di Bassolino, figurati a rimuoverlo e accusarlo. E se il governo è stato sfiduciato non è certamente per questi motivi. Sì… Noi siamo sempre il popolo dell’allegra brigata, spirito e fantasia tutta napoletana! A noi basta un Mastella uno virgola zero per riportarci alla realtà e abbattere un castello costruito sulle sabbie mobili.
Siamo diventati la barzelletta d’Europa e sentiamo ancora oggi politici che parlano del prestigioso ruolo dell’Italia nel mondo. Ma per favore… un po’ di pudore e dignità. Già… pudore e dignità che la nostra classe politica ha perso; onestà e amore per il paese che in occasione delle elezioni tutti stanno sbandierando, con ricette miracolose e promesse difficili da mantenere.
Vincerà Veltroni? Vincerà Berlusconi? Personalmente tifo per Berlusconi. Perché?
Perché ritengo Veltroni il “vecchio” che si è riciclato, con il suo partito, per la scalata al potere. Il proverbio dice: I lupi perdono il pelo… E adesso gli antichi marxisti-leninisti sono diventati agnelli. E sono gli agnelli più pericolosi perché predicano pace e vanno a braccetto con hezbollah e hamas. Non sono cambiati, vivono sotto copertura. Stimo molto di più i vecchi comunisti che ancora ostentano sul simbolo la falce e il martello, almeno sono coerenti e politicamente onesti.
Perché Berlusconi? Certamente, anche lui non è esente da critiche e sicuramente non è un agnellino (anche perché lo avrebbero già divorato i lupi di cui parlavo prima), ma lo ritengo sicuramente il male minore, perché vedo in lui il “vero” nuovo. Ne ha dato l’esempio con le sue aziende creando benessere e migliaia di posti di lavoro; perché è sceso in politica “a fare il culo” per contrastare gli statalisti oscurantisti camuffati da progressisti; perché vuole un’Italia moderna nella scuola, nelle infrastrutture, nel pensiero, proiettata verso il futuro; perché nonostante gli anni ha le vere idee giovani; perché si è sempre saputo difendere con le unghie e con i denti non dalla giustizia ma dal giustizialismo giacobino di un analfabeta che, grazie alla fama acquisita con mani pulite, invece di farlo tornare sui banchi di scuola a imparare l’italiano e il congiuntivo, gli hanno dato la poltrona di ministro delle infrastrutture (dubito che sappia di che cosa sia stato ministro).
Ah! Quasi dimenticavo… Ho due ricette semplicissime per uscire dall’emergenza rifiuti in Campania e dal tracollo di Alitalia. Non sono “verità” ma solo considerazioni:

RIFIUTI:
· Collaborazione attiva della popolazione con le direttive del commissario straordinario.
· Collaborazione “fraterna” delle regioni allo smaltimento provvisorio dei rifiuti, perché gli abitanti non debbono pagare le colpe di chi li amministra.
· Iniziare subito a costruire i termovalorizzatori buttando tra i rifiuti gli ambientalisti che vi si oppongono.
· Bonificare tutte le aree inquinate della regione.
· Prepararsi a mettere mano al portafoglio.
· Condannare senza attenuanti tutti i colpevoli (con il carcere, non con le parole).
· Vigilare attivamente per il futuro, con controlli a tappeto delle forze dell’ordine.
· Punizioni rapide ed esemplari per chi continua a scaricare abusivamente rifiuti tossici.

ALITALIA:
· Trovare nuovo compratore, possibilmente italiano, che salvi la compagnia.
· Trovare “vero” manager che sappia gestire la compagnia come fosse sua proprietà e non costi tra stipendio e liquidazione più del valore dell’Alitalia.
· Mettere in cassa integrazione almeno 5000 dipendenti in esubero assunti solo perché Alitalia era diventata un carrozzone politico con la connivenza di politici e sindacati.
· Spiegare ai dipendenti che rimangono che è finita la filosofia de “Lo stipendio è un obbligo e il lavoro va pagato a parte”.
· Tenere a bada i sindacati. In Alitalia non ci sono sindacati ma “corporazioni” dove ognuno cerca il proprio tornaconto a danno di altri e tutti a danno dell’azienda.
· Tenere lontana la peste dei politici.
· Ristrutturazione e ammodernamento totale del comparto aereo e ritorno a Malpensa.
· Individuazione e condanna di chi ha ridotto così l’azienda (mi viene da ridere).
La cura è dolorosa ma i danni creati a questa azienda sono incalcolabili e se si vuole evitare il fallimento bisogna operare d’urgenza. Che compri Air France o qualsiasi altro gruppo saranno in tanti a piangere e questi non saranno certamente i politici, pur avendone le colpe maggiori.
Queste sono “considerazioni” di un comunissimo cittadino, speranzoso che il nuovo governo possa attuare le misure atte a uscire da questo tunnel senza fine. Speranza che, come al solito, non diventi un sogno, come quello di poter vivere da pensionato, in Italia, con mille euro al mese.

martedì 18 marzo 2008

Povera Italia, dove stai andando?



Comunicando spesso con i miei amici in Italia, conosco lo stato d’animo dei miei connazionali in questo periodo della nostra storia. Tuttavia, vedendo ed ascoltando giornalmente, attraverso la televisione, le notizie che arrivano in Bulgaria dal nostro Paese, vieppiù mi si stringe il cuore trovandomi nell’impossibilità di fare qualcosa di utile.
L’economia è ferma e le previsioni per il prossimo futuro sono ancora più nere. Il prezzo del petrolio aumenta continuamente e di pari passo benzina elettricità gas trasporti e spesa giornaliera mentre diminuiscono i consumi e il potere d’acquisto dell’euro, le tasse sono ormai insostenibili, i comuni continuano a truffare i cittadini con i semafori giallo-lampo, continuiamo a sopportare Pecoraro Scanio che non vuole il nucleare per la difesa dell’ambiente e per non essere contagiati dalle radiazioni. Ma quello che sta succedendo in Campania non è mille volte peggio della radioattività? Ma perché, in modo coatto, non lo si porta a vivere accanto a una discarica napoletana? Anzi, non a vivere, ma a morire, come le migliaia di persone che abitano da quelle parti. E forse non è meglio morire subito di nucleare anziché sopportare una lunga agonia ambientalista come quella napoletana? L’unico dato confortante, per il momento, è che con la “monnezza” napoletana stiamo risollevando l’economia tedesca.
Mezza Italia è indebitata con le banche e con le finanziarie e se non si aumentano gli stipendi e si tagliano le tasse siamo destinati al tracollo. Grecia e Spagna, una volta cenerentole d’Europa, oggi ci sputano in testa.
Si sospende un professore che fuma una sigaretta a scuola gridando allo scandalo e si tengono in libertà pedofili che continuano a stuprare e ammazzare bambini; si scarcerano per decorrenza dei termini e altri motivi tecnici pericolosissimi criminali; tra poco ai mostri di Erba, che non voglio neanche nominare, porteranno in carcere un letto matrimoniale e il cappuccino a letto. E tutto questo in nome del diritto, usato sempre con due pesi e due misure. E non ci sta forse il diritto delle vittime, troppo spesso dimenticato?
Scuola e Università alla deriva in balia di gente politicizzata che vuole ad ogni costo sovvertire le regole fondamentali: insegnamento e apprendimento, diritti e doveri. E troviamo così chi non può o non vuole insegnare e chi non vuole o non può apprendere. Chi sono i “docenti” e chi sono i “discenti”? Booh! Forse chi si sveglia prima la mattina. Un risultato è certo: nella patria del diritto e della cultura siamo gli ultimi in Europa. Essere studenti modello bravi e intelligenti è quasi una vergogna.
Un Papa che predica pace, fratellanza e carità cristiana e un padre Fedele accusato di violenza carnale su una suora e forse più di una. Un intero monastero che lo accusa e lui nega tutto e li perdona come Cristo e in nome di Cristo. A chi credere? Forse dovrebbe intervenire direttamente Gesù.
Alitalia, compagnia aerea di bandiera, una volta il nostro fiore all’occhiello, mandata in rovina e svenduta, come roba da rottamare, ai francesi. Possibile che Air France sia così ingenua da continuare a rimetterci milioni di euro? Non c’è nessuno in Italia capace di bonificare il marcio che si annida nella compagnia e portarla ai vecchi splendori? Ma non c’è rimasto neanche un briciolo di amor di patria?
Clandestini che vengono a fare il bello e cattivo tempo a casa nostra, delinquenti che ammazzano, terrorizzano e mettono in soggezione gente onesta che tutti i giorni va a lavorare. E se poi li prendono? Poco male. Fanno qualche giorno di carcere ma vengono subito liberati in attesa del processo. Campa cavallo! Oppure ricevono il foglio di via obbligatorio col quale si puliscono il concuisisiede…
Forse per fine anno avremo nel nostro Paese più moschee che chiese. E sì! Perché noi dobbiamo dare ad ogni musulmano la possibilità di pregare (e magari fare scuola di terrorismo). A noi, a casa loro, tutti questi privilegi li danno? Alla faccia della reciprocità! E se proprio vogliono pregare, non lo possono fare anche a casa? Allah, come Dio, non sta solo in moschea o in chiesa. Noi, però, siamo la patria del diritto. Quindi la moschea più grande d’Europa l’abbiamo fatta costruire a Roma, a tre chilometri da San Pietro, tempio e culla della cristianità. Non ho nulla contro le religioni che non siano cristiane. Ognuno è libero in cuor suo di pregare il Dio in cui crede, se ci crede. Tutti però hanno il diritto di rivendicare le proprie origini. E noi dobbiamo ricordarci le nostre, anche se l’Europa nella sua Costituzione le ha rinnegate, forse per non inimicarsi il petrolio arabo.
Di chi la colpa di questo lento degrado economico e morale? Non cerchiamo i colpevoli, tanto non si troveranno mai e se si trovassero resterebbero impuniti perché oltre che la patria del diritto siamo anche il paese del “volemose bene”. Da noi finisce sempre a tarallucci e vino…
Una sola notizia mi consola. Un padre disperato ha fatto appello, su un giornale, per il proprio bambino che aveva urgente bisogno di un trapianto di midollo osseo. E’ stato sommerso di lettere e telefonate di donatori volontari che si prestavano all’eventuale trapianto compatibile. Siamo anche la patria della SOLIDARIETA’, e questo mi fa sperare per il futuro…

lunedì 10 marzo 2008

Stravaganze e pensieri in libertà - 3



“Bidé”: chi era costui?


Non ho girato molto per l’Europa, per cui non ho testimonianza diretta, ma da diverse fonti ho sentito dire che l’uso del “bidé” non è molto diffuso, anzi; così anche la Bulgaria non fa eccezione. Qui sarebbe non un bisogno ma un lusso.
Il mese scorso, per la prima volta, ne ho visti esposti due in un negozio che vende ceramiche e rubinetteria per bagno e cucina, e questo mi conforta per il futuro. Dovrei chiamarlo “Bidet” perché è parola francese, ma siccome i francesi che lo hanno inventato lo hanno poi rinnegato, allora lo chiamo “bidé” perché sembra quasi un’esclusiva nostra e dei paesi che hanno avuto una forte immigrazione italiana. I popoli più industrializzati (in special modo gli anglosassoni) lo ripudiano, dicendoci che loro fanno la doccia.
Io ho molti dubbi perché la doccia non sempre corrisponde al bisogno fisico; e se scappa due volte, e se hai la sciolta? Stai sempre sotto la doccia? Vesti spoglia spoglia vesti… ma per favore, non dite stronzate! Chi non usa il “bidé” si porta in giro sicuramente una puzzetta latente e i campanelli al culo…

sabato 8 marzo 2008

Giornata della donna


Una volta si festeggiava la Giornata della Donna che aveva il valore di rivalutazione del ruolo della donna nel mondo. Anche questa Giornata è diventata occasione per bla bla bla da parte di tutti salvo poi finire il giorno dopo nel dimenticatoio. Colpa questa anche delle donne, almeno in Italia, che trovano l'occasione in questa giornata per andare a festeggiare (solo donne) al ristorante, discriminando per ciò stesso gli uomini.
La Giornata della Donna si può celebrare tutti i giorni silenziosamente con il rispetto del suo ruolo nel lavoro, nella casa, nella maternità, nello studio, nella politica, nelle aspirazioni che ciascuna di esse porta con sé dall'infanzia alla vecchiaia.
Per cui oggi non regalo fiori alla mia donna. Penso che il più bel fiore sia l'amore e il rispetto che ho per lei oggi, ieri e domani.

Stravaganze e pensieri in libertà - 2


Medicine e tickets

Vivo in Bulgaria da quasi due anni e periodicamente entro in farmacia per rifornirmi delle pasticche per la pressione o di altre medicine per la mia bronchite cronica. A differenza dell’Italia, dove al massimo si paga il ticket, qui le medicine si pagano quasi tutte. Ho notato però che si possono prendere anche sfuse (eccettuati gli sciroppi, naturalmente) e questo vale per molti paesi ex comunisti.
Reputo che sia una cosa utilissima. Bisogna premettere che le medicine costano molto meno che in Italia, anche perché qui si guadagna circa un settimo dello stipendio italiano. A me rimane comunque il dubbio che anche nel nostro paese potrebbero costare molto meno. Il paziente, in ogni caso, compra la porzione di medicine che effettivamente gli serve. Quindi se una scatola contiene 30 pasticche o 10 iniezioni, può comprare le 10 pasticche o le 5 iniezioni che gli servono.
Penso a quanti miliardi si potrebbero risparmiare in Italia usando lo stesso metodo. Quante medicine, con la stessa cifra, potrebbero essere destinate ai paesi del terzo mondo e a chi ne ha veramente bisogno e non può comprarle. Da noi, invece, si lasciano le eccedenze in un cassetto aspettando la scadenza per buttarle.
Ah!, benessere… Maledetto benessere!!

giovedì 6 marzo 2008

Stravaganze e pensieri in libertà - 1


Sanremo è sempre Sanremo

In televisione, come milioni di italiani, anch’io dalla Bulgaria ho seguito il Festival della Canzone di Sanremo. Anche quest’anno, tra mille polemiche, ha superato brillantemente il 58° esame. D’altronde, queste ultime, sono sempre state la linfa che ogni volta lo fa rinascere prepotentemente. Non mi interessano vincitori e vinti dei quali parlano abbondantemente tutti i canali mediatici, però per la prima volta voglio essere polemico anch’io.
Voglio soffermarmi su Loredana Bertè, cantante divina, regina incontrastata della musica pop e rock degli ultimi trent’anni. Quest’anno al festival è stata interprete, sicuramente inconsapevole, di una canzone uscita 20 anni fa. Canzone e voce bellissime, scandalo e polemiche, solito copione, solite interviste.
Posso sopportare il modo di vestire di Loredana a dir poco eccentrico e fuori dagli schemi: sono affari suoi. Sono indice in ogni caso di una mente fervida ma a dir poco confusa.
Quello che non riesco a mandar giù è il suo modo di parlare. Tra il canto e la parola c’è l’abisso. Ma questa ha parlato sempre così? E tutti l’ascoltano senza dirle niente? Mi sembra nonna papera o sbirulino, ma quelle sono caricature, questa è realtà. A Roma si direbbe “Ma questa c’è o ce fa?”. Sembra handicappata sia nel modo di parlare che nel contenuto delle frasi, che non hanno senso compiuto, con continui riferimenti non si sa a chi o a che cosa?
E tutti attorno a consolarla, coccolarla e intervistarla. Hanno paura forse che si ammazzi anche lei? Sta male? Fa male vederla parlare come una deficiente e ne sono dispiaciuto moltissimo. Ma se sta male bisogna aiutarla a curarsi e lasciarla in pace. Nello stesso tempo penso a tanta gente che ha forse più problemi di lei e nessuno se li fila.
Una preghiera: per cortesia, se volete fatecela sentir cantare, ma tappatele la bocca se vuole parlare.